Negli ultimi anni, le piante ornamentali, situate un po' dovunque, ma soprattutto quelle dei giardini e dei parchi, hanno dimostrato una certa recrudescenza negli attacchi a loro diretti, da parte delle più comuni "cocciniglie". Questi insetti, presenti da sempre sulla vegetazione di ogni tipo, hanno influenzato in misura notevole anche quel vasto settore di vegetali definiti per la loro precipua funzione, "piante ornamentali", siano esse tanto di natura erbacea quanto arbustiva od arborea.

Elevata infestazione di cocciniglie (Diaspis echinocacti) su cactacea prelevata in un giardino. Si noti la presenza di maschí e femmine (forma rotondeggiante)

Porzione di un rametto di drupacea con ammassí crostiformi di maschi e femmine della cocciniglia Diaspis pentagona.

Il motivo principale della accresciuta presenza sul mondo vegetale, da parte di questi fitofagi, va probabilmente ricercato nell'influenza determinata in tal senso dai principali fattori ambientali verificatisi negli ultimi tempi ed identificabili in periodi mediamente più caldi, più siccitosi e meno ricchi di precipitazioni. Non deve essere dimenticato, a questo proposito, anche il variato rapporto di equilibrio esistente in natura tra i vari organismi presenti nell'ambiente. Ciò a causa degli interventi antropici effettuati in forma indiscriminata e spesso senza il supporto delle conoscenze tecniche indispensabili in ogni azione rivolta a forzature anche moderate dell'ambiente naturale. Le cocciniglie che possono aggredire le piante ornamentali sono moltissime e spesso dotate di elevata polifagia, per cui individui appartenenti alla stessa specie possono risultare dannosi a varie piante anche se geneticamente diverse.
Comunque, esistono anche cocciniglie abbastanza specifiche per alcuni raggruppamenti vegetali, appartenenti ad una od a poche specie di solito piuttosto affini tra loro. In questi ultimi casi, un fattore che si considera influente in modo elevato sulla pullulazione di questi insetti, viene indicato nella scelta delle specie da utilizzare per gli impianti (spesso più recettive ai fitofagi) e nella concezione in uso da tempo di utilizzare piante della stessa specie o di specie affini nelle progettazioni di impianti anche di vaste dimensioni (impianti a monocoltura o molto vicini ad essa).

Descrizione
Nel grande gruppo delle cocciniglie, sono compresi tutti gli insetti appartenenti all'ordine dei Rincoti, classificati nella superfamiglia Coccoidea (= Coccide) e raggruppati in alcune famiglie che comprendono le specie fitofaghe più dannose.
Tra le famiglie più importanti risultano quelle dei Diaspididi, dei Lecanidi, degli Pseudococcidi, dei Margaroidi, degli Asterolecanidi, degli Ortezidi e dei Kermococcidi.
La famiglia dei Diaspididi comprende nelle sue specie più frequentemente presenti, più polifaghe e dannose, l'Aspldiotus hederae (Cocciniglia bianca degli agrumi), il Chrysomphalus dictyospermi (cocciniglia biancarossa), il Mytilococcus ulmi (cocciniglia a virgola), Asplotus perniciosus (cocciniglia perniciosa), Diaspis pentagona (cocciniglia bianca del gelso), Diaspis leperli (cocciniglia grigia del pero), Chionaspis salicis (cocciniglia bianca del salice), Hemiberlesia camelliae (cocciniglia gialla della camelia) ed in quelle più specifiche Parlatoria camelliae (cocciniglia viola della camelia), Diaspis echinocacti (cocciniglia gialla delle cactacee), Diaspis cymbidil (cocciniglia bianca delle orchidee), Diaspis rosae (cocciniglia bianca della rosa), Aonidia lauri (cocciniglia del lauro), Chionaspis evonyml (cocciniglia bianca dell'evonimo), Leucasps pini, Pusilia e Ioewi (cocciniglie dei pini), Pinnaspis aspidistra (cocciniglia bianca dell'aspidistra), Pinnaspis buxi (cocciniglia bianca del bosso) e molte altre meno conosciute.

Porzione ingrandita di rametto fortemente infestato da cocciniglia bianca del gelso, per mettere in evidenza il notevole dimorfismo tra maschi (aspetto virgoliforme) e femmine (forma rotondeggiante). In alcune di queste, si notano i fori di sfarfallamento del parassita Prospaltella beriesei (imenottero calcidide).

Ovisacchi di cocciniglia dell'ortensia e del tiglio (Pulvinaria hydrangea), su foglia di tiglio dopo un trattamento insetticida estivo. Le neanidi che si trovano in fase di schiusura e di prima mobilità sono state completamente distrutte

Le piante che possono soffrire maggiormente per l'attacco di queste cocciniglie, sono fra le tante quelle appartenenti alla specie di: alloro, agrifoglio, aralia, aspidistra, aucuba, azalea, bosso, bromeliacee, cactacee, camelia, catalpa, robinia, albizzia, acero, acacia, tuja, tasso, pino, cipresso, noce, nocciolo, gelso, frassino, cercis, croton, dieffenbachia, dracena, edera, lillà, ligustro, ibisco, glicine, gardenia, forsizia, ficus, evonimo, mimosa, oleandro, orchidea, palme (kentia, ecc.), rosa e rosacee, sanseveria, viburno, jucca, sophora, salice, paulonia, tiglio, ecc.
La famiglia dei Lecanidi comprende tra le specie maggiormente presenti e polifaghe, dotate di elevata dannosità, la Saissetia oleae (cocciniglia a mezzo grano di pepe), la Saissetia hemisphaerica (cocciniglia delle piante di serra), Euiecanium persicae (cocciniglia a barchetta), Euiecanium corni (cocciniglia del corniolo), Eulecanium coryli (cocciniglia del nocciolo), Coccus hesperidum (cocciniglia bassa degli agrumi), Ceropiastes sinensis (ceroplaste cinese), Ceroplastes rusci (ceropiaste del fico), oltre alle più specifiche Pulvlnarla floccifera (pulvinaria della camelia), Pulvinaria hydrangea (pulvinaria dell'ortensia e del tiglio), Physokermes abietis (cocciniglia globosa dell'abete) ecc. Le specie di piante maggiormente aggredite e danneggiate da queste cocciniglie sono: agave, alloro, anturio, aralia, begonia, bosso, bouganvillea, camelia, coleo, corniolo, crisantemo, croton, edera, evonimo, felci, ficus, filodendro, gardenia, glicine, lillà, maggiociondolo, melograno, oleandro, orchidea, ortensia, palme, pittosporo, rosa, vite americana, abete, acero, robinia, betulla, carpino, catalpa, gelso, lagerstroemia, noce, nocciolo, olmo, ontano, paulonia, pioppo, quercia, salice, sophora, tasso, tiglio, ecc.
La famiglia degli Pseudococcidi annovera tra le sue specie più dannose, le polifaghe Pseudococcus citri (cocciniglia cotonosa) e Pseudococcus adonidum (cocciniglia farinosa delle serre o dai lunghi raggi), oltre alle più specifiche Eriococcus coccineus (cocciniglia cotonosa delle cactacee), Hypogeococcus festerianus (cocciniglia rossastra delle cactacee), Eriococcus buxi (cocciniglia cotonosa del bosso), Eriococcus azaleae (cocciniglia cotonosa dell'azalea), Eriococcus araucariae (cocciniglia cotonosa dell'araucaria), Cossyparia spuria (cocciniglia dell'olmo), ecc. Tra le piante maggiormente danneggiate da queste forme fitofaghe vanno ricordate: alloro, amariclide, anturio, araucaria, asparagus, azalea, e rododendro, begonia, bosso, bouganvillea, molte cactacee, camelia, coleo, croton, dieffenbacchia, ficus, filodendri, gardenia, hibisco, kalancoe, melograno, mimosa, nerina, oleandro, orchidea, pittosporo, sanseveria, stella di natale, strelitzia, jucca, acero, albizzia, ontano, olmo, ecc.
La famiglia dei Margarodidi annovera due specie con particolari caratteristiche fitofaghe e dotate di una certa polifagia. Queste, per importanza sono la Icerya purchasi e la Gueriniella serratulae (cocciniglia farinosa delle fave). Le piante che si ricordano maggiormente interessate da queste cocciniglie sono: acacia, albizzia, alloro, bouganvillea, cactacee, camelia, crisantemo, edera, margherita, mimosa, orchidea, rosa, sophora, vite americana.
Alla famiglia degli Asterolecanidi, appartengono alcune specie dannose dotate di notevole specificità (= monofagia). Fra queste si ricordano Asterolecanium variolosum (cocciniglia vailosa della quercia), Asterolecanium quercicola (asterolecanio grande della quercia), Asterolecanium ilicicola (asterolecanio del leccio), Asterolecanium aureum (asterolecanio dorato), Asterolecanium arabidis (asterolecanio dell'edera). Le piante interessate da queste forme sono principalmente la quercia, il leccio, l'anturio, la celosia, l'edera, il ligustro.
Alla famiglia degli Ortezidi, appartiene una specie di qualche interesse fitopatologico e cioè la Orthezia insignis. Pur non essendo comune come tante altre già citate, si trova nelle serre su alcune piante, fra cui si ricordano il coleo, la columnea, la verbena, alcune composite, alcune labiate e solanacee.
Infine, la famiglia dei Kermococcidi che comprende poche specie particolarmente interessanti le piante di quercia e leccio. Esse possono risultare dannose solo in caso di particolare intensità di infestazione e sono classificabili in: Kermococcus roburis (chermococco della rovere). Kermococcus bacciformis (chermococco bacciforme delle querce e leccio) e Kermococcus vermilio (chermococco vermilio delle querce e del leccio).

Piccola porzione di rametto di vite americana, sul quale si nota una cocciniglia

(Pulvinaria vitis) in piena vitalità ed in fase di emissione della secrezione cerosa. Accanto ad essa, si nota un altro individuo della stessa specie, 'à parassitizzato e con due fori di sfarfallamento effettuati dall'adulto del parassita

Ovisacco di Pulvinaria hydrangea, aperto ad arte per evidenziare gli ammassi di uova in esso contenute

Tutte le cocciniglie citate hanno in comune alcune caratteristiche principali che le contraddistinguono dagli insetti appartenenti soprattutto allo stesso ordine dei Rincoti. Questi fitofagi possiedono l'apparato boccale in qualche caso atrofico (come ad es. nei maschi), ma in genere dotato di un rostro e di stiletti boccali sviluppati, atti ad iniettare saliva e nel contempo ad asportare succhi linfatici. Possiedono uno spiccato dimorfismo sessuale (maschi e femmine di forme alquanto diversa) e producono per secrezione, varie sostanze di particolare consistenza che finiscono per ricoprirne il corpo sotto forma di follicoli, protettivi o di lanuggine o di ammassi cerosi. Queste sostanze ricoprono frequentemente le ovature sotto forma di sacchi ovigeri od ovisacchi.
Nelle femmine mancano le ali, mentre nei maschi possono essere presenti o mancare. Le dimensioni del corpo, almeno per le specie nostrane, sono ridotte o minuscole. La forma di riproduzione che rappresenta la regola per le cocciniglie è quella anfigonica, pur non essendo rara la partenogenesi.
Si possono avere specie ovipare, ovovivipare, e vivipare, comunque dotate di notevole prolificità anche per la presenza di più generazioni in diversi casi (di solito 2-4). Esistono comunque anche specie che possiedono una sola generazione. Le possibilità di diffusione sono elevate e si possono avere forti infestazioni con notevole rapidità. Ciò è dovuto in parte all'azione del vento sulle neanidi ed in parte alla loro relativa mobilità nelle fasi iniziali di sviluppo, prima che si abbia il fissaggio alle foglie od ai rami e fusti dell'ospite, per mezzo dei lunghi rostri con cui si nutrono sul posto e si fissano senza più spostarsi. Le loro pullulazioni dipendono notevolmente dalle condizioni ambientali che si verificano durante il loro ciclo di sviluppo.
Le cocciniglie prediligono in proposito un clima asciutto e sufficientemente caldo. Le loro infestazioni sono pertanto favorite dalla successione ad una estate arida, di un autunno piuttosto caldo e di un inverno abbastanza mite e con scarse precipitazioni. Anche lo stato vegetativo delle piante ospiti assume notevole importanza al riguardo, in quanto precocità di sviluppo e lussureggiamento più elevato, influiscono in modo sensibile sull'insediamento e successivo sviluppo di questi fitofagi.

Dannosità
Come si può dedurre dalle indicazioni già emerse, le cocciniglie sono insetti dotati di notevole prolificità in molti casi di elevata polifagia e quasi sempre di un grado notevole di dannosità. I danni maggiori derivano dalla capacità che hanno questi fitofagi di sottrarre alle piante notevoli quantità di linfa. Essi si estrinsecano in consistenti forme di deperimento generale dei soggetti aggrediti, proprio per una drastica riduzione dei succhi linfatici operata dal numero elevato degli individui che pullulano in dense colonie e possono portare fino alla morte i vegetali più giovani, più teneri e delicati.
Oltre a questi evidenti effetti si aggiungono gli inconvenienti molto seri prodotti dalle iniezioni salivari nei tessuti che possono dar luogo ad aumenti abnormi nell'attività respiratoria dei vegetali, a deformazioni degli organi, a decolorazioni di vario tipo, ad evidenti effetti di cascola fioraie e fogliare. Esiste anche la possibilità di vedere agevolata la penetrazione nei tessuti da parte di altre forme patogene, specialmente di natura crittogamica.Si possono verificare inoltre, forti emissioni di melata, con la conseguenza di formazioni fungine di tipo "fumaggini", spesso molto evidenti sui tessuti degli organi colonizzati.

Difesa
Tutte le cocciniglie elencate, presentano in natura qualche antagonista capace di limitarne lo sviluppo e di contenerne la dannosità. Alcune di esse ne possiedono anche folte schiere, per cui in certi casi, appare utile un attento controllo prima di intervenire con la lotta chimica diretta contro i fitofagi, perché non sempre essa risulta necessaria. Tra questi insetti antagonisti che devono essere protetti, in quanto molto importanti al fine di un contenimento delle intestazioni coccidiche, troviamo diversi predatori nei coleotteri coccinellidi (Chilocorus bipustulatus, Exochomus quadripustulatus, Rodolia cardinale) e negli acari trombididi (Allothrombium fuliginosum).
Esistono anche parassiti di cocciniglie con buone capacità di contenimento, particolarmente tra gli imenotteri calcididi (Prospaltella berlesei, Prospaltella perniciosi, ecc.). Questi insetti antagonisti devono essere rispettati e possibilmente il loro numero incrementato, anche attraverso i tentativi di adattamento e diffusione, mediante lanci" di popolazioni opportunamente allevate.
Da auspicare sono gli interventi alternativi alla lotta chimica, consistenti in ripuliture di rami e fusti particolarmente infestati che dovrebbero essere eseguiti anche nel caso della previsione successiva di interventi chimici.
Risultati molto validi, si ottengono anche con il taglio e la distruzione di organi o di piante particolarmente attaccati, già parzialmente danneggiati e ricoperti da forti ammassi del fitofago.

Ammasso di adulti femmine di Pulvinaria hydrangea su porzione ingrandita di un rametto di tiglio. Si nota anche qualche forma giovanile dell'insetto già schiusa dagli ammassi cerosi rappresentati dai sacchi ovigeri

Neanidi di pulvinaria del tiglio, schiuse da poco dalle ovature ed ancora in fase di mobilità su porzione ingrandita di foglia. Si nota molto bene un certo grado di mortalità naturale esistente nel gruppo

Per quanto concerne gli interventi di natura chimica, a volte considerati indispensabili, si deve fare ricorso ad essi con parsimonia in fase iniziale delle infestazioni e nei momenti di massima vulnerabilità degli insetti da combattere. Questo momento coincide di solito con le prime fasi di sviluppo delle neanidi, quando esse si trovano in forma mobile e non hanno ancora fissato gli stiletti boccali sull'ospite. Forme di intervento eseguibili possono essere in epoca invernale, soprattutto quando le cocciniglie abbiano già preso uno sviluppo elevato e siano insediate su piante legnose od arbustive, specialmente se a foglia caduca.
I prodotti da usare in questi casi, sono il polisolfuro di Bario e di Calcio od il Dnoc, impiegabili quando le piante siano ancora in pieno riposo invernale e quindi senza vegetazione in atto.
All'epoca di fine inverno, sempre contro le forme svernanti, si possono usare con interventi anche ripetuti a 15-20 giorni di distanza, gli oli minerali (= oli bianchi) semplici od attivati con esteri fosforici.
Contro le giovani neanidi di ogni generazione (di regola in primavera-estate), su qualsiasi tipo di pianta aggredita (sia arboree, ma in particolare sulle erbacee), si possono usare principi attivi appartenenti ai gruppi dei fosforganici (cui può essere aggiunto olio bianco), degli azotorganici, dei clororganici, degli oli minerali o dei derivati piretrinici. Fra tutti questi, i principi attivi più indicati sono: Acephate, Amitraz, Carbaryl, Diazinone, Clorpirifos-metil, Endosulfan, Fosalone, Fosfamidone, Malatione, Paratione, Olio minerale semplice od attivbto, Piretrine e Piretroidi. Gli interventi vanno preferibilmente eseguiti alternando il più possibile i diversi prodotti e nel caso di forti infestazioni o di risultati non soddisfacenti, possono essere ripetuti a distanza di 15-20 giorni da quello precedentemente effettuato.