Da che cosa dipende l'inasprirsi dei problemi sanitari? Senza dubbio una delle cause principali è la monocoltura, la quale accentrando in breve spazio un grandissimo numero di individui della stessa specie (e talvolta di una stessa varietà) facilita il diffondersi di malattie specifiche, e in secondo luogo dipende dal sistema agamico di propagazione (talea, innesto) che, a lungo andare, induce nelle piante una minore resistenza verso gli agenti parassiti.
Uno dei maggiori impegni dei floricoltori è oggi, quindi, la difesa sanitaria delle loro coltivazioni, anche se i genetisti ogni anno mettono a loro disposizione nuove varietà spesso dotate di resistenza specifica verso questo o quel malanno. Tuttavia, almeno per ora, è assai difficile trovare razze o varietà di rose, ad esempio, che siano del tutto refrattarie alle più diffuse fitopatie, anche perché non sempre le più attraenti come forma e colore possiedono anche la ricercata resistenza agli agenti patogeni…
Indubbiamente sulla resistenza o suscettibilità delle piante a questa o quella malattia hanno molta importanza l'ambiente in cui le piante stesse vivono e le cure che ad esse sono prestate.
L'ambiente della serra, ad esempio, è assai diverso da quello che le piante hanno all'aperto, in natura; una posizione ben esposta e soleggiata è molto differente da una parzialmente in ombra., la vicinanza di case di alberi, di corsi di acqua ecc. può influire in senso positivo o negativo sulla sanità delle piante.
E cosi si dica delle cure colturali. Il floricoltore deve, in primo luogo, preoccuparsi di offrire alle sue piante il miglior ambiente possibile, dove le condizioni di vita siano le più favorevoli allo sviluppo vegetativo e contrarie a possibile diffusione di crittogame. In secondo luogo deve far sì che le piante non manchino del necessario apporto di elementi nutritivi e nella giusta proporzione: le piante ben nutrite sono più resistenti ai patogeni delle piante "affamate". Infine, le pratiche colturali, quali l'irrigazione, le vocazioni del terreno, il sistema di potatura, la raccolta del fiore, ecc. possono avere una influenza di un certo rilievo tanto sopra la vita del vegetale quanto sulla sua resistenza alle fitopatie. Chi ha il pollice verde lo sa molto bene!

Foglia di rosa colpita da «ruggine» o Phragmidium rosarum

Ticchiolatura o macchia nera della rosa da Marssonina rosae

Malattie dell'apparato radicale
Chi si appresta ad impiantare un roseto deve, innanzi tutto, preoccuparsi di mettere a dimora piante robuste e sane. Quindi la scelta del fornitore ha notevole importanza e le garanzie che egli può dare come serietà commerciale e tecnica possono valere anche qualche lira in più.
Qui non è proprio il caso di fare economie!
Se le piante arrivano in autunno è meglio non metterle a dimora subito, ma collocarle tutte, l'una vicino all'altra, entro una piccola fossa, quasi completamente ricoperte di terra. Saranno così protette dai geli invernali e le radici lavoreranno anche nel periodo di stasi vegetativa, formando nuove radichette che assicureranno la perfetta ripresa in primavera.
Se invece le piante arrivano a destinazione alla fine dell'inverno, bisogna metterle a bagno per almeno un paio di giorni, specialmente se hanno dovuto sopportare un lungo viaggio. La loro ripresa sarà così facilitata e non si avranno fallanze. A parte questi consigli sul preimpianto, è necessario aggiungere che le piante vanno ispezionate al loro arrivo perché non presentino radici rotte. o marcite; nel qual caso le parti non integre devono essere allontanate con le forbici.
Le malattie che colpiscono più di frequente l'apparato radicale della rosa sono dovute a funghi ubiquitari del terreno non in perfette condizioni (eccessiva compattezza, scarsa aerazione, ristagno d'acqua) che dalla sostanza organica su cui di solito vivono passano alle radici delle piante.
Si tratta della Rosellinia necatrix e di qualche altro micete, mentre la Armillariella mellea che produce. i ben noti carpofori mangerecci chiamati «chiodini», è capace di attaccare il colletto delle vecchie piante insieme alle radici più grosse. Ci sono pure alcuni batteri che possono approfittare delle cattive condizioni igieniche del suolo per colpire le piante. il caso dell'Agrobacterium tumefaciens che produce al colletto vistosi ingrossamenti che in un secondo tempo marciscono, portando la pianta a morte. Contro questi parassiti vegetali delle radici il primo vero rimedio sta ovviamente nel collocare a dimora piante di rosa sicuramente sane. Tuttavia, come trattamento precauzionale, si può immergere tutta la pianta in una poltiglia bordolese al 3% alquanto acida (cioè col solfato di rame non completamente neutralizzato dalla calce), la quale è attiva tanto contro i batteri. quanto nei riguardi dei funghi. Una buona sistemazione e lavorazione del terreno poi, in modo che non si verifichino ristagni d'acqua, è un'altra condizione che assicura alla rosa lunga e felice vita. produttiva, specialmente se il suolo viene conservato soffice e poroso o da frequenti sarchiature od anche, come oggi si preferisce, da un abbondante strato di pacciame.
E' da aggiungere che con l'impiego della pacciamatura (ed evitando quindi l'uso della zappa) si evitano anche quelle piccole lesioni alle radici che possono condurre a successive infezioni radicali. In alcuni casi, però, bisogna adottare, al fine di scongiurare possibili guai, provvedimenti di una certa importanza, quale la disinfezione del terreno con vapore o con i fumiganti chimici. Il vapore è preferito nelle serre mentre i fumiganti chimici vengono impiegati in pieno campo. Vengono di solito adoperati il bromuro di metile, il metam-sodio, il dicloropropano-dicloropropilene, il diclorobromopropano ed altri ancora, tutti utili anche per allontanare i nematodi, piccoli vermi estremamente dannosi di cui purtroppo i terreni a coltura intensiva sono spesso molto infestati.
La disinfezione preliminare del suolo, ad esempio, si rende indispensabile se il roseto deve essere impiantato su terreno già a bosco od a macchia, i cui abbondanti residui organici ospitano spesso una flora ricca di muffe. Oppure se si deve investire con nuove piante un vecchio giardino che ospitava arbusti o fruttiferi decadenti e malandati. In tal caso una disinfezione preventiva, anche se non garantisce del tutto l'immunità delle piante, per lo meno rende più difficili le condizioni di vita dei parassiti delle radici.
Comunque la durata di un roseto dipende in gran parte dall'attenzione con la quale è stato fatto l'impianto.

Muffa grigia o Botrytis. A destra ingrandite i conidiofori, organi riproduttori del fungo

Le malattie della parte aerea
Certamente la malattia crittogamica che più comunemente colpisce la rosa è il «mal bianco», causato dalla Sphaerotheca pannosa, un fungo che vive sulla superficie delle foglie ma che attacca anche steli e bocci fiorali. Poiché si nutre e sviluppa introducendo nelle cellule dei tessuti verdi i suoi «austori», i tessuti stessi imbruniscono, mentre all'esterno il fungo sviluppa la efflorescenza bianca che tutti i rosicoltori ben conoscono.
Ci sono rose molto suscettibili al mal bianco ed altre meno ma in genere, in favorevoli condizioni di temperatura, tutte le varietà vengono colpite, quale più e quale meno. Oltretutto, gli organi attaccati si deformano, le foglie divengono bollose, i boccioli abortiscono, cosi che la produzione dei fiori è seriamente compromessa. Un rimedio abbastanza efficace sta nell'impiego precoce, cioè al primo accenno del malanno, specialmente nelle zone più favorevoli allo sviluppo del fungo e per le varietà più suscettibili, di benomyl, dodemorf, tiofanato, pyrazofos, tutti antioidici specifici di buona efficacia. Ma indubbiamente la scelta di varietà resistenti, specialmente fra le rampicanti, può essere di grande giovamento per il giardiniere.
La seconda malattia, in ordine d'importanza , è indubbiamente la «ticchiolatura», chiamata anche volgarmente «mal nero», provocata da Marssonina rosee (o Diplocarpon). E' frequente soprattutto nelle annate umide e verso la fine dell'estate, cagionando una caduta precoce delle foglie, largamente cosparse sul lembo di grandi macchie rotonde nere. Il danno può essere assai grave perché, a parte la perdita dell'ultima fioritura tardiva nelle varietà rifiorenti, il legno dei rami non matura e non maturano bene le gemme, con serie conseguenze per la successiva vegetazione primaverile. C'è chi non dà molta importanza a questo fungo e ne trascura la lotta, data la limitata importanza della fioritura autunnale, ma tale disinteresse non è assolutamente giustificato. Infatti le piante infette possono presentare la malattia anche precocemente in primavera, e allora sono guai, intere piante possono morire rapidamente.
Il mal nero si può combattere facilmente con i prodotti cuprici (poltiglia bordolese all'1 %) con i più moderni anticrittogamici organici di sintesi (zineb, ziram, ferbam, maneb, captano, mancozeb ecc.), od anche con i cosiddetti cuprorganici, miscele di sali di rame e di organici di sintesi. Comunque per l'impiego bisogna attenersi alle concentrazioni consigliate dalle case produttrici dei formulati, di cui il commercio offre una vasta gamma con nomi di fantasia. L'intervento deve però essere tempestivo, cioè deve anticipare la possibile comparsa della malattia, quando le condizioni di temperatura ed umidità favoriscono lo sviluppo del fungo. Di solito le irrorazioni si fanno nei mesi primaverili (da aprile a giugno) e in fine estate (agosto-settembre) una ogni dieci giorni.
 

Varie parti di pianta di rosa colpite dal mal bianco od oidio

Gli interventi appena citati possono combattere, nello stesso tempo, anche altre malattie delle foglie che, pur non essendo frequentissime, possono comunque costituire un pericolo per la rosa: la peronospora (Peronospora sparsa), la ruggine (Phragmidium subcorticium), la cercospora (Cercospora rosae) e qualche altra.
La peronospora si riconosce per le macchie oleose che compaiono sulla pagina superiore e la muffetta grigia sotto: la ruggine per macchie giallastre e pustole scure polverose; la cercospora per, numerose piccole macchie bruno-rossastre. Con prodotti differenti, e cioè benomyl, tiofanato, tiofanato metil, gli stessi già consigliati contro il mal bianco, si può invece prevenire l'attacco della muffa grigia o Botrytis cinerea che può svilupparsi sopra tutte le parti della pianta, e specialmente sui fiori, durante i periodi più piovosi dell'anno ed anche in serra in condizioni di scarso arieggiamento e notevole umidità relativa.
Negli ambienti protetti, tuttavia, un miglior rimedio è una buona ventilazione che effettui un soddisfacente ricambio d'aria e diminuisca il tasso di umidità. Altri funghi ancora possono colpire la rosa, anche con minore frequenza. Come il Cylindrosporium e il Coniothyrium, causa del seccume di rami, ed altri che provocano il formarsi di pericolosi cancri sull'innesto e sui fusti.
Particolarmente pericoloso, infine, si dimostra il Verticillium alboatrum che insinuandosi dalle radici nei vasi vascolari, produce una mucillagine che blocca il flusso della linfa, facendo repentinamente morire le piante o parte di esse. A questo malanno grave, anche se non troppo frequente, non c'è rimedio, bisogna estirpare le piante colpite, bruciarle e disinfettare il suolo prima di mettere altri arbusti a dimora; la verticilliosi o tracheomicosi può infatti colpire diverse specie legnose, oltre che piante erbacee da giardino e da orto. Anche per questo motivo una disinfezione del suolo prima dell'impianto con i prodotti fumiganti citati all'inizio, può essere una buona garanzia di durata e di sanità del roseto.

Carpofori di Armillaria mellea

Sintomi dell'attacco su fusti di rosa, da parte di Coniotyrium wernsdorffiae