Le bulbose sono piante fatte apposta per essere scoperte in giardino, nel senso che ci accorgiamo di loro quando sono in piena vegetazione; poi possono anche sparire completamente per molti mesi, ma noi sappiamo che torneranno a mostrarsi più belle che mai.
Danno al giardino una pennellata di naturalità ed è per questo che dobbiamo diffonderle ovunque abbondantemente e disporle senza un ordine rigoroso, così come ci apparirebbero in natura.
Non dico che si debba arrivare al punto di buttare i bulbi a caso dietro le nostre spalle e piantarli lì dove sono caduti, come fanno alcuni giardinieri molto inglesi, ma abolire le file, riservandole invece all'orto, questo è indispensabile. Quale scoperta e quale naturalezza sarebbe se dovessimo incensare queste piante con cure assidue; finiremmo per trasformarci in grandi attori di una strana commedia: prima la meticolosa preparazione e poi il finto stupore del ritrovamento. Nessun impegno invece ci deve essere richiesto per almeno cinque anni, dal momento in cui piantiamo fino a quello della divisione, necessaria per ridare spazio ai bulbi che si sono moltiplicati a dismisura.
Ma allora bisogna aiutarsi un po' scegliendo bulbose che siano in riposo vegetativo proprio d'estate e cioè tutte quelle a fioritura primaverile e autunnale, per le quali l'unica acqua utile saranno le piogge.

Il Sudafrica, come sempre, ci riserva piacevoli sorprese e prima o poi finirà per diventare un luogo mitico nell'immaginazione del giardiniere mediterraneo. Più che comprensibile se si considera la bellezza della Nerine bowdenii.
Nella regione della Terra del Capo, della quale è originaria, la si ritrova su dirupi e pietraie fino a 3.000 m di altitudine, ma in Europa può vivere all'aperto solo dove il clima è mite.
Se ben pacciamata sopporta comunque temperature minime sporadiche di – 6, – 7 °C. Forma una rada rosetta di foglie lineari lunghe 30-40 cm ed arcuate, dalle quali si sviluppano steli non più alti di 50 cm con all'apice attraenti infiorescenze ad ombrella composte da 8-12 fiori con stami molto pronunciati.
Il colore è rosa vivo nella specie, ancora più carico nella varietà 'Fenwick', la più comune, e bianco in una forma molto rara in coltivazione. La fioritura si prepara già alla fine di settembre, ma diventa piena solo in ottobre e dura fino all'inizio di dicembre.

N. bowdenii ha bisogno di un terreno ricco di humus e privo di calcare attivo, in posizione assolata o lievemente ombreggiata. Se fosse molto argilloso lo si può migliorare con sabbia e composto vegetale; la lavorazione comunque deve essere accurata e il letame abbondante. Garantendo un ottimo impianto i bulbi possono rimanere indisturbati per cinque anni senza bisogno di ulteriori concimazioni.

 Si piantano alla fine dell'estate interrandoli appena e il terreno va mantenuto pacciamato e sempre umido, in assenza di piogge, fino alla primavera successiva quando la pianta entra in riposo vegetativo. Chissà perché i testi definiscono "difficile" la coltivazione della Nerine; l'esperienza invece ha dimostrato che nemmeno i continui e insidiosi accerchiamenti delle talpe riescono a fiaccare il suo vigore. I bulbi non sono appetibili dalle arvicole e quindi non si corre neppure il rischio di veder decimate le nuove piantagioni, come invece sempre succede con Hemerocallis. In autunno finiscono i bianchi, i rossi, gli azzurri e cominciano a prepararsi i gialli e di nuovo i rossi che ci seguiranno per tutto l'inverno. Per questo c'è un gran bisogno di rosa dove non è scontato immaginarlo. N. bowdenii è di grande aiuto.