Il Jardim botanico nacional di S. George dos Orgaos, un centro sperimentale nell'isola di Santiago, raccoglie numerose piante ornamentali e non, le stesse che poi si ritrovano nell'arredo verde delle piazze di molte città e paesi di Capo Verde e che crescono spontanee o coltivate fuori città. Purtroppo non ci sono cartellini, né dépliant né guide ed il riconoscimento non è molto semplice, soprattutto perché molte sono piante esotiche che in Italia non sono commercializzate nemmeno come piante da appartamento (solo come tali potrebbero sopravvivere alle nostre latitudini). Alberi di acacia a fiore rosso e a fiore rosa intenso si affiancano a Jacaranda mimosaefolia (o sua stretta parente?), a cipressi, eucalipti, Phoenix, Chamaerops humilis ed excelsa, papaya, banani, pini (, Ficus; il tutto su un terreno in pendenza, terrazzato e di dimensioni ridotte (meno di un ettaro). Molti Hibiscus rosa-sinensis di vari colori; Codiaeum dalle grandi foglie chiazzate di giallo; il Café-jardim, un arbusto molto utilizzato anche nei cortili e nei giardini delle case e delle piazze, con foglie verdi e margini dentati e bianchi; l'Euforbeaça, un grande arbusto con fiori tubolari rosa, simili a quelli della bignonia; il Crotono vennelho, un arbusto con foglie rosse molto accese, usato nell'arredo verde delle piazze; Agave sisalana e Agave americana; Antigonon leptopus, Bouganvillea con fiori rosa e arancioni sulla stessa pianta, e Bouganvillea bianca, incantevole; Tecoma dai fiori giallo oro; grandi cespugli di Vinca rosea, da noi usata come stagionale; Lantana camara, che cresce spontanea su molte isole dell'arcipelago; Nerium oleander, usato come pianta ornamentale un po' ovunque, soprattutto grazie alla sua resistenza alla siccità; circa 40 rose arbustive, riunite a formare un piccolo roseto.

Tipico tessuto di cotone con disegni geometrici fatto artigianalmente su telaio di legno

La Babosa, colonizza i bordi delle strade; è usata come rimedio per i pidocchi

Una vasca di ridotte dimensioni, posta alla base di uno dei terrazzamenti, ospita ninfee, bambù e varie specie di felci. Tutte le piazze delle città e dei paesi più grandi sono state sistemate e dotate di aiuole: piantumate con palme e arbusti da fiore, vengono innaffiate, curate e pulite quotidianamente. È evidente la volontà delle amministrazioni di migliorare l'immagine della città, di offrire luoghi ombrosi e freschi a cittadini e turisti, di creare degli spazi di aggregazione sociale. Anche il verde privato è presente e diffuso ovunque, nonostante il problema acqua. Nel cortile o nel piccolissimo giardino-balcone che si trova davanti a casa, i capoverdiani coltivano piante commestibili (spesso si vede la papaya) o piante ornamentali. Villa Serra, a Ponta do Sol, appartiene all'amministrazione comunale e vi abita il sindaco; è stata acquistata da una famiglia portoghese, i Serra appunto, con tutto quello che c'era dentro e con il giardino, l'orto e i terreni. L'edificio è massiccio e domina dall'alto di un pendio Ponta do Sol, un antico villaggio di pescatori: le tipiche case portoghesi – grandi e solide, con i tetti spioventi fatti di legno, i balconi in legno lavorato e le grandi finestre che si affacciano coraggiose sull'oceano – si affiancano alle case dei pescatori, dipinte in vari colori, basse e raggruppate, allineate lungo le strade in terra battuta. Un albero di "Amendoa" forgiato ad arco vi dà il benvenuto proprio davanti al portone di casa e sulla destra dell'edificio, addossati al muretto in pietra imbiancato, gareggiano per la bellezza dei fiori arbusti e rampicanti: Hibiscus rosa-sinensis, con fiori bianchi e rossi, si mescola con le bouganvillee bianche e quelle rosa-arancio e con i fiori rossi e penduli di Hibiscus schizopetalus, che sembrano coralli.
Oltre il muretto c'è l'orto e dietro la grande casa un albero incantevole di "Fruta pao" e poi la campagna coltivata, delimitata da un lungo muretto a secco, di pietra lavica.

Piante medicinali
Padre Giovanni è un cappuccino capoverdiano, ha studiato in Italia e parla bene la nostra lingua, ma non ha dimenticato ciò che gli è stato tramandato a proposito dell'uso medicinale delle piante del suo paese. Nella missione cappuccina di S. Lourenzo, sull'isola di Fogo, padre Giovanni coltiva molte piante (ed altre le raccoglie intorno alla missione), di cui lui solo conosce le proprietà curative, e ne conserva gelosamente il segreto. La Nhara, un'erbacea che cresce spontanea tra le pietre del selciato, è usata per arrestare le emorragie interne; le melanzane servono per le emorroidi; con Schinus mollis si prepara una tisana calmante per chi soffre di mal di cuore; la Babosa invece, un'agave di colore rosa, si usa per combattere i pidocchi (si strofinano le foglie aperte sul cuoio capelluto); i frutti della Tambrarina (tamarindo) si fanno bollire nell'aceto e poi si cucinano con la carne di maiale oppure si usano per preparare una bevanda dissetante. Molte ancora sono le piante con proprietà curative, tra quelle autoctone ed endemiche, e anche per questo è importante salvaguardare le specie in via di estinzione e in generale la flora autoctona di Capo Verde.

La Purgueira
Quando l'illuminazione pubblica era ancora alimentata da combustibile, la città di Lisbona accendeva i propri lampioni con l'olio estratto dalla Purgueira coltivata nelle isole del Capo Verde. Jatropa curcas L. è un arbusto che appartiene alla famiglia delle Euphorbiacee ed è stata uno dei prodotti più importanti nell'economia capoverdiana; dai semi di questa pianta si estrae infatti l'olio, mentre dalla cenere ottenuta dalla combustione di rami e foglie si ricava la potassa, che unita all'olio produce il sapone; con la Purgueira inoltre si lavorano le pelli e si preparano medicinali.

Il "carapate" è usato per delimitare i campi e per contenere il terreno

degli appezzamenti lungo i pendii

La papaya (Carica papaya) è un albero molto diffuso,

coltivato spesso vicino alle abitazioni

La Purgueira può raggiungere i 4 metri di altezza ed ha l'enorme e indispensabile pregio di crescere in condizioni di aridità estrema, su terreni dove nessuna altra coltura può essere impiantata; grazie a questa capacità, la sua coltivazione è stata incentivata, per cui dalla produzione di olio e sapone per uso solo locale, si è passati, dagli anni '30 dell'Ottocento in poi, a produrre quantità sempre crescenti di olio destinato soprattutto al Portogallo, ma anche agli altri paesi europei. ll grande enigma non ancora risolto, e che molti tra autorevoli storici e botanici, hanno tentato di chiarire, riguarda l'origine di questa pianta: se sia una specie autoctona, presente cioè nell'arcipelago prima che venisse scoperto e popolato, oppure faccia parte di una delle quasi 200 piante utili, prelevate un po' da tutti i continenti e introdotte nell'arcipelago dai polonizzatori. Accettando quest'ultima ipotesi, si tratta di stabilire quando la Purgueira venne portata a Capo Verde e da dove provenisse. Tra i sostenitori della Purgueira alloctona c'è discordanza sia sulla provenienza (per alcuni le Antille e per altri le regioni aride del Brasile) sia sulla data (per alcuni il XVI secolo e per altri il XIX). Chi invece sostiene che la Purgueira sia autoctona può confortare la propria tesi solo basandosi sul fatto che la produzione di olio e di sapone è certamente molto antica, come attestano alcuni documenti della seconda metà del Settecento, e sulla constatazione che questa pianta sembra qui trovare il suo habitat ideale (proibitivo invece per altre specie a causa della siccità) al punto che le isole del Capo Verde sono l'unica regione della Terra in cui la Purgueira rappresenta un valore economico. Indigena o meno, questa pianta ha rappresentato la "tavola di salvezza", come qualcuno la definì, per le isole del Capo Verde, che a partire dal 1836 rifornirono il Portogallo, di cui allora erano colonia, di olio combustibile e lubrificante, e grazie a tale produzione poterono far fronte a quei periodi di siccità che periodicamente tormentano, ieri come oggi, l'arcipelago.

Il cotone e i panni
L'isola appariva "deserta e priva di genti, eccezion fatta per alcuni genovesi che si occupavano di raccogliere il cotone per i monti". Con queste parole i francescani fr. Rogerio e fr. Jaime, di passaggio nel 1466 a Capo Verde, descrivono il loro arrivo nell'isola di Santiago. E con queste parole, a soli tre anni dalla scoperta delle isole, si dà il via alla storia del cotone e della tessitura in Capo Verde. Quattro secoli durante i quali il cotone ed i panni che se ne ricavavano giocano un ruolo fondamentale nella storia dell'arcipelago e del mercato degli schiavi.
Non si sa se la pianta del cotone sia stata introdotta dai primi coloni o se invece crescesse già spontanea nelle isole.
Di certo quando i primi navigatori portoghesi raggiunsero la costa dell'Africa occidentale, le popolazioni litoranee già lo coltivavano. È probabile quindi che si sia poi diffuso nelle isole più montagnose e più ricche di pioggia. Per i coloranti sappiamo che è stata utilizzata l'urzela (Rocella canariensis), un lichene spontaneo che produce un bel colore blu intenso. Oggi si usa più comunemente Indigofera tinctoria, chiamata tinta o anil. Già ai primi del Cinquecento, con l'introduzione di manodopera razziata nel continente africano, i portoghesi impiantano una fiorente industria di produzione di panni di cotone.

Gli estesi rimboschimenti degli ultimi anni sembrano avere successo grazie all'impiego di specie resistenti alla siccità

Sull'isola di Santiago si producono grandi quantità di banane

Per secoli impongono un monopolio che arricchisce la corona portoghese e poco concede agli abitanti delle isole. La legge addirittura prevedeva la pena di morte per chi avesse praticato il contrabbando con le navi inglesi o spagnole di passaggio o con i mercanti della costa. La tessitura era diffusa nelle regioni del golfo di Guinea da tempi immemorabili; si utilizzava un telaio di costruzione molto semplice, con un pettine stretto che permetteva la realizzazione di strisce di tessuto larghe circa 20 cm. A Capo Verde la larghezza dei telai si stabilisce sui 13-16 cm. Queste strisce, in numero di sei o sette, venivano poi cucite insieme a formare una grande tela che raggiungeva anche i 2 metri di lunghezza per 1 metro e mezzo di larghezza. Negli antichi documenti dei mercanti troviamo che i nomi e le varietà di panni erano moltissimi, e tanti i motivi decorativi ed i colori impiegati.
Oggi conosciamo un numero molto limitato di generi, mentre i colori impiegati sono solo l'azzurro ed il nero.
La particolare qualità dei panni capoverdiani è documentata fin dall'antichità, quando cioè tali panni erano preferiti negli scambi commerciali.
Con i panni di Capo Verde, in Africa si potevano comprare schiavi, cavalli ed altri prodotti.

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Departamento Ciencias do Ambiente C.P. 84, Praia
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