Leggere un libro per trovarci un giardino.
E poiché i giardini richiedono adempienze botaniche giorno per giorno, mese per mese, le pagine del libro giorno per giorno, mese per mese, prendono la forma di un diario. Di un'aristocratica stravagante che fu Elizabeth (nome d'arte) e von Arnim (cognome dell'aristocratico coniuge). Lei nata in Australia, educata in Europa, ancora nubile a 24 anni, conosce in Italia l'uomo del suo cognome che diventerà il suo primo marito. Dopo cinque anni di soggiorno berlinese nel 1895 consapevole della distruttività dei rapporti mondani, sceglie di vivere in Pomerania, nelle terre di Nassenheide, in un castello avito dimenticato e non più abitato da venticinque anni. Servitù, le figliolette chiamate Aprile, Maggio, Giugno; tappezzerie da rifare, tinteggiature e un immenso giardino dove solo un croco veniva fuori, forse per curiosità. "Meglio essere messi alla prova dalle piante che non dalle persone" e i primi tentativi di Elizabeth stanno dalla parte degli insuccessi.
Il libro carico di soluzioni floreali per aiuole, tentativi di innesti, sfide botaniche alle inclemenze stagionali della regione, pieno di culto per le rose (più di 200) e di un'autentica venerazione per la Tea, farà piacere a chi di piante sa, conosce, è interessato o solo incuriosito, ma divertirà anche chi asseconda la contessa facendosi catturare dai suoi ritmi di vita.
Felice di essere sola – pane e zucchero in un campo di pratoline – ma poi la troviamo in quei interminabili tè che si concedevano i nobili del secolo scorso, con bambine in cuffiette di pizzo, governanti ferocemente teutoniche, amiche di stampo provocatorio in visita, e un marito tanto garbatamente quanto implacabilmente deriso.
La sfida di Elizabeth non è solo fare di una terra desolata un giardino con tante e sorprendenti meraviglie, ma stare dalla parte della libertà e del proprio talento, sempre. Sotto le mentite spoglie di una celebrazione di questo giardino raccontato in un anno di vita e crescita, la contessa von Arnim fa intendere altro: il suo carattere forte e fiero, l'anticonformismo, la lotta contro ogni costrizione.
Negli ozi di Nassenheide, Elizabeth nella biblioteca di casa dalle tinte gaie quali il giallo e il bianco, un grande camino, le finestre esposte in pieno Sud, di fronte al pezzetto prediletto di giardino, legge, studia, prepara la sua futura carriera di scrittrice. Quando il libro fu pubblicato nel 1898 ottenne un grande successo contribuendo a diffondere il gusto per i giardini e a far apprezzare di più la vita libera delle campagne. Piacque soprattutto alle donne per il gusto sereno di questa ipotesi di vita agreste e ricca, ben servita, libera, non oppressa dagli effetti familiari, ma l'orizzonte di Elizabeth, il suo modo di piegarsi sulla pagine con la compostezza dell'aristocrazia cosmopolita, il garbo stilistico, la precisione dei dettagli ci raccontano anche qualche scatto della mente e del cuore.
Lo scatto di lei, tutta avvolta in panni neri, che si sente come un peccato sul bianco delle nevi della Pomerania; il reale impazzimento cui fece giungere i suoi giardinieri quando, in piedi, solenne, libro in mano, leggeva loro, chini sui parterre, i trattati botanici.
Se la scrittrice Rebecca West, sua rivale in amore, ebbe a dire delle signore che parlavano di alberi e innesti con più entusiasmo di quanto ne riservassero ai loro amori, non includiamoci Elizabeth. Che lucida e appassionata allevò cinque figli piccoli in un castello della Pomerania, comprando semi di piante al posto dei vestiti, imparando dalle piante l'attesa e le sconfitte.
Quando la tenuta fu venduta e dopo la morte del marito, Elizabeth si trasferì in Inghilterra, presentò a corte le sue figlie, si innamorò, si risposò con il litigioso conte Francis Russell, fratello di Bertrand, il matematico filosofo pacifista. Le andò male. Allora vagò per il mondo: come unici compagni i suoi cani fidati e negli occhi i pozzetti di delirio verde della Pomerania.