Kniphofia praecox
Se i giardini si visitano di preferenza nella tarda primavera, i servizi fotografici sui giardini si effettuano nello stesso periodo. È quasi impossibile veder pubblicata l'immagine di una bordura mista ripresa in un giardino del Kent in pieno inverno e si capisce perché: chi potrebbe ammirare l'alone giallastro e l'apparente disordine creati dall'ineluttabile processo di sfioritura e caduta delle foglie delle piante perenni? Eppure questa convenzione internazionale secondo la quale nel nostro emisfero è maggio a dispiegare la maggior bellezza che ci possono offrire le piante ornamentali, è quanto meno opinabile. In clima mediterraneo è facile avere degli inverni fioriti, anche al di fuori delle zone più favorite, come il sud, la Liguria e le isole. Il vero pericolo è rappresentato dalle perturbazioni provenienti dall'est che, quando si abbattono sul nostro territorio, lasciano sempre il segno, ma nel peggiore dei casi possono solo interrompere uno spettacolo già consolidato da tempo, se abbiamo avuto l'accortezza di scegliere fioriture tardo-autunnali che si prolungano fino ai temibili gennaio e febbraio. La Kniphofia preacox è una di queste: munifica al massimo e al limite della proibizione perché vive allo stato spontaneo in due regioni del Sudafrica la cui vegetazione potrebbe interessarci solo dal punto di vista botanico: Botswana e Zimbabwe.

E invece ha dimostrato uno stupefacente adattamento agli imprevedibili sbalzi di temperatura del nostro clima. Se si considera che è nel pieno di una fioritura possente quando il termometro comincia a registrare le prime gelate, si può comprendere perché già a – 5 °C le sue grandi spighe di fiori tubulosi di un giallo-arancio vivissimo manifestino un'intensa sofferenza: è questa la punta minima che può supportare.
Tutte le parti della pianta sono attraenti; le foglie si sviluppano a livello del terreno creando un cespo di notevoli dimensioni che negli esemplari annosi può raggiungere il diametro di un metro e rimangono erette fino a 50-60 cm, ma la loro lunghezza è tale (oltre un metro) che si piegano a metà in modo che l'apice appare rivolto verso il basso. Questa caratteristica conferisce alla pianta un'eleganza straordinaria in tutte le stagioni, qualora però si asportino le foglie secche alla base. Chi conosce le altre Kniphofia non può immaginare l'esuberanza della fioritura di K. praecox. In novembre si sviluppano grossi fusti verdi dalla base, anche una ventina per pianta, che portano in cima un'inflorescenza conica la quale giunge al massimo splendore solo quando ha superato di molto la massa delle foglie.
Il colore intenso di questi fiori affastellati è quanto di più bello possa riservarci il giardino nella sua veste invernale; dove c'è spazio si possono creare bordure di grande effetto alte fino a un metro e mezzo che risalteranno ancora di più se accostate ad un'altra gloria di questa stagione, la Salvia leucantha. Tre mesi di fioritura piena sono un periodo di tutto rispetto, ma c'è dell'altro, le grosse radici carnose di K. praecox la rendono adatta a sopportare la siccità mediterranea già il primo anno dell'impianto e consentono di attuare con successo la sua moltiplicazione per divisione.
È sufficiente, senza sacrificare l'intera pianta, staccare dalla base in primavera una porzione di radice che abbia alcune barbe e un ciuffo di foglie e piantare a dimora in terreno piuttosto fertile. La posizione assolata è sempre preferibile, ma anche la mezz'ombra non spaventa piante simili, facili, robuste, generose. È di loro che abbiamo bisogno.

Bergenia cordifolia
Si dice che l'eccezione conferma la regola, ma in realtà è una posizione di comodo che assumiamo quando non riusciamo a spiegarci il perché di un fenomeno che mette in discussione il nostro assunto. Di eccezioni come queste ce ne sono molte nella regola dei paesaggisti che recita "le piante giuste al posto giusto" e sarebbe interessante scoprire quale mistero è racchiuso nella naturale capacità posseduta da quelle piante che possono essere coltivate in qualsiasi clima e latitudine. Intanto possiamo affermare che è la sperimentazione in giardinaggio ad aprire o precludere nuove prospettive e quindi non va mai limitata.

Se ci fossimo basati sul semplice dato dell'origine geografica, non avremmo mai supposto che una pianta come la Bergenia cordifolia, spontanea in Siberia e Nepal, avrebbe potuto aspirare ad una diffusione così ampia nei giardini della nostra Penisola, al punto che oggi, dopo ormai due secoli da quando è stata introdotta, la ritroviamo dovunque, dalla Pianura Padana alla Sicilia. C'è stato addirittura un suo periodo d'oro nel dopoguerra, del quale rimangono tracce notevoli nei luoghi ombrosi delle più vecchie zone residenziali delle grandi città.

Perché la B. cordifolia non ama il sole diretto che sulle sue grandi foglie provocherebbe estese macchie giallastre e vere e proprie bruciature antiestetiche lungo i delicati margini ondulati. È infatti il fogliame sempreverde a costituire una delle attrattive più ammirate di questa pianta perenne: le foglie spuntano da grossi rizomi affioranti dal terreno e si ingrandiscono rapidamente fino ad assumere una forma obovata di 25-30 cm di lunghezza e un po' meno di larghezza. Sono munite di un picciolo carnoso e di diverse nervature che danno rilievo alla superficie rendendo l'insieme della rosetta in cui sono raggruppate di notevole eleganza.

Una pianta che diventa perciò insuperabile nelle bordure, soprattutto dove le aiuole sono sopraelevate e delimitate da rocce, per la sua tendenza ad assumere un grazioso portamento ricadente.
I fiori hanno il grande pregio della lunga durata e del periodo in cui appaiono, davvero insolito per una pianta perenne: dalla fine di dicembre a marzo in clima mediterraneo. Sono lievemente penduli, di un bel rosa carico e raggruppati in fitti mazzetti all'apice di uno stelo carnoso che si erge fino a superare la massa delle foglie; una presenza fra le più piacevoli in giardino durante i mesi invernali.
B. cordifolia accetta qualsiasi terreno. In quelli più poveri avrà foglie meno ampie, ma crescerà bene ovunque, purché le si assicuri acqua in abbondanza in estate durante i primi due-tre anni dall'impianto; dopo, quando avrà ingrossato il suo rizoma, potrà fare a meno di ogni apporto idrico se si trova in una posizione ombrosa.
Ogni quattro o cinque anni converrà estrarre le piante dal terreno, ormai invaso da un fitto groviglio di radici carnose, bruno-nerastre, affioranti. La divisione è il modo migliore per effettuare la propagazione: occorre staccare porzioni di rizoma con almeno un germoglio sviluppato, ripulirle dal seccume e piantarle in terreno ben lavorato e concimato ad una distanza di 35 cm una dall'altra. La pacciamatura è d'obbligo.
Esistono numerose cultivar di B. cordifolia con fiori porpora o rossi e foglie che assumono una interessante colorazione magenta in inverno.