Acacia dealbata la specie più conosciuta nelle nostre regioni

Per affrontare il vasto settore delle acacie, sarà bene sgomberare subito il campo da un paio di equivoci che da lunga data aleggiano sull'argomento. Il primo pasticcio – di natura nominale – venne involontariamente innescato dal sommo Linneo che, nel 1753, trovandosi a dover inventare un nome specifico da assegnare alla comune robinia, ormai giunta in Europa da un secolo e mezzo, non escogitò di meglio che il termine pseudo-acacia (poi diventato pseudacacia), vale a dire «falsa acacia» Forse il grande botanico intendeva solo mettere in guardia scienziati e giardinieri circa una possibile confusione tra questa pianta americana e altre specie originarie in gran parte dell'Asia, ma il risultato ottenuto fu esattamente l'opposto di quello desiderato.

Confusione nella nomenclatura
Infatti, ancora oggi molte persone (e anche qualche tecnico…) chiamano «acacia» la robinia, mentre sui vasetti del miele più ricercato si perpetua spesso questo errore. E pensare che basterebbe un semplice sguardo non diciamo ai fiori, che sono completamente differenti – ma anche solo le foglie – imparipennate quelle di robinia e bipennate o addirittura sostituite da false foglie quelle di Acacia – per distinguere i due generi. Assai più plausibili potrebbero essere i dubbi concernenti un'altra sovrapposizione nominale, quella fra le «acacie» e le «mimose», dal momento che in questo caso va riconosciuto che fra i generi Acacia e Mimosa sussistono notevoli analogie morfologiche. Tuttavia, per non complicare troppo le cose, basterà ricordare che mentre i capolini fiorali delle acacie generalmente sono gialli, quelli delle mimose più conosciute (M. pudica, M. spegazzinii, M. sensitiva) sono invece rosati, lilla o purpurei. Sarebbe quindi opportuno che, anche tra vivaisti e fioristi, ci si abituasse a chiamare «robinia», «acacia» e «mimosa» le specie più conosciute di questi tre generi di leguminose. In caso contrario, continueremmo a perseverare nella confusione iniziatasi addirittura con Teofrasto, Dioscoride e Plinio, che associarono i termini acacia e akakìa alle piante più disparate. La parola «acacia» (con le sue varianti dialettali, quale «gaggìa» ecc.) incontrò nella Penisola una grande fortuna, tanto che ancora oggi è possibile sentirla riferire anche ad altri generi, come Amorpha, Gleditsia e anche Albizzia.

I fiori giallo oro di A. dealbata compaiono già dal pieno inverno.

A. melanoxylon, il suo legno viene utilizzato in Australia per la fabbricazione di mobili pregiati.

L'introduzione
Per quanto riguarda le notizie relative all'introduzione e alla coltivazione di acacie in Italia, le informazioni sono scarse e incerte. Tuttavia, il Saccardo (1909) ci dà un'indicazione importante, inserendo Acacia farnesiana nell'elenco delle piante secentesche (segnalata nei Giardini Farnesiani almeno dal 1633), naturalmente accanto a Robinia pseudacacia. Questa magra documentazione non deve però far ritenere che le acacie non fossero già conosciute e utilizzate nell'antichità, perché sappiamo che gli autori classici, come Plinio, sicuramente ebbero dimestichezza con vere acacie, come A. arabica e A. catechu, anche se coltivate con scopi diversi da quelli ornamentali. Ma la storia moderna delle acacie, considerate come piante da giardino, ha inizio nel nostro Continente solo dopo la scoperta dell'America (A. farnesiana è originaria probabilmente delle regioni tropicali del Nuovo Mondo) e soprattutto dopo i viaggi di Cook in Australia, nella seconda metà del Settecento. I compagni del celebre navigatore, fra i quali non pochi furono i botanici, dovettero sbarrare gli occhi man mano che le navi si avvicinavano alle coste australiane, tanto alti svettavano gli eucalipti e tanto colorate apparivano le acacie.

L'abbondanza della fioritura e la delicatezza del grigio fogliame a forma di felce, sono le caratteristiche che fanno di A. baileyana una delle specie più richieste.

E' grande la variabilità del fogliame di Acacia e lo dimostra anche questo di A. verticillata i cui fillodi sono strettissimi ed acuminati tanto da farla scambiare per una conifera.

Dall'Australia al Kew Garden
Essi riportarono in patria una gran quantità di semi, così che i Royal Gardens di Kew, a Londra, furono i primi a possederne una collezione e ad utilizzarli per tentare le prime coltivazioni nel nostro emisfero. Pare che una delle prime specie incontrate da un europeo in terra australiana fosse stata A. truncata, un arbusto alto solo 1-3 metri, che però, sulla scorta delle sue foglioline, venne descritta e i illustrata come… una felce. Dopo il 1788 il flusso di semi diretto verso l'Europa divento più regolare, così che le numerose varietà d'acacia incominciarono ad essere coltivate da noi, non solo nei giardini botanici ma anche presso vivaisti privati. Agli inizi dell'Ottocento, le specie di Acacia presenti nel nostro Continente erano circa un centinaio, ormai quasi tutte descritte e classificate.

Acacia longifolia si presenta con fillodi lanceolati e lunghe infiorescenze di colore giallo chiaro.

A. cultriformis, una specie particolarmente adatta per alberature stradali

Naturalizzate nell'Europa meridionale
Tuttavia, la fortuna di queste piante ebbe inizio con la diffusione di alcune di loro, le meno delicate, nelle regioni meridionali d'Europa, specialmente in Italia e Spagna. Qui esse trovarono un clima talmente favorevole che si naturalizzarono qua e là, anche con ibridi. Attualmente in Italia, soprattutto nelle Isole e nelle zone più calde, è possibile rinvenire una decina di specie di Acacia, perlopiù coltivate per ornamento e rimboschimenti o per utilizzarne la corteccia ricca di tannino. Questo gruppetto rappresenta solo una piccolissima parte di un genere che, in seguito alle esplorazioni botaniche in Oceania (ma anche in America, Asia ed Africa) si è enormemente arricchito, tanto da raggiungere le 1200 unita', attentamente studiate dagli scienziati. Tale fervore di indagini è motivato da ragioni scientifiche, ma anche da scopi di natura pratica, poiché molte specie si sono rivelate utili per il commercio dei fiori, per il consolidamento di coste sabbiose (Sud Africa), per l'industria dei profumi, ecc.

Sono spinosi all'apice i rami di A. armata, una specie arbustiva che si presta anche per la formazione di siepi.

A. podalyriifolia dal bel fogliame verde grigio.

La dealbata in Riviera
La specie più conosciuta da noi – e non solo per l'uso che se ne fa durante la Festa della donna, l'8 di marzo – è sicuramente A. dealbata, introdotta nel 1792 e poi sfuggita dai giardini, conquistandosi una popolarità enorme soprattutto sulla Riviera ligure. I suoi lunghi racemi di fiori profumati possono rallegrarci anche in pieno inverno fino all'inizio della primavera, mentre a sua altezza può toccare i 20 metri (anche 30 in Australia e Tasmania). E' la specie più rustica, tanto da venire coltivata all'aperto nelle regioni settentrionali, soprattutto intorno ai grandi laghi, anche se il gelo intenso e prolungato può essere esiziale. Un'altra specie abbastanza rustica è A. melanoxylon, il cui nome specifico greco allude ad un «legno nero» che in realtà è rosso-marrone e che viene utilizzato in Australia per la fabbricazione di mobili pregiati. In Spagna e Portogallo, essa viene largamente impiegata nelle alberature stradali, poiché assicura un'ottima ombra. Questa specie é particolarmente adatta a mostrare in modo evidente quanto variabile sia il fogliame delle acacie. Infatti, alcune specie si presentano addirittura prive di foglie o con piccole scaglie o spine; altre invece sono dotate di soli fillodi, cioè di piccioli fogliari così appiattiti da sembrare autentiche foglie, un po' simili a quelle degli eucalipti; altre specie ancora possiedono foglie vere, bipennate e suddivise in tanti piccoli segmenti, più o meno come certe specie di felci. Quasi tutte le acacie australiane nascono con quest'ultimo tipo di foglia, ma poi passano rapidamente ai soli fillodi: A. melanoxylon è invece una di quelle che, in seguito ad un minimo trauma, ritorna al fogliame giovanile bipennato, facendolo spuntare in cima ai fillodi.

Acacia karroo una specie rara che può raggiungere i 15 metri d'altezza.

Anche A. juniperina è una specie rara; la sua caratteristica principale è quella di possedere fillodi rassomiglianti alle foglie di ginepro.

Le specie più diffuse
Tra le specie botaniche è molto richiesta A. baileyana, sia per l'abbondanza della fioritura sia per la delicatezza del grigio fogliame a forma di felce. A. verticillata, che tollera climi freschi, ha fillodi strettissimi e acuminati, tanto che la si può scambiare per una conifera. Invece A. longifolia si presenta con fillodi lanceolati e lunghe infiorescenze quasi a spiga di colore giallo chiaro. Fillodi piccoli e triangolari sono quelli di A. cultriformis, una specie adatta per le alberature stradali, mentre quelli di A. armata sono un po' oblunghi con le punte incurvate: questa specie si presta ottimamente alla formazione di siepi. Più delicata, ma ugualmente idonea per abbellire le strade è A. podalyriifolia, dal fogliame di un bellissimo verde-grigio. Tutte queste specie sono abbastanza facilmente reperibili in Italia, mentre altre sono presenti in giardini botanici o in collezioni private: è il caso, ad esempio, dell'africana A. karroo, che può toccare i 15 metri d'altezza, o di A. juniperina, i cui fillodi rassomigliano molto alle foglie di ginepro.

A. 'Imperator' e A. 'Turner' due varietà vigorose rustiche molto richieste per la loro grande adattabilità

Le varietà più belle
Vi è infine un nutrito gruppo di varietà d'innesto create apposta per offrire esemplari belli, ma anche vigorosi e rustici, come la celebre A. 'Imperator' o A. 'Turner'. Nel nostro Paese, tali piante sono oggetto di una grande richiesta a motivo della loro affidabilità, soprattutto perché create da una scuola di innestatori di lunghissima esperienza. Ad esempio, nella zona di Pistoia è molto apprezzata l'opera di un anziano «innestino», Renato Zini, che non riesce ad andare in pensione perché… è troppo bravo.