Che le piante siano degli autentici segnatempo naturali è una novità che data… da remota epoca!
Tutte le piante, secondo le proprie abitudini biologiche e secondo la loro appartenenza ai diversi Generi, hanno orari vitali eterogenei rispetto alla luce solare, e ad essa corrispondono diversi periodi ciclici; il loro risveglio, l'ora della toilette e l'ora dei pasti.
Quali piante si svegliano prima? Non è accertato in assoluto ma è acquisito che molte Asteracee sono fra le più dormiglione mentre talune Ipomee e Convulvolacee (volg. campanelle) sono fra le prime a ridestarsi alle luci dell'alba. E sono piante che si svegliano prestissimo per chiudere le loro corolle imbutiformi spesso già nelle prime ore del pomeriggio.
Mattutine sono pure Helichrysum bracteatum o semprevivi, che al primo indorar dell'alba già dispiegano le ligule petaloidee delle loro corolle. Sono i fiori del mattino, quasi infastiditi dal solleone intenso degli afosi pomeriggi estivi, eppure sempre graziosamente ornamentali, sempre freschi di colore. Sonnacchiosa è Viola campestris, l'umile violetta di campo che si cela nell'erbetta ombrosa dei fossi e dei boschi, nelle rive dei prati e solo per poche ore al giorno dischiude la sua corolla, tosto visitata dagli insetti impollinatori.
Le rose, regali nella loro opulenza floreale, tengono fede all'aureola di corte che le contrassegna e le distingue nel mondo dei fiori: sono molto abitudinarie e la loro metodicità si spinge a rifiutarsi di schiudersi e fiorire in presenza di poco sole. Quando invece il sole le bacia in fronte, accarezzandone il delicato pigmento cromatico della corolla, eccole evolversi in antesi in una sinfonia di petali.
Alle 10 danno il buongiorno i gigli, quelli tradizionali degli orti e dei giardini come ad esempio L. candidum o giglio bianco della Madonna che dir si voglia, e verso le 11 si aprono quelli di montagna, e in particolare Lilium speciosum.
A mezzogiorno si destano (durante la loro stagione) i crisantemi, quasi indotti forzatamente dalla Natura ad aprire in ritardo i loro petali, impegolati in un lungo sonno.
Anche le dalie sono piante piuttosto riluttanti ad aprirsi e benché non proprio brevidiurne come i crisantemi, sono solite prendere forma coi loro opulenti fiori soltanto nel tardo mattino. Quando però la luce giunge loro appieno diventano dinamiche centrali di movimento ed i petali si susseguono in una frenetica e continua evoluzione senza posa nel turbine deviluppante che dal cuore si snoda.
Nei giardini, sommessa e quasi timorosa della luce, e la fioritura di Dycentra spectabilis, volgarmente detta cuor di Maria. L'occhio rugiadoso della sua corolla decombente brilla di umori sotto la carezza del primo raggio mattutino. Ed il dente di leone, sentinella dei ruderi incolti e dei pietrischi delle aiuole e dei giardini?
Il suo nome botanico è Taraxacum officinalis, ed è sensibilissimo alla luce solare. Infatti, completamente aperto nel pieno del sole, si chiude non appena l'astro si nasconde fra le nuvole.
E che dire delle primule, cui basta poca luce (e calore) per sbocciare volitive nell'aria le proprie corolle? Begonie semperflorens e Begonie tuberhybride sono portate a non concedere appuntamenti a messer sole e, nell'ombra, ricalcano gli usi di crisantemi: fioriscono nelle ore di minor luce e dall'ombra cupa della notte evolvono razionalmente nel tardo mattino e nel primo pomeriggio, per rinchiudersi nuovamente nelle ore precedenti il tramonto. Vi sono però Begonie tuber-hybride grandiflore che, al cospetto della luce artificiale dei lampioni, perpetuano il loro dormiveglia fiorale. Sono autentiche forme di sonnambulismo nel mondo dei fiori.
Gigli e orchidee fioriscono bene soltanto se la luce solare giunge loro schermata ed hanno quindi ridotte necessità di luce, loro indispensabile nei processi di bocciolatura, pre-fioritura e antesi.
Una specie di sconto sulla luminosità naturale!
Le cactee, invece, vivono in inseparabile connubio idilliaco col sole , mancando il quale sembrano frustrate dai peggiori umori melanconici e depressivi. Al sole si trovano a loro pieno agio e laddove altre piante intristerebbero sotto i dardi infuocati del solleone (specie di quello estivo) loro prosperano in una danza di suadenti colori e fra sinfonie e miriadi di fiori grandi e piccoli.
Il contrario succede per la bella di notte o Mirabilis jalapa (Fam. Nyctaginaceae) che apre le sue corolle gialle e rosse soltanto quando, nelle affocate giornate estive, il sole è presso il tramonto, e profuma gradevolmente le calde notti.
Come si vede la Natura ha ore diverse per andare a colazione e per coricarsi a dormire: i fiori, questi araldi messaggeri di buone abitudini e di antiche tradizioni e riti, sono da sempre i suoi più fedeli orologi; essi prendono ordini soltanto ed unicamente dalla Natura a cui ubbidiscono con cieca e metodica fedeltà.