Nel Capitan Fracassa di Théophile Gautier i giardini non sono certo di serie e noi li attraversiamo insieme ai personaggi del romanzo: quella sgangherata compagnia di attori in giro per le terre di Francia in epoca Luigi XIII sempre intenti ad allestir scene mentre recitano storie personali di cuore e di spada di insidie e di avventure. Barocco revival è un'etichetta come tante per inquadrare un'opera pensata per trent'anni e pubblicata nel 1863: autentico ed unico successo commerciale di Gautier.

Parigi, veduta di Place des Vosges

Del secolo delle gorgere inamidate candide e plissettate, dei nei assassini usati dalle dame, dei castelli rifatti sul gusto dell'insolito, Théophile Gautier esaurisce nella scrittura l'infinito capriccio.
E il tema Giardino? vediamolo. Il romanzo apre su di un tableau ove castello e giardino sono segnati dalla stessa sorte di degrado: giardino povero come un venerdì di quaresima con una messa di lutti come alberi e fiori. Giardino fantasticato alla rovescia fra rovi e sterpacci densi come le ragnatele del castello ove si aggirano, sparuti, un cane un gatto un vecchio servo, e ancor più sparuto l'erede dei e ancor più sparuto, l'erede dei gloriosi baroni di Sigognac tanto caduto in rovina che si veste di panni d'avanzo ancor che giovane nobile generoso persin bello. Se ci fermiamo nel giardino, passeggiandolo, riconfermiamo Gautier in gara con una sensibilità della visione che nulla disperde nelle parole toccate e ritoccate a pennellare uno stato d'abbandono totale commovente disperato.
Se ci spingiamo nel mondo delle idee scopriamo che l'autore, questo romantico insieme curioso ed originale, produce un'idea della natura umanizzata in gioie e dolori come questo povero angolo di terra che ha abdicato ai suoi decori, inselvatichendosi, come il suo proprietario. Ma è la rosa eglantina fiorita sui rovi a dispetto del rovi, e non a caso la rosa simbolicamente più cara ai poeti che ai botanici, che anticipa sul filo della speranza che qualcosa starà per cambiare. Come? Diamo fiducia alla rosa non anticipando il finale del romanzo, soffermiamoci piuttosto sugli altri giardini che nelle seicento pagine del Fracassa sono di casa.
I giardini della ricchezza del secolo barocco non potevano non incuriosire il pubblico dell'Ottocento, quando il mito del successo economico era il sogno di tutti. Gautier li descrive nei fasti nella struttura nelle proporzioni: detti alla francese, ben sviluppate tutte le prospettive in orizzontale, grandi spazi, giochi d'acqua. Per rifarli in punta di penna Gautier tiene presente per sua stessa ammissione il panorama di casa sua che dava sulla bella Place Royale (l'attuale Place des Vosges) ove Théophile andò ad abitare nel 1830 a due passi dalla casa di V. Hugo.
In uno di questi giardini barocchi del romanzo di proprietà de Bruyères la compagnia dei guitti va per una recita. Avvolti dai fiori dalle piante dai profumi caldi dell'orangerie che si mescolano alle ciprie delle dame, chi sa mai dire quale sia il teatro e quale il giardino?
Sempre nei giardini infatti avvengono mutamenti del tutto simili a quelli della scena teatrale: gli attori, svestiti i panni della recita, si scoprono innamorati sul serio; in altri casi sono braccati in agguati notturni; anche gli intrecci libertini si danno appuntamento nel galeotto giardino. Tutto il romanzo del resto gioca sul fronte della finzione letteraria e sul suo rovescio, smascherando i dispositivi illusionistici del narrare e i suoi meccanismi emozionali. Ebbe a dire Gautier nel bel mezzo dell'opera – Questo non è un romanzo -. Ma tutto è il contrario di tutto: intreccio, beffe, nostalgie, irrealtà, scetticismo e pretesto all'illusione. Forse solo un bel sogno da leggere davanti al bel fuoco del camino. E per un gran finale degno di un autentico colpo di teatro, seguiamo Sigognac tornato nel suo maniero già restaurato per un colpo di fortuna capitato alla sua sposa di nome Isabella, di professione ex attrice restituita fortunosamente ai ranghi della nobiltà. Sigognac sta scavando una fossa per il suo gatto Beelzébuth, quando la zappa incontra una dura cassa di quercia dai bordi di ferro arrugginiti. Il tesoro degli avi aspettava Gautier che credeva alla rosa e ai talleri luccicanti.