Bonsai di Ginkgo biloba

 

I rinvasi estivi
Alcune specie di piante coltivate in contenitore bonsai sviluppano un volume tale di radici ed in così breve tempo che diventa consigliabile, se non necessario, eseguire un rinvaso anche a metà estate.
Il salice è certamente l'esempio più rappresentativo, ma in certe situazioni, in cui il bonsai di un'essenza dal ritmo di crescita esuberante è tenuto in un vaso piccolo, molte varietà, dal glicine all'ontano, dal ligustro al frassino vegetano meglio se sottoposte ad un rinvaso supplementare durante il riposo estivo.
L'operazione ha senso quando si vuole ottenere il massimo sviluppo da un soggetto giovane o in formazione, oppure, come nel caso del salice, quando l'eccessiva costrizione delle radici nel vaso rende irregolare l'assorbimento dell'acqua e, nel caso che scarseggi l'umidità, il soggetto per «salvare la chioma» potrebbe lasciar morire qualche intero ramo, con grave danno estetico. 
Il momento migliore per eseguire l'intervento è di certo durante la fase di riposo vegetativo che ha luogo in genere tra giugno e luglio, quando non c'è sviluppo in atto e la linfa circola in scarsa quantità.
Il bonsai sopporta ancora meglio la riduzione della zolla se viene sottoposto ad una contemporanea cimatura, e tenuto poi per una decina di giorni al riparo dal pieno sole, e viene spruzzato con acqua un paio di volte quotidianamente.
Una ottima occasione per eseguire il rinvaso, anche un normalissimo rinvaso, si ha qualora si esegua la defogliazione: in quel momento il bonsai perde pochissima umidità con la traspirazione, essendo privo di foglie, e può ben sopportare una ragionevole riduzione dell'apparato radicale. Va da sé che anche nel caso opposto, qualora si dovesse, per malattia o incidente, smantellare la zolla ad un soggetto, si dovrà procedere alla sua defogliazione.
Un trattamento che si può consigliare durante un rinvaso estivo, o comunque quando questo viene praticato mentre il bonsai ha un certo volume di chioma, è l'applicazione per vaporizzazione sul fogliame di una soluzione antitraspirante, in grado di ridurre l'evaporazione e quindi la perdita d'acqua, rendendo più sicuro il risultato.
Come per qualsiasi trapianto non conviene somministrare concimi azotati nei primi venti giorni, mentre una leggera fertilizzazione fosforo-potassica può favorire l'attecchimento. Uguale scopo possono avere l'aggiunta di vitamina B e di un poco di zucchero all'acqua della prima innaffiata.

 

       Bonsai di Kaki

 

Il controllo dei parassiti
I parassiti dei nostri bonsai possono essere di natura animale, come insetti, lepidotteri, acari e cocciniglie, ecc., sia allo stato larvale che adulto, oppure vegetale, come i funghi o crittogame. Sono talvolta di dimensioni microscopiche, come i batteri, o grandi parecchi centimetri come certi coleotteri o bruchi; i danni però possono sempre essere assai gravi e vanno perciò combattuti o, quando possibile, prevenuti.
Nella stagione calda, specialmente se con abbondanza di piogge e quindi con una umidità relativa elevata dell'aria, i parassiti si moltiplicano e si diffondono molto rapidamente: occorre perciò prestare attenzione affinché non si rivelino pericolosi per la salute o l'estetica dei piccoli alberi.
Gli afidi neri, verdi o gialli stanno in gruppo sulla parte più tenera dei germogli, pungendo e succhiando la linfa. Sembrano comparire ed aumentare di numero quasi miracolosamente, e vanno combattuti al primo apparire per evitare che la loro azione possa deformare lo sviluppo di queste parti giovani e dei tessuti che se ne formano. C'è inoltre il rischio che contribuiscano alla diffusione di malattie crittogamiche. La loro presenza è spesso rivelata dall'andirivieni di numerose formiche lungo tronco e rami del bonsai, che considerano una ghiottoneria le deiezioni zuccherine degli afidi. Alcuni tipi di formiche addirittura allevano questi piccoli insetti per «mungerli» mentre stanno succhiando, e proteggendoli da nemici e predatori (coccinelle e loro larve, ad esempio). Gli afidi lanigeri sono rivestiti da una pelurietta biancastra e sono più frequenti sui larici. C'è una cocciniglia cotonosa che gli assomiglia: si distingue perché invece che sui tessuti teneri la si trova sempre negli anfratti della corteccia matura. Il trattamento contro gli afidi è forse il solo che valga la pena di fare anche preventivamente, ricorrendo a prodotti sistemici, che vengono assorbiti dalla pianta e durano con il loro effetto anche fino a tre mesi (es. Croneton). Un qualsiasi insetticida è comunque in grado di liberare facilmente il bonsai da questi ospiti indesiderati, anche se va poi ripetuto ogni volta che si dovessero ripresentare. Per l'afide lanigero sono più indicati gli antiparassitari in polvere. Una annotazione: l'abbondanza di fertilizzazione azotata, facendo aumentare la produzione di zuccheri, espone il bonsai ad un maggior rischio di infestazioni non solo da afidi, ma da tutti gli insetti succhiatori.
Numerose specie di coleotteri, bruchi e larve avidissime rodono le foglie ed i germogli, rovinando l'estetica del bonsai. Anche in questo caso 'è necessario intervenire al più presto per limitare i danni con un prodotto insetticida specifico. Tutte le volte che si riesce a scoprire quale è la «mamma» di questi ingombranti divoratori si può tentare di neutralizzare la generazione successiva con un intervento opportunamente tempestivo.
Nemici temutissimi, e forse talvolta accusati a torto, sono gli acari. La lotta più efficace è quella che si può mettere in atto durante l'inverno, quando per la mancanza delle foglie si possono usare dosi e prodotti che altrimenti risulterebbero fitotossici. Durante l'estate è una buona profilassi la ventilazione del bonsai e la spruzzatura della parte inferiore del fogliame anche con semplice acqua; se si constata l'infestazione occorre usare degli acaricidi energici, verso i quali spesso gli acari acquistano resistenza, rendendo necessario l'uso di altri prodotti in caso di insuccesso. Sulle piante che lo sopportano (non certo i Prunus) si aggiunge al prodotto una piccola quantità di olio bianco, in modo da renderlo più adesivo e pertanto maggiormente efficace.
Poiché questi parassiti stanno nascosti tra le rugosità della pagina inferiore delle foglie, l'acaricida va spruzzato dal sotto in su. Un trattamento energico va applicato per combattere le cocciniglie (che si presentano in molte forme, ma tutte pericolose) specialmente durante le fasi della migrazione delle larve o neanidi, prima che riescano ad insediarsi sui tessuti giovani ed aggredirli. In questo caso anche un detersivo liquido di uso domestico può essere efficace: disciolto in acqua e spennellato sulle parti colpite, uccide i parassiti soffocandoli sotto la sottile pellicola che forma asciugando.
Alcuni insetti pungono le piante per deporvi le proprie uova. Spesso i tessuti vegetali reagiscono producendo dei rigonfiamenti particolari detti galle, che servono come protezione al parassita che sta crescendo. Poiché sono vistose, il trattamento più semplice è l'asportazione manuale. Diversamente occorrerebbe usare dei prodotti sistemici, efficaci ma molto pericolosi, tanto che è richiesto uno speciale patentino per acquistarli. Talvolta dei tarli si insinuano nel legno del bonsai scavando gallerie che si rivelano assai dannose. E' il caso diCotoneaster, che viene infestato da questo parassita e che purtroppo può perdere parti anche rilevanti della sua struttura per il danno subito dai suoi canali linfatici. I forellini sono piccolissimi ma visibili ed il trattamento consiste più nella vigilanza che in una azione antiparassitaria vera e propria. li sottile mandrino degli aghi da siringa potrebbe essere un'arma efficace da infilare nei fori e sennò, ugualmente alla cieca, applicare sovente sul tronco degli insetticidi a lunga persistenza.

Tra le crittogame l'oidio è forse il fungo più diffuso e riconoscibile, a causa della patina biancastra che si produce sui tessuti colpiti. Melo, quercia, acero campestre, cotogno sono tra le vittime più frequenti. Un vecchio rimedio è lo zolfo applicato in polvere sulle parti asciutte. Anche il trattamento con prodotti specifici, quali ad esempio Oidiumstop, Topas rapid, ecc. va eseguito prima possibile per impedire che la malattia si radichi nel bonsai e ricompaia, fino a danneggiarlo in modo anche grave. Molte altre infezioni fungine possono colpire le piante usate nella nostra coltivazione: dalla bolla alla ruggine, dalla phitophtora alle fusariosi. Senza voler creare allarmismi, ma poiché nella maggior parte dei casi è difficile fare una diagnosi precisa e sicura, il consiglio migliore è di trattare subito i casi sospetti con degli anticrittogamici a largo spettro; in alternativa o nella eventualità di un insuccesso sottoporre al più presto il bonsai o qualche sua parte con i segni della malattia all'esame di un tecnico o un esperto giardiniere.

 

 La maggior parte delle piante, dopo un intenso sviluppo vegetativo entra in uno stadio di riposo