"Ecco io vi ho dato tutte le erbe che fanno seme sulla terra e tutte le piante che hanno in se stessa semenze della loro specie, perché servano a voi" Genesi I 28-29.

Il nome generico viene dal greco Anemos, "vento" forse con riferimento alla facilità che hanno i petali a distaccarsi. Qui ne presentiamo due specie tipiche dei boschi di latifoglie, dei querceti e faggete, dal piano collinare alla montagna in quasi tutta Europa.

Anemone nemerosa

 

Anemone nemorosa L.
Nomi comuni: silvia, anemone dei boschi, anemone bianco.

Il nome specifico, nemorosa è di derivazione latina; némoris che significa, appunto, "del bosco". Si tratta di una deliziosa piantina perenne, selvatica e spontanea, alta fino a cm 30, a fioritura precoce, che compare già in marzo nei boschi prima che la crescita del fogliame degli alberi renda l'ambiente troppo ombroso.
Le foglie, poste sotto il fiore generalmente solitario sul fusto, sono in numero di 3, lunghe da 4 a 6 cm profondamente incise e lungamente picciolate. L'involucro fiorale è composto da un perianzio formato da 3 petali e 3 sepali molto simili e riuniti in una corona del diametro di cm 2-4 di colore bianco rosato o rosa pallido. Dopo la fioritura sul rizoma orizzontale spesso compare una foglia palmata e divisa in 3-5 lobi profondamente incisi. Il frutto ha la forma di una piccola palla pendula composta da numerosi piccoli acheni tomentosi. E' specie blandamente tossica i cui principi attivi, anemonina e protoanemonina, presenti in tutta la pianta, provocano esteriomente irritazioni confusione mentale e disturbi gastrointestinali non gravi ma da tenere sotto sorveglianza.
In caso di avvelenamento il primo soccorso è quello di far vomitare il paziente. Da maggio ad agosto la tossicità della pianta risulta molto più accentuata. In passato l'essenza estratta era usata, in modeste quantità, nella cura di varie eruzioni della pelle e della crosta lattea dei neonati.

Anemone hepatica

 

Anemone hepatica L. o Hepatica nobilis Mill.
Nomi comuni: fegatella, ERBA TRINITA'.

Il termine "hepatica" è di derivazione greca; hepar e significa fegato.
E una pianta perenne, graziosa ed inconfondibile alta non più di 20 cm a fioritura precoce, marzo-aprile, una delle numerose specie di fiori che popolano i terreni umidi ricchi di humus e di fogliame marcescente dei boschi di latifoglie. Le foglie, suddivise in 3 lobi uguali e non molto profondi, sono spesse, lucenti e lungamente picciolate, persistenti per tutto l'inverno fino all'apparire, nella primavera successiva, dei nuovo scapo fioreale. I fiori, solitari, hanno da 6 a 9 petali riuniti in un calice verde di 3 sepali, sono di un colore blu-violaceo a volte molto intenso, più raramente rosa o bianco rosaceo.
I piccoli semi sono propagati dalle formiche. E' una piantina con strani comportamenti, i suoi fiori al tramonto o quando piove si rinchiudono in se stessi inclinandosi verso terra. La fioritura di ogni singolo fiore ha la durata di circa 8 giorni e durante questo periodo i petali raddoppiano la loro lunghezza iniziale. E' meno tossica della specie precedente, in quanto la protoanemonina presente è molto contenuta.
In tempi passati era usata, nella medicina empirica di allora, nella cura delle malattie del fegato, da questa pratica si suppone derivi la origine dei nome comune "fegatella".