Aztekium ritteri

Leuchtenbergia principis

Gli equilibri esistenti fra mondo inorganico e mondo organico e fra le componenti di quest'ultimo (uomo, animali, piante) negli ambienti in cui vivono le piante grasse, proprio a causa delle caratteristiche "estreme" che li contraddistinguono, sono di gran lunga più fragili ed instabili di quelli presenti in altre zone della terra. Pertanto, le conseguenze di interventi, che altrove potrebbero non avere effetti vistosi o produrre alterazioni solo temporanee, nelle zone dove le condizioni ambientali non favoriscono un "recupero" rapido, il più delle volte cagionano effetti drammatici e fra le più gravi si deve purtroppo annoverare anche l'estinzione di organismi adattatisi nel corso di milioni di anni di evoluzione a determinati ecosistemi.
Queste considerazioni stanno inducendo da alcuni anni le persone più sensibili a considerare seriamente l'assoluta necessità di adottare misure di salvaguardia soprattutto là dove ogni alterazione rischia di diventare permanente e procurare quindi un danno irreparabile. A tutti sono note le preoccupanti condizioni di degrado in cui oggi si trovano regioni anche vastissime del nostro pianeta e quali potrebbero essere le funeste conseguenze se non venisse posto un freno ai continui abusi che negli ultimi secoli sono stati perpetrati sulle risorse disponibili.
Anche gli amanti delle piante succulente si stanno cominciando a rendere conto dell'importanza che il contributo di ognuno può avere ai fini della conservazione della natura.

Obregonia denegreii

Pachypodium brevicaule

La I.O.S. e la C.I.T.E.S.
Fra le cause che producono la distruzione degli ambienti naturali c'è il prelievo che l'uomo fa di specie animali e vegetali per servirsene a vari scopi. Se il prelievo, come troppe volte è accaduto, supera la capacità delle popolazioni di rigenerarsi, queste si estinguono e con la loro estinzione va perduto un patrimonio genetico irrepetibile.
Il riconoscimento di questa semplice verità ha portato nel decennio testé trascorso alla redazione e alla stipula di una convenzione (avente forza di legge) fra circa un centinaio di stati (la cosiddetta C.I.T.E.S., Convenzione sul Commercio Internazionale di Specie di Flora e Fauna Minacciate di Estinzione) avente lo scopo di prevenire, a livello internazionale mediante divieti e controlli, una delle cause di estinzione di specie animali e vegetali e cioè il prelievo indiscriminato operato a fini commerciali.
Le specie oggetto della convenzione 4 sono elencate in tre Appendici. Le piante succulente incluse nella C.I.T.E.S. sono quelle riportate nella tabella pubblicata in queste pagine. D'altro canto, la I.O.S. (l'Organizzazione Internazionale per lo Studio delle Succulente) fin dal 1974 ha redatto e pubblicato un "Codice di Comportamento" (ne è apparsa recente mente la terza edizione, curata dall'A.I.A.S., Associazione Italiana degli Amatori delle piante Succulente) rivolto a tutti coloro che hanno interessi nel campo delle succulente, nella (giustificata) convinzione che le leggi da sole non sono sufficienti a garantire la salvaguardia della natura. Una conferma di ciò è data dal fatto che, nonostante l'entrata in vigore di leggi di salvaguardia da parte di singoli stati e la ratifica del trattato C.I.T.E.S. da parte di un grandissimo numero di nazioni, si sia dovuta registrare la tragica scomparsa dall'ambiente naturale di non poche popolazioni di succulente negli ultimi quindici anni.
Purtroppo non è soltanto il prelievo smodato e incontrollato di piante e animali dal loro ambiente a causare gravi danni; a questo si debbono aggiungere pratiche agricole spesso devastanti, attività estrattive e di cava, pastorizia estensiva, costruzione di vie di comunicazione, varie forme di inquinamento dell'aria e dei suoli.
Poiché non è pensabile l'interruzione delle pratiche agricole e di allevamento, dell'estrazione di minerali e di altre materie prime e la rinunzia alle vie di comunicazione, si tratta: 1) di rendere tali attività compatibili con la delicatezza dell'ecosistema; 2) di creare delle aree "protette" di estensione adeguata; 3) di istituire, ogniqualvolta dovesse risultare impossibile applicare i punti 1) e 2), apposite "collezioni" di quella parte della flora che subirebbe danni irreparabili in conseguenza dell'alterazione dell'ecosistema.

Pelecyphora pseudopectinata
var. rubriflora

Strombocactus disciformis

Le Aree Protette
La conservazione delle succulente nel loro habitat naturale avviene nell'ambito di particolari zone indicate come parchi nazionali, parchi regionali o altri tipi di aree protette. Il numero di queste zone va fortunatamente aumentando e la loro importanza anche a causa dell'intensificarsi della pressione sugli habitat in tutto il mondo. Di particolare interesse per gli appassionati di succulente sono i parchi nazionali, le riserve naturali e le riserve speciali destinati in modo specifico alla salvaguardia di specie di piante succulente. Fra questi si possono citare: negli Stati Uniti d'America (Arizona) l'Organ Pipe Cactus National Monument (Organ Pipe è il nome comune di Lamaireocereus thurberi), il Saguaro National Monument (saguaro è il nome comune di Carnegiea gigantea) sempre in Arizona ed il Big Bend National Park che protegge buona parte del deserto di Chihuahua nel Texas; nel Messico la Pinacate Biosphere Reserve che copre 480.000 ettari del deserto di Sonora (confina con l'Organ Pipe Cactus National Monument) e la Mapini Biosphere Reserve che protegge 20.000 ettari del deserto di Chihuahua; in Madagascar dove sono 36 le aree designate come protette, alcune delle quali ospitano endemismi succulenti assai particolari. Altre aree protette si trovano in Africa, nell'America meridionale, nei Caraibi, nelle Canarie, ecc. ma sembra che il loro numero non sia sufficiente a coprire la così vasta tipologia delle succulente.

Turbinicarpus flaviflorus

Turbinicarpus gracilis

Le Collezioni di Riserva
La conservazione delle specie nel loro habitat naturale significa anche conservare l'habitat stesso e permettere alle piante di proseguire lungo la via del loro processo evolutivo. Le raccolte "di riserva", pur non potendo sostituire la conservazione in situ, costituiscono comunque un importante supporto per la conservazione della specie, che ivi possono essere moltiplicate, diffuse e fornire materiale per un potenziale rimpianto nella zona di origine.
La I.O.S. sta facendo sforzi notevoli per impiantare una serie di "collezioni di riserva di generi" in cui l'interesse primario è rivolto all'acquisizione di piante di origine ben documentata e alla propagazione di specie rare o diventate tali.
Anche gli Orti Botanici possono avere un ruolo importante nella conservazione ex situ come dimostrato dagli Stati Uniti d'America, dove nel 1984 venne fondato il Centro per la Conservazione delle Piante con lo scopo di allestire un completo ed articolato programma di tutela e di conservazione con attività collaterali di ricerca e di formazione. Il programma ha previsto la costituzione di una raccolta nazionale di tutte le piante in pericolo e di una raccolta comprendente esemplari di tutte le specie della flora statunitense, ospitati in venti giardini regionali. Alla collezione nazionale è annessa una "banca semi" che fa parte del sistema nazionale di germoplasma vegetale del Dipartimento dell'Agricoltura.