"Se mai esiste un ideale che, realizzato, supera e trascende i confini dell'orizzonte umano, questo è la protezione dei beni eterni di cui noi uomini siamo depositari e responsabili durante il nostro passaggio sulla Terra".

(Dal discorso tenuto all'Africa Society, 1933 da S.A.R. il Duca di Brabante)

Il Parco Nazionale d'Abruzzo è tra i Parchi italiani, quello che presenta, senza tema di smentite, i maggiori interessi faunistici.
Entro i suoi confini, il Parco vero e proprio copre una superficie- di 40.000 ettari/circa e nella zona di protezione preparco circostante, altri 60.000 ettari, abita una fauna estremamente ricca e di notevole interesse in una concentrazione di specie non riscontrabile in nessuna altra area protetta in Italia.

Una fauna rara
Sono state censite: 40 specie di mammiferi, 250 di uccelli, 30 tra rettili ed anfibi e 20 di pesci tralasciando di contare le decine di migliaia di invertebrati conosciuti e non.
Qui si trovano presenti con circa 20 esemplari, dei quasi 100 ancora viventi liberi nella nostra Penisola, il lupo (Canis lupus); con quasi un centinaio di individui l'orso marsicano (Ursus arctos marsicanus), preziosa sottospecie di orso bruno rinvenibile solo in Abruzzo; e con circa 500 presenze il camoscio d'Abruzzo che è considerato, dagli esperti, il più bel camoscio del mondo.

La Camosciara

Paeonia officinalis

Basterebbero questi tre soli animali per impreziosire qualsiasi ambiente. Ma non basta, qui troviamo inoltre il gatto selvatico (Felis silvestris), la lontra (Lutra lutra), la martora (Imartes martes), l'aquila reale (Aquila chrysaetos), l'astore (Accipitergentilis), il falcone pellegrino (Falco, peregrinus), il rarissimo picchio di Liiford (Dendrocopus lilfordi), la piccola innocua vipera dell'orsini (Vipera ursinii) e la rosalia alpina (Rosalia alpina) vistoso, coloratissimo coleottero ormai raro, per citare solo i più rari e preziosi.
Di recente introduzione sono il cervo (Cervus elaphus hippelaphus), 250 esemplari ed il capriolo (Capreolus capreolus) con un centinaio di individui, reimmessi per alleggerire la pressione venatoria del lupo e degli altri predatori nei confronti del prezioso camoscio.
Un Parco unico sotto il profilo faunistico.

La flora
Non meno interessante e varia è la flora che conta fino a 1200 specie di piante superiori.
L'aspetto distintivo del Parco lo danno i boschi di faggio (Fagus sylvatica) i più belli ed intatti di tutto l'Appennino, con presenze di esemplari anche plurisecolari.
Al faggio si accompagnano le querce come il cerro (Quercus cerio), la roverella (Quercus pubescens), il leccio (Quercus ilex), gli aceri, l'acero minore (Acer monspessulanum), l'acero campestre (Acer campestre), l'acero opalo (Acer opalus) e l'acero montano (Acer pseudoplatanus) e dove non mancano il castagno (Castanea sativa), il carpini nero (Ostrya carpinifolia) e il bianco (Carpinus betulus), il maggiociondolo montano (Laburnum alpinun) particolarmente attraente in giugno quando sfoggia le sue belle infiorescenze giallo pendule, oltre ai numerosi pioppi, salici, tigli ecc.
Non molto numerose sono le conifere. Vi si trova il tasso (Taxus baccata) ed il pino mugo (Pinus mugo) che occupa le praterie di altitudini con fitti e bassi popolamenti prostrati.

Cascata lungo il sentiero G6

La faggeta

Un cenno particolare va fatto al prezioso pino nero di Villetta Barrea che è presente, con una varietà endemica nei pressi della località da cui prende il nome e con esemplari sparsi nella faggeta lungo la dorsale della Camosciara.
La prevalenza del faggio nella copertura arborea, dove spesso appare in popolamenti puri, non concede molto spazio alla specie del sottobosco, in quanto questa fagacea è soverchiatrice per il suo fitto fogliame che lascia filtrare ben poca luce, così come intercetta gran parte dell'acqua piovana, lasciando il terreno alquanto asciutto ma non per questo sterile.
In primavera, quando il bosco è ancora luminoso, per la scarsa copertura del fogliame, vi si possono però rinvenire gli anemoni di bosco, le scille a due foglie, i mughetti e le orchidee elleborina e nido di uccello.

Fiori unici
Questo dei fiori è uno degli argomenti più interessanti che si possono fare a riguardo del Parco d'Abruzzo in quanto sono numerosissime le specie fioreali anche abbastanza rare che vi si incontrano. Gli esempi più significativi possono incominciare con una orchideacea eccezionale per l'intero Appennino, tanto rara che la si trova localizzata solo alla Camosciara e per di più in pochi esemplari. Parlo della scarpetta di Venere o pianella della Madonna (Cypripedium calceolus) considerata la più bella orchidea dei nostri climi.

Sentiero verso il belvedere

Il maggiociondolo alpino
(Laburnum alpinum)

Cypripedium calceolus

Ma sono tanti e tutti stupendi i fiori del Parco, da Ile belle orchideacee, come il barbone (Himantoglossum adriaticum), alta fino a cm 80 e con labelli floreali lungamente peduncolati, la piccola graziosa nigritella (Nigritella nigra), il rarissimo Epipongium aphyllum, curiosa orchidea il cui seme germoglia soltanto se aggredito da funghi microscopici, le varie Gymnadenia, Dactyloriza, Coralloriza, Orchis e Ophrys particolarmente attraenti e numerose.
Altro bel fiore endemico di questa parte d'Abruzzo è il bellissimo giaggiolo marsicano (lris marsica), alto fino a cm 70 e i gigli martagone (Lilium martagon) e rosso (Lilium croceum), la vistosa peonia (Paeonia officinalis), la viola calcarata, e le varie soldanelle, primule, ranuncoli, genziane, sassifraghe e le tantissime altre specie che contribuiscono a fare di questo angolo di Marsica un vero e proprio giardino botanico naturale.

Un inizio travagliato
Come quasi tutti i Parchi Nazionali italiani anche quello d'Abruzzo ha avuto fino dall'inizio una vita travagliata.
La prima proposta di istituzione si ebbe nel 1907 e nel 1921 la Società Emiliana Pro Montibus et Sylvis, diretta allora dall'eminente zoologo prof. Alessandro Ghigi, si occupò dell'affitto dei terreni, 500 ettari circa, di una antica riserva reale di caccia e della costituzione dell'Ente Autonomo di Gestione.
L'inaugurazione ufficiale avvenne nel 1923; seguirono negli anni successivi un paio di ampliamenti che portarono a 30.000 gli ettari dell'area protetta.
Gli anni del fascismo videro la soppressione dell'Ente Parco con una conseguente fase di declino che durò fino al 1950, anno di ricostituzione dell'Ente.
Negli anni '50 e '60 si ebbe l'assalto della speculazione edilizia che incise profondamente e negativamente il profilo del territorio con la costruzione di ville, palazzi, strade e piste sciistiche con conseguente abbattimento di numerosissimi alberi.

L'orso bruno (Ursus arctus)

Coppia di lupi ripresa nell'area faunistica di Civitella Alfedena

Con la nomina di Franco Tassi, attuale direttore, il Parco cominciò a riprendersi, ad ampliarsi e riorganizzarsi fino a meritare il Diploma Europeo del Consiglio d'Europa per la sua importanza internazionale.
Oggigiorno, purtroppo, il Parco sta attraversando un altro momento di crisi a causa di ristrettezze economiche, di scarsità di personale, di carenze legislative e dell'indifferenza o addirittura dell'avversione dei pubblici poteri locali e nazionali.
L'alta valle del fiume Sangro, che ha le sue sorgenti al Passo del Diavolo, fino al lago di Barrea, costituisce l'asse portante attorno al quale gravita il Parco.
Ha un andamento da Ovest ad Est ed e percorsa dalla strada statale n. 83 Marsicana che la percorre in tutta la sua lunghezza, toccando i centri abitati più importanti della valle: Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Alfedena. Tra Opi ed il lago, i monti della Meta si ergono come una barriera che attraversa longitudinalmente la valle da Nord a Sud.Ha un andamento da Ovest ad Est ed e percorsa dalla strada statale n. 83 Marsicana che la percorre in tutta la sua lunghezza, toccando i centri abitati più importanti della valle: Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Alfedena. Tra Opi ed il lago, i monti della Meta si ergono come una barriera che attraversa longitudinalmente la valle da Nord a Sud.
Sono il M. Marsicano, m 2242 a Nord della Statale, il M. Amaro, m 1862, il M. Irto, m 1960, il M. Petroso m 2247, la Meta m 2241.
Questi monti che superano o sfiorano i m 2000 accentrano in loro la maggior parte dei valori naturalisti di tutto il territorio del Parco.
Tra queste montagne, sulle loro pendici, nelle loro vallette, entro le forre profonde che trovano rifugio gli animali, dai più rari ai più comuni, ed è qui che si possono godere le visioni panoramiche più suggestive e provare quelle sensazioni che solo il contatto con la natura intatta possono dare a chi è in grado di percepirle Cln discorso sullo stato di conservazione della zona, sulla situazione faunistica e sugli interventi sui boschi o sulla cura della flora ci porterebbe inevitabilmente molto al di fuori dagli intenti di queste brevi note.

Itinerario
L'Ente Parco ha tracciato ben 151 sentieri segnati e percorribili da chiunque. Di questi vogliamo segnalarvene alcuni tra i più facili e suggestivi e che potranno portarvi a fare una diretta conoscenza di uno dei luoghi che accentrano in sé la maggior parte delle bellezze e dei valori naturalistici del Parco: la Camosciara.
Anche se è il luogo maggiormente frequentato dai tanti turisti, cosiddetti domenicali, posta come è tra il lago di Barrea e la catena dei monti della Meta e vicino ai centri di Villetta Barrea e Civitella Alfedena, esso merita tutta la fama che ha saputo conquistarsi.
Senza volere togliere ad altri itinerari, quali quelli che portano in Vai Fondillo, in Vai Canneto, al monte Marsicano, al monte Amaro o ad altri il grande valore che hanno, gli itinerari che vi consigliamo sono:
I 1. Sentiero di media difficoltà che da Civitella Alfedena, dove si trovano un (lfficio di Zona e l'importante area faunistica del Lupo, risale un ripido costone sul limitare di un fitto bosco e percorre la ridente Vai di Rose.
Si entra quindi in una maestosa faggeta dalla quale se ne esce poco prima del Passo del Cavuto, da qui si può raggiungere il Rifugio di Forca Resuni.

Percorribile in circa tre ore e mezza, il sentiero offre facili possibilità di osservazione del camoscio.
Dalla statale Marsicana, per chi proviene da Pescasseroli, poco prima di Vilietta Barrea si imbocca sulla destra la carrozzabile che porta al Piazzale Camosciara: da qui si prende il sentiero.
E il più facile ed il più breve di questi sentieri che vi segnaliamo e che dal Piazzale porta, in circa 20 minuti alla bella cascata delle Tre Cannelle, proprio nel cuore della Riserva Integrale.
G 6. E uno degli itinerari più interessanti del Parco e porta in meno di un paio d'ore al Rifugio Belvedere della Liscia a m 1437, con difficoltà relativamente limitate.
Dal Piazzale Camosciara si sale per un ripido sentiero, in faggeta, sulla sinistra orografica del rio, che forma alcune belle cascate tra le quali si nota per la sua bellezza quella delle Ninfe. Si procede sempre nel fitto del bosco con una serie continua di tornanti fino al Rifugio.
Essendo la Camosciara istituita in Riserva Naturale Integrale, la zona è ricchissima di emergenze naturalistiche. Vi trovano rifugio l'orso ed il camoscio e vi si rinvengono la scarpetta di Venere, il pino di Villetta Barrea, l'Aquilegia ottonis ed altre rarità botaniche.
I 2. Facile sentiero panoramico che da Civitella Alfedena porta al Colle Jaccolo in quaranta minuti: da qui si può proseguire per il G 2 che in meno di un'ora dal Colle Jaccolo discende al Prato del Molino sulla carrozzabile che conduce al Piazzale Camosciara.