E lo stesso effetto lo si ottiene se sistemata in un grande vaso di terracotta, di quelli toscani da agrumi, o in un contenitore quadrato rivestito di doghe bianche, finché si riesce a farcela stare. Si tratta infatti di specie di rapido sviluppo che dopo 10-15 anni di vita devono andare in piena terra dove raggiungono e superano i venti metri.

ARCHONTOPHOENIX

Genere:

Archontophoenix

Specie:

alexandrae, Wendi. & Drude (Seaforthia elegans, Hook., Ptychosperma alexandrae, F. Mueli). cunninghamiana, Wendi. & Drude.

Nomi comuni:

Alexandra palm, Ptycosperma (presso i vivaisti) o Seaforthia elegans (dal vivaisti), per A. alexandrae. Bangalow palm o Picabeen Palm, in Australia, King Palm, in USA e Seaforthia elegans (dai vivaisti) per A. cunninghamiana.

Luogo d'origine:

Australia orientale.

Clima:

Temperato – caldo; Subtropicale – umido.

Taglia:

Alta.

Impiego:

Grandi giardini, strade, grandi vasi.

Quanto al clima, riporto che il Masera le dà per rustiche nei giardini litoranei e meridionali purché piantate in posizione riparata dai venti freddi e da quelli diretti marini. Altrove abbisognano di serra fredda o temperata. Delle due, poi, A. cunnínghamiana sembra essere la più tollerante verso qualche gelata. In commercio vengono spesso confuse con altre specie, peraltro simili, cosi A. cunninghamiana è chiamata Seaforthia elegans e A. alexandrae è genericamente definita Ptychosperma. Ed in effetti c'è da dire che l'aspetto è piuttosto simile a quello delle palme di detti generi ed anche, se vogliamo, a Veitchia e a Dictyosperma.
Palme di gran classe comunque, cui ben si addice il nome datogli da H.H. Wendiand e Drude di, alla lettera, "palma phoenix del comandante" con la loro ferma eleganza e l'imperiosità delle larghe e scure foglie pinnate, quasi un pennacchio di cimiero.

La loro scarsa presenza nei vivai è forse da attribuire a certi improvvisi e apparentemente inspiegabili deperimenti, spesso fatali, che ora sembra si sia capito derivino dalla deficienza e dall'esaurirsi degli oligoelementi (zinco, manganese, rame ecc.) del terreno.

Archontophoenix alexandrae

 

Descrizione botanica
Archontophoentx alexandrae, H.H. Wendoel Drude, è originaria, così come l'altra, delle coste dell'Australia nord-orientale fino a 1200 metri di altitudine, dove la si rinviene in numerose colonie mischiata ad altri alberi nelle foreste pluviali o da sola in densi gruppi ma sempre dove il suolo è ricco d'acqua e l'aria è umida. Al limite sopporta anche suoli sabbiosi purché ci sia abbondanza di piogge. Il sistema radicale, essendo molto esteso anche in superficie per captare quanta più acqua possibile, ne raccomanda l'uso per rafforzare le rive dei fiumi e proteggerle dall'erosione.
Il nome specifico ricorda la principessa Alessandra di Danimarca vissuta alla fine del secolo scorso poi regina – madre d'Inghilterra, da cui deriva il nome comune di "Alexandra palm" con cui la chiamano in Australia, anche se il nome datole dagli Aborigeni è quello di "Borum-bru" o di "Ko-paranga" a seconda delle zone e in riferimento alla bontà del "cuore" di cui si nutrivano e all'utilità del picciolo fogliare utile quale estemporaneo mezzo per portare acqua.
Lo stipite, è solitario, dritto, alto fino a 20-25 metri. La sua forma però è tutta particolare dato che alla base si allarga a guisa di bulbo restringendosi man mano verso l'alto mediante una successione di fitti cerchi concentrici originati dalle impronte dei piccioli caduti.

A 2-3 metri il tronco diviene perfettamente cilindrico e non più largo di 15-25 cm., bruno scuro nei primi anni di vita e poi grigio – argenteo. In cima c'è la corona delle guaine fogliari un po' rigonfia a fiasca, anch'essa molto notevole essendo lunga tra i 60 cm e il metro, d'un bel verde ceroso da cui le foglie pinnate sembrano zampillare in chioma non densa e piuttosto all'insù come si conviene all'imitazione di una corona che non si sbrachi ricadendo. Ogni foglia infatti, dal cortissimo picciolo inerme, non è molto lunga variando da 1 a 2 metri e mezzo a seconda della varietà, mentre è piuttosto piena e le pinne o lamine sono numerose (60-70 coppie) disposte a "V" pur inserite in ogni lato sullo stesso piano, lunghe da 30 a 60 cm, dove le più lunghe sono quelle al centro della foglia, quindi con andamento che diremmo a cresta, acuminate e intere all'apice, piuttosto rigide anche per effetto delle venature secondarie dure e in rilievo, verde scuro sulla pagina superiore e argentee o glauche o biancastre sotto, sempre, variando il tono chiaro a seconda della varietà.

Le spate fiorali si formano entro la corona picciolare ma appaiono una volta che le foglie sottostanti sono cadute collocandosi al di sotto della corona stessa in numero di due, alle volte tre quando la successione delle fioriture è più ravvicinata così che, mentre il grappolo più basso ha già i frutti, gli altri sono in fase di fioritura. Le spate cadono poco dopo liberando l'infiorescenza a forma di panicolo molto ramificato e dal corto peduncolo, semipendula, lunga sui 30-40 cm che si copre di innumerevoli fiori minuscoli, bianchi o crema, sia maschili che femminili, dato che è specie monoica, cui seguono molti frutti ovoidi, lunghi 1-1,5 cm cerosi e grossi, che in Australia maturano a fine gennaio e da noi a fine giugno. I semi sono rotondi, coperti di scarse fibre, dall'endosperma ruminato.

Di Archontophoenix alexandrae si conoscono molte forme. In passato una di queste era stata elevata alla dignità di varietà e denominata Archontophoenix alexandrae var. beatríceae, raccolta sul monte Elliott nei dintorni di Townsville e caratterizzata dall'avere la base del tronco ancora più slargata e l'intaccatura dei piccioli così marcata da far sembrare la loro successione come una scaletta. Oggi non si vuol più parlare di varietà ma beatriceae costituisce una forma ben nota in commercio. Altra forma ben conosciuta in Australia e commercializzata è 'Mount Lewis' dal luogo d'origine.

Archontophoenix cunninghamiana

Archontophoeníx cunninghamiana, Wendi. & Drude, ricorda Allan Cunningham vissuto tra il 1791 e il 1839, uno dei primi botanici d'Australia. E' originaria delle aree costiere e retrocostiere del Queensland nord-orientale e del Nuovo Galles del Sud sud-orientale ma dovunque si trovi non mostra di dare origine a forme particolari.

Si distingue da A. alexandrae per avere un tronco più alto e più sottile dato che non supera i 15-20 cm di diametro oltre che meno slargato alla base, e con i cerchi poco marcati e più distanziati l'uno dall'altro. 
La corona delle guaine fogliari è pure diversa essendo spesso bruno – rossiccia. Le foglie sono più lunghe fino a 3 metri e quindi più curve, mentre le lamine sono di 30-50 cm ma larghe solo 24 cm, e verdi su entrambe le facce mentre ricordiamo che in A. alexandrae sono argentee sotto.
Anche i fiori sono elemento distintivo essendo di colore rosa o lilla e un po' più grandi. La maturazione dei frutti avviene tra dicembre e marzo e quindi da noi tra giugno e agosto. Il seme è rotondo, un po' più grosso e più avviluppato da fibre.
A differenza di A. alexandrae preferisce crescere in aree aperte non ombreggiate da altri alberi, in colonie così fitte da impedire la crescita ad altre piante. Allo stesso modo di alexandrae invece, ha un ampio, profondo ed esteso sistema radicale, ed è famosa per la capacità di resistenza ai forti venti e di fronteggiare gli uragani più violenti restando spesso dopo il loro passaggio l'unica delle specie vegetali a sopravvivere.
Il cuore delle foglie tenere è più sapido che nell'altra specie e anche i primi coloni seguirono l'uso degli Aborigeni di cibarsene trovandolo ottimo. Ne piantarono anche spesso attorno alle case e ne lasciarono dei ciuffi nella campagna quando disboscavano per ricavare terra coltivabile.

Le esigenze di coltivazione
La coltivazione di queste specie viene data per facile purché si osservino due o tre condizioni essenziali: clima temperato caldo o comunque esente da geli meno che passeggeri, specie nei primi anni di vita; grande luminosità ambientale – tranne che nei primi due-tre anni -, e costante disponibilità di acqua sia nel suolo che nell'atmosfera. Le irrigazioni quindi devono essere frequenti e abbondanti, specie d'estate e preferibilmente con aspersione della chioma.
Le irrigazioni, unite a costanti somministrazioni di fertilizzanti completi, inducono un rapido e soddisfacente accrescimento delle piante, tanto migliore e continuo quanto più ci si preoccupa di reintegrare gli oligoelementi del suolo.
Il terreno dev'essere fresco ma non compatto o freddo come avviene con le terre puramente argiliose, anche se un po' di argilla o meglio di limo mischiato alla normale buona terra da giardino è gradito.
A. alexandrae resiste a temperature minime di +3'C ma preferisce minime attorno a +I0°C. A. cunninghamiana con la più marcata tolleranza al freddo, resiste fino a -2°C e a qualche gelata una volta adulta, si presta benissimo ad essere coltivata all'aperto, anche nei giardini delle zone costiere d'Italia ricadenti in quella fascia che si denomina del lauretum freddo.

Unite in gruppi di differente altezza costituiscono motivi di elegante richiamo nel giardino o in grandi parchi, mentre certi larghi marciapiedi di lungomare cadenzati dai loro tronchi apparirebbero meno ovvii di quanto non li rendano pittosfori e tamerici.

La propagazione avviene rapidamente visto che i semi impiegano da 40 a 90 giorni per germinare specie se sono stati posti preventivamente in acqua corrente per 24 giorni, oppure tenuti a temperatura di 35°C.

Mentre A. alexandrae però sopporta bene il trapianto, lo stesso non avviene con cunninghamiana che pertanto o si trapianta con gran cura senza rompere il fittone o si semina direttamente in vaso. Dopo il trapianto, come sempre, le piantine vanno tenute all'ombra e spruzzate anche quattro volte al giorno. L'ombreggiatura sia pure più attenuata continuerà fino a che le piante non abbiano superato il terzo anno di vita. In A. alexandrae la pagina fogliare resta indivisa fino al 4° anno.
Le piante giovani resistono bene alla coltura in vaso a patto di non volerle usare come piante d'appartamento dato che l'aria secca e la scarsa luminosità è loro esiziale. Vanno benissimo invece per tenerle in terrazza, in una veranda luminosissima e umidificata giornalmente, per scandire viali o i bordi di un selciato.