Tutte le specie di conifere, coltivate sul territorio nazionale, appartenenti al gen. Cedrus ed originarie della catena dell'Atlante, vengono aggredite, a volte anche in forma massiva, da due specie di Afidi, importati in epoche non più recenti, dagli stessi luoghi di origine ed diffusi piuttosto rapidamente, anche per la probabile assenza nei primi periodi delle infestazioni, di altri insetti per essi antagonisti e quindi possibili limitatori del loro sviluppo.

Porzione ingrandita di rametto di Cedro deodara, con elevata presenza di afidi adulti in fase di alimentazione.

Entrambi questi afidi sono dei Rincoti afididi ed appartengono alle specie Cinara cedri e Cedrobium laportei.
Riguardo alla loro presenza ed alla conseguente dannosità, si può affermare che il Cinara cedri vive preferibilmente su Cedrus atlantica glauca e Cedrus deodara, mentre il Cedrobium laportei risulta in genere meno frequente, ma si rinviene più facilmente su Cedrus libani ed anche su Cedrus atlantica.
Per questi cedri coltivati in varietà sul territorio nazionale su parchi e giardini e spesso definiti come "pini", in quanto nel gergo comune tendono ad essere con essi confusi, l'insetto può produrre anche danni notevoli, fino a provocarne addirittura la morte.
Le forme viventi degli insetti in grado di compiere anche buoni spostamenti sulle piante (neanidi ed adulti) si portano di preferenza sui rametti principali, spesso avvolgendoli completamente, quasi a costituire una specie di manicotto compatto.
La loro moltiplicazione, soprattutto nei periodi estivi, può risultare talmente rapida e numericamente elevata da rendere questi insetti pericolosi, in quanto succhiando in quantità la linfa delle piante, ne possono determinare un rapido deperimento, fino a portarle ad essiccazioni che all'inizio sono quasi sempre parziali, ma in qualche caso, soprattutto quando le infestazioni si ripetono più volte, possono provocare la distruzione completa di esemplari anche molto belli.

Descrizione dei sintomi e ciclo dell'insetto
I sintomi macroscopici più evidenti e rilevabili a seguito dell'attacco da parte degli afidi citati, oltre alla loro visibile presenza sui germogli e sui rami, o alla presenza delle loro spoglie residuate in occasione delle mute, sono anche rappresentati, specialmente in corrispondenza di consistenti attacchi, dalla comparsa di abbondanti colature di melata, residuata dalla alimentazione molto attiva degli stessi insetti.
Questa melata, nel caso specifico è rappresentata da una sostanza appiccicosa di tipo resinoso che si riversa dall'alto verso il basso, imbrattando tutto il fogliame sottostante ed ogni oggetto situato sotto le piante, compresi marciapiedi e terreno. Altri sintomi evidenti sono rappresentati dal deperimento generale degli esemplari colpiti che presentano i rami apicali e quelli più periferici con sintomi di indebolimento, parziale disseccamento, riduzione di aghi e generale ripiegamento verso il basso.
A questa fase succede spesso un notevole arrossamento e conseguente caduta degli aghi, cui poco tempo dopo può seguire l'essiccazione più o meno spinta dei vari rametti, di rami più grossi ed anche di intere branche. A questo punto, ma spesso anche molto prima, si può notare un elevato sviluppo di fumaggine (densa formazione nerastra) sia sui rametti che sugli aghi, con la comparsa di abbondanti incrostazioni, prodotte dall'accumulo di residui di ogni genere sulla stessa melata che li trattiene e li ingloba. Da ultimo, le piante possono raggiungere uno stato di evidente deturpamento dell'aspetto e di asfissia generale della vegetazione che in condizioni di particolare gravità, possono portare in poco tempo alla morte, anche esemplari vigorosi e di particolare bellezza.
Gli insetti citati sono dotati di elevate capacità distruttive e possono essere presenti sulle piante per quasi tutto l'arco dell'annata.
Di regola la stagione invernale ne frena notevolmente l'azione ed il decorso rigido del periodo può provocare notevoli rarefazioni nelle popolazioni, in quanto sembra che lo svernamento si verifichi sotto forma di uova durevole solo nel caso di Cinara cedri, mentre più spesso e per entrambe le specie in parola, può avvenire mediante la presenza di femmine attere partenogenetiche, riparate nei più comuni ricoveri invernali (rametti, cortecce, residui di vegetazione, al suolo, ecc.).
Queste femmine, superate le difficoltà invernali, sono poi in grado di moltiplicarsi rapidamente e di dare origine durante la buona stagione primaverile – estiva a numerose generazioni che possono senz'altro variare in funzione degli andamenti climatici. I primi attacchi dell'annata si possono già verificare nella parte finale dell'inverno, in corrispondenza di periodi in cui il clima presenta una clemenza maggiore. Infatti non è così raro trovare i primi attacchi già a fine febbraio-marzo e riscontrare le prime formazioni di melata che appaiono in questo periodo come tante piccole perline lucenti, qualora vengano raggiunte dai raggi del sole.
Appare comunque chiaro che i maggiori attacchi e quindi i problemi più evidenti, si verificano durante i più caldi mesi di fine primavera e per tutta l'estate. In questo periodo si assiste con frequenza a colature consistenti di melata resinosa che sporca tutta la zona sottostante la pianta, tanto da renderla simile ad una costante bagnatura del suolo. In questo momento, la presenza degli afidi sui rametti e giovani germogli è certamente consistente.
Le due specie citate, possono presentarsi anche assieme sulla stessa pianta, ma con più facilità esse vengono riscontrate separatamente e si possono distinguere fra loro per i seguenti principali caratteri morfologici.
Le dimensioni medie degli adulti sono di 3.5 mm. nel Cinara cedri e di 2 mm (sono quasi la metà degli altri) nel Cedrobium laportei. Inoltre, il numero degli articoli presenti nelie antenne è di 6 nel Cinara e di 5 nel Cedrobium.
Per quanto concerne gli effetti dannosi alla vegetazione, non è sempre facile fare previsioni e nemmeno distinguerli fra quelli provocati dall'una o dall'altra specie, in quanto il danno tende ad assomigliare in entrambi i casi e si presenta nel modo descritto in precedenza.

Confronto fra una coppia di cedri in buona salute (sinistra) ed una coppia simile, in cui gli afidi hanno determinato il tipo di danno ben visibile ad occhio nudo (destra).

Difesa
Le operazioni di difesa contro questi parassiti non possono essere eseguite in forma preventiva cioè in assenza dell'insetto, come in tante occasioni viene richiesto, ma risulta necessario cercare di evitare l'instaurarsi delle infestazioni o quanto meno di limitarle, effettuando una osservazione attenta a continua, già dal periodo invernale, al fine di riconoscere precocemente la presenza dei fitofagi e di ricorrere per tempo agli interventi di difesa.
Occorre anche tenere sempre in considerazione che anche questi afidi sono oggi limitati nel loro sviluppo dall'azione di antagonisti presenti sulle piante a volte in buona quantità. Fra questi vanno ricordati alcuni Coleotteri Coccinellidi come Adalia bipunctata e alcuni Imenotteri Crisopidi e Ditteri Sirfidi.
Pertanto, nel caso di accertata presenza di questi divoratori di afidi, è senz'altro opportuno soprassedere ad ogni intervento di natura chimica che potrebbe provocare una loro decimazione.
Ciò anche in considerazione che un numero limitato di afidi od anche un loro attacco di elevata consistenza che però non si ripeta con frequenza nel tempo, non può presentarsi pregiudizievole sulle piante di cedro, sia pure tra quelle aggredite con maggiore evidenza. Pertanto, non occorre precipitazione e soprattutto non è il caso di lasciarsi andare a trattamenti antiparassitari, purtroppo anche molto tossici, ogni volta ci si trovi in presenza di qualche popolazione di afidi.
Piuttosto, in tutti questi casi di scarse od iniziali infestazioni, una tecnica molto valida e innocua per l'uomo, gli animali domestici e tutto l'ambiente circostante, consiste nell'effettuare interventi di natura meccanica che disturbino il più possibile l'insediamento dei fitofagi o li danneggino in qualche modo nella loro azione debilitante verso le piante. Potranno essere quindi eseguite pulizie sui rami e germogli al fine di disperdere le prime forme afidiche presenti, molto più deboli e ripulire per quanto possibile le piante dalle prime formazioni di melata o dalle già presenti incrostazioni sui rametti più piccoli.
Ciò si ottiene con frequenti lavaggi a getto, con acqua semplice o soluzioni disinfettanti a base rameica, nel caso di conclamata presenza di fumaggine. L'irrigazione alla chioma, dovrà essere effettuata tenendo conto delle temperature esistenti nell'ambiente in quel momento, per evitare i pericoli provocati ai tessuti più delicati dagli sbalzi termici. Pertanto, le ore consigliate per questi interventi, ma anche per qualsiasi intervento antiparassitario che potrà essere in seguito proposto, sono senz'altro quelle del mattino molto presto o della sera molto tardi.
Quando la presenza degli insetti, nonostante gli accorgimenti presi si dimostri di consistenza preoccupante ed il danno da essi prodotto stia assumendo una dimensione elevata, si può considerare l'opportunità di eseguire interventi di difesa basati sull'uso di antiparassitari che in questo caso dovranno appartenere al gruppo degli aficidi specifici, comunque da scegliersi sempre fra quelli meno tossici.
Questi prodotti, dovranno essere usati in ogni circostanza con la massima oculatezza, evitando di ripetere con frequenza gli interventi e se necessario, di cambiare senza dubbio il principio attivo negli interventi che successivamente dovessero essere programmati. Fra i prodotti maggiormente consigliati e da usarsi comunque nei soli casi di assoluta necessità, si ricordano il pirimicarb, l'acefate, l'etiofencarb, il dimetoato, i prodotti piretrinici ed i piretroidi. Nell'esecuzione di interventi contro questi insetti e comunque in ogni caso, soprattutto per i cedri, vengono sconsigliate le miscele estemporanee di prodotti, tanto più nei periodi di massima calura estiva, in quanto si potrebbero presentare fenomeni di fitotossicità.