Plinio il vecchio, parlando degli ontani, scriveva che con loro "si formano siepi di riparo, e piantati nell'acqua costituiscono sulle rive una muraglia a difesa delle campagne coltivate contro l'impeto dei fiumi che straripano".

Un impiego, quello acquatico, che si tramanda da secoli e che le popolazioni che vivono nei pressi di luoghi umidi o lungo le rive di laghi e fiumi ben conoscono. Inseriti nella famiglia delle Betulaceae, gli ontani (genere Alnus) sono dunque stretti parenti delle betulle (genere Betula) dalle quali si distinguono – oltre che per una serie di altre caratteristiche molto evidenti, come la corteccia – per le infiorescenze femminili, che si presentano erette negli ontani e pendule nelle betulle.

 

A. orientalis

 

A. hirsuta

Fra tutte le angiosperme, gli ontani compaiono fra le prime piante viventi nelle ere geologiche più antiche, tanto che sono stati osservati, sia pure in forme leggermente differenti da quelle attuali, in strati risalenti all'Eocene superiore. Il genere Alnus (fondato dal botanico Philip Miller, correggendo il suo maestro Linneo, il quale aveva compreso gli ontani nel genere Betula) annovera oggi 35 specie fra alberi ed arbusti, il cui areale appare piuttosto ampio. Essi, infatti, vivono prevalentemente nell'emisfero boreale della Terra: in Europa, nell'Asia extratropicale, nell'Africa settentrionale, nel Nord America, sulle montagne dell'America centrale e, a sud, nella regione andina dalla Colombia fino al Perù.

Molto differenziati fra loro per ciò che riguarda i fusti, gli ontani possiedono invece comuni caratteristiche riguardo alle foglie, che sono tutte decidue, distribuite in modo alterno sui rami e tutte più o meno dentate ai margini. Come diversi altri alberi, anche gli ontani sono piante monoiche, con sessi separati sullo stesso esemplare. I fiori maschili sono raggruppati in amenti penduli e cilindrici, mentre i racemi con gli amenti femminili, da 1 a 6, sono spesso fra loro ravvicinati, così da dare l'impressione di gruppi ancor più numerosi: essi sono eretti e posti al termine di rametti laterali.

Amenti femminili e maschili di

Alnus glutinosa

Foglie, amenti e vecchia fruttificazione di

A. cordata

Una caratteristica particolare è che le infiorescenze, sugli ontani, si formano un anno prima, cioè nell'estate precedente la loro maturazione. Quelle maschili, assai più lunghe, sono nude e passano l'inverno in modo ben visibile, mentre quelle femminili, anch'esse già pronte, sono rinchiuse in una gemma. Il frutto, o meglio l'infruttescenza, ha una forma ovoidale ed è grande come una piccola nocciola, rassomigliando molto nel suo aspetto generale alla pigna (o strobilo) di una conifera. Anch'essa, come l'infiorescenza da cui è nata, sulle prime è eretta, ma in seguito si adagia orizzontalmente o addirittura si reclina.

Le specie spontanee in Europa sono quattro e possono essere trovate tutte anche in Italia, sia pure in habitat notevolmente differenziati.

La prima, Alnus glutinosa od ontano nero, vive in tutta la penisola e nelle isole, dal livello del mare fino al limite superiore del castagno, arrivando talvolta a sconfinare in quello del faggio. Molto adattabile quanto ad esigenze climatiche, l'ontano nero ama i terreni freschi e umidi, perciò le sue popolazioni risultano assai più fitte in riva ai fiumi e ai laghi o, maggiormente, nelle aree paludose, con preferenza per i substrati acidi. La sua altezza tocca anche i 25 metri, anche se e più comune un suo sviluppo quasi arbustivo, realizzato tramite polloni; molto caratteristiche sono le sue foglie, di un verde scuro su entrambe la pagine, con una forma obovata o quasi rotonda e spesso smarginata all'apice, dentate e glabre. Gli amenti maschili possono arrivare anche a 7 cm di lunghezza, mentre quelli femminili sono caratteristicamente rossastri a maturità. Una sua recente e bellissima cultivar si sta ponendo all'attenzione degli amatori di queste piante: si tratta di A. g. 'lmperialis', dotata di foglie curiosamente incise in lobi profondissimi, tanto da farle rassomigliare a quelle di un acero.

A. glutinosa 'lmperialis'

A. incana

Altri due ontani sono invece diffusi solo nelle regioni settentrionali d'Italia: l'ontano verde (Alnus viridis) e l'ontano bianco (Alnus incana). Il primo si presenta sempre sotto forma di arbusto ed in tale veste rappresenta uno dei più importanti elementi vegetali dei cespuglieti che popolano tutto il sistema alpino e prealpino dalle Alpi Marittime fino all'Austria mentre, più a nord e più a est, si spinge fino ai Sudeti e ai Carpazi. Come habitat, preferisce le stazioni fredde e umide esposte a nord, in compagnia del larice, dell'abete rosso, del pino silvestre e di alcune specie di salici. Sicuramente, è l'ontano che meno soffre per le rigide temperature invernali delle quote più alte. A causa dell'areale molto frammentato e differenziato in cui vive, l'ontano verde presenta variazioni morfologiche tali da giustificare la definizione di almeno due sottospecie, una delle quali, A. v. ssp. suaveolens è caratterizzata da foglie odorose. La sua altezza non supera i 3 metri, con una chioma emisferica ma irregolare e foglie di un verde brillante, lunghe non più di 4 cm, ovali e dentate ai margini. I fiori femminili, raggruppati in racemi molto corti (1 cm), sono ben riconoscibili perché appiccicaticci al tatto.

A. inokumai

Alnus x mayrii

Completamente differente è invece l'ontano bianco (A. incana), un albero sugli 8-10 metri, che può raggiungere anche i 20 m nel suo habitat, costituito da boscaglie palustri di montagna, prevalentemente su terreni acidi. I suoi rami sono quasi sempre disposti in modo tale da conferire alla chioma un aspetto arrotondato. Le foglie sono a lamina ovata, ma acute e anche acuminate in cima, doppiamente e acutamente dentate, pubescenti e biancastre sulla pagina inferiore. I fiori sono abbastanza simili a quelli di A. glutinosa.

L'ultimo ontano vivente in Italia, Alnus cordata o ontano napoletano, è una specie endemica dell'Appennino meridionale, dal Napoletano fino alla Sila, ma presente anche in Corsica e in Sardegna. In questi territori vive preferibilmente fra gli 800 e i 1300 m di quota, spesso inserendosi nelle popolazioni di cerri (Quercus cerris), di pini e di castagni. Desideroso di medie quantità di luce e di calore, anche l'ontano napoletano, come tutti gli altri ontani italiani, richiede la presenza di un certo grado di umidità del terreno, sia pure in misura non esagerata.

A. maritima

A. subcordata

Il suo aspetto e certamente il più gradevole fra tutti gli ontani nostrani, quello cioè che meglio si presta ad un impiego ornamentale nell'ambito di un giardino o di un'area verde. L'altezza massima dell'albero è variabile, situandosi fra i 4 e i 15-20 m; la chioma è solitamente piramidale, ma qualche volta diventa più globosa o arrotondata, mentre il fusto è spesso sinuoso con rami superiori eretti o orizzontali. Le foglie sono le più aggraziate di tutto il genere Alnus, un po' simili a quelle di un tiglio nostrano, con una forma ovato-arrotondata, cuoriformi alla base, acuminate e consistenti, di un bel verde lucido sopra e più chiare sotto; il frutto ovoidale arriva a una lunghezza di circa 2 cm, cioè il doppio rispetto alle altre.

Molti ontani extraeuropei provengono invece dall'Estremo Oriente, come la quasi sconosciuta specie A. inokumai, dotata di foglie abbastanza simili a quelle di A. glutinosa, ma con un portamento della pianta più arbustivo.

Anche A. hirsuta è di origine giapponese e cinese, ma è stata una delle prime specie ad essere importate in Europa a scopo ornamentale, nella seconda metà del secolo scorso. Alto sino a 20 m, questo ontano presenta molte somiglianze con A. incana, anche se le sue foglie e i suoi frutti sono assai più grandi. Le prime arrivano a una lunghezza di 14 cm e sono ampiamente ovate o quasi circolari, con apice leggermente appuntito e margini fortemente e doppiamente seghettati.

Dal Caucaso, invece, arriva un'altra specie abbastanza conosciuta anche nel nostro Paese, A. subcordata, un alberello di una quindicina di metri che si fa amare per la sua chioma. Le foglie, lunghe fino a 15 cm, sono di colore verde scuro, ondulate ai margini, ovate od oblunghe, con un apice acuto che si protende bruscamente: una loro particolarità, quella di mantenersi verdi fino ad autunno inoltrato, rende ancor più appetibile questa specie.

 

Alnus x spaethii

A. viridis ssp. viridis

Della Siria e di Cipro è invece A. orientalis: si tratta di un piacevole alberello, alto circa 15 metri, che ha foglie non molto diverse da quelle di A. cordata, da cui si differenzia per la base arrotondata, e anche da quelle di A. subcordata, che però sono un po' pelose sotto, mentre le sue sono totalmente glabre.

Statunitense – vivendo fra il Delaware e I'Oklahoma – è invece A. maritima, che è un arbusto-albero non più alto di 10 m, con foglie, di 6-1 0 cm, obovate od ovali, dall'apice solitamente appuntito e dai margini finemente dentati; il suo habitat originario lo indica come specie che ben si adatta alla salinità dell'aria nelle zone costiere.

Sono poi stati ottenuti interessanti ibridi, incrociando le specie più belle e più vigorose. Alnus x mayrii, ad esempio, è il risultato del matrimonio fra A. japonica e A. hirsuta: la rassomiglianza con la prima specie è forte, ma le foglie sono più ampie e non acuminate. Ormai ben affermato è invece A. x spaethii (A. japonica x A. subcordata), che arriva a 20 metri d'altezza con una crescita molto vigorosa; le sue foglie sono ovato-lanceolate, ad apice corto e con margini seghettati in modo irregolare.

PROPAGAZIONE DELL'ALNUS

La moltiplicazione per via gamica di questo genere non è particolarmente diffusa in quanto spesso sono necessari dei trattamenti ai semi al fine di facilitarne o indurne la germinazione. La stratificazione a freddo dei semi per tre mesi è quella tecnica di preparazione da cui si ottengono i migliori risultati ed è la più diffusa nella tecnica vivaistica: viene applicata ai semi di quasi tutte le specie, ma solo per A. cordata, A. glutinosa, A. birsuta, A. incana, A. rubra offre risultati commercialmente apprezzabili. Generalmente la semina avviene nel tardo autunno. Per l'ottenimento di nuove piante di Alnus si fa riferimento alle tecniche di propagazione per via vegetativa, mediante il taleaggio e l'innesto, impiegando come portinnesto la specie A. glutinosa. Riportiamo alcune note relative alle specie di Alnus maggiormente diffuse nelle nostre regioni.

Alnus cordata
Vengono impiegate talee sia legnose che semilegnose che erbacee. Le prime e le seconde vengono dapprima incise alla base e poi trattate con 8.000 ppm di IBA in talco; la formazione di radici in tal caso è pari al 25%. 'E stato dimostrato che il trattamento con ormoni che inducano la radicazione e l'incisione dei fusticini sono indispensabili per la formazione dell'apparato radicale in quanto su talee non preventivamente manipolate non si è osservata nemmeno la formazione del callo. Inoltre la più alta percentuale di attecchimento deriva da talee prelevate da giovani rami molto vigorosi piuttosto che da rami di più anni.

Alnus glutinosa
Nella maggioranza dei casi A. glutinosa viene prodotta da seme. Rispetto ad A. cordata questa specie ha una maggiore facilità di neoformazione di radici: le talee sia legnose che semilegnose se trattate con 8.000 ppm di IBA danno radici al 65%. Se non sono trattate non danno alcun risultato. Le talee della var. "lmperialis" prelevate a metà luglio radicano in 7 settimane per un 34% se trattate con 5.000 ppm di 2.4.5-TP sotto mist. Le talee della varietà laciniata prelevata a fine giugno radicano al 35% in 7 settimane se vengono praticate delle incisioni alla base delle talee e se sono trattate con 8.000 ppm di IBA in talco + TIRAM e mantenute sotto mist, impiegando un substrato prevalentemente a base di vermiculite. Molte delle specie e delle cultivar di Alnus conosciute sono innestate su piantine di semenzaio di Alnus glutinosa, utilizzando un innesto a spacco laterale in cui la marza e inserita a lato del soggetto che normalmente è di diametro superiore a quello della marza.

Alnus incana
Anche questa specie viene propagata mediante talee di legno semimaturo e maturo, preventivamente trattate con 8000 ppm di IBA in talco ed incise alla base. In tal modo si ha una buona percentuale di radicazione, pari al 65% quelle non trattate hanno emesso radici solo per un 2%.

Barbara Descovich