Cultivar
Nell'ambito di M. germanica vengono riconosciute, fin dal secolo scorso, alcune cultivar. Tra queste si ricordano: 'Nespolo d'Olanda' a frutto molto grosso; 'Nespolo comune' a frutto grosso; 'Nespolo primaticcio' con frutto a maturazione precoce, di ottime caratteristiche qualitative; 'Nottingham' con habitus vegetativo più eretto e piccolo rispetto alle varietà standard e con frutti molto aromatici; 'Reale' molto produttiva, ma con frutti molto piccoli; 'Apireno' con frutti senza semi, ma dalle scarse caratteristiche qualitative.
Va, comunque, detto che mancano studi pomologici aggiornati che possono chiarire quali siano le cultivar esistenti, quali i sinonimi e quali le effettive caratteristiche agronomico qualitative. In tal senso, una selezione clonale è in corso presso l'Ica (Sezione Arboricoltura) dell'Università di Agraria di Piacenza, con valutazione agronomico-pomologico-organolettiche di numerosi cloni (Roversi, comunicazione personale). In Spagna, lavori recenti citano almeno 2 cultivar: Nadal e Algerie.

I fiori e i frutti di Mespilus germanica

Di seguito viene riportata una descrizione del frutto di nespolo comune reperibile allo stato selvaggio in aree dell'Italia centrale (Lazio, Toscana).
Forma: trottola tipica, con umbone nei pressi del peduncolo; buccia di colore marrone, con lenticelle marrone, scuro presenti in numero medio, coriacea, semiaderente alla polpa; polpa di colore rossiccio ad ammezzimento, avvenuto, di consistenza farinosa, semispicca, di sapore dolciastro gradevole con retrogusto leggermente acidulo. Dimensioni altezza (cm) 2,7-2,8; larghezza (cm) 2,6-2,9; spessore (cm) 2,6-2,9; occhio (cm) 1,4-1,6. Dimensioni del noccioli (cm): altezza 1,0-1, l; larghezza 0,4-0,5; spessore 0,9-1,0.

Propagazione
Il nespolo comune si riproduce allo stato naturale per seme che ha una facoltà germinativa di circa 18-20 mesi; l'emergenza del semenzale, tuttavia, non è prontissima. Per la moltiplicazione di questa specie la tecnica più utilizzata è l'innesto, a spacco o ad occhio dormiente, scegliendo le gemme della parte medioapicale del ramo; anche la talea legnosa del ramo è, talvolta, utilizzata. Tra i soggetti usati si ricorda il biancospino (consigliabile l'innesto a fior di terra, al fine di evitare l'insorgenza di eccessivi polloni pedali), il Crataegus crus-galli, da alcuni considerato il portainnesto più idoneo per l'ottima affinità, e il Cotogno A; meno utilizzati, ma discretamente compatibili, sono il pero, il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia), con innesto direttamente sulle ramificazioni.
Poco utilizzato l'innesto su franco per il lento accrescimento dell'oggetto.

Habitus vegetativo
L'accrescimento del nespolo comune procede con una certa vigoria per 6-7 anni; dopo tale periodo, che coincide con l'entrata in fruttificazione, l'albero tende ad assumere la sua forma naturale arrotondata, anche se alcune ramificazioni particolarmente vigorose si presentano erette. Da ogni asse legnoso ogni anno si sviluppano rami a legno e rami a frutto; questi ultimi sono molto caratteristici perché portano nella loro porzione terminale il frutto. Nella fase adulta ogni branca fruttifera sorregge numerose ramificazioni laterali sulle quali avviene la maggior parte della produzione.

Stadi fenologici
L'epoca di germogliamento avviene, generalmente, in aprile; di circa 20-30 giorni dopo è l'inizio della fioritura, molto abbondante e scalare, che nei rami a fiore determina l'arresto della crescita del germoglio. Al contrario rami a legno proseguono l'accrescimento fino a giugno-inizio luglio. La maturazione, scalare, avviene verso la fine di ottobre-inizio di novembre, quasi contemporanea alla caduta delle foglie. L'entrata in piena rivoluzione avviene, generalmente, dopo 6-7 anni dall'innesto e continua su buoni livelli fino a 25-30.

Esigenze pedoclimatiche e tecnica colturale
Il nespolo comune vegeta e produce ottimamente nei climi temperati preferendo stazioni fresche (ottime le zone submediterranee). E' specie ben adattabile anche a terreni non perfettamente equilibrati dal punto di vista della tessitura e della reazione del pH, anche se predilige terreni sciolti e ben equilibrati, senza ristagni d'acqua. Resiste molto bene al geli invernali.

I frutti di Mespilus germanica

Non particolarmente esigente in fatto di tecnica colturale anche se, ovviamente, concimazioni ed irrigazioni favoriscono sia l'attività vegetativa che produttiva anche di questa specie. La potatura si deve limitare a controllare qualche ramificazione esaurita o male inserita (diradamento dei rami) e a riportare verso il basso i rami produttivi quando non dotati di sufficienti ramificazioni laterali; infatti, producendo all'estremità dei rami dell'anno, il nespolo comune tende ad allontanare progressivamente la produzione dalla base del ramo.

AVVERSITA'

A) Batteriosi
Erwinia amylovora (Burril) Winslow et al, denominata 'Colpo di fuoco'. Temibile malattia delle Rosacee, può colpire anche il nespolo comune. A carico dei germogli e delle foglie si hanno le alterazioni maggiori. Le foglie seccano repentinamente, rimanendo attaccate al ramo per molto tempo dopo essere completamente avvizzite. Da ricordare che la direttiva Cee 77/93 e successive modifiche, inerente le 'norme fitosanitarie relative all'importazione, esportazione e transito dei vegetali e prodotti vegetali', fa divieto di introdurre nel nostro territorio piante o parti di piante di Rosacee (nespolo comune incluso) che non provengano da regioni riconosciute indenni da tale avversità o da dove siano stati osservati sintomi nei campi di produzione o nelle immediate vicinanze nell'ultimo periodo vegetativo.

B) Micosi
Podosphaera clandestina (Wallr. Fr.) Lev (Sinonimo): P. oscyacanthae (DC) de Bary), denominato 'Mal bianco'. Colpisce germogli e foglie, sulle quali compaiono macchie biancastre, circolari. Questo sintomo prelude, nei casi più gravi, all'appassimento e al disseccamento della vegetazione.

Le fasi successive dell'innesto e spacco utilizzato per la propagazione di Mespilus

Perchè i frutti di nespolo risultino commestibili devono subire una postmaturazione in paglia, fino alla fase detta ammezzimento

Monilia fructigena (Aderh et Ruhi) Honey, o 'Moniliosi'. Provoca alterazioni a carico dei fiori, dei germogli e, soprattutto, dei frutti. Su questi ultimi quando prossimi alla maturazione, compaiono tacche brunastre che allargandosi possono interessare gran parte del frutto che finisce coi marcire. Se lasciati sulla pianta possono 'mummificare'.

C) Insetti
Lithocolletis blancardella L. (Lepidoptera). Specie polifaga, provoca mine ellissoidali sull'apparato fogliare, più vistose nella pagina superiore. A volte può risultare molto dannosa.

Utilizzazione
I frutti del nespolo comune, molto astringenti e duri al tempo della maturazione fisiologica, risultano commestibili solo dopo l'ammezzimento, cioè la postmaturazione avvenuta su paglia in luoghi ventilati. Dopo tale periodo il frutto diventa di consistenza tenera ed acquista un gradevole sapore dolce-acidulo con retrogusto di fermentato. L'accelerazione di questo processo naturale è possibile ottenerla con trattamenti combinati a base di O2 (50 %), CO2 (1 %) ed etilene (1,0-1,2%) eseguiti per 48 ore con temperature oscillanti tra i 16 e i 28 °C (Bernal, 1976).
I frutti del nespolo comune sono molto ricchi in zuccheri e vitamina P (Gasanov et al., 1975) e con essi è anche possibile preparare marmellate con proprietà regolarizzanti i processi digestivi. In alcuni paesi dell'Europa orientale (Jugoslavia, Ungheria, Crimea) con essi si preparano anche acquaviti e sidri. Risulta possibile utilizzare, inoltre, anche altre parti dell'albero quali il legno, duro e compatto richiesto nel passato per piccoli lavori al tornio, mentre dalla corteccia dei rami e dai frutti immaturi si ricavava il tannino utilizzato nella concia del pellame. Per le sue caratteristiche di 'frugalità' e di adattabilità, nonché per le buone proprietà organolettiche del frutto, per la, naturale buona produttività della specie e per la modesta taglia raggiunta dall'albero anche allo stato adulto, il nespolo comune può risultare specie frutticola valorizzatrice di aree marginali collinari, nonché specie da reddito più elevato per coltivazioni 'biologiche'.