I parchi dei poeti fin de siècle sono lunghi le miglia le miglia le miglia, come nelle favole, e le statue, bianche solenni camuse, sembrano aspettare te lungo i sentieri d aprile. Oppure sono dimore agresti e gentili, di proprietà, ricordi di casa, il liberty della facciata, in un paesaggio di calme senza sublimi s greti.
Siamo al Meleto di casa Gozzano: qualche ettaro dono di nozze di Diodata Mautino al padre del poeta, l'ingegnere Fausto, nella serena campagna del Canavese, terra placida come la coscienza di una signora borghese. Qui, tra un'andata e un ritorno, visse il poeta di Torino. Dalla finestra della stanza di Guido il giardino appare un corridoio nel verde, un fazzoletto di prato, qualche albero amico. L'esotica palma, il nespolo, lucida la bella magnolia, il bosco di utili meli voluto proprio dal poeta. Un tiglio tenace che, un autunno di tanti anni fa, non perse la chioma: impavido accolse la neve nel fiore della speranza. Si va e si viene al Meleto: la madre nelle foto di famiglia, languida, già inferma, si ammalò lo stesso anno di Guido; i due fratelli; il poeta in camicia che legge sul prato di casa. Un modo diverso di fare Gozzano, un po' di pudore, le prose del giorno, i fiori di rose, il glicine diffuso. Le lacrime, no, ironie piuttosto. Laghetto con salice, chalet, ponticello da geisha: d'inverno si pattinava.
Gli scrupoli per la ricostruzione domestica conservano i pattini, stivaletti bianchi, fra i collarini di moda in quegli anni.
Il novembre di Agliè sulle porte di casa: le foglie rosse, gialle, attorte; lo stagno, tomba di rose nel fondo; il cigno ormai muto e grifagno. Guido torna per ultimo a Torino quando le proprietà avevano già lasciato le campagne dopo la vendemmia. Misteri in assenza, domande sospese: ti aspetto al Meleto, giovedì? venerdì? Lei è Amalia, un bel tipo d'intellettuale la Guglielminetti: capello corto, cloche, sorriso aperto. Così nelle foto, in veste da Duse, fluida, alle ortiche stecche e bustini. Stati d'animo estivi in un dehors che ti aspetti: paste con the fra amabili detti. Ma anche un giardino da estate in villa: fatica, bauli, saluti, marmellate bollite per giorni da serve e padrone.
Sono tempi, questi, in cui i poeti vanno alla prosa, al parlato, al tono dimesso, al canto pacato, rientrano in casa da luoghi mai visti. I loro giardini lontani dal bosco, sono porri e insalata, amarene e navone e Guido è al Meleto quando scrive di signorine domestiche e, piuttosto cattivo, le vuole anche un po' brutte fra odori di cera e di lavanda. E sempre qui quando decide di partire per guadagnare la salute. L'india lontana, la culla del mondo, il piroscafo della compagnia Raffaele Rubattino, scrive di vita di bordo: amicizie con inglesi, signore già passatelle, lo smoking di sera, la macchina fotografica: la gran novità.
Fuori dal Meleto c'è il luogo meleto; sotto la vite di casa l'isola mai trovata, quella del colore della lontananza. Giardino, anche, di una malattia: dalla prima crisi nel 1907 fino alla morte fra speranze e fiducie: sto bene, benissimo fisicamente ad Agliè.
Il paese, colpo d'intelligenza dell'architetto Birago di Bongaro, è un tutt'uno Palazzo chiesa piazza, possiede, inoltre, un magnifico giardino, questo sì dannunziano con muschi e licheni, Diane e Tritoni. Confinava in uno dei fianchi con la proprietà dei signori Gozzano.
Ad Agliè alcuni ricordano ancora il poeta: biondo, gentile, con il volto sempre ventenne, veniva in paese in bicicletta. 0 andava ad Ozegna a prendere l'Amalia che partiva da porta Susa alle 8.
Si va e si torna con il senso che questo meleto sia dentro la scrittura di Gozzano anche un tratto di passeggiata al Valentino; l'ora vera di Torino; un senso di finito come la grazia delle modiste che non ci sono più; un'attesa della Signora vestita di nulla.
Difendo il Meleto anche oltre Gozzano perché esiste anche altrove un giardino di memorie di casa in cui stare in sospetto e in pensieri di colpa a ridosso di una spalliera di rose. Il Meleto: lungo una strada di campi, hai appena lasciato Torino, le ultime case; a sinistra, dopo il paese, visitabile martedì venerdì sabato, con una collezione di farfalle.
 

Il giardino e, sullo sfondo, Villa Meleto