Aloe x salmdyckiana nell'orto botanico di Villa Hanbury

Forse ancora oggi qualche genitore severo ricorre ad un'arma estrema ed efficace per impedire al proprio rampollo di mangiarsi le unghie: una leggera pennellata di aloe sulla punta delle dita. Lo stratagemma è un po' cattivo, ma di sicuro effetto, perché pochi sarebbero in grado di sopportare quel sapore decisamente amaro e ripugnante. Anche questa forma di impiego dei succhi di aloe, sia pure un po' forzatamente, potrebbe rientrare nella lunga lista di virtù officinali di cui da lunghissimo tempo è intessuta la reputazione di tali piante. Già il nome stesso di "aloe" pare risalire ad antiche civiltà che conobbero e utilizzarono queste liliacee a scopo terapeutico: sia che si propenda per un'etimologia collegata all'arabo alloeh, sia che si preferisca il greco als-alòs (sale).

Aloe arborescens

Aloe saponaria

Ricche di proprietà
I più celebrati medici – che allora erano anche botanici – dell'antichità, come Galeno e Dioscoride, ci hanno lasciato lunghe ed ammirate pagine in cui sono descritte tutte le proprietà più o meno veritiere attribuite alle aloe. Ancora nel Cinquecento, il medico senese P. Andrea Mattioli non solo accoglieva gli usi indicati da Dioscoride (tra i quali ricordiamo quello di antidoto contro le calvizie, se l'essenza è mescolata coi vino), ma ne aggiungeva parecchi altri suggeriti da autori diversi: quasi tutti concordi nel sottolineare il potere stomachico e assorbente del prodigioso succo.
Alcune di queste virtù sono tuttora accettate non solo dalle farmacopee ufficiali, ma anche dall'industria dei liquori che sfrutta l'aloina per la preparazione di amari. Quindi, la coltivazione di aloe vanta una storia abbastanza lunga, tanto che lo stesso Mattioli, quattro secoli e mezzo or sono, confermava che tali piante di origine esotica erano ormai diffuse in tutta Italia. E si badi bene che le ragioni di questa popolarità non risiedevano solo nelle citate doti officinali, ma con ogni evidenza anche nella bellezza delle piante stesse, se è vero che esse erano "in Italia notissime, dove non solamente in Napoli e in Roma se ne vengono in su le finestre e in su le logge in diversi vasi di terra infinite, ma quasi universalmente (quantunque non così in gran copia) per ogni altra città d'Italia, tenute più per ornamento, che per medicina".

Aloe variegata

Aloe mitriformis

Non poteva accadere altrimenti, se si pensa che anche nelle civiltà più antiche l'aloe era tenuta in grandissima considerazione: gli Egizi ne mescolavano i succhi con mirra e altre essenze per ottenere la sostanza atta ad imbalsamare i cadaveri, mentre i Musulmani l'appendevano sopra le porte d'ingresso delle case per allontanare gli spiriti del male. In quei tempi, le specie utilizzate dovevano provenire quasi esclusivamente dal vicino Oriente, in particolare Aloe vera, diffusa un po' ovunque anche nelle regioni orientali del Medierraneo e principale specie fornitrice dei ricercati principi amari.

La diffusione in occidente
Riguardo alla storia della coltivazione della diffusione di aloe nel mondo occidentale, i testi sono concordi nel sostenere che la prima specie ad arrivare nei giardini di area anglo, Aloe succotrina, di cui si sa can certezza la data d'importazione dall'Africa meridionale, il 1697. La stessa cosa non dovette accadere nel nostri paese, dal momento che il Matthioli, nel suo testo del 1544, fa cenno alla presenza in Italia di diverse specie di aloe, anche se non sappiamo fino a che punto egli riuscisse a distinguere fra aloe vere e proprie e specie similari, oggi inserite in altri generi. Comunque, una precisa ricostruzione delle varie introduzioni in Europa di queste piante è complicata dal fatto che, soprattutto nel secolo passato, esse venivano esportate in varie regioni tropicali, dalle quali furono reintrodotte nel nostro continente in epoche successive. Ad esempio, l'unica specie che si sia naturalizzata in Italia Sicilia, Calabria ed Ischia) è proprio Aloe vera, spontanea in Africa Orientale, Arabia e India. Dopo essere stata largamente utilizzata in Egitto – e quindi tutt'altro che sconosciuta al mondo greco-romano – essa dovette spontaneizzarsi in Italia fin dal quattrocento (e forse prima), ma successivamente venne esportata nei Caraibi, da dove ritornò in Europa, prendendo così il nome di A. barbadensis. Nessun'altra specie mostra attitudine a naturalizzarsi in Italia, mentre le coste sud-orientali della Francia e quelle di Spagna e Portogallo sembrano più fortunate: qui si registra la presenza di alcune fra le aloe più comunemente coltivate, come A. aristata, A. humilis, A. brevifolia, A. succotrina, A. prefoliata, A. arborescens, A. ferox.

Infiorescenza di Aloe ferox

Aloe ciliaris

Classifìcazione difficile
In natura, pare che il numero di specie arrivi a oltre 200, distribuite in grande maggioranza nella regione sudafricana, ma anche in Madagascar, Africa orientale, Arabia, India e Isole di Capo Verde. Tuttavia, poiché il genere mostra una spiccatissima tendenza all'ibridazione naturale, ecco che a rendere le cose ancor più difficili per i botanici si fanno avanti numerosissime forme di incerta origine, così che una classificazione sistematica del genere diventa. assai ardua. Invece, non presenta problemi la distinzione fra Aloe e Agave, apparentemente simili: è sufficiente tastare le foglie di un'Aloe per rendersi conto della sua consistenza delicata, ben diversa da quella coriacea di un'Agave. Inoltre, in quest'ultima pianta, l'apice vegetativo presenta foglie avvolte l'una dentro l'altra, mentre quelle di Aloe sono sì ravvicinate, ma libere. Nel genere Aloe, così ricco di specie a volte diversissime fra loro per morfologia e colori, ricorrono tuttavia alcune caratteristiche comuni, soprattutto a livello sessuale: i perigonio dei fiori è sempre costituito da sei tepali, fra loro concresciuti, di forma allungata a tubo, contenenti sei stami che fuoriescono e un solo pistillo.

Aloe ngobitensis

Aloe ukambesis

Variabilità di forme
Per il resto, via libera ad una multiforme variabilità che rende particolarmente appetibili tali piante, qualora si desideri organizzare un giardino tipo mediterraneo. Si possono così trovare esemplari privi di fusto o quasi (e sono la maggioranza) oppure anche con portamento arboreo, tante da raggiungere i 10 metri di altezza più. Vi sono poi le foglie, un elemento tutt'altro che secondario: sempre succulente e carnose, esse sono spesso triangolari e sottili oppure a forma di spada, dentate o spinose ai margini Le ricche e appuntite infiorescenze sono spesso colorate di rosso, corallo o arancione, ma anche di giallo e, pi raramente, di bianco.
In queste pagine presentiamo sia al che vivono spesso nei giardini italiani "in regioni a clima mite" e che sono anche in commercio, sia specie che per rarità o delicatezza, sono rinvenibili quasi esclusivamente nei giardini botanici.

Aloe cyanea

Aloe trichosantha

Le più diffuse
Nel primo gruppo va subito inserita A. arborescens (Sud Africa), una specie arborea che mediamente può toccare i 2-3 metri di altezza, ma che in alcuni casi presenta fusti ben più alti, le sue foglie, a forma di sottile spada, raggiungono i 60 cm di lunghezza e sono dotate di denti gialli, mentre le infiorescenze sono raggruppate in racemi rossi. (Jn'altra specie piuttosto comune, A. saponarla (Natal, Transvaal), è invece quasi priva di fusto, mentre le foglie della rosetta basale sono lunghe una ventina di cm e risultano segnate da macchie giallo-verdastre in bande longitudinali; l'infiorescenza è costituita da un corimbo di colore rosso vivace.
A. mitriformis (Provincia del Capo) si fa preferire per le infiorescenze biforcate, a forma di "mitra", ma anche per le bellissime foglie, decisamente carnose, concave e incurvate, lunghe fino a 15-20 cm, di colore verde o glauco-verde con robusti denti giallastri. Bellissime sono poi le foglie di A. variegata (Capo di Buona Speranza), di forma triangolare e di colore glauco-verde, con oblunghe striature bianche dall'andamento irregolare: i racemi dei fiori sono lassi, poco compatti, di un colore tendente al salmone. In commercio è pure A. ferox (Sud Africa) con un fusto che può arrivare a 3-5 metri d'altezza. Le sue foglie sono numerosissime – anche più di 50 nella stessa rosetta – e arrivano ad un metro di lunghezza, lanceolate, verdi e con durissime spine marroni ai margini; stupendo è il colore rosso aranciato delle lunghe infiorescenze cilindriche. Non rara è anche A. ciliaris, che nel suo habitat naturale tocca i 5 metri di altezza, ma che da noi è decisamente più bassa, con foglie lineari-lanceolate larghe non più di 2,5 cm, ripiegate verso il basso e con denti di colore chiaro; le infiorescenze sono semplici, con fiori rosso-arancione e punte dei lobi giallo-verdastre. Questa pianta si comporta spesso da rampicante ed è quindi adatta per ornare muri ben esposti.

Aloe 'Jaksonii'

Aloe speciosa

Aloe striatula

Le più rare
Meno facilmente rinvenibile è poi A. X salmdyckyana, che invece è una delle più belle rappresentanti di questo genere nel giardino botanico di Villa Hanbury presso Ventimiglia. Si tratta con ogni probabilità di un ibrido naturale fra A. arborescens e A. ferox (di qui il colore rosso aranciato dei fiori) ed alcuni ritengono che possa essere identificato con un altro ibrido ottenuto dai medesimi genitori, che porta il nome di A. x principis. Qua e là si possono trovare anche A. concinna (Zanzibar), attraente per le strette foglie con denti bianchi e duri, A. brevifolia var. depressa (Provincia del Capo), con belle e basse rosette di foglie piuttosto larghe, e A. striatula (Sud Africa), che si mette in evidenza per il brillante colore giallo o giallo-aranciato dei fiori.
Assai più rare o presenti solo in orti botanici sono le altre specie: solo A. bellatula (Madagascar) e A. jacksonil (Etiopia) sono talvolta coltivate. La prima è caratterizzata da basse infiorescenze ramificate e la seconda da fiori piuttosto grandi e larghi alla base.

Aloe brevifolia var. depressa

Aloe bellatula

Aloe concinna

Quasi introvabili
Di altre specie è difficile rinvenire notizie perfino sulla letteratura specializzata, ma non sono meno belle delle precedenti, anche se la loro coltivazione è più difficoltosa, soprattutto se il clima non è favorevole: ricordiamo A. cyanea, A. boiteaui, A. elgonica, A. ngobitensis, A. ukanbesis, A. speciosa. Del tutto particolari sono i fiori di A. trichosantha, interamente ricoperti da una fitta peluria. Va ricordato infine che se proprio dobbiamo ricorrere ad una serra per la coltivazione di Aloe, le specie più indicate in questo caso sono A. arborescens, A. mitriformis e A. variegata.

Infiorescenza di Aloe x salmdyckiana

Aloe x principis