Durante l’inverno nelle Isole Canarie, Euphorbia regis-jubae manifesta tutto il suo vigore vegetativo.

 

 

Euphorbia caput-medusae in fiore nel giardino tropicale di Montecarlo.

 

Alcune differenze sostanziali distinguono le Cactaceae dalle Euphorbiaceae. Mentre nelle prime le foglie sono presenti soltanto come eccezione di breve durata (Opuntia cilindrica), nelle seconde le foglie sono assai frequenti, ed in alcune specie anche molto espanse (Euphorbia pulcherrima), oppure cadono I soltanto quando la pianta va in riposo o per la siccità o per le basse temperature, come accade inEuphorbia milii. Nelle specie desertiche le foglie, assai ridotte, compaiono per breve tempo, e poi cadono.

Altra distinzione, le spine. Nelle Cactaceae le spine sono foglie trasformate, nascono da zone del fusto chiamate «areole», e sono sempre numerose per ogni areola. Le spine delle Euphorbiaceae spesso derivano, invece, dai peduncoli fiorali, si trovano sempre sugli angoli dei fusti e sono o isolate oppure a due a due.

Anche il fiore è molto diverso, anzi avrei dovuto incominciare appunto dal fiore. Il fiore delle Cactaceae, sempre molto vistoso, ha molti petali veri e moltissimi stami. Quello delle Euphorbiaceae è di solito giallino ed insignificante, non possiede petali, e se è vistoso, la sua bellezza è dovuta a brattee colorate cioè a foglie petaloidi (Poinsettia, E. fulgens) che attorniano i fiori maschili e femminili. Tale fiore, tipico della Famiglia, viene chiamato «ciazio», e possiede abbondanti ghiandole nettarifere per attirare gli insetti pronubi.
Ancora, l’accrescimento delle Euphorbiaceae spesso è rapido, mentre quello delle Cactacee è assai lento.

Tuttavia la caratteristica che più salta all’occhio del neofita collezionista di piante grasse , è il latice che una euforbia tagliata lascia gemere dallo stelo. Un tempo questo lattice essiccato (E. resinifera, E. canariensis, E. regis-jubae) veniva usato sin dall’antichità in medicina come starnutativo, rubefacente e vescicatorio. Il suo impiego si trova citato già in Plinio ed in Dioscoride. Il fatto è che il latice delle euforbie è velenoso e può causare irritazioni anche gravi alle mucose degli occhi, del naso e della bocca, ragion per cui è bene fare attenzione che non lo tocchino i bambini. Ma per la pianta è la principale difesa contro eventuali animali erbivori del deserto che non possono assolutamente cibarsi dei fusti carnosi ed invitanti, pena gravi disturbi intestinali.
Le Cactaceae, invece, che raramente hanno succo velenoso, si difendono molto bene con la loro copertura di pungenti spine che scoraggia qualsiasi predone. Guardate un po’ Opuntia horrida o Echinocactus grusonii!

 

Euphorbia polyacantha allevata ad alberello in un giardino delle Isole Canarie.

 

 

Euphorbia caerulescens,
irta di forti spine binate.

 

L’ambiente
Tanto le cactacee quanto le euforbiacee succulenti vivono in un ambiente desertico. Le prime sono originarie in prevalenza delle Americhe, le seconde invece provengono un po’ da tutto il globo pur essendo prevalenti in Africa e nelle Isole Canarie.
Alcune Cactaceae a volte si spingono sino a notevoli altitudini, come Trichocereus peruvianus che sulle Ande sfida le nevi. Le euforbie invece sono freddolose e preferiscono tutte climi caldi e terreni ben asciutti o addirittura aridi dove stanno a loro perfetto agio. Tanto i cactus quanto le euforbie, sotto il sole a picco e con scarsissime risorse idriche, hanno imparato ad ingrossare i fusti, a riempirli di succo in previsione dei tempi grami, a ricoprirsi di sostanze cerose per ostacolare la evaporazione della preziosa acqua immagazzinata, e poiché le foglie compromettevano il bilancio idrico della pianta, se ne sono disfatti o trasformandole in spine od anche semplicemente lasciandole cadere, dando incarico ai fusti verdi della indispensabile funzione clorofilliana.
Anche i fusti hanno assunto forme speciali che facilitano la vita nel particolare ambiente desertico. Le costole, i solchi, i rilievi, le scanalature, servono a dare elasticità ai fusti stessi; quando c’è acqua i fusti si dilatano facilmente grazie alle costole, quando viene la siccità i fusti si contraggono altrettanto facilmente nel perdere l’acqua.

 

Ai tropici Euphorbia tirucalli viene utilizzata per fare le siepi.

 

Le euforbie dei deserti
Nelle nostre collezioni o nei giardini beneficati dalle miti temperature della Riviera o delle Isole, sono frequenti le euforbie , alcune anzi sono molto comuni perché propagate e vendute dai vivaisti. Una di queste è la grande Euphorbia abyssinica nella sua forma eritreae, veramente imponente e di rapida crescita. Può raggiungere i 10 metri di altezza nei nostri climi caldi e in piena terra, dove fiorisce e fruttifica regolarmente. Naturalmente questa bella pianta non è consigliabile per collezioni sul balcone o per il rocciato, ma si adatta bene in casa in un grande vaso, se c’è abbastanza luce e sempre che non sia troppo alta. Tuttavia lo sviluppo delle euforbie succulenti varia moltissimo. Eccone una che sta nel palmo di una mano. E’ Euphorbia obesa del deserto di Kyalami, una piccola palla senza spine. Crescendo si allunga un po’, ma non molto; vuole molto caldo, sole e pochissima acqua. Assai simile, ma di sviluppo un po’ maggiore è E. meloformis, sempre della regione del Capo di Buona Speranza.
Altre volte, per difendersi dal forte vento delle piane desertiche, le euforbie assumono abito strisciante, com’è il caso di Euphorbia caput-medusae, sempre dell’Africa del Sud. Un cespuglio di questa specie sembra un groviglio di serpi, appunto com’era la testa della mitica Medusa, con i fusti prostrati che da noi in primavera si ricoprono di innumerevoli fiorellini bianchi.
Di sviluppo intermedio sono le euforbie che s’incontrano alle Canarie, dove colonizzano i terreni rocciosi vulcanici sul lato meridionale delle Isole e dove, a detta della pubblicità turistica, splende il sole per 365 giorni l’anno. Effettivamente mi è capitato di vedere, nell’Isola di Lanzarote, una distesa di Euphorbia e di Kleinia, in una zona dove non pioveva da un anno e mezzo. Le piante avevano lasciato cadere le foglie, i fusti grossi e carnosi erano ancora intatti, piantati sul basalto nero di una non recente colata lavica.
La specie più comune nelle Isole Canarie è Euphorbia canariensis, con bei fusti lisci e puliti alti da uno a due metri. Forma colonie dense di fusti sopra rocce assolutamente inospitali, come ad esempio nella parete lavica che sovrasta l’abitato di Santa Cruz a Tenerife. Sembra impossibile che la vita possa abbarbicarsi anche in luoghi simili!
Attraente anche per la sua generosa fioritura gialla, E. regis-jubae, e per i fiori rossi E. atropurpurea, che lascia cadere le foglie in tempo secco.
Il genere Euphorbia è molto ricco di specie, circa un migliaio. Ed alle specie si aggiungono nuove varietà selezionate dai vivaisti, con fusti ridotti o contorti, o crestati, o venati di bianco, così che i tipi a disposizione dei collezionisti è notevole. Ricordo una varietà ‘Pallancae’ di E. eritreae con variegatura giallo-oro, osservata in una mia recente visita ai vivai Pallanca ed una varietà ‘Bordighera’ di E. grandidens. Altre specie che s’incontrano spesso nelle collezioni e nelle serre dei vivaisti sono E. grandicornis che, pur assumendo in piena terra l’aspetto di un alberello, si adatta bene a modesti vasi ed è molto diffusa perché strana ed attraente per le grandi spine ed i corti segmenti tormentati; E. squarrosa dai fusti triangolari, ricca di foglie caduche; E. pseudotriangularis, spesso coltivata dai vivaisti perché in breve dà vasate piene e compatte; E. knuthii dalle grosse radici tuberiformi, tipo adatto per straordinari bonsai; E. alcicornis dai fusti prima cilindrici eppoi triangolari e piatti; E. echinus con fusti esagonali ed ottagonali molto grossi ecc. Alcune specie presentano fusti molto sottili, privi di spine, come E. tirucalli, che ho visto ai tropici impiegata per fare siepi; i fusti secondari si addensano sulla cima dei principali, formando scopazzi caratteristici.

Note di coltivazione
Se si desidera che le euforbie della nostra collezione di piante grasse o del giardino roccioso abbiano lunga vita è bene tener conto di alcune indicazioni colturali, che rispecchiano- del resto le esigenze delle piante.
In linea generale direi che le euforbie vogliono più caldo e più luce delle Cactaceae e meno acqua di queste. Quindi bisogna, assicurare alle piante una posizione calda e luminosa leggermente velata, semmai, nelle ore più calde dell’estate, soprattutto se esse sono contenute in vasi disposti sul pavimento, di un terrazzo. Anche le piante grasse, infatti, possono soffrire dell’eccessivo calore estivo, e la migliore soluzione sarebbe di collocare i singoli vasi, che non devono essere troppo grandi, in cassette o contenitori maggiori ripieni di argilla espansa. Il vaso, come ho detto, non deve essere troppo grande, anzi è bene che sia piccolo. Per le specie di modeste dimensioni possono essere molto utili le ciotole. Se il recipiente è troppo grande, ha troppa terra l’acqua viene smaltita dopo ogni annaffiatura con lentezza, e ciò può essere dannoso. Curare soprattutto che il drenaggio sia ottimo. Si pone sul fondo il solito coccio, poi sopra si mette un pugno di ghiaia, e sopra ancora il terriccio preparato appositamente, non una terra qualsiasi prelevata in giardino.
In tema di terriccio per le euforbie i pareri sono alquanto discordi. C’è chi prescrive terra fibrosa più sabbia grossolana più torba. Altri preferiscono usare scorza di abete, sabbia, torba e pomice. Altri ancora giurano sopra una miscela di terra di prato, sabbia grossolana, mattoni sbriciolati e sfatticcio di letame in parti uguali. Infatti, se il terriccio per le euforbie deve essere molto poroso, non deve però asciugare troppo alla svelta e, in più deve contenere gli elementi fertilizzanti utili allo sviluppo delle piante. Un problema, nelle nostre regioni settentrionali, e la conservazione delle euforbie durante l’inverno. Di solito il locale destinato alle Cactacee va bene anche per le euforbie. Basta che sia luminoso e che la temperatura oscilli fra i 12 ed i 14 gradi. Piuttosto è l’acqua a dover essere molto ben regolata. Le euforbie, come la maggior parte delle piante, hanno esse pure un periodo di riposo che nei nostri climi si identifica con l’inverno. Quindi bisogna lasciare le piante piuttosto secche in tale periodo, mentre se l’ambiente dovesse accusare temperature di 20 e più gradi (come talvolta capita nelle case riscaldate col termosifone) una modesta annaffiatura delle piante si deve fare ogni tanto anche in inverno, affinché i fusti non si raggrinzino troppo. Ma l’acqua va data sempre con molta attenzione e parsimonia, quanto basta. Le annaffiature invece saranno più frequenti ed abbondanti nel periodo vegetativo, quando fa caldo ed i fusti si allungano e ramificano, durante la primavera-estate, badando tuttavia di non eccedere e controllando che non si formino ristagni assai pericolosi. Si fornisca l’acqua, poi, al piede delle piante, senza bagnare i fusti, specialmente nei soggetti innestati. Bisogna sempre ricordare che si tratta di piante pochissimo esigenti in fatto di acqua, e che l’acqua costituisce per loro il maggiore pericolo.
Se invece le euforbie si vogliono coltivare all’aperto, in un rocciato oppure in un aiuola destinata anche ad altre piante grasse ci si deve assicurare innanzi tutto che il suolo sia abbastanza poroso e permeabile. Si provveda, semmai, a garantire il suo perfetto drenaggio aggiungendovi sabbia e piccoli sassi. Spesso non é il caso di collocare le piante direttamente in sito, ma è preferibile sistemarle piuttosto nel rocciato o nell’aiuola con tutto il vaso affondando questo nella terra cosi che le piante sembrino uscire direttamente dal suolo. Una copertura di teli di plastica per i giorni troppo piovosi della fine estate e dell’autunno può essere pure prevista, almeno sino al giorno del ritiro dei vasi in serra od in casa. Durante stagione vegetativa possono essere ministrati sempre con molta parsimonia, anche concimi minerali solubili insieme alle consuete annaffiature.
La moltiplicazione delle euforbie si può ottenere assai facilmente per mezzo di talee di fusti tolte dalle piante madri e fatte radicare in vasetti molto ben drenati in un terriccio composto quasi esclusivamente di pozzolana, sabbia grossolana, vermiculite ecc. Le talee appena tagliate vanno messe in acqua tiepida per un po’ di tempo perché il latice non si secchi. Poi asciugate accuratamente e lasciate per diversi giorni in ambiente caldo ed asciutto prima della piantagione.
Di solito l’attecchimento è facile e rapido, quanto e più delle talee di Cactaceae.

Le altre euforbie
Anche se questa nota è fatta per le euforbie succulenti, non posso esimermi dal ricordare che nella flora del nostro Paese si possono annoverare alcune euforbie erbacee annuali al nord, e diverse euforbie arbustive perenni al Sud e nelle Isole, specie tutte di scarso interesse per il giardino. La sola specie erbacea coltivata nei nostri giardini è Euphorbia marginata dell’America del Nord, utilizzata per aiuole e bordi grazie alle sue brattee bianche.
Nelle coltivazioni industriali, invece, sono largamente diffuse E. pulcherrima o Poinsettia ed E. milii (E.  splendens) per vasi fioriti, mentre E. fulgens, già da anni coltivata dagli orticoltori olandesi e tedeschi, sta affermandosi anche da noi in questo momento quale pianta da fiore reciso. Mentre E. milii ha diversi punti di contatto, come coltivazione, con le euforbie succulenti di cui abbiamo detto più sopra le altre due specie richiedono, tecniche assai diverse che dovrebbero essere illustrate in uno scritto a se stante.