Sono trascorsi circa tre anni da quando, tornando da un paese dell'Africa orientale, ho portato e coltivato alcuni semi di un arbusto sempreverde raccolti ad un'altitudine di 1.200-1.400 metri, in una zona sassosa, ma umida per le infiltrazioni d'acqua proveniente da una grande montagna poco lontana.
La veduta, da una certa distanza, di una macchia verde in un habitat tutt'intorno brullo, sollecitò la mia curiosità tanto che fui ben felice di osservare da vicino tale macchia.
Si trattava di una vasta area coperta di arbusti della stessa specie, come un'isola a sé stante, circondata da altre erbe della famiglia delle graminacee generalmente presenti nelle pianure della savana.
Tali arbusti, con foglie ovate, dal margine ondulato, paripennate opposte, di colore verde lucido brillante, cui fanno riscontro nei rami nuovi d'annata, e non in tutti gli esemplari, alcuni aculei di un centimetro circa, alla distanza tra loro di 3-5 cm, di un verde molto scuro, quasi nero.
In cima ai rami nuovi, si trovano infiorescenze terminali a grappolo di un colore azzurro molto intenso ed un leggero e delicato profumo.

Alcuni ramoscelli più vecchi dello stesso arbusto, portano i grappoli di semi rotondi e di colore aragosta al momento della maturazione, rotondi e della grandezza di un chicco di pepe.
Sapendo di trattenermi in loco per oltre un mese ho raccolto dei semi, parte dei quali messi a dimora nella missione dei Salesiani di cui ero ospite, mentre ne ho messi una decina a maturare al sole con il proposito di portarli in Italia.
Ed ecco le esperienze fatte: i semi interrati in missione hanno iniziato a germinare nel giro di circa 10 giorni nella misura di oltre l'80%. In Italia, a Loreto, dove abito, ho collocato i semi in una vaschetta per semine contenente una composta di terra porosa da giardino, sabbia fine di fiume e poca torba, alla temperatura di 22-24 °C. Questo avveniva alla fine di aprile di tre anni orsono. Dopo due settimane circa, sono spuntate 5-6 piantine, molto delicate e bisognose di cure nei primi venti giorni dalla germinazione. Andando verso la buona stagione, alla fine di maggio provai a ripicchettarle con la stessa composta di semina arricchita però di sabbia onde aumentarne la percentuale di calcare, per rendere cioè una condizione simile a quella dell'habitat naturale.
Alla fine del primo anno erano rimaste soltanto tre piantine però molto rigogliose. Durante l'inverno le ho riparate in serra temperata, non calda, a 2-4 °C nei giorni più rigidi. Ora questi tre esemplari sono molto belli e durante l'anno, esclusi i 3-4 mesi freddi, sono sempre fioriti e carichi di semi.
 

La pianta coltivata è Circaea australis. Nella flora italiana è presente Circaea alpina, illustrata nel disegno, pianta rara dai fiori bianco-rosa che cresce solitamente in terreni sassosi e con apporto idrico di falda.

Gruppo: Cormofite
Divisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones (Magnoliatae)
Sottoclasse: Rosidae
Ordine: Myrtales
Famiglia: Oenotheraceae
Genere: Omagraceae
Specie: Circaea
Varietà: Australis
Fiori: azzurro intenso, ermafroditi , ciclici, eteroclamidi, inflorescenze a grappoli term.
Calice: dialisepalo
Corolla: pentamera
Androceo: aplostennone
Gineceo: infero.