E’ stata una vera sorpresa, una sera, vedere fiorita una delle mie piante di passiflore. Non avevo mai visto quel fiore, né dal vero né nelle fotografie dei numerosi ed approfonditi libri sui quali mi documento. Aveva caratteristiche insolite ed una colorazione suggestiva per il suo forte contrasto. Guardando l’etichetta allegata al vaso la spiegazione è venuta subito. Si trattava di un nuovo ibrido, ottenuto da due piante della mia collezione: la Passiflora x violacea e la P. caerulea ‘Constance Eliott’. Ho potuto così ripercorrerne la storia. Nel 1994 avevo impollinato un fiore di Passiflora x violacea prendendo il polline da un fiore di ‘Constance Eliott’. Dai semi contenuti nel frutto maturo, nel 1995, erano nate numerose piantine, diverse tra di loro, ma tutte con caratteristiche nuove rispetto alle piante progenitrici. Quell’anno non fiorirono, e nemmeno l’anno successivo. Perciò, un po’ deluso, sistemai in piena terra tutte quelle che erano sopravvissute, tranne una di controllo, che lasciai in serra insieme alle specie più delicate. Le sorelle di questa, sfidando il rigido inverno 1996/97, persero tutta la parte aerea, e all’arrivo della primavera, alcune di esse riuscirono a produrre nuova vegetazione dalla base.

Il padre Passiflora caerulea ‘Constance Elliot’ La madre

Passiflora x violacea

La più fortunata invece, quella lasciata al riparo, continuò a crescere anche durante i mesi invernali ed arrivò precocemente in fioritura regalandomi il fiore: grande (diametro cm 9), profumato, dai petali e dai sepali bianchi come quelli del padre, tranne una leggera sfumatura rosa lungo i bordi, e dalla corona dei filamenti, ampia e doppia, simile a quella della madre (P. x violacea, cioè P. ibrida caerulea x racemosa) scura al centro e bianca alle estremità. Le caratteristiche delle foglie sono altrettanto piacevoli: sono a cinque lobi, la lamina è lucida e ondulata; le nervature principali e secondarie sono rosse. I fusti sono vivaci, anch’essi rossicci, in particolare verso gli apici vegetativi. La fioritura è abbondante e continua, tanto che crescendo, la piccola passiflora produce sempre boccioli all’ascella delle foglie. E’ quindi una pianta dotata di caratteristiche decorative non inferiori alle altre passiflore più note; è generosa e si farà apprezzare per questo significativo ed originale centro nero (in realtà viola scuro!). Quanto alla resistenza al freddo ed alla possibilità di poter coltivare in piena terra questo nuovo ibrido, per ora non mi pronuncio, poiché non ci sono dati sufficienti e sicuri, tuttavia sono ottimista. L’inverno 1997/98 verrà utilizzato per testarne la rusticità. Altre piante ibride, diverse da questa, poiché provenienti da altre specie molto belle, stanno crescendo nel mio giardino. Chissà che fiori faranno, e quali altre sorprese mi riserveranno…

L’ibrido ottenuto

Ottenere ibridi di passiflore è una operazione in sé facile ed alla portata di tutti. Se avete notato con attenzione, il fiore della passiflora reca al centro una «colonna». E’ l’androginoforo che, nella simbologia della passione di Gesù Cristo a cui le passiflore devono il nome, venne fantasiosamente indicato come la «colonna della flagellazione». All’apice di questa struttura, dopo l’ovario, vi sono i 3 steli con gli stigmi (i chiodi) ed i 5 stami con le antere, gialle di polline (le 5 ferite di Cristo). Il giorno prima della fioritura, con delicatezza, si deve aprire il bocciolo e si devono togliere proprio queste ultime. Poi si copre il fiore con un sacchetto di carta e si aspetta l’apertura, che, se avete calcolato bene i tempi, avverrà il giorno successivo. A questo punto basta depositare polline vitale di un’altra specie compatibile (o di un ibrido) sui 3 stigmi. Si può fare questa operazione con un pennellino, oppure, meglio ancora, prendendo le antere del fiore-padre con una pinzetta e stregandone delicatamente su ogni stigma fino a ricoprirlo di polline. Si protegge il fiore cosi impollinato e si aspetta che il tempo passi. Dopo due giorni il fiore sarà già chiuso e si potrà «sbirciare» al suo interno, sollevando delicatamente sepali e petali, per vedere se l’incrocio è avvenuto. Si potrà esserne certi se si noterà un rapido e vistoso ingrossamento dell’ovario, quello che poi sarà il frutto. Non dimenticate però di applicare sempre al fiore-madre un cartellino recante le notizie più importanti: pianta-madre, provenienza del polline, data di impollinazione, caratteristiche meteorologiche della giornata e tutto quanto ritenete importante, comprese le modalità ed i tempi di esecuzione dell’ibrido. A maturazione si potranno estrarre i semi per seminarli. Eseguita ogni operazione con scrupolo, non resterà che attendere. La pazienza è importante e, per scoprire il mistero di come sarà il fiore, occorreranno almeno due anni di cure. Nel processo di rimescolamento casuale dei cromosomi può succedere di tutto, ma osservando le caratteristiche delle prime foglie si potranno già notare le differenze rispetto ai genitori. Potrà anche capitare che un ibrido simile al vostro sia già stato ottenuto da altri, poiché le combinazioni sono molte, ma non infinite; allora, con molta umiltà, ma con onestà, dovrete rinunciare alla «gloria» di essere arrivati primi. Se sarete fortunati, potrete dare un nome al vostro ibrido, registrarlo e farlo conoscere. Se verrà confermato che l’ibrido che vi ho presentato non è mai stato prodotto da nessuno, avrà anche lui un nome, e lo prenderà da quello della mia città, a cui sono legato ed affezionato: si chiamerà «Stella di Cremona».