E. F., Malgesso (VA) Le ultime due settimane sono state particolarmente piovose e i germogli di alcuni giovani Abeti di Douglas sono stati attaccati da vari afidi, specie il lanigero, i giovani aghi presentano, in corrispondenza del punto di attacco dell'afide, deformazioni e clorosi. Lo stesso fenomeno di intestazione, ben più ingente, si e verificato per un giovane Abete della Serbia. In questo caso gli afidi hanno colpito anche gli aghi più vecchi, buona parte dei quali sono ormai completamente clorotici, tanto da mutare l'aspetto della pianta.
Vorrei sapere:

  1. Se l'infestazione può compromettere lo sviluppo vegetativo degli abeti, o peggio la loro sopravvivenza.

  2. Se la clorosi è attribuibile al parassitismo o ad infezione virale.

  3. Se essendo gli alberi non più alti di 2,50 m è possibile e opportuno un trattamento, con quali prodotti e modalità.

  4. Se può giovare contro l'intestazione l'aspersione della pagina inferiore degli aghi con infuso mordente di ortica.

  5. Se il taglio dei rami più bassi e l'applicazione di vischio alla base del tronco, impedendo la salita delle formiche possa contribuire a combattere l'infestazione, se questo possa costituire un valido mezzo preventivo.

L'insetto descritto e che colpisce l'abete odoroso o Douglasia, è un afide chiamato scientificamente Gilletteella coweni il quale produce sugli aghi delle specie di batuffoletti bianco-chiari, cui segue l'ingiallimento, la deformazione e la caduta degli aghi stessi con atrofia di sviluppo anche dei germogli.
Per rispondere più esaurientemente ai quesiti da Lei posti, riteniamo che:

  1. una forte infestazione dell'afide, specie su piante giovani, può provocare una riduzione di sviluppo vegetativo con accrescimento più lento e stentato;

  2. l'ingiallimento o clorosi degli aghi, non è attribuibile ad infezione virale, ma è la conseguenza delle punture e quindi della esportazione degli umori linfatici da parte dell'insetto;

  3. la difesa con prodotti chimici, viene più che altro effettuata nei vivai, per evitare il diffondersi dell'infezione.

Tuttavia, nella fattispecie, si può operare con interventi da effettuare alla fine di maggio o ai primi di giugno, quando vi è la presenza delle neanidi di prima generazione.
I principi attivi più consigliati, rientrano nell'elenco dei comuni aficidi, quale l'Acefate (nome commerciale es. Orthofat), il Pirimicarb e l'Etiofencarb.
Infine, per quanto attiene rispettivamente ai punti 4 e 5, riteniamo che l'infuso di ortica, non abbia alcuna rispondenza terapeutica, come pure non risolve il problema, l'impedimento della salita delle formiche sul tronco, poiché l'infestazione a questo punto è già avvenuta e le formiche vengono attratte esclusivamente dalla escrezione dei liquidi zuccherini dell'afide, cioè dalla melata.