Anacampseros alstonii in fiore

 

E'questa un'altra famiglia dell'ordine Caryophyllales i cui rappresentanti, suddivisi in una ventina di generi, sono in pratica tutti succulenti. Essa occupa un areale vastissimo: si trovano, infatti, Portulacaceae in tutti e cinque i continenti abitati. In alcune di esse la succulenza è limitata alle foglie, in altre si estende anche ai fusti e in altre ancora (le Portulacaceae caudiciformi) sono soltanto i fusti ad essere succulenti. Le portulache possono essere piante erbacee (annuali o perenni), suffruticose o fruticose. Le foglie, opposte o alterne, hanno sempre i margini interi e spesso portano alla base stipole scariose e/o lunghi peli bianchi che vengono considerati come stipole modificate. I fiori, spesso piccoli e poco appariscenti, hanno un calice formato da 2-3 sepali verdi e carnosi, persistenti o caduchi, e una corona formata da 4-6 petali liberi o connati alla base. Gli stami, che possono essere liberi o adiacenti ai petali, variano in numero da un minimo di tre ad un massimo di dodici e sono disposti in uno o più verticilli. Lo stilo, a sua volta, può essere semplice o dotato di uno stigma diviso in 3-6 lobi. L'ovario, libero o brevemente aderente al calice, può essere infero (tribù delle portulaceae) o supero (tribù delle Portulacaceae, delle carpelli. Il frutto è una capsula (pisside) raramente indeiscente, di solito deiscente trasversalmente o in tre o più valve. L'albume dei semi è farinoso. I generi di Portulacaceae che annoverano specie interessanti per l'amatore e il giardiniere sono Portulaca (tribù Portulaceae), erbacee o suffruticose, annuali o perenni, con fusti eretti o prostrati e più o meno ramificati. I fiori, quasi sempre terminali, insignificanti in molte specie, sono grandi, vistosi e multicolori in altre (P. conzattii, P. hawaiiensis, P. lutea, P. okinawensis, ecc.). Le portulache più "famose" sono P. oleracea, a cui un tempo venivano attribuite virtù terapeutiche, originaria forse delle Indie da dove si è diffusa un po' dappertutto, nota da noi con molti nomi comuni (porcellana, porcacchia, ecc.) e che di solito viene considerata un'erbaccia, anche se trova impiego in cucina (cv. "Sativa") per insaporire le insalate e P. grandiflora, originaria dei Brasile, annuale preziosissima per adornare di stupendi colori le zone aride, assolate e povere dei nostri giardini.

Cespo di Ceraria namaquensis

 

La delicata Ceraria
Ceraria è un genere di piante fruticose dioiche che possono raggiungere una altezza di oltre 150 cm (C. namaquensis) con rami carnosi e, talora, nodosi, segnati da cicatrici e dotati di brachiblasti (cortissime ramificazioni secondarie) dai quali (come nei pini) spuntano foglie piccole, da ovali a cuneiformi, alquanto carnose. I fiori, piccoli e riuniti in infiorescenze di 2-6, sono picciuolati e hanno cinque petali di color rosa; in coltivazione compaiono molto di rado.
Le Ceraria, per l'aspetto e la colorazione dei rami, sono spesso allevate a bonsai; la loro coltura, che richiede la serra calda, non è tuttavia delle più semplici.

Rustica Portulacaria
Meno delicata delle Ceraria è Portulacaria afra (lo "Spekboom" o "albero dei lardo" dei Boeri), rustica nella zona climatica del Lauretum caldo, unica specie del genere. Si tratta di un cespuglio con fusto e rami carnosi che si diramano quasi orizzontalmente dal tronco. Le foglie, sessili, sono obovate con la pagina superiore piatta e quella inferiore convessa. I fiori, che in coltura non vengono prodotti quasi mai, sono minutissimi, di colore rosato. P. afra viene coltivata – dove possibile – come pianta da siepe e, soprattutto, per la bellezza e lucentezza del fogliame che nella varietà foliis variegatis è giallo- verde. Un altro impiego di P. afra è quello di poter fungere da portainnesto per le Ceraria.

Lewisia per i giardini rocciosi
Le Lewisia, delle quali sono state finora descritte una quindicina di specie, sono tipicamente piante di montagna che occupano le zone perfettamente drenate di un areale che, dalle regioni occidentali dell'America settentrionale, raggiunge, attraverso l'America centrale, la Bolivia. Negli ultimi anni queste piante stanno acquisendo una crescente popolarità come ospiti di giardini rocciosi e giardini alpini, grazie anche ai numerosi ibridi multicolori (soprattutto di L. cotyledon) che sono stati posti in commercio.
Sono caratterizzate da un rizoma carnoso, fittonante o tuberiforme, in grado di resistere ad anni di aridità (L. rediviva) e da una rosetta di foglie carnose o coriacee con la lamina piatta o cilindrica. In alcune specie la rosetta è perenne (ad es. in L. leeana), di solito però è caduca e si riforma ogni anno. I fiori, talora solitari (come in L. brachycalyx), sono per lo più prodotti in vistose infiorescenze a pannocchia. I singoli fiori hanno 5-10 petali di colore da bianco a rosso, spesso con venature di colore più scuro, molto decorative.

Anacampseros papyracea.

 

Anacampseros, per gli appassionati
Ricco di una cinquantina di specie, il genere Anacampseros, presente nell'Africa orientale, centrale e sud-occidentale e nell'Australia sud-occidentale, è sicuramente quello più popolare fra gli appassionati delle Portulacaceae. I botanici dividono questo genere in quattro sezioni: Avonia, che riunisce circa venti specie, Anacampseros, che ne riunisce una trentina, Tuberosae e Rosulatae, entrambe con un'unica specie (rispettivamente, A. australiana e A. dielsiana). Le piante della sezione Avonia, di non facile coltivazione, posseggono una radice tuberosa, da cui hanno origine uno o più fusti brevi, parzialmente ipogei, donde si dipartono rami a sezione circolare o poligonale che portano foglie minutissime completamente ricoperte da stipole grandi, argentee, di consistenza pergamenacea, fra le quali si nota spesso la presenza di peli più o meno lunghi. E a motivo della presenza di queste stipole, la cui funzione è quella di fungere da schermo contro la troppo intensa radiazione solare, che le piante della sezione Avonia appaiono completamente bianche e apparentemente prive di clorofilla. I fiori, per lo più solitari, vengono prodotti all'estremità dei rami ed è un avvenimento vederli aperti (di pomeriggio o nelle ore serali) in quanto di solito preferiscono la cleistogamia (dal greco "nozze nascoste"; si ha, cioè, fruttificazione e produzione di semi anche se il fiore non si è dischiuso e non è stato quindi impollinato).
Le piante della sezione Anacampseros, avvezze ad un grado maggiore di umidità e quindi più semplici da coltivare, hanno spesso una radice carnosa da cui si originano numerosi rami che portano foglie alterne, appuntite, spesso disposte a spirale, molto carnose e di forma ovata. Spesso all'ascella delle foglie si trovano peli setolosi che talvolta le avvolgono come una tela di ragno. I fiori, in infiorescenze di 2-4, hanno 5 petali biancastri o rossastri; essi si aprono di pomeriggio o di sera quando non ricorrono alla cleistogamia.

Cespo fiorito di Anacampseros rufescens.

Particolare dei fiore e di un bocciuolo di una piantina di Anacampseros rufescens nata spontaneamente fra due Echinopsis.

 

Anacampseros australiana, dell'Australia sud-occidentale, è caratterizzata dall'avere una robusta radice tuberosa (o 4 cm, 16 cm), un esile caule ipogeo, foglie lanceolate disposte a rosetta, molto carnose e glabre; i peli stipolari sono biancastri, brevi. I fiori, riuniti in un'infiorescenza, sono rosati; essi, tuttavia, solo raramente si aprono, preferendo la pratica della cleistogamia. Anacampseros dielsiana, endemica dei Gran Namaqualand (Africa sud-occidentale), è pianta acaule che produce una rosetta (diametro fino a 25 mm) costituita da una ventina di foglie cilindriche (lunghe fino 15 mm) rivestite in gioventù da un fitto tomento grigiastro che fa apparire la rosetta come coperta da batuffoli di cotone. L'infiorescenza, alta fino a 10 cm, porta 2-3 fiori relativamente grandi, rosati. Una curiosità: le popolazioni indigene del Sudafrica attribuiscono ad Anacampseros la virtù di far ritornare e rivivere l'amore perduto. Questa credenza ha fornito a Linneo, al quale si deve l'erezione del genere, l'idea per la creazione dell'epiteto generico che deriva dalla combinazione dei verbo greco "anakampsein" (che significa fra l'altro – anche "far tornare di nuovo") con il sostantivo greco "eros"="amore".

Pianta fiorita di Calandrinia spectabilis

 

Calandrinia
Calandrinia è un genere che comprende poche specie, alcune delle quali sono semisucculente, diffuse in America (California, Messico, Ecuador, Perù e, soprattutto, in Cile fino alla Terra del Fuoco) e nell'Australia meridionale e occidentale. La maggior parte delle specie sono annuali e vengono coltivate soprattutto come piante da bordura e che possono diventare infestanti a motivo dell'abbondante produzione di semi. Una delle più belle è C. spectabilis del Cile, pianta carnosa che può raggiungere 60 cm di altezza, provvista di un fitto fogliame ricoperto da una pruina glauca che contrasta mirabilmente con il vivace rosso purpureo dei fiori il cui diametro raggiunge 5 cm. Tutte le regole hanno le loro eccezioni: sfortunatamente C. spectabilis produce pochi semi.

Talinum, alcune in estinzione
Talinum comprende frutici o suffrutici delle fasce tropicali e subtropicali dell'Africa e dell'America. Quasi tutte le specie conosciute (una trentina) hanno radici tuberose o fittonanti, alcune delle quali (ad es. quelle di T. esculentum) trovano impiego nell'alimentazione umana. I fusti di Talinum possono essere allungati (eretti o prostrati) oppure brevi e irregolarmente ingrossati o anche parzialmente legnosi. Le foglie, di forma assai varia, glabre e carnose, sono disposte in modo alterno lungo le ramificazioni. I fiori, solitari o riuniti in infiorescenze racemose, vengono prodotti all'estremità dei rami e durano un giorno solo; i due sepali sono caduchi, i 5 o più petali possono essere bianchi, gialli o rossi in una ricca gamma di tonalità. Una delle specie più rare di Talinum, oggi in pericolo di estinzione, è T. guadalupense, endemico dell'isola di Guadalupa, che viene coltivato (specie negli Stati Uniti) per la bizzarrià del suo caudice e la bellezza dei suoi fiori.