Sinonimi: Catalpa syringoefolia, Catalpa catalpa, Bignonia Catalpa.

Nome volgare: Catalpa, Catalpa della Carolina. Famiglia delle Bignoniaceae.

Catalpa: latinizzazione del vocabolo amerindo del genere di cui trattasi nel paese di origine.

Bignonioides: letteralmente simile a Bignonia alludendo alla forma campanulato-tuboloso dei fiori di alcune specie del genere Bignonia.

Syringoefolia: letteralmente simile a Syringa, alludendo alla forma del lembo fogliare, vagamente simile a quello della sirenella (Syringa vulgaris).

Dimensioni: piccolo albero di m 8-12 molto raramente più grande.

Portamento: ampiamente espanso, e comunemente reperibile formato a vaso la cui irregolarità è sempre notevolissima, soprattutto negli esemplari annosi, abbandonati a sé stessi, non periodicamente contenuti con interventi cesori. Ciò caratterizza l'aspetto della specie, decisamente inconsueto e vagamente tropicale (portamento a ombrello o a parasole).

Tipo di chioma: negli esemplari giovani, vigorosi, in coltivazione la chioma è regolare, fitta e forma una corona globosa, uniformemente arrotondata, pressoché sferica. Negli esemplari adulti, intonsi, abbandonati a sé stessi: irregolare, rada, (quanto più trattasi di esemplari annosi) forma una corona talvolta lobata, spesso vagamente ellittica in prospetto (per aumento dei diametri trasversi), ad asse maggiore (diametro della chioma) orizzontale, non raramente di dimensioni più che doppie dell'asse minore (altezza della chioma).

Tronco e rami: il tronco è in genere molto corto (può anche mancare), non sempre verticale, di notevole sezione cilindrica, sensibilmente rastremato, spesso ricurvo od ondulato, tozzo e sgraziato. Le branche principali non numerose, spesso più lunghe del tronco, irregolarmente inserite ad angolo molto aperto, grosse., tortuose, molto rastremate, tozze. Le ramificazioni secondarie sono molto rade, brevi, anch'esse curve o tortuose; ramoscelli sono corti, grossi, verdastri, punteggiati da lenticelle più scure, ricchi di midollo, fragili.

Corteccia: verdastra, liscia ma non lucida negli esemplari giovani, si screpola progressivamente fino a farsi scagliosa, fessurata poco profondamente e bruno chiara a maturità.

Fogliame: semplice, talvolta irregolarmente opposto, comunemente verticillato (3 a 3); foglie ampie, spesse, tenere, delicate, di cm 15-20 x 20-30 maleodoranti se strofinate, lungamente picciolate (picciolo di cm 13-17); ovato acute, intere talora lobate (per due lobi laterali triangolari), più o meno tronche o cordate alla base, rotondate e ondulate ai margini, brevemente acuminate all'apice; pubescenti e purpuree in primavera alla fogliazione (molto tardiva II e III decade di maggio); verdi chiaro, lisce e un po' lucide superiormente, più chiare, più o meno vellutato tomentose nella pagina inferiore, soprattutto in corrispondenza delle evidenti nervature, in piena estate. Le foglie assumono in ottobre un colore giallo dorato molto intenso. prima della precoce caduta.

Fiori: vistose pannocchie terminali, erette, ramose, abbondanti, voluminose, (15-20 cm di lunghezza), esteticamente pregevoli, costituite da numerosi fiori quasi sempre gradevolmente profumati, ermafroditi, a corolla tuboloso-campanulata, crispata, bianca, variamente maculata e punteggiata di scuro (da rosso-bruno a viola-porpora) nella gola (fauce) e solcata da strisce gialle. La fioritura è tardo-primaverile (giugno).

Frutti: copiose capsule siliquiformi cilindriche, riunite a gruppi di 5-7, bivalvi, simili a legumi, pendule, molto lunghe e strette (cm 20-50 X 0,6-0,8); verdi, giallastre alla comparsa in fine estate, brune in autunno, persistenti ed esteticamente poco pregevoli in inverno fino alla primavera successiva (aprile), racchiudenti molti semi piatti, depressi, alati, lungamente pelosi per ciuffi di peli biancastri alle estremità.

Apparato radicale: è relativamente profondo, piuttosto espanso anche in superficie, prevalentemente costituito da grosse radici, non ricchissimo di ramificazioni secondarie, complessivamente abbastanza robusto.

Resistenza e tipo di legno: la resistenza e scarsa, legno biancastro, fragile, ricco di midollo, di difficile marcescenza anche se perennemente immerso in terreni umidi, poco pregiato, non utilizzato e di nessun interesse industriale.

Crescita: piuttosto rapida (raggiunge i 3-3,50 m in 6-8 anni, 7-9 m in 15-18, 12-15 m in 40-50). Notevole è la vigoria, ottima la capacità pollonante dal ceppo. Rapidità di crescita e vigoria sono comunque ampiamente influenzate sia dalla fertilità che dalla dotazione idrica del substrato e, in particolare modo, dall'andamento termico stagionale. Il ritmo vegetativo di questa pianta infatti si attenua fino a farsi decisamente lento quanto più ci si avvicina a stazioni a clima proporzionalmente freddo fino al limite di sopravvivenza della specie.

Il momento della fioritura, che compare a tarda primavera. Le infiorescenze sono molto decorative e gradevolmente profumate.

Le infruttescenze di Catalpa bignonioides.

Longevità: è mediocre. E' essenza che, raggiunta la maturità a 50-60 anni d'età, piuttosto raramente si avvicina al secolo di vita, superandolo di pochi lustri solo in casi eccezionali.

Esposizione preferenziale: preferibilmente pieno sole. si adatta mediocremente alle stazioni moderatamente ombreggiate.

Terreno ottimale: da mediamente a notevolmente profondo; fresco o anche decisamente umido ma contemporaneamente permeabile e ben drenato, indifferentemente da sciolto, leggero, siliceo o mediamente argilloso (mal si adatta la catalpa ai substrati eccessivamente pesanti e compatti), anche nettamente calcareo, a pH da neutro a mediamente basico (comunque non acido); piuttosto ricco di elementi nutritivi (è questa specie esigente per quanto a fertilità). In sintesi va comunque ricordato che la catalpa è essenza di notevolissima plasticità che di fatto vegeta e prospera, a differenza ad esempio di Paulownia imperialis, nei terreni più vari.

Resistenza: mediocre la resistenza al freddo (è essenza originaria di climi miti che vegeta lentamente e non fiorisce nelle regioni fredde), ma buona al geli tardivi (per la tardiva entrata, in vegetazione) e alla neve (è per contro spesso danneggiata dalla grandine). Discreta anche la resistenza alle atmosfere inquinate, all'aridità atmosferica e all'aridità del terreno (gli esemplari sopravvivono anche se si sviluppano con minore vigoria). Di buona resistenza ai parassiti, al calcare e alle potature (rivegeta con estremo vigore pur perdendo il portamento naturale della specie. I tagli vanno necessariamente protetti con antisettici coprenti).

Zona d'origine: specie originaria del centro nord America (Stati sud-orientali, sud Carolina, Messico); giunta in Europa nel primi decenni del secolo 1811, (in Inghilterra, ove vegeta al limite della sopravvivenza ed esclusivamente nelle zone meridionali, è presente dal 1726), ha trovato ampia, anche se estremamente sporadica diffusione nei parchi e giardini del centro sud (Spagna, Francia, zone mediterranee).

Dove in Italia: In Italia vegeta, quasi sempre in coltivazione ornamentale, molto raramente rinselvatichita, dal piano alle quote meno elevate della regione submontana di tutta la penisola.

Zona fitoclimatica: pur essendo, propria delle sottozone media e fredda del Lauretum, sale frequentemente più a nord o/e a monte, trattandosi di essenza piuttosto rustica e robusta, nelle stazioni più calde, solatie, riparate dai venti di tutto il castanetum (molto raramente, nella sottozona fredda).

Adattabilità climatica: (regioni climatiche del Mori). Regione alpina: da mediocre a scarsa. Regione padana, adriatica settentrionale, appenninica: da discreta a buona. Regione della riviera ligure, tirrenica, sardo-corsa: da discreta a mediocre. Regione calabro-sicula: scarsa. .

Consociazione naturale della specie: non trattandosi di essenza originaria locale, non è possibile parlare di consociazione naturale della specie. E' comunque albero che dà il meglio di sé isolato e ben spaziato. Corne, esigenze ambientali (clima e terreno) può essere avvicinato alle specie mediamente igrofile e caratterizzanti le associazioni vegetali degli alvei fluviali, a Paulownia (di cui è comunque molto più rustico e vigoroso), ad Aesculus, (a parte calcare e pH) e a poche altre essenze, spesso a ampio fogliame (fattore questo che, per confronto, attenua l'aspetto strutturalmente grossolano della catalpa).

Propagazione: per seme (con estrema facilità, spesso spontaneamente., in primavera previa immersione in acqua del medesimo), per barbatelle di radici, margotte, talee (con esiti spesso incerti), innesto – per le varietà orticole, sulla specie tipica a marza o a gemma in testa (all'impalcatura della chioma).

Attecchimento: senza particolari difficoltà anche se trattasi di esemplari a radice nuda, così come la specie è ordinariamente commercializzata. Gli individui giovani (quelli di altezza non superiore ai 2-3 m danno, comunque. esiti percentualmente molto più positivi). Il trapianto preferibilmente deve essere attuato in primavera.

Manutenzione: E' un'essenza piuttosto esigente, che necessita di irrigazioni (per 3-4 anni dal trapianto), qualche potatura di allevamento, in gioventù e di moderato contenimento a maturità, per essere meno sensibile ai venti (proteggendo sempre i tagli con idonei materiali antisettico-coprenti), periodiche lavorazioni del terreno e contemporanee sistematiche fertilizzazioni del substrato (piuttosto laute) anche con materiali organici. Rari interventi antiparassitari.

Distanza minima di piantagione: 6,5 metri. La distanza media è 7-8 m.

Risultati degli impianti esistenti: discreti, ma non particolarmente entusiasmanti.

Difetti: aspetto estetico «strutturalmente grossolano», sgraziato, difficile inserimento nel paesaggio locale: notevolissima sensibilità ai venti; sensibili esigenze manutentive e idriche, modesta longevità.

Reperibilità sul mercato vivaistico: molto buona (anche riferita a esemplari pressoché di pronto effetto, di mole ed età notevole). Il costo è modesto.

Uso: la catalpaè essenza poco idonea all'arredo stradale, in particolare modo se si tratta di viabilità a traffico medio-intenso e con esemplari posti in formelle (anche ampie). Tollerabile -(al limite della sopportazione) nell'ambito di strade parco con alberi su fasce a prato o a terreno nudo, preferibilmente irriguo. Catalpa b. trova per contro la migliore utilizzazione quale sporadica presenza, posta in giardinetti ariosi. soleggiati, ben esposti, giardini e parchi in zone fresche (irrigue o prossime a superfici d'acqua), esclusivamente urbane, non a Intensissima utenza ove si richieda, per le particolarità strutturali del costruito, per desiderio di varietà botanica o formale, albero inconsueto e relativamente «strano» (giardini scolastici, didattici, collezioni arboree). Complessivamente è specie inadatta per la realizzazione di zone d'ombra (anche se l'ampio fogliame potrebbe indurre a opposte considerazioni), rinverdimento di campi da gioco ecc. Da non usarsi nel modo più assoluto per l'arredo di parchi naturali collinari, di pianura e in aree fluviali, ricostruzioni vegetali a carattere naturalistico, alberate rurali o peggio ancora per usi forestali e fasce frangivento.

Varietà, sottorazze, ibridi orticoli: vengono propagati per innesto sulla specie tipica: C. bignonioides aurea, con la stessa caratteristica della specie tipica, ma minor sviluppo; il fogliame è vellutato intensamente, giallo dorato in estate; C. bignonioides nana; C. pallone, erroneamente spesso definita commercialmente C. bungei o C. umbraculifera, portamento sferico, chioma regolarissima e folta, minor sviluppo.