Gli alberi costituiscono l'elemento che realmente può fare la differenza in un giardino; conferendogli un carattere e una forma precisi, specialmente in pianura quando la situazione generale può apparire piatta e povera. Analoga circostanza negativa si verifica talvolta anche in giardini di collina, poiché non sempre la linea dell'orizzonte è perfetta e non sempre i paesaggi sullo sfondo risultano piacevoli. In tutti questi casi, e in molti altri naturalmente, gli alberi possono essere impiegati per spezzare la banalità di un orizzonte monotono e per fornire la cornice entro cui inquadrare le scene che si stagliano in lontananza.

Chamaecyparis lawsoniana 'Nidiformis'

Chamaecyparis lawsoniana 'Fletcheri'

Quando siamo in procinto di impostare un giardino, possiamo fare numerose considerazioni estetico-formali per le quali è bene pensare agli alberi, ma poi dobbiamo ricordare gli innumerevoli benefici che essi comportano: dall'influenza esercitata sui fattori che determinano il clima alla loro capacità di attutire la forza del vento. Altri servizi, magari spiccioli, ma non meno importanti, sono ben conosciuti da tutti: gli alberi marcano in modo preciso il confine tra due proprietà, fanno da schermo nelle situazioni più disparate, nascondono alla vista edifici poco eleganti. Quando si dà vita a un giardino è bene pensare subito agli alberi, partendo dal concetto basilare che ci ammonisce di non procedere a casaccio nella messa a dimora delle piante prescelte, al fine di evitare errori di ordine sia estetico sia tecnico. Una delle sviste più diffuse, ad esempio, è quella di piantare alberi che sulle prime ci paiono leggiadri e di modeste dimensioni, ma che coi passare degli anni diventano sempre più alti e massicci, costringendoci poi a capitozzarli drasticamente, con effetti catastrofici sul piano della bellezza, ma anche su quello della sicurezza, poiché si sa che la capitozzatura è spesso foriera di imminente debolezza della pianta. Sarà quindi opportuno rivolgerci a progettisti e tecnici di sicura competenza, se non vogliamo che il nostro giardino sia poi fonte di guai e di spese, invece che di godimento interiore.

Chamaecyparis lawsoniana 'Lutea'

Chamaecyparis lawsoniana
'Lemon Queen'

Se scegliamo le sempreverdi
Operata un'altra scelta tecnica tra specie caducifoglie e sempreverdi, nonché tra latifoglie e conifere, se il nostro sguardo sarà caduto soprattutto su queste ultime, quasi obbligatoriamente saremo indotti ad acquistare alcuni esemplari dei cosiddetti 'falsi cipressi' o Chamaecyparis, che tanta fortuna hanno incontrato nei giardini moderni per la loro duttilità e versatilità.
I vantaggi, comuni ad altre conifere, sono numerosissimi: fogliame verde tutto l'anno, rusticità, quasi assoluta assenza di cure colturali e cosi via. Ma Chamaecyparis hanno dalla loro anche la grande eleganza del portamento e la leggerezza del fogliame, oltre al fatto di possedere una gamma pressoché infinita di cultivar nane, medie o alte, erette o semi-prostrate, con colori che vanno dall'argento al giallo all'azzurro, oltre alle svariate tonalità di verde.

Chamaecyparis pisifera 'Plumosa'

Chamaecyparis pisifera
'Plumosa argentea'

Appartenenti alla famiglia delle Cupressaceae e quindi strettissime parenti dei cipressi 'veri' e delle tuje – Chamaecyparis sono originarie della costa occidentale dell'America del Nord, ma anche delle isole giapponesi, differenziandosi in sole sette specie. Alcuni botanici sostengono che il numero debba essere ridotto a sei, perché la specie C. funebris viene da loro inserita nel genere Cupressus, da cui quello di Chamaecyparis è separato solo in forza di sottilissimi particolari botanici.
La parentela fra i due generi è inoltre testimoniata non solo dalla stessa denominazione scientifica (Chamaecyparis significa 'piccolo cipresso', non perché ridotto nelle dimensioni, ma perché scoperto in epoca moderna, mentre il cipresso è conosciuto fin dall'antichità), ma soprattutto dalla forte rassomiglianza morfologica, tanto da indurre ancora oggi qualche scienziato a dubitare circa l'ammissibilità di tale separazione.

Chamaecyparis pisifera
'Plumosa aurea'

Chamaecyparis pisifera
'Squarrosa sulfurea'

I coni fanno la differenza
La differenziazione tra i due generi che quando erano uniti si chiamavano Retinospora, nome spesso utilizzato per le forme giovanili di entrambi avviene sostanzialmente sulla base delle dimensioni dei coni, che nel vero cipresso sono assai più consistenti.
Delle sei-sette specie esistenti, sono tre quelle maggiormente utilizzate da orticoltori e vivaisti per la costituzione di cultivar sempre più numerose: la più conosciuta è certamente C. lawsoniana, ma anche C. obtusa e C. pisifera hanno offerto non poche possibilità alla fantasia di chi è alla perenne ricerca di nuove forme e più attraenti colori. C. lawsoniana, o falso cipresso di Lawson, nasce spontaneo sulle coste che vanno dall'Oregon alla California; esso, certamente già conosciuto dalle popolazioni indigene, venne tuttavia introdotto in coltivazione in Europa nel 1854 dal botanico W. Murray. In natura questa specie arriva anche a 50 metri d'altezza, ma nei giardini normalmente non supera i 20-25 metri; la sua chioma è conica con cima molto acuta, la corteccia è bruno-rossastra, mentre i piatti rametti terminali si contraddistinguono perché sono tutti sullo stesso piano, parallelamente al terreno. Da noi la specie-tipo è praticamente introvabile, perché quelle che noi vediamo nei giardini sono una parte delle moltissime cultivar create in quest'ultimo secolo, ottenendo forme erette, colonnari, nane, globose e perfino spiralate, dalle molteplici tonalità di verde, di giallo e d'azzurro.

Chamaecyparis pisifera 'Filifera aurea':
esemplare dell'Isola Madre sul Lago Maggíore.

Chamaecyparis obtusa 'Aurea'

Le varietà di C. lawsoniana
In queste pagine possiamo presentarne solo alcune a titolo d'esempio. Di portamento colonnare-conico è C. l. 'Fietcheri', creata in Inghilterra nel 1911, contraddistinta da ramoscelli verde-azzurri con foglioline, alcune a scaglia e altre aghiformi, che si curvano un po' all'interno: toccando i 5-8 metri d'altezza può essere considerata un piccolo albero, cosa che si può dire anche di C. l. 'Lemon Queen', di forma strettamente conica e dalle foglie variegate di giallo.
Anche C. l. 'Lutea' è caratterizzata da questo colore, ma i rametti sono più penduli e l'altezza della pianta arriva a 10 metri: suoi pregi sono quelli di non esigere potature e di mantenere il colore giallo anche su esemplari vecchi. Nel settore delle forme arbustive, C. l. 'Forsteckensis' e C. l. 'Gimbornii' appartengono a una delle categorie più ricercate, anche perché sono adatte a un impiego nei giardini rocciosi di una certa superficie: la prima arriva a circa 1,50 m d'altezza, con ramoscelli corti e crespati, mentre la seconda arriva a 1,80 m, con rami spessi, eretti e rigidi.
Un vero albero è C. l. 'Wisselii' (10 metri) con rami ascendenti nei primi anni e più orizzontali in vecchiaia, mentre le fronde si presentano un po' a cresta di gallo.

Chamaecyparis obtusa 'Tetragona aurea'

Chamaecyparis obtusa 'Keteleerii'

Le specie giapponesi
La seconda specie, C. obtusa, arrivò dal Giappone nel 1861 con il nome di 'falso cipresso di Hinoki'. è un albero che può toccare i 40 metri d'altezza, con una corteccia che caratteristicamente si sfalda in strisce sottili, mentre i coni sono assai più grossi di quelli di C. lawsoniana. E' celebre e assai utilizzata la cultivar C. o. 'Nana gracilis' (spesso erroneamente chiamata C. o. 'Nana compacta') che è decisamente bassa o addirittura nana, con rametti terminali disposti a conchiglia o, come dicono gli inglesi, a 'tabacchiera'.
Due famose cultivar connotate dal colore giallo sono C. o. 'Keteleerii', alta come la specie-tipo e con rametti gialloverdi, e C. o. 'Tetragona Aurea', caratterizzata da punte dei rametti articolate a cresta di gallo.
La terza specie, C. pisifera, detta 'falso cipresso di Sawara', fu introdotta dal Giappone nel 1860 ad opera del botanico Siebold: essa ha coni molto piccoli, ma spesso numerosissimi e predilige un suolo molto umido. Non c'è dubbio che le sue cultivar più diffuse sono C. p. 'Filifera' e C. p. 'Filifera aurea', generalmente piuttosto basse e a portamento compatto e largamente conico: la prima è nella sua versione verde, mentre la seconda ha un colore giallo assai intenso. Entrambe possiedono rametti terminali penduli e lunghi come filamenti. La cultivar C. p. 'Nana' è pure largamente utilizzata perché non supera il mezzo metro d'altezza, con una forma globosa e compatta.

Chamaecyparis obtusa 'Nana gracilis'.

Chamaecyparis thyoides.

La serie 'Plumosa', ben riconoscibile per avere in tutte le cultivar aghi lunghi e morbidi, si fa preferire nelle forme C. p. 'Plumosa argentea', dal fogliame verde scuro con piccole punte biancastre, e C. p. 'Plumosa aurea', con rametti terminali di colore giallo oro. La cultivar C. p. 'Squarrosa' possiede foglie solo ad aghi, soffici al tatto, tra il verde azzurro sopra e il bianco argenteo sotto: potrebbe sembrare una forma giovanile fissata, ma probabilmente si tratta di una mutazione naturale.
Tra le altre specie di Chamaecyparis, un'attenzione particolare può essere prestata a C. thyoides, che cresce nelle paludi degli U.S.A. meridionali: molto attraente è il colore grigio azzurro dei suoi coni globosi, muniti di piccole spine.