Il cancro colorato del platano è una forma patologica gravissima, provocata dalla specie fungina Ceratocystis fimbriata, appartenente ai funghi Ascomiceti, classe Pyrenomycetes, nell'ordine degli Sphaeriales.
E poiché il platano è molto diffuso su quasi tutto il territorio nazionale e la malattia è stata giudicata subito non curabile con i mezzi a disposizione della fitoiatria del settore, gli ambienti tecnici, dopo studi intensi e vari tentativi di cura diretta della malattia, si sono preoccupati e attivati, al fine di riuscire ad arginare gli effetti dannosi ed irreversibili provocati dal patogeno.

Pianta di platano ancora viva in primo piano, ma con chiari sintomi di sofferenza, mentre quella successiva è già morta a causa del cancro colorato. Sullo sfondo si notano esemplari trapiantati da poco in sostituzione di altri morti: hanno purtroppo seguito la stessa sorte rapidamente

Il gruppo sparuto dei tecnici, condotto dal prof. Alberto Panconesi dell'Università di Firenze, si è fatto promotore di una vera crociata, al fine di ottenere dal legislatore una norma di legge fermamente vincolante, che aiutasse ad opporre una valida resistenza all'avanzare del male, che andava distruggendo quella parte di patrimonio arboreo rappresentato dai platani.
La normativa doveva prevedere soprattutto una serie di provvedimenti tecnici di natura preventiva che impedisse il diffondersi del male, bloccandone gli effetti dannosi futuri, senza comunque avere la presunzione di curare efficacemente le piante già aggredite dal cancro, in quanto ogni tentativo di cura fino allora effettuato si era sempre dimostrato di scarsissima efficacia.
L'ambiente tecnico, dopo diversi anni di insistenza, è riuscito a vincere la propria battaglia ed il legislatore ha dovuto promulgare il primo Decreto di "lotta obbligatoria al cancro colorato del platano", in data 3/9/1987.

Pianta di platano ancora viva in primo piano, ma con chiari sintomi di sofferenza, mentre quella successiva è già morta a causa del cancro colorato. Sullo sfondo si notano esemplari trapiantati da poco in sostituzione di altri morti: hanno purtroppo seguito la stessa sorte rapidamente

Questo decreto avrebbe dovuto risolvere il problema della pure insidiosa patologia, in quanto si trovavano in esso contenuti provvedimenti tecnici di provata efficacia risolutiva nei confronti di problematiche molto simili, per le quali soltanto valide forme di prevenzione ed efficaci controlli potevano sortire risultati soddisfacenti.
Purtroppo, quanto previsto nella norma legislativa in parola – che pure era sembrata molto puntuale e cautelativa, tanto da apparire addirittura restrittiva e troppo rigorosa – non ha dato i risultati sperati, in quanto non sempre è stata attuata ed in alcuni territori è stata disattesa, tanto da portare alla logica conseguenza di rapide diffusioni della patologia. Oggi la malattia risulta ormai diffusa su molte parti del territorio nazionale ed in alcune regioni dell'Italia centro-settentrionale; la dannosità che ora si riscontra non era certamente prevedibile dopo l'entrata in vigore del primo Decreto di lotta obbligatoria.
La reale pericolosità della malattia è stata per molti aspetti e per troppo tempo sottovalutata, sia dagli apparati tecnici che dagli addetti ai lavori; perciò dal momento della sua iniziale presenza, in cui sarebbe stato molto più semplice contenerne gli effetti, si è passati ad una fase di presenza tanto più elevata e consistente da preoccupare tutto il settore tecnico.

Piante di platano tagliate malamente nella parte aerea, in cui probabilmente la forma patologica è già in atto. Si notano infatti in primo piano i residui di altre piante morte, le cui parti basali sono state triturate e sparse al suolo senza alcun rispetto delle norme tecniche più elementari di prevenzione

La patologia, nel frattempo, non ha frenato i suoi effetti ed in molte zone ha già distrutto una parte consistente del patrimonio arboreo rappresentato dai platani. Da qui all'interesse fattivo degli organi istituzionali e legislativi, è passato altro tempo che non ha giovato alla causa, fino al momento in cui, purtroppo molto tardi, si è posta di nuovo attenzione al problema ed è uscito finalmente il "Decreto bis" di lotta obbligatoria al cancro colorato del platano, in data 17/4/1998, cui è seguita in data 2/6/1998 la sua entrata in vigore.

Che cosa cambia?
Innanzitutto occorre sottolineare che, dalla data del primo Decreto al momento attuale, sono cambiate diverse cose a livello istituzionale che hanno comportato la eliminazione del Maf e la sua trasformazione in Ministero per le politiche agricole. Detto ministero ha istituito al proprio interno il servizio Fitosanitario Centrale, i cui compiti erano svolti dalla Direzione Generale della produzione agricola. A livello periferico, sono stati istituiti nell'ambito di ogni Regione i Servizi Fitosanitari Regionali che hanno in pratica preso il posto degli Osservatori per le malattie delle piante competenti per i vari territori di giurisdizione, non sempre coincidenti con quelli attuali dei Servizi Fitosanitari.
Pertanto, con il logico quanto necessario coordinamento del Servizio Fitosanitario Centrale, la responsabilità a livello periferico nei riguardi di tutto ciò che comporta la difesa delle piante dalle avversità è rivestita dal Servizio Fitosanitario Regionale competente per ogni territorio della rispettiva Regione.

Viale alberato di platani in doppio filare, dove sul lato sinistro diverse piante presentano visibile sofferenza ed altre sono già morte a causa del cancro colorato. Esse si trovano colpevolmente ancora presenti in adiacenza a quelle sane che appaiono a rischio d'infezione

Quindi, per quanto riguarda qualsiasi azione o attività rivolte alle piante di platano, le autorizzazioni ad effettuarle, e i relativi controlli in fase di esecuzione e quelli successivi, sono diventati obbligatori nella forma più tassativa e sono di esclusiva competenza dei Servizi Fitosanitari Regionali. Entrando nel merito del nuovo Decreto di lotta al cancro colorato del platano (D.M. 17/4/1998), si deve evidenziare in pratica una sostanziale ripetizione di quanto la norma legislativa precedente aveva indicato. Stupisce anche molto che, dopo oltre dieci anni, il testo del decreto resti invariato nel titolo ed in corrispondenza dei "considerato" non cambi una virgola. Al contrario, sarebbe stato bene considerare gli scarsi risultati ottenuti dal precedente Decreto ed evidenziare che nel caso specifico la prevenzione vera e propria, così come è stata effettuata, ha lasciato molto a desiderare, e quindi prescrivere la necessità che almeno da ora debba essere veramente perseguita. Per chi non fosse a conoscenza del precedente Decreto o per chi lo avesse dimenticato, leggendo il titolo della nuova norma legislativa sembra proprio che il problema, ormai di portata quasi ventennale, si sia presentato con evidenza e in forma tanto grave soltanto negli ultimi tempi.

Viale alberato di platani in doppio filare, dove sul lato sinistro diverse piante presentano visibile sofferenza ed altre sono già morte a causa del cancro colorato. Esse si trovano colpevolmente ancora presenti in adiacenza a quelle sane che appaiono a rischio d'infezione

Questo modo di procedere, anche da parte del legislatore, appare quantomeno superficiale e non considera affatto né le grosse perdite che il patrimonio arboreo ha subito durante tutti questi anni, né le problematiche tecniche attuali, certamente assai più difficoltose da risolvere, rispetto a diversi anni addietro.

Esame critico del nuovo Decreto
Esaminando i singoli articoli del nuovo Decreto di lotta obbligatoria al cancro colorato del platano (D.M. 17/4/1998), si nota qualche differenza rispetto al vecchio Decreto n. 412 del 3/9/1987 soltanto negli artt. 4 e 5, mentre l'unica vera e qualificante novità può essere rappresentata dal contenuto dell'art. 6. Nell'art. 4 si conferma la obbligatorietà di abbattimento e distruzione delle piante infette e di quelle adiacenti, compresi tutti i materiali di risulta, con le modalità tecniche ritenute più idonee dai Servizi Fitosanitari Regionali, che devono riuscire ad imporle, unitamente alle tecniche ritenute più efficaci per le disinfezioni. In questo articolo del nuovo Decreto non viene fatto alcun cenno al problema degli apparati radicali, tanto discusso in passato ed ora praticamente ignorato.

Una sola pianta era rimasta in vita sul lato destro di questa strada statale. Tutte le altre, morte in precedenza e certamente in tempi successivi, hanno trasferito la malattia anche a questa che è morta più recentemente. occorre eliminare tutti i residui rapidamente, per evitare la diffusione della patologia alle altre piante ancora presenti

Nell'art. 5 viene riconfermata la necessità di contenere al massimo ogni forma di potatura o di abbattimento di piante, allargando il concetto anche alle piante situate in zone ritenute indenni. Un fatto nuovo è già qui riscontrabile con una certa evidenza e consiste nella necessità di richiedere, in forma scritta, "preventiva autorizzazione" al Servizio Fitosanitario Regionale per ogni tipo di intervento sia sulla parte aerea che nella zona di terreno interessante gli apparati radicali delle piante di platano. I Servizi Fitosanitari, devono rispondere al più presto alle domande di autorizzazione (ciò è auspicabile soprattutto per evitare intralci alle comuni attività manutentive delle amministrazioni comunali o di altri enti) e comunque entro 30 giorni, per non fare scattare la norma del silenzio-assenso e non poter dettare le modalità esecutive, previste comunque in forma obbligatoria, relativamente alle varie operazioni richieste. In questa fase, gli interessati sono anche tenuti a comunicare per tempo, al Servizio Fitosanitario Regionale, le date di inizio dei lavori di taglio e di abbattimento (comma 2 dell'art. 4).
Nell'art. 6 infine, è contenuta la vera novità del Decreto bis più volte richiamato. Questa consiste nell'affidamento della sorveglianza sull'applicazione del decreto ai Servizi Fitosanitari regionali competenti per territorio, che devono compiere i relativi controlli e fare rispettare tutte le norme tecniche previste dalla circolare che è stata redatta, per l'applicazione degli artt. 4 e 5, dal Servizio Fitosanitario Centrale.
Ovviamente, questa circolare tecnica redatta sull'argomento in parola non poteva di certo proporre nella sostanza elementi tecnici molto innovativi, rispetto a quelli che già erano stati proposti e che da diversi anni vengono indicati da parte degli ambienti tecnici del settore, per bloccare la malattia che sta falcidiando le piante di platano.