Oltre al piccolo terrazzo inverdito dalla passione di singoli abitanti, troviamo in misura crescente terrazze verdi e giardini pensili concepiti in sodalizio con l’architettura, sodalizio che trova le proprie origini da quella sedimentazione che i paesaggisti romantici carpirono dal processo di “aggressione” vegetale su rovine e vestigia del nostro passato, fino a creare volgari copie pur di ricostituire quel paesaggio arcaico intriso di natura e storia.

Veduta generale dell’intervento dopo un anno dalla realizzazione
Immagine dell’evoluzione vegetale

E’ interessante notare come in questa spasmodica ricerca di armonia tra architettura e natura, si scoprono anche interventi capaci di assimilare la concezione culturale con processi strutturali e metodologici innovativi. E’ il caso del rivestimento verticale per la scala di sicurezza dell’ospedale Huriez di Lille nel nord della Francia, concepito dai paesaggisti Franipois-Xavier Mousquet, Thierry Louf e Philippe Thomas del gruppo Paysage per far fronte all’architettura dura e tecnologica della struttura ospedaliera. I temi affrontati dagli autori sono due e si attestano su questioni completamente differenti.
La prima riguarda l’approccio tipologico con la struttura, ovvero la necessità di non avvolgere (per norma) la scala con il cemento ma sostituendo ai materiali lapidei la materia vegetale; la seconda, di carattere piuttosto qualitativo e deduttivo, ha imposto una procedura progettuale formale autonoma, per non incorrere in una interpretazione miserable di abbellimento.
Il progetto ha così sviluppato quattro sfide per ottemperare alle proprie aspettative; la sfida tecnologica con il suolo sospeso; la sfida ecologica per l’esposizione difficile della vegetazione; la sfida vegetale per attestare rapidamente e in modo consolidato l’idea di giardino; la sfida umana per far accettare il progetto, realizzarlo e conservarlo. Ed i risultati hanno risposto brillantemente a tutti gli obiettivi prefissati.
Per superare infatti la sfida tecnologica del giardino pensile è da sempre necessario ricreare la condizione di un terrapieno naturale, capace di provvedere all’isolamento termico e alla condensa, attrezzato di impianto di irrigazione e drenaggio controllato del substrato ed in grado di mantenere un’umidità costante per limitare l’evaporazione della superficie consentendo l’inerbimento diffuso.
E ciò è stato ottenuto con una serie di accorgimenti tecnici apportati nella struttura stessa dei contenitori.

Particolare dell’intervento La passerella per la manutenzione

La sfida ecologica, dovuta ad una dislocazione angolata e quindi difficile della scala, è stata superata con la creazione di un doppio sistema graticciato di sostegno per le rampicanti, in grado di generare una condizione di microclima. Inoltre il sistema limita gli effetti di essiccazione provocati dal vento, mentre una sonda regola l’affluenza d’acqua, del fertilizzante e degli apporti sistemici a cominciare dalle reti di adduzione.
La sfida vegetale è stata affrontata con il principio del “pronto effetto” ottenuto con una colonizzazione rapida. Tale imperativo di rivestimento vegetale veloce è stato in parte risolto l’uso annuali a crescita rapida che per il primo anno hanno prodotto una presenza significativa; alternanza delle vivaci secondo anno, ha assicurato riempimento altrimenti compromesso.
Dal terzo anno le persistenti hanno assicurato un fondo vegetale omogeneo. La sfida umana infine è stata vinta con una strategia professionale per far accettare al committente l’idea e i rischi di tale progetto, e consentire all’impresa di impostare una messa in opera particolare ma possibile, permettendo così all’intervento di svilupparsi secondo i propositi originali dei progettisti per diventare ciò che è oggi. Inoltre si è voluto impegnare i giardinieri della manutenzione in un nuovo savoir faire operativo affinché questa scala potesse realmente divenire un giardino rigoglioso. Mentre per la sfida tecnologica ed ecologica i risultati sono stati immediati, si è dovuto attendere qualche anno per i riscontri sul carattere vegetale e sociale dell’intervento.
Lo scopo del gruppo Paysage, come da esso chiaramente ribadito, è stato soprattutto “umanizzare” l’impatto dell’opera con l’ospedale, ovvero permettere al malato di vedere, affacciandosi dalla finestra, un giardino a simbolo della vita, che si alterna nei colori e nei profumi con le stagioni, propugnando continuità ed ottimismo.

Intercapediene inverdita Angolatura della struttura

E’ interessante segnalare che il progetto è stato accompagnato da un accurato manuale destinato ai manutentori, dove vengono puntualmente enunciate le problematiche e le relative soluzioni; dall’impostazione generale del progetto alle caratteristiche botaniche, dai trattamenti da impiegare ai concimi più indicati, dagli interventi particolari per singola essenza alle informazioni tecniche sull’irrigazione e di supporto alle azioni di gestione.
Una tale chiarezza, oltre a rendere agibile il progetto da parte dei manutentori, produce una evidente presa di coscienza circa la responsabilità dei progettisti, che si impegnano così formalmente nei confronti di tutti – committente, impresa, giardinieri e soprattutto utenti – trasformando il progetto in un esempio tipologico e tecnologico esempio che dovrebbe essere seguito ogniqualvolta ci siano da risolvere due grandi questioni: l’autorità professionale e la specificità progettuale.