Processi di carie su eucalipti

 


Il tema complesso delle scelte relative al verde in ambiente urbano, trattato in numerosi articoli, testi scientifici e manuali, è patrimonio di una scienza relativamente giovane, chiamata con termini inglesi "urban forestry". Nella pratica, però, su tale materia si intrecciano e si sovrappongono competenze ed esigenze diverse, tanto che ad operare scelte si trovano figure professionali e amministrative con varie qualifiche e competenze, con risultati a volte discutibili. Anche l'entomologo ed il patologo vegetale hanno voce in capitolo, perché le specie arboree utilizzate in ambiente urbano hanno vari nemici, di natura biotica o abiotica, che possono agire singolarmente o in associazione. La problematica che consegue al presentarsi di un'avversità assume, talvolta, significato diverso in città, rispetto a quanto accade in bosco: ad esempio, i funghi agenti di carie sono elaboratori di lignina e cellulosa e rappresentano, in un ecosistema naturale, i principali componenti della catena di detrito. Questi stessi organismi, nei parchi e nei viali cittadini, creano situazioni di grave pericolo perché, attraverso la loro azione di decomposizione del legno, rendono precaria la stabilità di branche e di interi alberi.
Il caso qui studiato è emblematico, in quanto tratta la decadenza del Parco degli Eucalipti, presso l'Abbazia delle Tre Fontane, un bosco rimasto "intrappolato" nella città di Roma e soggetto ad alcuni comuni e ricorrenti problemi fitopatologici del verde urbano.
La storia del bosco è ben documentata: i padri Trappisti ottennero la tenuta in enfiteusi perpetua, per indagare sull'utilizzabilità dell'eucalipto nella campagna romana – anche al fine di allontanare la malaria – e promuoverne eventualmente la diffusione. Negli anni 1880 e 1881 i frati piantarono estesamente eucalipti (25.800 soggetti di 15 specie diverse su 32 ha), governando il bosco in parte ad alto fusto ed in parte a ceduo (Minucci Del Rosso, 1931). Nel corso degli anni, episodi di gelate particolarmente intense hanno decimato la popolazione degli eucalipti, in quanto la zona di Roma è da considerare al limite dell'areale di diffusione delle specie presenti (Magnani, 1957).
L'odierno parco costituisce solo una parte di tutta la superficie piantata originariamente (circa un quarto), in cui sopravvivono in prevalenza Eucalyptus globulus Labill., E. camaldulensis Dehnh. ed E. viminalis Labill. Il parco è percorso da vialetti asfaltati e l'intera superficie è irrigata per il mantenimento del tappeto erboso (foto 1).

(Foto 1) – Una veduta del Parco degli Eucalipti alle Tre Fontane (Roma).

 

Negli anni '70, fu effettuata una generale capitozzatura a circa 6 m d'altezza, secondo la erronea convinzione che interventi di questo tipo siano validi per migliorare le condizioni vegetative della pianta. Tale intervento aumentò momentaneamente la stabilità degli alberi, ma lasciò grosse superfici di taglio esposte e portò alla formazione di una chioma non equilibrata. Con il passare degli anni si evidenziò la presenza di cancri e cavità nel tronco e si verificarono frequenti schianti e stroncature (foto 2).

(Foto 2) – Un eucalipto schiantato.E' visibile la carie alla base dell'albero.

 

Dato che la presenza di carie nel fusto e di marciumi radicali è associata spesso a sintomi rilevabili dall'esterno (Bernatzky, 1978; Tattar, 1989), quando l'ente proprietario decise interventi di abbattimento, furono compiute delle osservazioni per indagare su tali aspetti.

Materiali e metodi
In una fase preliminare dello studio, fu approntata una tabella ad hoc, per la descrizione dell'albero e dei sintomi da associare alla presenza di carie e/o marciumi radicali (tab. 1).

Tab. 1 – Scheda di rilevazione.

1) Caratteristiche dell'albero

1a) specie
1b) dimensioni:
– circonferenza a 1,30 m
– altezza
– diametro chioma

1c) disposizione:
– isolata
– in gruppo
– in filare

1d) distanza dalla strada

1e) diametro aiuola alla base

1f) irrigazione

1g) linee elettriche

1h) altro

2) Sintomi

2a) chioma:
– die-back, avvizzimento
– internodi raccorciati
– chioma trasparente

2b) chioma squilibrata

2c) forcine deboli

2d) polloni da capitozzature

2e) spuntoni di rami
(con carico o no)

2f) cancri
-sul tronco
– sui rami
– orientamento

2g) cavità
– alla base (dimensioni e forma)
– sul tronco (dimensioni e forma)
– orientamento

2h) essudazioni

2i) gallerie d'insetto
– agente causale

2l) corteccia che si distacca

2m) carpofori:
– al colletto
– sul tronco (a metri…)
– sulle branche
– specie
– orientamento

2n) radici:
– danneggiate
– superficiali

2o) crepe nel terreno intorno alla zolla

2p) altro

3) Indagini strumentali

3a) succhello di Pressler

3b) altro

All'interno del parco venne scelto un campione di 55 piante delle diverse specie (comprendente 26 soggetti molto alterati destinati all'abbattimento e 29 da non abbattere) (tab. 2), su cui vennero effettuate le osservazioni riportate. Dal tronco di 12 piante vennero prelevate, prima dell'abbattimento, delle carotine tramite succhiello di Pressler ad un'altezza tra 0,8 m e 1,3 m, per rilevare e valutare i processi di disfacimento del legno. Ulteriori osservazioni furono effettuate, dopo il taglio, sugli alberi abbattuti. In particolare, fu valutata l'estensione della carie nel fusto misurando le zone alterate su sezioni della base del tronco e, dove possibile, a circa 3 m e 6 m d'altezza. Dalle zone cariate vennero prelevati dei campioni per l'isolamento delle eventuali specie fungine agenti dell'alterazione. A tale scopo, piccoli frammenti di legno furono sterilizzati superficialmente tramite un rapido passaggio sulla fiamma e deposti sia su comuni substrati agarizzati (PDA e MEA), sia sugli stessi addizionati di prodotti atti a prevenire lo sviluppo di contaminanti batterici o fungini (benomil e streptomicina). Per l'identificazione, le colonie sviluppatesi furono sottoposte al test per la presenza delle ossidasi extracellulari (Nobles, 1965), ed osservate per le loro caratteristiche morfologiche (Stalpers, 1978).

Tab. 2 – Campione utilizzato nello studio.

 

E. globulus

E. viminalis

E.camal-dulensis

Totale

Abbattute

21

3

2

26

Non abbattute

17

3

9

29

Totale

38

6

11

55

Risultati
Dalle varie osservazioni compiute si è evidenziato che il danno sulle piante era localizzato principalmente a due livelli: colletto e attaccatura delle branche, dove erano presenti estesi processi di carie. I vasti cancri corticali, presenti nella maggior parte delle piante (foto 3) presumibilmente non erano stati originati da agenti patogeni: infatti, la localizzazione dei cancri era prevalentemente (57% dei casi osservati) in esposizioni est e sud-est, dove la pianta è più sensibile ai danni da freddo. Inoltre, 12 soggetti presentavano cavità basali ben visibili dall'esterno (foto 4).

(Foto 3) – Un cancro orticale, probabilmente originato dal gelo.

(Foto 4) – Carpoforo di Phellinus torulosus alla base di Eucalyptus globulus.

 

I carpofori di Phellinus torulosus (Pers.) Bourd. et Galz. (foto 4), agente di carie basale bianca (Bernicchia, 1990), erano presenti sul 53% del campione, ma maggiormente frequenti su E. globulus (68% dei soggetti), in prevalenza nelle esposizioni nord e nord-ovest. Tali carpofori sono stati osservati, all'interno del parco, anche al colletto di robinia e di alloro. Inoltre, sul tronco di alcuni eucalipti sono stati osservati sporadicamente i carpofori di Laetiporus sulphureus (Bull.: Fr.) Murr., responsabile di carie bruna. La diffusione di questo fungo nel parco è, comunque, consistente, poiché la sua presenza è stata accertata in diverse piante, attraverso le indagini effettuate sul legno alterato da carie bruna (foto 5).

(Foto 5) – Estesa carie bruna
in Eucalyptus globulus.

 

Gli isolamenti fungini hanno, infatti, portato allo sviluppo di colonie che non producono ossidasi extracellulari e che presentano caratteri macro e microscopici tipici della specie.
Per quanto riguarda le osservazioni dopo l'abbattimento, le piante sono state divise in due gruppi, basandosi sul criterio di valutazione della stabilità di alberi cariati proposto da Mattheck et al (1993): piante con superficie cariata nella rondella basale (circa 0,5 m dal suolo) inferiore al 40% della sezione (11 piante) e piante più alterate (15 piante). Soltanto alcuni dei sintomi rilevati all'esterno hanno mostrato una certa relazione con l'estensione della carie osservata dopo l'abbattimento (tab. 3). Tra questi, la presenza di rami epicormici e di essudazioni è maggiore nelle piante più danneggiate. Inoltre, si nota che le piante più vicine ai vialetti (fino a 3 m) sono generalmente le più colpite.

Tab. 3 – Percentuale di piante (divise in base all'estensione della carie)
che presentano sintomi o caratteristiche rilevabili dall'esterno.

 

 

 

 

 

 

 

 

Defogliazione

Essudazioni

Rami epicormici

Vialetto a distanza
< 3m

Carpofori di
P torulosus

carie
> 40%
(15 piante)

26,7

60,0

66,7

46,7

46,7

carie
< 40%
(11 piante)

45,5

27,3

36,4

27,3

45,5

 

Nessuna relazione sembra possibile, invece, tra estensione del processo di carie e presenza al colletto di carpofori di P torulosus. Probabilmente ciò è legato al fatto che tale fungo agisce solo ad un'altezza inferiore a quella indagata e che le condizioni ambientali nel Parco favoriscono fortemente la formazione dei carpofori. Lo stato di deperimento della chioma, infine, è un parametro che si pone in apparente contraddizione con gli altri: infatti, le piante meno alterate sono quelle su cui era stata rilevata una maggiore trasparenza della chioma. Tale parametro, d'altronde, è notoriamente soggetto ad errori di valutazione, aggravati dal fatto che, nel caso in esame, le branche erano il risultato del riscoppio vegetativo dopo la capitozzatura.
Le osservazioni effettuate sulle carotine di legno prelevate con il succhiello di Pressler hanno avuto una buona corrispondenza con il rilevamento diretto dell'estensione della carie effettuato dopo l'abbattimento. In due casi, però, l'altezza del prelievo non ha permesso di rilevare la carie, che era limitata alla parte basale del tronco. L'uso del solo succhiello di Pressler per l'individuazione di carie in parti in cui il campionamento risulti disagevole (base e sommità del tronco) non appare, quindi, sufficiente per descrivere efficacemente la reale estensione della carie all'interno del fusto.

Conclusioni
Le gravi alterazioni riscontrate nel Parco degli Eucalipti sono riconducibili a diversi fattori concomitanti. A partire dalla sua origine, il bosco ha subito più volte gli effetti dannosi di abbassamenti termici eccezionali che hanno determinato il suo progressivo diradamento e la formazione di frequenti ed estesi cancri corticali, a livello dei quali si sono insediati funghi cariogeni. Inoltre, la massiccia presenza di carie bruna osservata a livello delle branche è certamente legata alla capitozzatura effettuata negli anni '70. Tale intervento, quindi, ha aggravato nel tempo il problema della stabilità degli alberi.
Al momento attuale, la presenza di piante malate, sulle quali i carpofori continueranno a formarsi, rappresenta una fonte gravissima d'inoculo, in grado di infettare qualsiasi ferita che ulteriormente si produrrà sugli alberi. La rapida eliminazione delle piante infette e la loro sostituzione con soggetti di specie di eucalipto più resistenti alle basse temperature, come risulta essere ad esempio E. darlympleana Maid. (Scarascia Mugnozza et al., 1989), potrebbe essere una soluzione che consentirebbe da un lato il mantenimento della storica presenza botanica e, dall'altro, di ridurre per il futuro la predisposizione delle piante alle alterazioni osservate. Infine, se si eviteranno sui nuovi impianti drastici interventi di potatura, alcune delle condizioni che hanno portato agli attuali problemi saranno certamente ridotte.

SUMMARY
WOOD-DECAY ON EUCALYPTUS SPP IN AN URBAN PARK.
The investigations on wood-decayed Eucalyptus globulus, E. camaldulensis and E. viminalis in "Parco degli Eucalipti" in Rome are reported.
The fungi Phellinus torulosus and Laetiporus sulphureus were associated with the observed alterations.
During the study, the relationship between wood-decay and external symptoms was investigated. Old frost damages and incorrect prunings were major predisposing factors. Some suggestions for the recovery of the Park are discussed.

BIBLIOGRAFIA
Bernatzky A. (1978) – Tree ecology and preservation. Elsevier Scientific Publishing Company, Amsterdam, 357 pp.
Bernicchia A. (1990) – Polyporaceae s.l. in Italia. Istituto di Patologia Vegetale, Università di Bologna, 594 pp.
Magnani G. (1957) – Danni da freddo sugli Eucalipti nell'inverno 1955-56. Pubb. del Centro di Sperimentazione Agricola e Forestale, 1: 159-182.
Mattheck C., K. Bethge, D. Erb (1993) – Failure criteria for trees. Arboriculturai Journal 17: 201-209.
Minucci Del Rosso S. (1931) – L'Eucalyptus alla abbazia delle Tre Fontane e la sua diffusione nell'agro romano. L'Alpe, 18: 209-218.
Nobles M.K. (1965) – Identification of cultures of wood-inhabiting Hymenomycetes. Canadian Journal of Botany 43: 1097-1139.
Scarascia Mugnozza G., R. Valentini, E. Kuzminsky (1989) – La resistenza alle basse temperature nel genere Eucalyptus. In: Il danno da freddo nel genere Eucalyptus. Quaderno IPRA n. 33.
Stalpers J.A. (1978) – Identification of wood-inhabiting Aphyllophorales in pure culture. Studies in Mycology N. 16. Centraalbureau Voor Schimmelcultures, Baarn, pp. 248.
Tattar T.A. (1989) – Diseases of shade trees. Academic Press, Inc., San Diego, 391 pp.