Un angolo del Giardino Esotico di Monaco

 

E' necessario, per chi non avesse familiarità con la scienza botanica, dare qualche cenno sull'organizzazione data dall'uomo al regno vegetale. La botanica sistematica, che ha lo scopo di classificare le piante in base a determinate caratteristiche, ha origini relativamente recenti. Infatti, risalgono al XVI secolo i primi tentativi di collocare le piante conosciute entro schemi prestabiliti in base a certi caratteri ritenuti essenziali. Di tutti i sistemi che sono stati proposti, quello di Carlo Linneo è stato, senza dubbio, quello più fortunato. Egli ebbe il merito di riconoscere la fondamentale importanza che posseggono gli organi riproduttori al fine di differenziare fra di loro le piante. Linneo fu anche il padre della cosiddetta denominazione binomia delle piante (e degli animali). Prima di Linneo era necessario, per potersi riferire ad una determinata pianta, darne una breve descrizione, cosa certamente non pratica e comunque fattibile solo per un numero limitato di entità.

Stapelia gigantea – Asclepiadaceae

Cleistocactus smaragdiflorus – Cactaceae

La classificazione linneana
A partire da Linneo un vegetale viene definito con due epiteti latini, il primo dei quali indica il genere, il secondo la specie. Così, per esempio, tutte le pietre vive appartengono al genere Lithops, che comprende però numerose specie fra loro distinte (Lithops aucampiae, Lithops lesliei, ecc.). Da notare che la specie costituisce l'unica suddivisione tassonomica naturale, mentre i gruppi tassonomici di rango superiore a quello della specie, già a partire dal genere, sono artificiali. In altre parole, per stabilire quali specie siano da includere in un determinato genere bisogna accordarsi su quali e quanti caratteri (morfologici o biochimici) comuni ad un gruppo di specie considerati tipici per il genere. Il regno vegetale (di cui si conoscono oggi circa 300.000 specie di piante con fiori e di felci, innumerevoli specie di funghi, più di 50.000 specie di alghe, licheni e muschi e moltissime specie di batteri) viene di solito diviso in quattro grandi gruppi (o divisioni, cfr. schema 1): le Tallofite (piante prive di radici, fusto, foglie, fiori), le Briofite o Muschi (piante prive di radici e di fiori), le Pteridofite o Felci (piante prive di fiori) e le Fanerogame o Spermatofite. Quest'ultima divisione comprende piante con ovuli nudi (Gimnosperme) e le piante con ovuli nascosti (Angiosperme); è fra queste che si trovano le succulente, distribuite nelle due classi delle Monocotiledoni (schema 2) e delle Dicotiledoni (schema 3). Si può notare che il carattere della succulenza si è sviluppato in maniera indipendente in circa trentacinque famiglie vegetali, nell'ambito di ciascuna delle quali ha interessato uno o più generi (o anche tutti; è ciò che si è verificato per le famiglie delle Cactaceae, Crassulaceae e Mesembryanthemaceae).

Mesembryanthemum crystallinum – Mesembryanthemaceae

Sempervivum arachnoideum – Crassulaceae

Grande eterogeneità
Vista la grande diffusione del carattere della «succulenza» all'interno delle Fanerogame non ci si deve meravigliare della straordinaria eterogeneità morfologica di queste piante che possono avere l'aspetto di alberi maestosi (ad es. il baobab, Adansonia digitata) oppure di piante erbacee a ciclo annuale (ad es. l'erba cristallina, Mesembryanthemum crystallinum). Parimenti, diversissimi fra di loro sono gli ambienti colonizzati dalle succulente, che – ad eccezione delle zone circumpolari – sono presenti a qualunque latitudine e ad altezze che talora superano i 4000 m. Corrispondentemente diversificate sono le esigenze fisiologiche di queste piante: alcune desiderano temperature elevate, altre non sopravvivono se l'aria non è sufficientemente fresca; resistono alle inondazioni; alcune vogliono più sole e luce che sia possibile, altre cercano riparo all'ombra dei cespugli o negli anfratti rocciosi.