Cancro del rametto in fase già avanzata su platano. Si comincia a notare la sfilacciatura dei tessuti anche se il legno è ancora coperto

In primo piano, pianta di platano con notevole seccume dei rami, prodotto da Gloeosporium, mentre sullo sfondo si nota una pianta morta a causa del cancro colorato (Ceratocystis fimbriata)

E' molto frequente riscontrare sulle piante dei parchi, dei giardini, delle alberature stradali e del verde territoriale in senso ancora più generale, delle alterazioni anche molto appariscenti a carico dei rami, che a distanza lasciano intravedere ramaglia disseccata specialmente verso le estremità e comportano in genere una rarefazione della vegetazione, accompagnata da una elevata trasparenza della chioma.
Queste manifestazioni patologiche, originate quasi sempre da formazioni cancerose più o meno evidenti, sono riscontrabili di frequente, tanto che molti utenti esternano la loro preoccupazione, con richieste di notizie spesso poste in forma allarmata e con la convinzione di essere disarmati contro l'azione distruttrice dei patogeni produttori del danno.
Devo dire che queste preoccupazioni sono abbastanza giustificate, di fronte al dilagare di malattie attualmente non curabili, quali il cancro del cipresso, il cancro colorato del platano, la grafiosi dell'olmo ed altre forme di natura vascolare anche meno note ma non per questo meno dannose, pertanto mi sembra ancora una volta necessario proporre le opportune distinzioni, al fine di fare conoscere a tutti e con sempre minore approssimazione i vari tipi di danno in apparenza abbastanza simili, provocati da agenti patogeni assai diversi, sia per dannosità che per effettiva pericolosità.
E' ovvio che, per ognuno di essi, il ricorso a forme di difesa potrà essere differenziato ed eseguito, solo qualora si risulti in grado di distinguere l'origine, di diagnosticarne con precisione l'appartenenza e di quantificarne l'azione patogena.

Pianta di acero saccarino allevata a cespuglio, con forme cancerose sui grossi rami a seguito di ferite in fase di trapianto. Si noti anche il legno già completamente decorticato

Porzione di tronchetto di faggio, ormai distrutto dagli agenti del cancro dei rami, in cui si nota una fitta formazione di corpi fruttiferi

Per quanto concerne le forme cancerose rilevabili sui rami o sulla zona corticale delle piante, si può affermare che se osservate e rapidamente riscontrate, la loro cura, eseguita prima possibile e con le opportune operazioni tecniche che verranno descritte, potrà dare certamente risultati positivi. Al contrario, le forme patogene di natura vascolare, poco sopra menzionate, pur necessitando comunque di una rapida diagnosi, non potranno del pari essere risolte, ma nel migliore dei casi potranno soltanto essere localizzate, frenate nel loro sviluppo, ritardate nella loro azione distruttrice, proprio per le caratteristiche di traslocabilità e diffusione, anche attraverso i tessuti conduttori, delle loro forme più comuni di riproduzione.

Descrizione e danno
Le varie forme di cancro riscontrabili su rametti, rami grossi e sulle cortecce di moltissime piante, sia latifoglie che conifere, sono alterazioni prodotte da diverse forme patogene di natura crittogamica.
I miceti principalmente responsabili di queste alterazioni appartengono a seconda dei casi ed in buona maggioranza, ai seguenti generi patogeni: Phomopsis, Coryneum, Sphaeropsis, Cytospora, Coniothrium, Nectria, Phoma, Fusicoccum, Dasyschypha, Septogloeum, Gloeosporium, ecc.
Le loro forme di riproduzione si trovano nei tessuti infetti, rappresentati soprattutto dai rametti e da tutti gli organi legnosi, ove trascorrono i periodi di maggior rigore entro i corpi fruttiferi del patogeno.
Questi si possono presentare di varia forma (corpiccioli più o meno rotondeggianti, cuscinetti) e colore (rosso-aranciato nel caso di nectria, giallastri, brunastri, ecc.), tanto da costituire una notevole gamma di variabilità e contengono gli elementi di riproduzione del patogeno (ascospore, basidiospore e/o conidi) e quindi di diffusione della malattia.
Questi elementi riproduttivi vengono facilmente diffusi dagli organi ammalati a quelli sani, attraverso le forme più varie di ferite, tanto che i generi patogeni responsabili delle alterazioni cancerose vengono anche definiti «parassiti da ferita».
Tra le ferite più comuni che favoriscono la diffusione della malattia, si possono citare quelle prodotte dai gelo, dalla grandine, dalla nutrizione di insetti, dall'azione dell'uomo con i tagli di potatura, con urti di vario tipo e con i lavori di ogni genere, oltre alle microlesioni provocate sulla pianta dal distacco di foglie, di frutti, ecc., specialmente se verificatesi in epoca precoce o comunque fuori dalla norma.
Prima di evidenziarsi le formazioni cancerose sulle cortecce dei rami o sui tronchi, l'infezione si presenta in fase iniziale con la comparsa sulla zona corticale di tratti in generale depressi, presentanti una colorazione bruno-rossastra e di aspetto quasi cuoioso.
In questa fase o poco dopo, si assiste spesso alla fessurazione dei tessuti corticali in senso longitudinale, cui segue facilmente una loro lacerazione, tanto consistente da mettere a nudo il legno sottostante.
Capita spesso di notare, in questa circostanza, una certa reazione dei tessuti più marginali alla lesione, tale da produrre sul ramo come una specie di slabbratura di dimensione variabile a seconda della virulenza del patogeno. La diffusione di queste alterazioni sulla stessa pianta o tra le varie specie di piante è abbastanza facile e può presentare, sia pure in forma iniziale, una dannosità diffusa anche in breve tempo (pochi anni), mentre l'evoluzione della malattia con formazione di cancri vistosi ed elevate essiccagioni è abbastanza lenta, quindi prestando le dovute attenzioni ed effettuando controlli frequenti, può essere anche circoscritta con buoni risultati.
Quando purtroppo lo sviluppo del cancro raggiunge buona parte della circonferenza del ramo, la parte di esso situata nella zona più distale e quindi tutto il fogliame ivi compreso tende progressivamente ad ingiallire e quindi a disseccare.

Filare di aceri negundo, con elevata trasparenza della chioma a causa di diffusi disseccamenti prodotti da Nectria sp., uno dei principali agenti del cancro dei rami

Poco tempo dopo, anche tutto il ramo può subire la stessa sorte che nei casi più gravi può giungere ad interessare anche l'intera pianta. E' proprio su questi tessuti infetti, ormai distrutti dal patogeno, che si differenziano i corpi fruttiferi di cui si è data in precedenza una sintetica descrizione.
La vera dannosità prodotta dal patogeno sulle piante e nei casi di una attenta difesa dalla malattia risulta abbastanza contenuta, però questi miceti possono aggredire un numero così elevato di piante, tra conifere e latifoglie, da produrre danni complessivi comunque rilevanti.
Inoltre, può accadere che attacchi consistenti del patogeno, a cui spesso non viene attribuita importanza, producano effetti antiestetici sui vegetali aggrediti che possono così venire visibilmente deturpati nel loro aspetto ornamentale.

Difesa
Per prima cosa, trattandosi di parassiti definibili «da ferita», è necessario evitare tutti quegli interventi inutili di taglio che spesso vengono eseguiti specialmente sulle piante arboree dei giardini, del viali alberati ed a volte anche dei parchi. E' ovvio che anche qualsiasi altra forma di lesione, più o meno accidentale o che per qualche ragione sia ritenuta necessaria, dovrà essere per quanto possibile limitata e comunque considerata al fine di programmare per tempo le opportune disinfezioni. Le lesioni di una certa gravità eventualmente prodotte da cause atmosferiche avverse come grandine, gelo o le lesioni provocate da attacchi d'insetti, ecc. dovranno sempre essere seguite da una generale disinfezione.
I prodotti più consigliati per questi tipi di interventi disinfettanti le ferite, sono quelli a base rameica, come l'ossicloruro di rame e la poltiglia bordolese. Nel caso che le manifestazioni patologiche descritte siano già in atto e/o si noti la presenza di ramaglia già disseccata, è necessario procedere il più rapidamente possibile al taglio di tutte le parti secche, mediante l'uso di attrezzature possibilmente disinfettate con prodotti a base di sali quaternari di ammonio, di ipoclorito di sodio, di alcool o di citrosil.
Il taglio della parte ammalata deve essere eseguito correttamente, con taglio netto e senza slabbrature o sfilacciature, i tagli più difficoltosi e/o male riusciti dovranno essere opportunamente rifilati ed eseguiti in forma obliqua (a fetta di salame), rispettando sempre il collare del ramo (punto situato subito prima dell'inserzione sul ramo di ordine superiore).
In tutti i casi, il taglio della parte ammalata deve essere eseguito senza lasciare sulla pianta parte di essa, pertanto andrà asportata tutta la porzione di ramo che presenti ancora qualche traccia di cancro visibile sulla corteccia o di necrosi dei vasi (imbrunimento del legno) nella sezione di taglio che resta visibile sulla pianta al termine dell'intervento. Tutto il materiale residuato dalle operazioni di taglio descritte e comunque tutto quello disseccato caduto al suolo, dovrà essere raccolto, allontanato e distrutto, possibilmente coi fuoco o collocato in pubblica discarica autorizzata.
Al termine di queste operazioni di risanamento è anche consigliabile effettuare trattamenti disinfettanti con gli stessi prodotti rameici già in precedenza ricordati (ossicloruro di rame e poltiglia bordolese) o con prodotti benzimidazolici.
Le epoche più adatte per compiere questi interventi disinfettanti, oltre a quelle ricadenti subito dopo i tagli, vanno ricercate nei periodi corrispondenti a poco dopo la caduta delle foglie od anche alla normale ripresa della vegetazione.