Da tempo l'Unione europea favorisce sistemi di agricoltura biologica o integrata che riducono i trattamenti antiparassitari legandoli a livelli di "soglia" nella presenza dei parassiti ed evitando la vecchia lotta "a calendario" che a cadenze fisse effettuava i trattamenti antiparassitari.
Nell'ambiente urbano la difesa antiparassitaria deve essere effettuata con particolari cautele, soprattutto nelle aree pubbliche per gli evidenti effetti diretti sull'uomo.

Nei parchi e giardini, e in particolare nelle aree verdi pubbliche, la lotta antiparassitaria deve essere ridotta il più possibile. Eppure il problema degli attacchi parassitari non risparmia certo le piante ornamentali, anzi nell'ambiente cittadino, la suscettibilità delle specie vegetali diventa anche maggiore perché le condizioni ambientali spesso difficili a cui sono sottoposte le piante, contribuiscono di fatto a indebolirne la resistenza: inquinamento atmosferico, temperature estive molto elevate, scarsa umidità atmosferica, salatura antigelo del suolo in caso di nevicate, perdite di gas dalle tubature, potature eccessive, per non parlare delle asfaltature fino al tronco degli alberi e del calpestamento del terreno che riducono le radici a condizioni di asfissia. Inoltre la vicinanza delle piante una all'altra, soprattutto se appartenenti alla medesima specie, favorisce la trasmissione di parassiti da una all'altra.

Il platano è la specie da verde urbano attualmente più a rischio anche per le potature traumatiche che sovente subisce e che sono determinanti nella diffusione del "cancro colorato"

I problemi sanitari delle piante in ambiente urbano sono di varia origine:
– fisiopatie, legate a condizioni ambientali inidonee;
– attacchi parassitari di origine fungina;
– attacchi di insetti.
Le ultime due richiedeono una difesa chimica. Bisogna avere un quadro ben preciso sui prodotti che si possono usare e quelli che non si possono usare.
A questo proposito la legislazione è complessa, risente di sovrapposizioni di provvedimenti e soprattutto è stata recentemente modificata per cui assistiamo a una certa confusione. A una normativa italiana che classificava i prodotti antiparassitari secondo la tossicità e secondo le loro possibilità di utilizzo, si è sostituita recentemente una normativa sollecitata dall'Unione europea per uniformare le leggi di tutti gli Stati membri, normativa che però non è stata ancora recepita da tutti gli operatori del verde che spesso continuano a riferirsi alla normativa precedente.
Ma vediamo quali sono i principali riferimenti legislativi nel campo della lotta antiparassitaria.
La normativa di base italiana è il Dpr 3/8/1968 "Regolamento concernente la disciplina della produzione, del commercio e della vendita dei presidi e delle derrate immagazzinate". Questo decreto prevede che i prodotti siano distinti in base alla classe di tossicità in prodotti di I, II, III e IV classe. I primi due, rispettivamente mortali e altamente tossici possono essere acquistati soltanto da chi è in possesso del cosiddetto "patentino", un documento per ottenere il quale è necessario frequentare un corso o dimostrare di essere a conoscenza della pericolosità dei prodotti e delle precauzioni necessarie per il loro uso. Nell'ambiente urbano si possono usare soltanto prodotti a bassa tossicità quali quelli di III e IV classe.
La normativa prevede che per poter usare un prodotto chimico questo abbia avuto una registrazione rilasciata dal ministero della Sanità, legata a un uso preciso.
– Presidi medico-chirurgici sono i prodotti legati all'utilizzo in ambito domestico e registrati come tali. Quindi al limite utilizzabili in un giardino privato, ma non nel verde pubblico.
– Presidi sanitari sono prodotti chimici nati per l'agricoltura e registrati come tali.
Il principio chimico di base è spesso lo stesso ma, secondo la formulazione, il prodotto finito può essere registrato come presidio medico-chirurgico o presidio sanitario.
Come comportarsi nell'ambiente urbano?
L'interpretazione più corretta è quella di usare presidi sanitari (quindi agricoli) che siano stati registrati per "colture ornamentali e forestali".
Oggi la normativa è cambiata e fa riferimento a direttive Cee. Le leggi di riferimento sono il Dpr 223/88 Attuazione delle Direttive Cee 78/631 e 81/291 e soprattutto il D.lgs. 194/95 "Recepimento della Direttiva Cee 91/414 in materia di immissione in commercio di prodotti fitosanitari". Non si parla più di presidi sanitari o presidi medico-chirurgici, ma più generalmente di "prodotti fitosanitari" o "fitofarmaci". Anche la classificazione secondo la tossicità è cambiata. La classificazione Ce divide i prodotti in: molto tossici, tossici, nocivi e irritanti. Ogni classe è contrassegnata da un simbolo che va obbligatoriamente posto sulla confezione del prodotto. Veramente questa classificazione era già in atto dal 1992, insieme con le classi tossicologiche, ora abolite. Confrontando le due classificazioni risulta che i prodotti molto tossici e tossici corrispondono ai prodotti di I classe, i prodotti nocivi a quelli di II classe. Pertanto i prodotti molto tossici, tossici e nocivi possono essere acquistati soltanto con il patentino, quelli irritanti sono a vendita libera.

Adulto di Tingide (Corythucha ciliata), su porzione di foglia di platano

Un aspetto di grande importanza che contribuisce a fare un poco di chiarezza, è quello relativo al campo di impiego dei prodotti fitosanitari. Il D.lgs 194/95 stabilisce che i prodotti nuovi che vengono messi in commercio o quelli vecchi che vengono revisionati, devono portare sulla confezione una etichetta che indichi il settore di impiego:
– uso in campo (agricoltura, selvicoltura, orticoltura);
– impiego in colture protette (serre);
– impiego in aree di svago, quali parchi e giardini;
– impiego in giardinaggio domestico;
– per piante da interni;
– altri da specificare.
Attualmente il D.lgs 194 non è ancora completamente operativo per cui ci troviamo in una fase transitoria e spesso confusa perché ancora non tutti i prodotti sono confezionati secondo le nuove norme, quindi non è sempre semplice orientarsi tra i prodotti consentiti nel verde urbano.
Oltre il tipo di principio attivo utilizzabile, nell'ambiente urbano è particolarmente importante la modalità con cui il prodotto viene somministrato alle piante. La nuova normativa prevede che la registrazione del prodotto riguardi anche l'indicazione del mezzo di impiego consentito.
È evidente che la somministrazione con atomizzatori o lance disperde molto il prodotto nell'atmosfera e quindi è poco indicata.

 

Particolare del tronco di pianta adulta disseccata a causa del cancro colorato

L'ideale sarebbe una somministrazione diretta alla pianta. A questo proposito cominciano a comparire metodi di lotta con prodotti somministrati mediante iniezioni al tronco che diffondono il fitofarmaco attraverso la linfa. Già da tempo alcune case di antiparassitari proponevano le iniezioni al tronco con prodotti a base di rame per tracheomicosi come la Grafiosi dell'olmo. I risultati dimostrano che la Grafiosi come le altre tracheomicosi (Cancro colorato del platano) non si curano in nessun modo.
Più efficaci si sono dimostrate invece le iniezioni al tronco con prodotti insetticidi che combattono insetti dall'apparato pungente e succhiante (afidi, cocciniglie).
Attualmente, in Italia, un solo principio attivo è stato registrato per la somministrazione mediante iniezioni al tronco: è un insetticida usato con successo nella lotta alla Corytuca ciliata del platano. Tuttavia questo metodo richiede una elevata specializzazione degli operatori e notevoli costi.
In ambiente urbano il platano è la specie arborea che attualmente crea più problemi. Oltre la già citata Corythucha ciliata, abbastanza controllabile con i trattamenti, è il Cancro colorato (Ceratocystis fimbriata) che oggi mette in pericolo la specie data la sua elevatissima capacità di diffusione. Il platano è la specie più diffusa per le alberate urbane. Contro il Cancro colorato che colpisce ormai in tutta Italia, esiste il Decreto n. 412 del 3 settembre 1987 che prescrive la lotta obbligatoria tramite abbattimento delle piante infette e di quelle adiacenti. Il Decreto prescrive modalità particolari per l'abbattimento quali l'estirpazione delle ceppaie e la distruzione della segatura al fine di evitare il diffondersi dell'infezione. Prescrive inoltre di potare le piante il meno possibile e soltanto in casi di effettiva necessità. Va rilevato infatti che il mezzo più efficace di diffusione del parassita da una pianta malata a una sana sono proprio i tagli di potatura, soprattutto i tagli grossi che non consentono alla pianta una efficace e rapida cicatrizzazione.

Classificazione dei prodotti fitosanitari
Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 194, da attuazione in Italia della direttiva 91/414/Cee in materia di immissione in commercio di prodotti fitosanitari.
I prodotti fitosanitari (ex. Presidi sanitari) comprendono tutti i fitofarmaci destinati alla protezione delle piante (art. 2 lett. a del suindicato D.lgs n. 194) e sono classificati secondo le normative della Comunità europea (Ce), già in vigore, introdotte fin dal 1992 a fianco delle tradizionali classi tossicologiche, ora abolite. I prodotti fitosanitari si distinguono pertanto attualmente in:
Non classificati: comprendono i prodotti non pericolosi e non richiedono simboli, indicazioni di pericolo ecc.

 

Le classi di pericolosità sono individuate con simboli
che devono comparire sulla confezione del prodotto

Le restrizioni già richieste per i fitofarmaci di prima e seconda classe tossicologica (es. patentino per l'acquisto, registro di carico e scarico, ecc.) competono ora unicamente ai prodotti fitosanitari. Molto tossici, Tossici e Nocivi, corrispondendo i primi due gruppi all'abolita prima classe tossicologica e i Nocivi all'abolita seconda classe tossicologica.