L'aerea leggerezza della fioritura di Caesalpinia pulcherrima si trova in quasi tutti i giardini dell'isola di Mahè

Petrea volubilis copre di grandi pennacchi blu la vegetazione scomposta dalla crescita irruente

«Era desiderio di viaggiare, null'altro, ma così violento e appassionante da sembrare illusione dei sensi. Aveva la smania di vedere… sotto un cielo denso di vapori, un paesaggio, una distesa tropicale paludosa umida, lussureggiante e mostruosa; una specie di antico mondo primitivo di isole di acquitrini, di fanghiglia e di corsi d'acqua; vedeva ergersi dal suolo un lascivo viluppo di felci, di piante grasse favolosamente rigogliose, di chiomate palme vicine e lontane; vedeva meravigliosi deformi alberi sprofondare le radici attraverso l'aria nella terra in un mareggiare verde e sgargiante di tralci tra i quali si aprivano fiori galleggianti bianchi come latte e …». Così Thomas Mann traccia nelle prime pagine di Morte a Venezia l'inquieto desiderio del protagonista di fuga dal quotidiano tran-tran. E queste https://www.verdeepaesaggio.it/immagini mi tornavano in mente a Mahè allorché, un giorno sotto un cielo a tratti piovoso, ritornando da Baye de l'Intendence battuta dai furiosi cavalloni oceanici e per questo avvolta in una irreale atmosfera lattescente, mi volli inoltrare per un incerto viottolo sulla mia sinistra che sembrava promettere un ingresso insicuro, ma certo, verso la foresta che costeggiava la strada serrata. Alle https://www.verdeepaesaggio.it/immagini evocate da Mann, il silenzio, un silenzio assoluto non interrotto da stormire di fronde o strisciare di bestie, ma che sentivo pieno delle voci taciute dei suoi abitanti, aggiungeva fascino e suggestione.

Acalypha wilkesiana fiancheggia spesso le strade rendendole viottoli tra aiuole fiorite, anche se íl colore è tutto nelle foglie

Cassia alata nelle radure al margini della foresta distende le grandi foglie composte alzando i candelabri delle gialle infiorescenze

Immagini suggestive
Mi avviai con la macchina fotografica protetta da un sacchetto di plastica contro gli scrosci improvvisi, tornando però subito sui miei passi per rifornirmi dei sacchetti di tela ove stivare gli innumerevoli semi che mi si erano subito offerti: era Cassia alata che nelle piccole radure tra il viottolo e la foresta ove maggiore era la luce, distendeva le grandi foglie composte e innalzava i candelabri fiorali con le corone gialle cui le brattee rossicce davano maggior risalto. Erano i tralci di Hibiscus surattensis che assalivano i cespugli, come da noi i rovi, distendendovi un ricco tappeto di larghe corone avorio a cuore rosso; erano i festoni di Thunbergia grandiflora alba che senza risparmio creavano cortine di favola tra gli alberi, dritte e costellatissime di fiori; erano le tante piccole e grandi erbe che a profusione fiorivano di giallo (Ludwigia), di viola (Abrus praecatorius) e di bianco.

Nella foresta impaludata dietro Baye de l'Intendence il «giglio delle paludi» (Crinum asiaticum) apre i suoi candidi fiori e distende le magnifiche foglie carnose, con un'impressione di innocenza smentita dall'essere tutto impregnato di succo velenoso

Se le corolle bianche di Mann erano forse le ninfee, qui c'erano altre carnose corone bianche in mazzi fitti tra le foglie cuoiose larghe e verde scuro del «giglio delle paludi» (Crinum asiaticum).
Il fango delle rive semiemerse e l'acqua scura dell'acquitrino ne erano tutti pieni in una certa area, e quel candore verginale tra tanta natura in fermento non poteva non colpirmi come nel più romantico dei racconti. Il volo d'un barbagianni disturbato tagliò il silenzio della foresta con un soffocato frusciare setoso, mentre in bilico su un sasso coi dito sullo scatto aspettavo che alla nube più fitta succedesse la schiarita per cogliere quella massa di Hedychium coronarium laggiù dove indovinavo che l'acqua della palude si incanalava a ruscello. Dio mio quanti fiori! mi dicevo, e i getti così rigogliosi dovevano essere alti quasi 2 metri, altro che i 90-120 cm riportati nei testi o raggiunti dal mio cespo in vaso grande in terrazza. Uno scroscio di pioggia forte quanto breve mi incollò la polo alla pelle dato che non avevo neanche provato a ripararmi, tranquillo per la Canon rudimentalmente ma efficacemente protetta. La temperatura e l'assenza di vento erano tali da far sentire a proprio agio anche coi vestiti inzuppati. Sotto le fronde a ridosso del tronco ove m'ero accostato dopo aver ben guardato che non ci fosse una delle frequenti e grandi tele con un bel ragnone nero e oro al centro di cui non avevo voglia di sperimentare se avesse detto il vero la donna che spazzava le foglie sulla spiaggia (molto velenoso) o il giovane che spaccava noci di cocco (un po' di gonfiore), mi guardavo attorno curioso.
Distinsi allora giusto per il loro movimento, mimetizzate com'erano tra il bruno delle foglie, delle enormi chiocciole affusolate che strisciavano veloci sul piede, fermandosi a rodere un bulbo affiorante; e dire che di gusci identici ne avevo alcuni a Roma e li avevo creduti di gasteropodi marini. Vedevo anche i buchi nel fango, tane di granchi ormai lo sapevo, ma senza che gli abitanti vi facessero capolino. Al repentino apparire del sole il paesaggio mutò passando dalla muta tristezza della penombra alla pesante bellezza di mille verdi aggrovigliati ove il ramo in putrefazione cariato e verminoso era già rinnovellato da un tenerissimo getto di ipomea che con determinazione insospettabile lo avvolgeva, mentre ciuffi di felci e di selaginelle si erano insediate nelle cavità.

Beaumontia grandiflora, originaria dell'America del Sud sembra aver trovato qui, come tante altre piante, un ambiente ideale per la sua magnificenza

Come una bianca farfalla i petali di Costus speciosus si aprono sulla pigna dell'infiorescenza per sparire e succedersi rapidamente

Alberi maestosi
Gli alberi più grandi, maestosi, come i kukui (Aleurites moluccana) la «mela d'oro», (Spondias cytherea), il takamaka (Calophyllum inophyllum) sfolgoravano di energia con la chioma alta sopra tutte per godere il sole, anche se le liane, i rampicanti, silenziosi e tenaci, li avevano presto raggiunti e sopraffatti ed ora le chiome volgevano in basso sotto il peso di innumerevoli festoni.
Scindapsus (il pothos delle graziose ciotole in cucina o in ufficio) qui ha ben altre irruenze puntando deciso alla conquista di enormi tronchi che copriva con smaglianti foglie marezzate di giallo. Passarono dei minuti, incantato dalla bellezza, l'unica forma dello spirito – insieme amabile e visibile – che possiamo percepire coi sensi e sensibilmente intendere.
Tornai alla macchina come se fossi uscito da un mistero, e riscuotendomi depositai i sacchetti di semi, baccelli, pissidi, grappoli che avevo raccolto annotando velocemente caratteristiche della pianta e correlazione con le foto scattate.
Mia moglie mi sorrise vedendomi trafelato, zuppo, sporco, carico, ma con l'occhio che brillava.

Ipomoea carnea è una delle ipomee che invece di strisciare ha deciso di alzarsi con arbusti semilegnosi, fiorendo a profusione

Al di là dei muretti
L'indomani mi dedicai ad una lunga passeggiata a piedi attorno all'albergo in direzione di Victoria, la capitale. Avevo già notato viaggiando per l'isola con uno dei due tipi di auto noleggiabili, una Mini-moke, (l'altro è un Suzuki), che ogni casa, anche la più modesta, aveva attorno fiori e piante ornamentali coltivati, sicché ero sicuro che avrei trovato molte cose da vedere, più che all'Orto Botanico piccolo e poco vario.
A chi si inoltra fuori dagli itinerari consueti con spirito felicemente disposto a piede lieve, pur senza essere un botanico togato, può infatti capitare in quest'isola dai vari microclimi sia pure nell'ambito del tropicale, la grazia di rivelazioni favoleggiate, come la felce azzurra (in realtà una Selaginella) smaltata di celeste in una radura colpita dal sole e, poco dopo, mimetizzata nel verde al volgere del raggio, o di raccogliere tra l'erba i dorati pomi di Cytera.,i frutti di Spondias cytherea dal sapore tutto particolare caduti dalle altissime fronde, o scorgere tra l'erba e i sassi umidi il fiore bianco di Laurentia longiflora solitario in cima all'erbetta che è la pianta, simile ad un gelsomino e com'esso profumato e apparentemente innocente ma che nasconde nel succo latteo un potente tossico. Tante altre erano le piante già viste in giro tra Orto Botanico e giardini degli alberghi, ma questa volta volevo vedere cosa cresceva al di là dei muretti e delle staccionate, ciò che faceva parte della vita di tutti i giorni dei residenti.
Gli alberi di «pomme cannelle» (Annona reticulata) erano in procinto di maturare i frutti e se ne vedevano qua, e là sotto l'assalto gioioso di qualche ragazzino munito di pertica, o del proprietario che ne faceva raccolta per il mercato. Costus speciosus presidiava una parcella d'un miniorto traversato da un ruscelletto, assieme all'onnipresente Acalipha in tutte le possibili arlecchinate di colore, e al croton (Codiaeum pictum) che ho visto fino a dimensioni di vero albero di 4-5 metri accanto alla veranda d'una casa di campagna sulla strada per Police Bay. I fiori di Costus sono come una bianca farfalla posatasi sulla rossa struttura dell'infiorescenza.
Il dorato di una grande cassia, più correttamente un Peltophorum pterocarpum (sin. P. ferrugineum) mi fece entrare fin dentro un giardinetto suscitando l'interesse della padrona che mi invitò a vedere che bella cosa c'era sul retro. Oltrepassata una latta di benzina modificata a fornello a carbone su cui arrostivano delle trance di tonno fumando lievemente d'azzurro e che poi, coperte di salsa di cipolle e pomodoro e peperoncino avrebbero costituito la pietanza usuale dei nativi, un'altra donna mi sorrideva indicando i radi rami privi di foglie e ricchi di grappoli apicali di capsule rosso scuro, irte di grossi ricci, dall'«annatto» (Bixa orellana) da cui si ricava il più diffuso ed innocuo dei coloranti in rosso, usati dai rossetti agli alimenti, oltre che per le stoffe quando in passato i colori all'anilina erano ancora da inventare.
Nell'uscire era un magnifico esemplare di Crinum a farsi immortale per diapositiva, mentre dei croton e delle acaliphe disseminati ovunque non mi curavo più di tanto.

Ecco la felce azzurra che appare magicamente tale solo sotto la carezza del raggio di sole nelle radure, si tratta di una Selaginella la cui struttura delle cellule è tale da concentrare e assorbire la luce, assumendo così il peculiare colore

Un altro rampicante, Antigonon leptopus che qui fiorisce a profusione

Fiori, bacche e baccelli
Pochi metri più avanti era una magnifica Petrea volubilis dai grappoli azzurri e blu a fermarmi per alcuni minuti sorprendendomi per l'abbondanza della fioritura non mai così vista né a Cuba o a Caracas o al Cairo. Tanta magnificenza non mi faceva trascurare le siepi dove per esperienza so che in tutte le parti del mondo, si concentra un'ampia gamma di specie. Ecco i fiori tipici di Clitoria ternatea, un piccolo rampicante biennale o perennante che produce fiori solitari dall'ampio labello blu porcellana che sfuma al celeste fino al bianco al centro; ecco Centroseme pubescens, simile ma a fiore rosa, ecco i tozzi semiaperti baccelli di Abrus praecatorius che mostrano i rossi semi corallini dall'occhio nero, velenosissimi, e che in tutti i tropici sono impiegati per infilare collane; ecco le siepi costituite da una pianta (Pithecellobium dolce) le cui foglie tronche e curiosamente appaiate sono elegantemente marezzate di chiaro e i cui baccelli maturando si attorcono a cavatappi, aprendosi e mostrando i semi rossi con arillo bianco. Altri arbusti non riuscii a classificarli, forse si trattava di Pisonia. Un giardinetto era pieno di un enorme albero del pane, ma non quello a foglie incise e frutti grossi come una palla di cannone (Artocarpus altilis) bensì Artocarpus integrifolia che produce enormi frutti di 5-6 chili direttamente dal tronco e dai rami più grossi. Purtroppo non erano ancora maturi nell'isola sicché non potei gustare le deliziose frittelle che si fanno con la polpa. Accanto vi era una piccola Annona muricata con pochi frutti, mentre una bougainvillea dorata se la cavava dall'invadenza delle fronde straripanti fuggendo per la staccionata alla ricerca del sole. La strada ad un certo punto costeggiava la grande spiaggia di Beau-Vaion ed era quasi tutta ombreggiata dalle chiome fitte di Terminalia bellirica a frutti rotondi e verdini, e di Terminalia catappa dai frutti amigdalini, entrambe a tronco tozzo e possente, impalcate basse e con grandi foglie coriacee simili a quelle di Magnolia grandiflora ma a punto tronca.
Ad esse si alternava qualche Hibiscus tiliaceus dalle dimensioni arborescenti a foglie molto ornamentali e fiori giallo paglia semiaperti a petali turbinati che, se si aprissero, mostrerebbero un'ampia corolla con macchia rossa al cuore. La palma da cocco la faceva da padrona, come ovunque, nascendo a casaccio, e come ovunque nell'isola si trovavano piantati dei paletti a punta aguzza su cui ognuno poteva decorticare una noce per dissetarsi bucando uno dei tre occhi che stanno al capo del frutto, o mangiare la polpa dopo averla spaccato con una pietra. Privare la noce delle fibre che la stringono, soffici e tenaci, è un'operazione che vista fare ai nativi con rapidità e apparente facilità induce subito a provare: la prima volta la noce scappa in su dalle mani che la stringono mentre gli avambracci risentono una gran botta, poi decisione e colpi corti accompagnati da torsioni sul frutto trafitto portano ad avere in mano la palla marrone della noce.

Il frutto di Eugenia acquea è più bello a vedersi che buono a mangiarsi scipito com'è

Non sono petali ma brattee, ossia foglie trasformate, quelle che ricoprono profusamente questo alberello di Mussaenda erythrophylla 'Rosea'

Frutti stravaganti
Davanti ad una villa che scoprii subito essere un hotel piccolo e delizioso, una magnifica Ravenala madagascariensis apriva il suo ventaglio di foglie orgogliose come un pavone che faccia la ruota, mentre ai suoi piedi una piccola Licuala grandis tutta compatta con le foglie plissettate, elegantissime, sembrava snobbare l'africana smaccata.
Nel giardino un magnifico esemplare di Eugenia acquea (sin. Sizygium acqueum) dalle grandi foglie ovali e cuoiose, era carico di grappoli di frutti maturi rosa vivo dalla singolare forma a campana: a mangiarli sembra bambagia cristallina intrisa d'acqua dolciastra che sotto il palato si riduce a niente. La specie è comune ma i frutti sono proprio sciapi sicché restano spesso al suolo. Accanto vi erano Averrhoa carambola dai frutti verde pallido, traslucidi, dalla foggia singolare per cui affettati danno rondelle a stella (ecco spiegato perché la chiamino «star apple»). Sono buoni al naturale, ricchissimi di succo, ma ancor meglio stufati con zucchero fino quasi a caramellarli. Accanto c'era anche la meno comune A. bimbi dai frutti come pallidi cetriolini mignon attaccati a grappoli al tronco o ai rami più grossi: sono usati in cucina come componente per dare acidulo alle pietanze. I manghi vi erano per lo più a frutti stretti e lunghi caratteristicamente ricurvi a S. Cominciavano a maturare allora (era la fine di luglio) colorando il verde della buccia di rosa e rosso.
Con essi le papaie, tonde e saporite, mentre per l'ananas si sarebbe dovuto attendere un altro mese. Passiflora edulis era invece abbondante e in albergo la servivano a colazione tagliata in due gusci, e con mio stupore tutti la apprezzavano malgrado l'aspetto poco invitante della polpa grigia piena di semini: ma era il profumo e il sapore squisitamente dolce acidulo ad incantare tutti.

Ecco l'enorme albero di mango che ombreggia quasi per intero il mercato di Victoria, la capitale di Mahè

Una splendida palma endemica delle isole,

Verschaffeltia splendida

La vegetazione in quota…
Un altro giorno decisi di tagliare l'isola per il corto salendo fino in cima – sui 900 m – e scendendo all'altra costa, per vedere quale vegetazione crescesse in quota. In effetti oltre a gruppi di imponenti «takamaka» (Calophyllum inophyllum) ad alcuni Anacardium occidentale e a vari cespugli dalle foglie ovate e frutti tondi e rosati di 3 cm di diametro la vegetazione era monotona e poco interessante. Ma appena si scendeva verso la costa ecco la varietà tropicale lussureggiare: nelle bassure paludose occhieggiava il celeste di Eichornia crassipes, sui vecchi fusti di cocchi si acciambellava un magnifico cespuglio di Beaumontia grandiflora dalle corone di fiori a tromba di regale bellezza, finché sulle sabbie di granito rosato spruzzate di sale Scaevola taccada (S. sericea) in cespuglioni eleganti per le grandi foglie obovate e lucide non si parava alle onde assieme a Clusia lasciando che tra di esse dilagassero gli stoloni di Ipomoea pes-caprae dalle foglie simili ad un'enorme dichondra tra le quali si aprono larghe corolle lillacine.
Su una spiaggia vidi una enorme boraginacea: Argusia argentea, in un'altra un cespuglio ignoto, dalle foglie composte e tomentose d'un bel verde glauco, fitto di fronde tra le quali pendevano a mazzi dei graziosissimi grappoli di baccelli lunghi e tipicamente strozzati attorno ad ogni seme, mentre i fiori giallo-limone in spighette apicali completavano la scena: scoprii poi sul testo della Robertson che si trattava della Sophora tomentosa. Una magnifica pianta che sto cercando di acclimatare in Sicilia.

Il frutto dell'albero del pane, della specie

Artocarpus altilis

Frutti come Annona reticulata, ortaggi particolari come strani cetrioli (Momordica charantia) e cavolo cinese al mercato assieme ad altre strane cose

… e quelle al mercato
Ma questa breve e incompleta nota sarebbe monca se non accennassi a ciò che vidi al mercato. Delimitato da un muretto e interamente ombreggiato da un enorme mango, porta scolpito sull'architrave dell'entrata il nome altisonante del governatore inglese che lo formalizzò.
Sui banchi, a parte il pesce abbondante e vario, si trovava di tutto seppure in piccola quantità. Dai mazzi di verdure inconsuete come Ipomoea acquatica e Amaranthus gangeticus, a quelle più diffuse in tutto il Sud-Est asiatico come il cavolo cinese della specie Brassica juncea var. rugosa simile ad una bella lattuga cappuccina, le radici della manioca, cucurbitacee come Trichosanthes cucumerina, e Momordica carathias, i frutti del tamarindo simili a tozze carrube tomentose e color tabacco, il bilimbi. Le banane al solito erano quelle verdi da cuocere fritte a fettine o bollite (Musa paradisiaca) e quelle da frutta (Musa sapientum) in varie cultivar dalle rosse alle piccole «fejii» o «troglodiratum».
Poi ecco mucchietti di pomme cannelle, di carambola, di avocado, di manghi, di golden apple (Spondias), di Passiflora edulis e laurifolia (la così detta «lemon banana»). Qualche banco aveva persino dei tronchi di palma da cocco, giovani e teneri, per mangiarne il cuore.