La faggeta eterotopica di Pietraporciana si trova nell'area del M. Cetona, Toscana meridionale. La stazione, già segnalata negli anni '30, pur essendo di notevole interesse scientifico-naturalistico, non era stata mai studiata in modo approfondito. Il lavoro riportato in questo articolo ha avuto lo scopo di mettere le basi di una più approfondita conoscenza del popolamento, illustrandone le caratteristiche strutturali e floristiche, con accenni anche agli aspetti vegetazionali. Vengono inoltre illustrate delle ipotesi gestionali anche in considerazione della prossima costituzione della Riserva naturale di Pietraporciana all'interno del Parco Archeologico e Naturalistico del Monte Cetona. I dati ottenuti hanno evidenziato che il popolamento studiato è da considerarsi un relitto, ben conservato ed a elevato grado di naturalità, di un'arco di espansione del faggio più vasto dell'attuale.


Introduzione
I popolamenti eterotopici hanno sempre rappresentato un ottimo ambiente di studio per la valutazione dei limiti ecologici di vegetazione del faggio (Negri e Pampanini, 1928; Padula, 1956; Anzalone, 1961a, 1961b). A causa della sua storia geologica e della sua conformazione, la Toscana appare alquanto ricca di stazioni di questo tipo, delle quali solo poche sono state studiate in modo più approfondito (Chiarugi, 1930; Cavalli e Drosera, 1989).

Visione d'insieme della faggeta.

 

La faggeta di Pietraporciana si trova sull'omonimo poggio (847 m s.l.m.), sito nel comune di Sarteano (Siena), nell'area della piccola catena del Monte Cetona (1 148 m s.l.m.). Il territorio in esame fa parte dei complesso forestale denominato la Foce, ex proprietà dei Marchesi Origo, che dal 1984 costituisce Demanio regionale gestito dalla Comunità Montana del Monte Cetona.
Questa si caratterizza per essere una stazione eterotopica e, malgrado sia stata segnalata da Negri (1930) e dalla Società Botanica Italiana (1979) come biotopo di particolare interesse naturalistico, non risulta che fino ad ora siano stati fatti studi approfonditi su di essa.
La faggeta si trova ad una altitudine compresa tra i 720 m e gli 800 m circa, in esposizione nord, nord-est. La superficie è di circa 12 ha.
Il suolo si è originato da un substrato geologico di origine cenozoica e riferibile al periodo pliocenico superiore, costituito da rocce sedimentarie chimiche e organogene di natura calcarea. Si tratta in particolare di sedimenti detritico organogeni con abbondante presenza di elementi fossiliferi costituiti da alghe, anfistegine, terebratule, ostridie pettinidi (Geodata, 1989). Il suolo appare ben strutturato e in grado di fornire un buon ambiente alle radici del faggio, la profondità è variabile tra i 30 cm e i 60 cm. La lettiera è sempre molto abbondante. La morfologia è sovente molto accidentata, a causa anche di una paleofrana, non databile, che interessa tutta la parte centrale della faggeta. La pendenza oscilla tra il 15% e il 65%.
Per quanto concerne gli aspetti climatici nella faggeta si ha un microclima oceanico umido, diverso dal clima generale dell'area circostante, che, come si osserva nei diagrammi termopluviometrici delle stazioni di Cetona e Montepulciano (figg. 4 e 5), è di tipo mediterraneo.

Fagus sylvatica L.), acero opalo (Acer opulifolium Chaix) e carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.), caratterizzata dalla presenza di piante di dimensioni eccezionali (Foto 1) (Carpinus betulus L.), di cui alcuni deperienti.
Il carpino nero si afferma più marcatamente dove le condizioni edafiche divengono peggiori, l'acero opalo, che notoriamente è una pianta di modeste dimensioni, ha trovato delle condizioni ambientali che gli hanno permesso di raggiungere i 30 m di altezza e diametri fino a 70 cm.
L'acero opalo a questa quota rappresenta la specie vicariante dell'acero montano. La distribuzione del numero di piante fra le classi diametriche mostra una struttura estremamente eterogenea, tuttavia riconducibile a una struttura chiaramente disetanea (Fig. 7).

Hedera helix L., Clematis vitalba L. (certamente la più importante).
La vitalba riveste grande importanza sostanzialmente per due aspetti: il primo perché l'ambiente della faggeta di Pietraporciana favorisce l'affermarsi e lo svilupparsi di esemplari di notevoli dimensioni, l'altro perché nella dinamica del popolamento questa specie diviene causa di instabilità per le piante arboree ed è tra le specie più aggressive nella colonizzazione dei gap che si aprono naturalmente nella compagine arborea.
Specie indicatrici di degrado come biancospino o ginepro sono praticamente assenti, d'altro canto la grande diffusione delle geofite e delle emicriptofite è indicativa di un ecosistema che si trova in uno stadio evolutivo avanzato.

Osservazioni sulla capacità di rigenerazione naturale
Lo studio dei transects strutturali ed i ripetuti rilievi di campagna hanno permesso di fare delle considerazioni sulla capacità di rigenerazione del popolamento, con particolare riferimento al settore A.
La faggeta è in grado di rinnovarsi naturalmente; la rinnovazione è maggiore sotto copertura, dove si formano delle piccole aperture, dove è garantito un certo apporto di luce laterale ed infine ai margini dei gap più ampi, nei quali risulta sottomessa alle specie invadenti con comportamento molto aggressivo.
Le aperture nel piano delle chiome si creano per caduta di intere piante o parti di esse, ma mai per gruppi di piante.
Le cause sono da attribuirsi quasi esclusivamente all'azione di funghi agenti della carie (Fomes fomentarius) che attaccano le piante che hanno raggiunto la maturità fisiologica o eventualmente anche piante più giovani che però sono state ferite dalla caduta di altre piante o dal rotolio di massi distaccatisi dalla parete.
I gap che si originano sono presto invasi da vitalba, sambuco, nocciolo, ortica ed altre specie eliofile, e nitrofile. Queste specie, in un primo momento precludono l'insediamento della rinnovazione del faggio che potrebbe invece affermarsi in un secondo tempo, quando lo sviluppo delle chiome delle piante disposte ai margini riformeranno una maggiore copertura.

Conclusioni
La faggeta di Pietraporciana alla luce dei risultati di queste prime indagini rivela un alto valore naturalistico, scientifico, didattico e sociale.
In funzione dei dati ottenuti si può affermare che il popolamento è con molta probabilità di origine naturale. Questa ipotesi è avvalorata dal tipo di struttura estremamente vicina a quella dei popolamenti vergini di faggio (Korpel, 1992), dalle caratteristiche floristiche e dal fatto che il faggio non compare solo qui ma, con pochi individui isolati, anche in altri punti del territorio circostante. Le caratteristiche floristiche sono tali per cui, in via eccezionale, la faggeta si può considerare tra le migliori che si possono incontrare, ovvero di tipo medioeuropeo. La faggeta mantiene un certo grado di naturalità.
Appare infatti troppo semplicistico pensare che il popolamento di Pietraporciana si possa essere originato dall'invecchiamento di un popolamento governato a ceduo, non a caso ai primi dell'ottocento il catasto del granducato riporta la presenza in quest'area di boschi di faggio ad alto fusto.
Sembra più opportuno ipotizzare, dato che il faggio compare su questo versante a quota ancora più bassa, che la faggeta di Pietraporciana sia un relitto di un popolamento un tempo molto più esteso che per le sue condizioni morfologiche diffusamente accidentate non deve aver consentito delle utilizzazioni molto spinte, eventualmente limitate al prelievo delle piante migliori nelle condizioni di lavorabilità migliori.
Considerato che costituirà il nucleo principale dell'istituenda Riserva Naturale all'interno del futuro Parco Archeologico e Naturalistico del Cetona, appare opportuno continuare ad applicare una selvicoltura di non intervento. Del resto la faggeta è già privata di qualsiasi utilizzazione essendo inserita nell'area n. 107 secondo la Legge regionale 52/82 delle Aree Protette.
Si deve altresì impedire che si svolgano attività che in qualsiasi modo rechino disturbo o danno alla stazione. La faggeta può, se opportunamente controllata, continuare a svolgere la sua funzione sociale. Le visite, se rispettose ed eseguite senza allontanarsi dal sentiero principale che la attraversa, non creano certamente danno. A tal proposito sarebbe opportuno disporre della cartellonistica, il più possibile integrata con l'ambiente, che contenga norme e divieti.
Interventi indiretti di protezione possono invece realizzarsi sui popolamenti confinanti per ridurre il rischio di incendio e in generale su tutto il territorio per creare dei percorsi alternativi che garantiscano una più omogenea distribuzione del carico turistico.

Summary
THE HETEROTOPIC BEECH-WOOD OF PIETRAPORCIANA (SARTEANO, SIENA). STRUCTURAL AND FLORISTIC ASPECTS
The Pietraporciana heterotopic beech-wood is localized in the area of Mt. Cetona, south Tuscany. This is a very interesting natural stand, known since '30, but, until now, no scientific investigations were carried out.
The purpose of the present paper is to characterize the flora, the vegetation and the structure of the stand.
The paper provide also some lines about area policy, in expectation of establishment of Archeological and Natural Park of Mt. Cetona.

Bibliografia
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Cavalli S., Drosera L. (1989) – Nuove stazioni eterotopiche di Fagus sylvatica L. nella Toscana centrale. Atti Soc. Tosc. Soc. Nat. Serie B, 96: 257-264.
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Korpel S. (1992) – Ergebnisse der Urwaldforschung fur die Waldwirtschaft im Buchenoko-system. AFZ 21: 1148-1152.
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Negri G. (1930) – Nuove località toscane di faggio a bassa quota. N. Giorn. Bot. It. n.s. 37: 283-285.
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Pignatti S. (1 982) – La flora d'Italia. Edagricole.
Società Botanica Italiana (1979) – Censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione in Italia. Volume 2. Tip. Coppini.