I giardini del silenzio

Al di là di due lastre di cristallo, sollevati i quartieri di lamiera sui fianchi del Nautilus, il fondo dell'oceano illuminato da emanazioni di luce che provengono dall'interno del sottomarino, Jules Verne apre il giardino del sommerso con le fantastiche pagine di "Ventimila leghe sotto i mari"., trasformando l'oceano in un immenso acquario sotto gli occhi dei tre prigionieri del capitano Nemo.
Il professar Aronnax, naturalista francese, il servo Consiglio e il canadese Ned Land, re dei fiocinieri, vedono il mare per il raggio di un miglio intorno e fra stupore e meraviglia indugiano a classificare i pesci della più mirabile collezione dei mari della Cina e del Giappone. Il vetro di cristallo li tiene al sicuro, al di là dell'acqua, elemento dell'asfissia per ogni essere della terra, barriera eterna e fatale che separa i due mondi. Per le religioni orientali l'acqua è la notte dell'abisso e presso tutte le lingue antiche il nome dei mare è sinonimo di deserto e notte.

Illustrazione tratta da Ventimila Leghe Sotto i Mari, di Giulio Verne. Collana "Corticelli Hetzel"

E' invece, ardente, illuminato per la prima volta nella storia da luci artificiali e spettacolare, l'acquario che vide il poeta Rimbaud a Londra nel 1872 in occasione dell'inaugurazione del Crystal Palace. Quando tutte le esposizioni universali esaltando il mito del progresso e per divulgare le più recenti scoperte relative alla vita nella profondità degli oceani e il principio dell'utilità delle piante per l'aerazione dell'acqua, predisposero i grandi acquari soprattutto preziosi per lo studio anche motivo di distrazione, curiosità, magia per il grande pubblico. Mentre l'oceano, vasto e inconoscibile spaventa l'uomo, nei fondi tranquilli di un acquario e nel microcosmo che include, la paura è lontana, sospesa come ogni idea di tempo. Il sogno poetico sugli acquari si ferma qui, sull'acqua liscia in superficie, mossa sul fondo come dentro un giardino antico, senza tempo, – né estate né inverno né primavera né autunno – in uno scenario che dei giardini terrestri mantiene la preziosità dell'acqua e l'idea di separatezza negli spazi racchiusi e nella strutturazione di un paesaggio articolato di grotte pianure ponti e popolato di flora e di fauna.
Jules Laforgue, poeta francese della seconda metà dell'Ottocento, ci invita nei giardini del silenzio descrivendoci uno stupefacente acquario nella prosa sensitiva e vibratile dei racconto Salomè, ricco di dissonanze destrezze e accostamenti imprevedibili di parole. Silenzio come in una camera d'ammalato; opaco come un mondo vigilato da un polipo – minotauro; movimento a cui è negato ogni accesso. Negli abissi dell'acquario si muovono, rallentate, bolle in contrazione, globuli sospesi, filamenti indistinti; spugne di forme spaventose in un paesaggio sommerso definito da forme incrostate, cavità basaltiche, corridoi e piane di coralli attinie madrepore dentro migrazioni di nuclei piumosi verso i cimiteri dei molluschi. L'acquario narrato da Laforgue ha i contorni dei sogni, sfrangiati e senza tempo; del giardino, la calma del nirvana ove cessano temperamenti razze caratteri; resta il desiderio, insieme dolce e fiaccante, nostalgico di penetrare quel principio iniziale in seno al quale l'individuo si spande nel circuito cosmico. Acque fetali e fatali, ove nascita e morte si annullano e per cui nascere è uscire, morire rientrare. Insieme sogno della madre e tema delle origini, l'acqua è tempo intimo e spazio circoscritto, vagante di elementi di vita e misteriosa; trasferisce su di sé quando è conchiusa in un acquario, il significato della vita interiore non scissa fra corpo e intelletto.
Acquario mentale è il titolo dato ad una serie di poesie di Rodenbach, scrittore belga di lingua francese, contemporaneo di Laforgue ma poeta più sognato, intimista, malinconico. Anche in lui l'acqua racchiusa da un vetro di un acquario, isolata dal sole e dal vento, esente da trasformazioni, è simbolo della vita profonda.
Nell'atmosfera dell'acquario nulla si agita e l'anima identificatasi con l'acqua orizzontale della superficie sembra aver raggiunto sogno e quiete. Nel profondo si agitano, invece, i mostri infernali, terrori paralisi punizioni; ed erbe e sassi, attaccate al fondo viscoso e opaco, simili ad anime dannate, paiono essere in attesa di un giudizio di condanna inesorabile e muto. Mentre gigli di ghiaccio si animano in un respiro.
Contro il mondo di "soddisfatti" che abita gli acquari del poeta Laforgue, il belga Rodenbach individua le colpe della coscienza che abitano i giardini del sommerso, ove l'acqua si tiene in giochi di dissolvenza e pallidi riflessi di luce simili a raggi gelati di luna, racchiusa in se stessa, analitica e claustrale, come un anima attenta alle decifrazioni minime dei suoi moti interiori.