Posto a 445 km ad ovest della costa del Senegal (Africa Occidentale), esattamente davanti al Capo Verde, l'arcipelago si trova tra 15° e 17° di latitudine nord (a metà strada tra l'Equatore ed il Tropico del Cancro) e tra 25° e 23° di longitudine ovest.
Grazie alla presenza di rilievi montuosi nelle isole più occidentali e ad un vulcano ancora attivo (l'isola di Fogo, il cui cratere più recente è alto 2.839 m slm), la superficie dell'intero arcipelago raggiunge i 4.033 kmq.

L'arcipelago delle Isole del Cabo Verde

Bouganvillee bianche e fichi d'India

La temperatura media annua è di 25 °C con escursioni termiche che non superano mai i 10 °C; la presenza costante di vento rende il clima piacevole; le piogge, a carattere spesso torrenziale, si concentrano nel periodo agosto-novembre, mentre per il resto dell'anno la siccità è un aspetto determinante sia del paesaggio vegetale che dell'intera economia agricola del Paese.

Paesaggio vegetale
Il fattore che a Cabo Verde controlla maggiormente la distribuzione dei vegetali è l'acqua, in particolare la sua assenza quasi ovunque e in gran parte dell'anno.
Mentre le isole più orientali sono pianeggianti e praticamente deserte, quelle occidentali si presentano montuose, molto accidentate e soprattutto molto più verdi; queste ultime infatti godono di una maggiore piovosità grazie ai monsoni di nord-est che giungono carichi di umidità ed, incontrando i rilievi montuosi, danno luogo a piogge orografiche che permettono lo sviluppo della vegetazione.

Alcune acacie resistono alle condizioni pedoclimatiche più estreme

Paesaggio desertico delle isole pianeggianti: in molti villaggi l'acqua non arriva in casa ed è necessario andarla a prendere alle cisterne, periodicamente riempite da autobotti

Questa si concentra nel fondovalle, nelle cosiddette ribeira, che altro non sono che alvei di torrenti, asciutti quasi tutto l'anno, e che si riempiono d'acqua solo in occasione delle abbondanti piogge autunnali.
L'arcipelago fa parte della fascia del Sahel: le scarsissime piogge non consentono di coltivare in modo esteso il suolo vulcanico, potenzialmente molto fertile, se non all'interno delle ribeira, che appaiono perciò dei fiumi verdi che pulsano di vita e di attività umane: non vi cresce pianta che non abbia una funzione o un utilizzo. Ciò che maggiormente esalta la vista di queste oasi lussureggianti di vegetazione è proprio il netto contrasto con i rilievi e gli altipiani che le circondano e che sono completamente aridi.

Lungo le ribeira crescono le palme

Nelle zone più aride sono poche le piante che sopravvivono

Vegetazione spontanea più o meno densa si ritrova alle quote maggiori, specialmente lungo i versanti esposti a nord, dove sorgono boschi di conifere ed eucalipti; si tratta delle conifere più vicine all'equatore e furono piantate nel XVII secolo dai portoghesi; negli ultimi anni sono stati effettuati altri rimboschimenti per una superficie complessiva pari a 40.000 ettari. Sulle scarpate e nelle zone impervie ed inaccessibili, anche a quote inferiori, cresce l'intraprendente Agave sisalana (o Agave foetida), dall'inconfondibile profilo verde chiaro e chiamata carapate.

Vegetazione potenziale
Quando le isole vulcaniche di Cabo Verde iniziarono ad emergere dalle acque dell'Atlantico, prese il via la loro colonizzazione da parte di semi, insetti ed uccelli provenienti dalla vicina Africa. Tra le specie che si naturalizzarono, riuscendo a riprodursi spontaneamente, alcune si differenziarono per meglio vivere nel nuovo habitat ed essere più competitive per l'acqua; nacquero così gli endemismi, di cui oggi se ne contano circa 90. I coloni europei che si stabilirono a Cabo Verde e la popolazione creola che a loro fece seguito, trovarono una natura incontaminata che aveva raggiunto un suo equilibrio millenario. Scoprirono piante dalle proprietà curative, alberi capaci di fornire lattice (il lantisco, Periploca chevalieri) e sostanze coloranti come il "sangue di drago", (estratto dal dragoeiro, Dracaena draco), che fu per molto tempo un importantissimo prodotto commerciale di Cabo Verde. Arbusteti erano diffusi ovunque e ciò consentiva di raccogliere la legna e di far pascolare una gran quantità di animali, quali capre, mucche, maiali, ecc., che mangiavano le foglie degli arbusti e degli alberi al posto dell'erba.

Santiago: il corteo nuziale si snoda tra gruppi di carapate

Alcuni edifici rurali sono realizzati con le foglie del carapate

Non mancavano nemmeno alberi di alto fusto se, come si ricava da documenti dell'epoca, con il legno locale venivano costruite case e navi; è probabile che molto diffusi fossero Ficus ed il tarrafe (Tamarix senegalensis), dato il gran numero di località chiamate Figueira e Tarrafal. La necessità di coltivare e di disporre di combustibile portò al taglio della vegetazione esistente lungo le ribeira; in seguito, con il crescere della popolazione, la ricerca di nuove superfici coltivabili portò al disboscamento e alla realizzazione di terrazzamenti, in zone scoscese e impervie. Anche il pascolo si andava estendendo ed intensificando, soprattutto nelle zone non coltivabili perché troppo acclivi.
Crocevia di numerose rotte oceaniche (America, Asia e Africa), Cabo Verde fu raggiunto da prodotti di ogni parte del mondo; le specie vegetali che davano i raccolti migliori in zone anche lontane, ma con clima simile (mais, fagioli, canna da zucchero… ), furono perciò introdotte e coltivate. Alcune piante sfuggirono al controllo e divennero infestanti, al punto di minacciare di estinzione specie autoctone ed endemiche; il "carrapato" ad esempio (Furcroya gigante), importato dall'America Latina, rappresenta oggi un elemento dominante in tutte le isole montuose.
Il disboscamento per scopi agricoli ed il pascolo eccessivo, hanno innescato un processo di erosione del suolo ed hanno reso il terreno meno permeabile al punto che oggi, in occasione delle piogge, molta acqua invece di infiltrarsi nel terreno, scorre via velocemente, provoca danni a strade e case e si disperde nel mare, invece di andare ad alimentare le falde acquifere.
Della vegetazione originaria restano oggi piccoli lembi, se non addirittura singoli esemplari.

St. Antao – Fontainha: il versante esposto a nord beneficia delle piogge monsoniche e per questo viene terrazzato anche dove è molto acclive

Isola di Fogo: pagliai e muretti a secco sotto il vulcano

Una delle specie più diffusa era Euphorbia tuckeyana, chiamata tortolho, un arbusto che in condizioni favorevoli raggiunge i 4 m di altezza.
Nelle isole di S. Antao, S. Nicolao, Santiago e Fogo, al di sopra del tortolho cresceva il dragoeiro (Dracaena draco), un albero possente e alto fino a 10 metri, di cui restano pochissimi, ma splendidi esemplari. Nelle zone progressivamente più asciutte erano diffuse Artemisia gorgonum, Periploca chevalieri, Acacia albida, mentre lungo le ribeira cresceva Ficus sycomorus ssp. gnaphalocarpa, un albero che raggiunge i 20 metri d'altezza, ha un tronco biancastro e le foglie verdi scure e lucide tipiche dei ficus (ne ho incontrato uno gigantesco vicino alla sorgente che rifornisce d'acqua la più antica città di Cabo Verde, Cidade Velha).
Phoenix atlantica è l'unica palma autoctona di Cabo Verde, cresce nei luoghi sabbiosi vicino alla costa ed è ormai difficile trovarla in gruppi naturali; le foglie sono usate per intrecciare cesti, i frutti sono commestibili e usati anche come alimento per gli animali.

S. Felipe: non esiste meccanizzazione agricola e tutto viene fatto a mano: le buche sono pronte per la piantagione,

ma si attende l'arrivo della pioggia

Isola di Fogo: Erysimum caboverdeanum

Nulla veniva (e viene) sprecato di tutto quello che cresce in questa terra potenzialmente generosa, ma terribilmente sottomessa alla siccità; oggi come ieri molti tetti sono fatti con foglie di palme, di carapate o di canna da zucchero; i cesti ("balaios") che le donne portano con equilibrismo disinvolto sulla testa, sono fatti con le foglie della Phoenix o anche con quelle del caniço, una canna spontanea.

Vegetazione reale
Oasi sottili e serpeggianti sul fondovalle, le ribeira ospitano palme da datteri e da cocco, "coqueiro", alte e filiformi, sempre fruscianti sotto la spinta del vento; alberi di mango, "mangueira" (Mangifera indica), maestosi e scuri, capaci di crescere anche in luoghi rocciosi; banani, "bananeiro" (Musa ssp.), cui non può assolutamente mancare l'acqua; la papaia (Carica papaya) con la sua forma inconfondibile, uno o più tronchi debolmente conici che terminano con un ciuffo di enormi foglie palmate, all'ombra delle quali maturano i frutti, grandi e dolci, arancioni come le nostre zucche; il "fruta pao" (Artocarpus altilis), un albero meraviglioso: possiede enormi foglie, verde scuro sopra e verde chiaro sotto, che arrivano a misurare 70 cm di lunghezza, frutti commestibili (sanno di pane); anche l'"amendoa" (Terminalia catappa) è un albero maestoso, dal fogliame verde scuro e dai frutti commestibili. Sono più di 7 le varietà di canna da zucchero coltivate (da cui si ricava il grogue, un liquore molto diffuso, mentre lo zucchero viene importato…) e formano appezzamenti piuttosto grandi: visti dall'alto appaiono come un tappeto verde chiaro, fitto ed omogeneo.

Sulle pendici del vulcano di Fogo cresce un'uva di grande pregio da cui si ricava un forte vino rosso

Isola di Fogo: sulle ceneri e i lapilli ai piedi del vulcano attivo si coltivano mele e uva

Della "mandioca" (Manihot esculenta), un'erbacea che arriva a 2,5 metri di altezza con le sue foglie palmate, grandi e verdi, si utilizzano i tuberi, commestibili sia crudi che cotti (buoni in entrambi i modi!!!). Anche dell'"inhame" si usano i tuberi, più piccoli di quelli della mandioca, e se ne coltivano due varietà, una con foglia più scura dell'altra (le foglie sono simili a quelle dei nostri farfara e farfaraccio). Il caffè forma dei veri e propri boschi, con piante alte anche 3 metri, che riescono a crescere nelle zone meno umide; anche i fagioli, le mele e l'uva riescono a crescere in luoghi estremi, dove non beneficiano dell'acqua o dell'umidità residua della ribeira, ma dove attendono pazienti l'arrivo delle piogge e l'umidità atmosferica trattenuta dal suolo vulcanico fatto di cenere e lapilli. I versanti esposti a nord e nord-est sono molto scoscesi, ma anche quelli maggiormente piovosi e qui i terrazzamenti, che altrove sono presenti solo sui pendii meno acclivi, arrivano a ridurre le dimensioni di ogni singolo terrazzo fino all'inverosimile pur di sfruttare ogni centimetro quadrato di suolo (ad esempio a Fontainha, isola di S. Antao). Il risultato complessivo è una trama quasi invisibile che disegna e addomestica, ingentilisce e umanizza un paesaggio altrimenti aspro e inospitale. La catena montuosa che sovrasta l'isola di S. Antao merita un cenno particolare, perché al paesaggio roccioso "andino" (ammirato nella luce limpida di un pomeriggio) si aggiunge una vegetazione folta e sorprendente: pini (Pinus canariensis, Pinus pinea), cipressi (Cupressus sempervirens var. stricta, C. lusitanica, C. macrocarpa), eucalipti, Campanula jacobaea (una campanula viola che cresce nelle fessure delle rocce tra 500 e 1.000 metri) nelle zone più alte e poi scendendo verso Ponta do sol, Lantana camara, Grevillea robusta, Acacia mearnsii, Acacia pycnanta, Agave sisalana che accende, con il suo colore verde chiaro ed i suoi fiori gialli, le pareti rocciose su cui si affaccia, Sarcostemma daltonii, una tappezzante verde-grigio, con fusti fotosintetici e senza foglie, non bella, ma particolare, una pioniera dei terrazzamenti abbandonati, che ricopre come fosse un velo di oblio e che viene usata per curare le carie. Nel paesaggio completamente nero della caldera di Fogo cresce l'Erysimum caboverdeanum, una brassicacea endemica di questa isola vulcanica. È un arbusto alto 60 cm con piccoli fiori rosa-lilla; non è particolarmente appariscente, ma di certo è ammirevole il coraggio che ha di vivere sulle pendici di questo vulcano attivo. E non è la sola, perché il vulcano di Fogo, con le sue particolari condizioni pedoclimatiche, ha selezionato diversi endemismi.

Storia
Scoperto dai Portoghesi nel 1460, e prima ancora da un genovese, un certo Antonio da Noli, l'arcipelago di Cabo Verde venne colonizzato solo due anni più tardi, nel 1462, e da quel momento divenne scalo obbligatorio e fondamentale per le navi che dal Portogallo si dirigevano in India (il Canale di Suez ancora non era stato aperto…) e in Africa ed in seguito, dopo la scoperta dell'America, anche nelle colonie portoghesi del Sudamerica. Nel porto di Ribeira Grande (oggi Cidade Velha), la prima città fondata dai portoghesi a Cabo Verde, fecero scalo alcuni famosi navigatori quali Cristoforo Colombo, Vasco de Gama, Pedro Alvares Cabral e Sebastian Del Cano. Cabo Verde era infatti l'avamposto dell'Europa per i rifornimenti di viveri ed acqua per le navi, infatti con il sale estratto dall'isola di Sal si preparavano i cibi destinati alle lunghe traversate oceaniche, ma era anche il punto di smistamento degli africani, rastrellati in varie parti dell'Africa, e destinati a lavorare in schiavitù nelle Americhe. Proprio dalla fusione tra europei ed africani è nata la popolazione creola di Cabo Verde che oggi conta 350.000 abitanti e circa 500.000 emigranti in varie parti del mondo; il criòlo, la lingua parlata comunemente, nasce dalla fusione della lingua portoghese antica, parlata nel XVI secolo e dai creoli semplificata, con le varie lingue africane e con ciò si spiega anche il fatto che ogni isola possiede un suo dialetto. La lingua portoghese è oggi quella ufficiale, ma Cabo Verde ha ottenuto l'indipendenza dal Portogallo nel 1975 e dal 1991 è una Repubblica parlamentare che ha avviato programmi di cooperazione con molti Paesi europei.