I Tefritidi sono una importante famiglia di mosche fitofaghe, molte delle quali rivestono un notevole interesse economico, essendo dannose alle colture agrarie. Al momento attuale sono state descritte circa 4.000 specie distribuite per lo più nelle zone temperate e calde del Nuovo e del Vecchio Mondo (White e Helson-Harris, 1992). Buona parte dei rappresentanti appartenenti a questa famiglia vive a spese dei capolini fiorali di numerose Composite, dei fiori di Asclepiadacee e Cucurbitacee, degli steli e delle radici di piante spontanee, svolgendo così un ruolo determinante nel contenimento di molte infestanti, tanto da essere stati impiegati in programmi di lotta biologica. E' il caso di diverse specie del genere Urophora introdotte dall'Europa in Nord America per il controllo di Composite spontanee appartenenti ai generi Cirsium e Carduus (Harris e Wilkinson, 1984; Peschken, 1984). La rimanente parte delle specie conosciute, circa il 35%, costituisce invece una seria e costante minaccia per le produzioni agricole vivendo a spese di frutti coltivati o selvatici soprattutto nelle aree tropicali dove, a motivo dei fattori climatici favorevoli al loro sviluppo e della notevole disponibilità di specie vegetali su cui riprodursi, causa danni notevoli sia alle colture ortive che da frutto, tanto da giustificare tutta una serie di misure di lotta sia di tipo preventivo che curativo, fino all'impiego di mezzi biotecnici sofisticati (AA.VV, 1989).

Fig. 1 Disegno semischematico evidenziante alcune peculiarità morfologiche dei Ditteri Tefritidi.

1) Femmina di Bactrocera sp. Con l'ultimo segmento dell'ovopositore parzialmente estrofiesso ed il tipico pattern alare. a = aculeus; bc = banda costale; Ip = lobo postpronotale; s = scutello; sa = stria anale.

2) Uova mostranti un piccolo peduncolo apicale, sede dell'apertura micropilare.

3) Larva matura.

4) Apparato cefalo-faringeo. S."Pupario" tipicamente a barilotto, costituito dalla vecchia cuticola larvale indurita.

In Italia, le specie dannose appartenenti a questa famiglia sono tre: la ben nota mosca delle olive (Bactrocera oleae), l'altrettanto nota mosca della frutta (Ceratitis capitata) e la mosca delle ciliege (Rhagoletis cerasi). Recentemente, si è acclimatata una quarta specie, originaria del Nord America, Rhagoletis completa (Duso, 1991), vivente a spese dei frutti di noce. Questo insetto, già figurante nell'elenco redatto dalla CEE (Direttiva 77/93) concernente le misure di protezione contro l'introduzione negli Stati membri di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali, è oramai presente nelle principali aree coltivate a noce nel Nord e del Centro Italia (Ciampolini e Trematerra, 1992; Trematerra et al., 1995). C'è da aspettarsi una sua progressiva diffusione in altre aree coltivate della nostra penisola, non presentando particolari requisiti nei confronti dei fattori abiotici come la temperatura e l'umidità relativa (Bush, 1966). L'assenza di una rigida normativa di quarantena, la scarsità di controlli nelle zone di arrivo delle derrate, quali porti, dogane, dogane ferroviarie, aeroporti, ecc. determina così l'ingresso di un numero sempre più elevato di organismi dannosi nella nostra penisola (Tremblay, 1988). Per quanto concerne le mosche della frutta, come già sottolineato in passato (Domenichini, 1980) alcune di esse vivono in zone situate alla medesima latitudine dell'Italia, presentando come le nostre specie circa gli stessi requisiti nei confronti dei fattori abiotici; è facile quindi presupporre che, nell'eventualità di una loro introduzione accidentale e in presenza delle medesime piante ospiti delle loro zone di origine o di altre piante che potrebbero essere attaccate, possano trovare un terreno favorevole per la loro riproduzione e la loro diffusione. Di qui nasce la necessità di un maggiore controllo nei punti di arrivo della frutta e degli ortaggi esotici. L'ispezione accurata delle partite dei vegetali in arrivo, eseguita da personale esperto, può in molti casi ovviare a queste pericolose introduzioni. Uno degli aspetti più importanti di questi controlli risiede nel riconoscimento dell'eventuale presenza di questi Ditteri; in effetti è necessario rilevarli in tutti gli stadi in cui siano presenti nelle partite, in modo tale da poter applicare prontamente le misure previste ed intervenire tempestivamente evitando il loro insediamento.
Col presente lavoro vengono trattate le specie da quarantena riportate nella recente normativa (D.M. 31 gennaio 1996) ed evidenziati alcuni caratteri morfologici ed etologici peculiari della famiglia che permettano il loro rapido riconoscimento (molte volte infatti queste mosche possono venire confuse con altre anche di famiglie ben distanti da un punto di vista tassonomico). Al tempo stesso viene fornita una chiave di determinazione semplificata che agevoli l'operatore nella distinzione generica di questi fitofagi.

Generalità sui Ditteri Tefritidi
L'adulto è in genere di piccole o medie dimensioni, con ali frequentemente interessate da maculature o bandeggiature di diverse tonalità e colori. I maschi sono generalmente più piccoli con addome stretto, mentre le femmine presentano un addome più sviluppato per la presenza delle gonadi e delle strutture annesse; inoltre sono prontamente distinguibili dai maschi per l'ovopositore a telescopio caratteristico, con l'ultimo segmento modificato in una struttura atta a penetrare nei tessuti vegetali (aculeus degli AA.) e favorire l'ovideposizione (Fig. 1).

Fig. 2 –
A, Disegno schematico dell'ala tipica di un Dittero Tefritide. Si noti la cella cup allungata.
C = nervatura costale;
Sc = sottocostale.

Sono inoltre indicate alcune nervature importanti nella distinzione tassonomica.
Sotto, particolare della zona prossimale relativa alla regione costale dell'ala di una mosca che potrebbe essere confusa con un Tefritide (B) e quella di un Tefritide (C). Si noti la differenza della venatura sottocostale nei due casi.
In basso, capo di Bactrocera caudata disegnato di 3/4.
sf = setole frontali.

I membri di questa famiglia possono tuttavia essere confusi con altre mosche presentanti similarità morfologiche e etologiche; i Tefritidi sono però prontamente separabili tramite l'esame di due caratteri morfologici tipici: la vena Sc disposta ad angolo quasi retto con il margine esterno dell'ala e la presenza di setole frontali ben pronunciate (Fig. 2).
Queste mosche sono solitamente attive sulle piante ospiti; tuttavia esistono specie che scelgono piante alternative per gli accoppiamenti. Per attrarre le femmine a corta distanza, i maschi sono soliti emettere dei suoni caratteristici (stridulazione) mediante l'azione delle ali su apposite setole (pecten) presenti nella regione laterale del terzo segmento addominale, generalmente avanzando a tratti e ruotando frequentemente le ali in modo caratteristico. Per ovideporre nei frutti, le femmine incurvano l'addome in modo caratteristico, facilitando l'estroflessione dell'aculeus.
L'uovo, deposto dentro i vari substrati vegetali, non presenta particolari inspessimenti né sculture; è biancastro e di dimensioni e forma variabili a seconda delle specie. Di solito le mosche che attaccano grossi frutti o baccelli molto sviluppati depongono più uova per frutto, mentre le specie viventi su frutti piccoli depongono un solo uovo per evitare competizione trofica alle larve. Per questo, subito dopo l'ovideposizione, le femmine marcano la superficie del frutto con una sostanza che avviserà le altre femmine dell'avvenuta colonizzazione.
Lo sviluppo postembrionale avviene all'interno dei vegetali attaccati, per opera di una larva simile, per forma e dimensione (Fig. 1), alle larve dei Ditteri che da adulto hanno l'aspetto di una mosca comune (Muscomorpha). Una caratteristica importante delle larve dei Tefritidi, soprattutto ai fini della classificazione, sono gli organi di presa e ingestione del cibo che vanno a costituire l'apparato cefalo-faringeo (Fig. 1). Fanno parte di questo apparato gli uncini boccali, gli scleriti intercalari e quelli verticali, strutture venutesi a modificare notevolmente rispetto alle normali appendici masticatorie durante l'adattamento trofico dei vari gruppi (Hennig, 1968). In genere le larve delle specie carpofaghe presentano uncini boccali acuminati, mentre quelle che vivono a spese di fiori, foglie e steli presentano denti secondari più o meno sviluppati (Belcari, 1987). La larva matura ha colorazioni generalmente cremee. Molte larve appartenenti a gruppi diversi hanno sviluppato come meccanismo di difesa o di spostamento una peculiarità riscontrabile anche nei Ditteri Piofilidi: la larva si aggancia con i propri uncini boccali all'area ventrale dell'ultimo segmento addominale chiudendosi ad anello: in questo modo sganciandosi bruscamente può compiere un certo spostamento. Al termine dello sviluppo la larva si trasforma in pupa.
Lo stadio pupale è lo stadio in cui avvengono tutte le radicali trasformazioni che preludono allo stadio di adulto. Nei Ditteri la parte esterna della pupa non è altro che la vecchia cuticola larvale indurita (Fig. 1), la vera pupa si trova all'interno del "barilotto" che prende il nome di pupario. Questo è solitamente di un color marrone scuro o nero. L'apparato cefalo-faringeo, fortemente sclerificato, è schiacciato sulla parete interna del pupario e può essere utilizzato nell'indagine tassonomica. Nella maggior parte delle specie carpofaghe la larva raggiunta la maturità ha la tendenza a fuoriuscire dal frutto per impuparsi nel suolo ad una certa profondità; tuttavia in alcuni casi la larva matura può impuparsi anche nell'endocarpo, dopo aver ovviamente creato un piccolo foro nell'epidermide per permettere all'adulto l'abbandono del frutto.

Elenchi di mosche della frutta considerate nel D.M. recente e nel data sheet relativo agli organismi dannosi di cui è vietata la introduzione o la diffusione negli Stati membri. Nella colonna di sinistra, per alcune specie, è stata aggiunta la denominazione tassonomica attuale.

Ditteri Tefritidi di cui è vietata l'introduzione o la diffusione in tutti gli Stati membri

D. M. 31 gennaio 1996

Quarantine Pests for Europe, 1992

Anastrepha fraterculus (Wiedemann)

Anastrepha fraterculus (Wied.)

Anastrepha ludens (Loew)

Anastrepha ludens (Loew)

Anastrepha obliqua Macquart

Anastrepha obliqua Macquart

Anastrepha suspensa (Loew)

 

Dacus ciliatus (Loew)

Dacus ciliatus Loew

Dacus cucurbitae Coquillett = Bactrocera (Zeugodacus) cucurbitae (Coq.)

Bactrocera cucurbitae (Coq.)

Dacus dorsalis Hendel = Bactrocera (Bactrocera) dorsalis (Hendel)

Bactrocera dorsalis (Hendel)

 

Bactrocera minax (Enderlein)

Dacus tryoni (Froggatt) = Bactrocera (Bactrocera) tryoni (Froggatt)

Bactrocera tryoni (Froggatt)

Dacus tsuneonis Miyake = Bactrocera (Tetradacus) tsuneonis (Miyake)

Bactrocera tsuneonis (Miyake)

Dacus zonatus (Saund.) = Bactrocera (Bactrocera) zonata (Saunders)

Bactrocera zonata (Saund.)

Epochra canadensis (Loew) = Euphranta canadensis (Loew) (Saunders)

Epochra canadensis (Loew

 

Ceratitis cosyra (Walker)

Pardalaspis cyanescens Bezzi = Trirhithromyia cyanescens (Bezzi)

 

Pardalaspis quinaria Bezzi = Ceratitis (Ceratalaspis) quinaria (Bezzi)

 

Pterandrus rosa (Karsch) = Ceratitis (Pterandrus) rosa Karsch

Ceratitis rosa Karsch

Rhacochlaena japonica Ito = Euphranta japonica (Ito)

 

Rhagoletis cingulata (Loew)

Rhagoletis cingulata (Loew)

Rhagoletis completa Cresson

Rhagoletis completa Cresson

Rhagoletis fausta (Osten-Sacken)

Rhagoletis fausta (Osten-Sacken)

Rhagoletis indifferens Curran

Rhagoletis indifferens Curran

Rhagoletis mendax Curran

Rhagoletis mendax Curran

Rhagoletis pomonella Walsh

Rhagoletis pomonella Walsh

Rhagoletis ribicola Doane

Rhagoletis ribicola Doane

Rhagoletis suavis (Loew)

 

Esame delle specie di principale interesse economico prese in considerazione dalle norme di quarantena
Nel D.M. sopramenzionato, relativo alle misure di protezione contro gli organismi nocivi di cui deve essere vietata l'introduzione in Italia, per quanto concerne i Ditteri Tefritidi non europei sono considerate 23 specie appartenenti prevalentemente a 4 generi: Anastrepha, Ceratitis, Dacus e Rhagoletis (Tab. 1). Tuttavia Drew (1989) ascrive molte delle specie elencate nel genere Dacus al genere Bactrocera che annovera mosche diffuse in molte aree tropicali asiatiche fino all'Australia e alle aree del Sud Pacifico. Il genere Dacus, al contrario, annovera specie diffuse prevalentemente in Africa. In Quarantine Pests for Europe (AA.VV., 1992), il numero delle specie di temuta introduzione negli Stati membri è di 20 (Tab. 1).

CHIAVE AI GENERI DI INTERESSE ECONOMICO
(tradotta e semplificata da: Fruit Flics of Economic Importance di White e Heison-Harris, 1992)

1) Vena Sc bruscamente piegata in avanti di quasi 90' attenuata al di là della piegatura e terminante nel tratto di rottura della sottocostale; lato ventrale della vena R1 con setole. Ala generalmente con bande colorate. Cella cup con una estensione acuta (Figg. 1, 2, 3).

 

TEPHRITIDAE….(2)

– Vena Sc non bruscamente piegata in avanti (Fig. 2B). Le specie associate con i frutti hanno raramente le ali maculate. Cella cup generalmente senza una estensione pronunciata

Altre Famiglie (Drosophilidae, Lonchaeidae, Muscidae, ecc.)

2) Cella cup molto stretta e allungata. Ala con bandeggiatura costale e stria anale (Fig. 3B)

BACTROCERA e DACUS

– Addome con tutti i tergiti separati [associati con un'ampia gamma di frutti. Aree tropicali e più calde del Vecchio Mondo; alcune introdotte nelle Hawaii e nel Sud America

BACTROCERA

– Addome con tutti i tergiti fusi in un singolo piatto con linee lisce trasversali che indicano i confini di ogni segmento (da osservare di lato per controllare che nessun segmento si sovrapponga sull'altro) [associati con le Cucurbitacee o con altri gruppi di frutti. Aree tropicali del Vecchio Mondo]

DACUS

– Cella cup più larga e più raccorciata. Ali con maculature trasversali alari colorate.

….3

3) Estremità distale della vena M leggermente incurvata verso il basso prima di congiungersi con il bordo dell'ala presentante bandeggiature tipiche (Fig. 3A) [Sud America, Indie occidentali, aree meridionali degli USA]

ANASTREPHA

– Estremità distale della vena M non incurvata e formante quasi un angolo retto con il bordo dell'ala.

….4

4) Scutello con aree gialle. Celle basali generalmente con macchie puntiformi conferenti un aspetto reticolato. Maculature alari di un color giallo o giallo-ocra (Fig. 3C) [Ceratitis capitata è presente nella maggior parte delle aree calde tropicali e temperate; le altre specie sono africane]

CERATITIS

– Scutello interamente da crema a giallo; se marcato di nero le aree nere interessano la base e le aree laterali. Adulti con addome generalmente nero o nero-lucente. Ali con bande nere o bruno-scure caratteristiche (Fig. 3D). Larve nei frutti di molte piante coltivate e spontanee appartenenti alle famiglie Berberidacee, Caprifoliacee, Cornacee, Cupressacee, Eleagnacce, Ericacee, Grossulariacee, Juglandacee, Oleacee, Rosacee e Solanacee. [Regioni temperate del Nord e Sud America, Europa]

RHAGOLETIS

Genere Anastrepha (Fig. 4)
Circa 190 specie fanno parte di questo genere, tutte viventi a spese di frutti di moltissime piante coltivate e selvatiche, appartenenti a svariate famiglie e diffuse prevalentemente nelle regioni del Centro e del Sud America, approssimativamente tra i 27° N e i 35° S di latitudine (Norrbom e Foote, 1989). Tutte le specie manifestano una spiccata tendenza a compiere numerose generazioni e una notevole polifagia. Fatta eccezione per alcuni gruppi, la maggior parte di queste mosche è prontamente riconoscibile per la colorazione giallastra del corpo, per l'ala caratterizzata da una serie tipica di bandeggiature e dalla vena M tipicamente sinuosa nell'ultimo tratto e convergente verso la R4 , 5 (Fig. 3A). Nella maggior parte delle specie le larve si sviluppano a spese della polpa dei frutti, ma alcune possono nutrirsi anche dei semi e della polpa, altre esclusivamente dei semi (Norrbom e Kim, 1988). La identificazione specifica è assai difficile per queste mosche; in modo particolare A. fraterculus e A. obliqua sono molto simili; occorre in questo caso ricorrere alla preparazione dei genitali esterni ed in modo particolare all'esame dell'ovopositore della femmina e, nei casi più complessi, alla determinazione da parte di uno specialista.

Fig. 3 – Pattern alare dei principali generi di Tefritidi dannosi. Per i generi Bactrocera e Dacus è stata fotografata un'unica ala.
A: Anastrepha sp. Si noti la curvatura della vena M prima di unirsi al margine esterno dell'ala.
B: Bactrocera sp. o Dacus sp. Con le frecce sono indicate la caratteristica cella cup allungata interessata da una marcata maculatura (stria anale) e la tipica bandeggiatura interessante la regione costale.
C: Ceratitis sp. Si notino le numerose punteggiature interessanti la parte prossimale dell'ala (frecce) e la caratteristica cella cup. (asterisco).
D: Rhagoletis sp. con la caratteristica sagomatura della cella cup (asterisco).

Anastrepha fraterculus (Wiedemann)
Sotto questo nome sono al momento attuale incluse molte specie che non sono state studiate con sufficienza tale da permettere una chiara separazione, formando quindi un complesso notevole. Ad ogni modo questo complesso annovera mosche dannose ai Citrus spp., al guava (Psidium guajava), a vari Prunus, ecc. (Norrbom e Foote, 1989) e a molte altre piante coltivate come caffè, cacao, noce, mango, pero, ecc.
L'insetto è presente nelle aree meridionali del Texas, in diversi Stati del Centro America, nelle Indie Occidentali e in diversi Stati del Sud America come Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, ecc.

Anastrepha ludens (Loew)
Tefritide diffuso in tutto il Centro America e nel Texas. E' dannoso ai Citrus spp., al mango e al pesco, ma, analogamente al precedente, in grado di attaccare quasi tutte le specie di frutti coltivati.

Anastrepha obliqua (Macquart) = (Anastrepha mombinpraeoptans Sein)
Specie molto più diffusa delle precedenti; infatti è presente in tutto il Centro America, in molti Stati del Sud America e nelle Indie Occidentali. Attacca di preferenza frutti del genere Spondias spp. (Anacardiacee). E' inoltre l'insetto più dannoso al mango (Mangifera indica).

Anastrepha suspensa (Loew)
Mosca dannosa al guava, annona, varie specie di Citrus, melo, pero, ecc. E' presente nel sud della Florida e nelle Indie Occidentali (per questo è nota come Caribbean Fruit Fly). Come le altre rappresentanti del genere presenta un'ala con tipiche bandeggiature e una macchia nera che interessa parte dello scuto e dello scutello.
La femmina inoltre si differenzia dalle altre specie per l'aculeo corto e per l'estremità distale dell'ottavo segmento che presenta una serie di denti aperti a ventaglio.

(Fig.4) Distribuzione geografica delle specie di temuta introduzione
appartenenti ai generi Anastrepha e Bactrocera.

Genere Bactrocera (Fig. 4)
Questo genere comprende circa 440 specie che vivono a spese di un largo range di frutti nelle regioni tropicali e subtropicali ed è diviso in 23 sottogeneri, molti dei quali sono diffusi dall'Asia all'Australia e solo cinque presenti in Africa (White e Helson-Harris, 1992). Come già accennato, gli individui appartenenti a questo taxon presentano notevoli affinità con quelli del genere Dacus, soprattutto a livello del pattern alare. Tuttavia, al di là della caratteristica fondamentale, quella di avere tutti i tergiti separati, sono osservabili alcuni caratteri che possono creare una certa distinzione tra i due gruppi. Gli individui del genere Bactrocera presentano solitamente strisce e/o maculature ben evidenziate e disposte in senso longitudinale lungo il torace con la cella cup che si chiude a circa 2/3 della lunghezza della vena A1 + CuA2, mentre i Dacus hanno prevalentemente macchie nel torace disposte in senso obliquo con la cella cup che si estende, in molti casi, per tutta la lunghezza della Al + CuA2 (Fig. 2A).

Bactrocera (Zeugodacus) cucurbitae (Coquillet)
E' una specie fortemente dannosa alle Cucurbitacee coltivate, sulle quali può attaccare, oltre che i frutti, anche i fiori e gli steli. E' di un color arancio-marrone con due macchie nere frontali e tre strisce gialle sul torace. L'ala presenta una leggera maculatura lungo l'area della costale e una macchia più estesa nel margine distale. Risultano blandamente imbrunite anche la vena trasversa dm-cu e la cella cup. Il Dittero è ampiamente diffuso in Asia orientale ed in Iran. Numerose segnalazioni della sua presenza, a causa degli scambi commerciali, anche in Africa, nelle isole dell'Oceano Indiano e dell'Oceano Pacifico. Contro questa specie, soprattutto nelle Isole Hawaii, è stata condotta con parziale successo la lotta con il maschio sterile.

Bactrocera (Bactrocera) dorsalis (Hendel)
Come per altri Tefritidi, questa mosca annovera un complesso di specie che, a seconda dell'areale di distribuzione, delle piante ospiti e probabilmente di altre cause intrinseche ed estrinseche, sono tutt'ora oggetto di studio da parte di numerosi tassonomi. Solo con l'aiuto di moderne tecniche quali l'elettroforesi, l'analisi dei feromoni e lo studio dei segnali acustici si potrà effettivamente separare a livello specifico queste popolazioni. Ad ogni modo la tipica specie ha una colorazione giallo-nera con torace nero e due strisce laterali gialle; a livello addominale tra i tergiti 3-5 è osservabile una zona scura a forma di T. B. dorsalis è dannosa ai frutti coltivati in Taiwan, nelle aree meridionali del Giappone, in Cina e nelle aree settentrionali dell'India. Dal 1945 si è diffusa inoltre nelle Isole Hawaii (Pemberton, 1946 in White e HelsonHarris, 1992). In Cina è la specie più dannosa al melo, al guava, al mango, al pesco, ecc. Nelle Isole Hawaii sono state menzionate più di un centinaio di piante ospiti tra cui: caffè, fico, diverse specie di Citrus, banano, passion fruit (Passiflora mollissima), ecc.

Bactrocera (Tetradacus) tsuneonis (Miyake)
Il Dittero è soprattutto diffuso in Cina e in Giappone. Gli adulti, prevalentemente di un color arancio virante al marrone, sono tra gli individui più grandi della famiglia, raggiungendo circa 10 mm di apertura alare. B. tsuneonis può esser confusa con B. minax dal momento che entrambe presentano tre strisce gialle sul torace disposte allo stesso modo e quasi identico pattern alare; tuttavia in B. minax la femmina ha un ovopositore molto più lungo (all'incirca 3,7-5 mm) rispetto alla femmina di B. tsuneonis. Queste mosche vivono a spese di numerosi Citrus tra cui tangerine, kumquat, arancio e limone.

Bactrocera (Bactrocera) tryoni (Froggatt)
E'uno degli insetti più dannosi alle colture da frutto in buona parte del continente australiano. Specie notevolmente polifaga (è segnalata su una settantina di piante coltivate) tra cui caffé, fico, pero, melo, albicocco, Citrus spp., noce, susino, olivo, guava, giuggiolo, ciliegio, vite e alcune Solanacee tra cui anche frutti di pomodoro. La notevole polifagia consente alla mosca di riprodursi inoltre su circa 60 specie selvatiche presenti in aree boschive (Drew, 1989); in tal modo difficilmente subisce delle riduzioni sensibili delle popolazioni dovute alla scarsità di pabulum riproduttivo. L'adulto è di un colore arancio e nero con il torace con due strisce gialle laterali e lobi postpronotali gialli. Nell'ala, una blanda maculatura interessa la regione della sottocostale e la solita cella cup.

Bactrocera (Bactrocera) zonata (Saunders)
E' una specie presente in Asia tropicale di un colore arancio-marrone con il torace interessato nelle aree laterali da due strisce gialle e ali con ridotta maculatura. Attacca pesco, annona, guava, melo, papaia, ecc.

Genere Dacus (Fig. 5)
Le mosche appartenenti a questo genere vivono prevalentemente a spese di frutti e fiori di Cucurbitacee spontanee e coltivate e semi di Asclepiadacee e Apocynacee. La maggior parte delle specie conosciute vive nel continente africano, di cui circa una dozzina provoca danni di una certa entità alle colture ortive (prevalentemente Cucurbitacee). Come già accennato in precedenza, in questo genere figuravano molte specie ora facenti parte del genere Bactrocera; in effetti Drew (1989) ha proposto la suddivisione dell'antico genere nei due attuali per una peculiarità morfologica piuttosto rilevante: la presenza o l'assenza dei tergiti (segmenti dorsali addominali) fusi. Gli individui con i tergiti fusi hanno conservato l'antico genere, mentre i restanti sono stati ascritti al genere Bactrocera. Occorre quindi fare attenzione durante l'esame degli adulti; per stabilire con precisione questa peculiarità è conveniente osservare gli adulti di lato: se gli scleriti si sovrappongono è certamente una specie appartenente al genere Bactrocera mentre se gli scleriti non si accavallano la specie apparterrà al genere Dacus.
In effetti è molto difficile distinguere un individuo di un genere dall'altro; solo il sottogenere Callantra presenta adulti con un addome strozzato a mo' di vespa, ben diverso dai restanti sottogeneri e dal genere Bactrocera stesso. Per quanto concerne il pattern alare, in entrambi i generi si possono per lo più osservare le medesime caratteristiche; infatti le maculature interessano spesso l'area compresa tra la nervatura costale e la R4+5 così come anche la cella cup che risulta piuttosto allungata soprattutto negli individui appartenenti al genere Dacus. Entrambi presentano inoltre individui con due areole (lobi postpronotali) più o meno sporgenti, di colore giallo o arancione, nel primo tratto del torace, nella regione dorsolaterale (Fig. 1).

Dacus (Didacus) ciliatus Loew
Questa mosca ha un'ampia distribuzione essendo diffusa in molte regioni africane e in diverse aree asiatiche. E' considerata una specie-chiave delle colture di cocomeri, meloni, ecc. Gli adulti sono di un color arancio con femori per metà arancio-giallastri ed una bandeggiatura alare caratteristica interessante tutta la regione costale e la cella cup. E una specie polivoltina con massima presenza di adulti durante il periodo estivo (Hancock, 1989).

(Fig.5) Distribuzione geografica delle specie di temuta introduzione
dei generi Ceratitis, Dacus e Rhagoletis.

Genere Ceratitis (Fig. 5)
Le specie appartenenti a questo genere sono principalmente distribuite in Africa tropicale e del Sud (White e Helson-Harris, 1992). Ceratitis capitata, la più nota di questo genere, è presente ormai in molte regioni temperate e tropicali del Vecchio e Nuovo Mondo. Contro questo insetto, certamente il più dannoso di tutte le mosche della frutta, sono stati fatti in passato numerosi tentativi di controllo utilizzando spesse volte tecnologie sofisticate, basti pensare ai numerosi programmi di eradicazione mediante soprattutto la tecnica del maschio sterile fatti in California, Florida e Texas (Cunningham, 1989; Lorraine e Chambers, 1989).
Gli adulti presentano un'ala con bandeggiature tipiche e piccole macchie più scure interessanti numerose celle (Fig. 3C). Il genere è attualmente suddiviso in 4 sottogeneri: Ceratalaspis, Ceratitis, Pardalaspis e Pterandrus. I maschi del primo e del terzo sottogenere non hanno le caratteristiche appendici frontali terminanti con una espansione a forma di foglia o di spatola presenti al contrario negli individui del sottogenere Ceratitis; inoltre non presentano le tibie del secondo paio di zampe ricoperte per metà da setole come nel sottogenere Pterandrus. Le due specie da quarantena, C. quinaria e C. rosa, appartengono rispettivamente al sottogenere Ceratalaspis e Pterandrus.

Ceratitis (Ceratalaspis) quinaria (Bezzi)
Conosciuta anche come "Zimbabwean Fruit Fly" è in effetti una specie distribuita prevalentemente in alcuni Stati del Sud Africa e segnalata anche nella Repubblica dello Yemen. Il Dittero attacca albicocco, Citrus, guava (Hancock, 1987). L'adulto presenta le ali con caratteristiche bandeggiature gialle e lo scutello con cinque areole nere nella parte distale.

Ceratitis (Pterandrus) rosa Karsch
Questo Tefritide è notevolmente diffuso in Africa centro-orientale e meridionale. Attacca un notevole numero di frutti; tra i più importanti: melo, guava, mango, papaia, pero. In Kenya è dannoso al caffè quanto Ceratitis capitata e in Sud Africa attacca anche albicocco e vite. L'adulto ha il corpo e le bandeggiature alari di color marrone e le tibie del secondo paio di zampe "ornate" con una serie di setole.

Genere Euphranta (Fig. 6)
E un genere rappresentato da una unica specie.

Euphranta canadensis Loew
E' la mosca del ribes, presente in Nord America. L'adulto, di colore rosso-marrone, presenta tipiche bandeggiature alari.

Genere Rhagoletis (Figg. 5, 6)
Il genere annovera circa una sessantina di specie descritte e diffuse in Nord e Centro America, Europa e aree temperate dell'Asia. A differenza degli altri descritti in precedenza, molti rappresentanti di questo genere mostrano una tendenza alla oligofagia, cioè a vivere a spese di un ristretto numero di specie vegetali, a volte appartenenti alla stessa famiglia. Rhagoletis cerasi, mosca delle ciliegie, vive pricipalmente a spese dei frutti di ciliegio dolce e acido, attaccando, in determinate aree, anche i frutti di Lonicera spp. La maggior parte delle specie conosciute compie una sola generazione all'anno. Gli adulti presentano per lo più colorazioni scure fino al nero-lucente, con ali interessate da una serie di bandeggiature del tutto caratteristiche (Fig. 3D). Otto sono le specie da quarantena elencate nel D.M., sette nel data sheets sugli insetti da quarantena per l'Europa (Tab. 1).

Rhagoletis cingulata (Loew) e Rhagoletis indifferens Curran
Secondo Bush (1966) R. cingulata comprende un complesso di quattro specie, due delle quali attaccano le ciliegie e due frutti selvatici di Oleacee. Le specie che attaccano le ciliegie sono la R. cingulata, diffusa negli Stati dell'est del Nord America e la R. indifferens dal nord della California fino al Montana, allo Stato di Washington e al Colorado. Essendo pressoché identiche, a livello di colorazione e di pattem alare, per la separazione specifica occorre l'esame dei genitali. Per quanto concerne le piante attaccate c'è da dire che entrambe possono attaccare i medesimi ospiti, con una certa preferenzialità da parte della R. indifferens per Prunus avium (Bush, 1966).

Rhagoletis completa Cresson
E'la mosca delle noci, diffusa in Nord America e nella parte settentrionale del Messico. Le larve si sviluppano a spese del pericarpo provocando danni diretti come annerimenti, alterazioni del gheriglio e cascola, che può raggiungere livelli notevoli di incidenza sulla produzione (Ciampolini e Trematerra, 1992). R. completa è una specie sensibilmente più chiara rispetto alle altre, con una tipica bandeggiatura alare. La specie è principalmente infeudata ai noci, anche se è stata segnalata su pesco (Bush, 1966). Il Dittero, come sottolineato, è già diffuso in diverse aree coltivate a noce del Nord e Centro Italia.

Rhagoletis fausta (Osten Sacken)
Come le due specie appartenenti al complex cingulata, questa mosca attacca i ciliegi. Per il caratteristico pattern alare può essere confusa, da un esame superficiale, con la ben nota Euleia heraclei L., mosca del sedano (White e Helson-Harris, 1992). Il dittero è diffuso in Nord America.

Rhagoletis pomonella (Walsh)
Fa parte di questo nome un complesso di 4 specie difficilmente separabili con i criteri morfologici tradizionali, se non con esami specialistici o con l'aiuto delle piante ospiti di origine. Infatti la R. mendax, che fa parte di questo complesso, vive a spese di diverse specie di mirtilli coltivati e selvatici appartenenti alla famiglia Ericaceae, mentre R. pomonella è associata alle Rosaceae e nell'ambito di queste formerebbe due razze viventi l'una sui meli e su altre Rosaceae, l'altra su varie specie di Crataegus selvatico (Bush, 1966; 1969). L'adulto è tipicamente una mosca di colore nero con 2-4 barre tomentose grigie lungo il torace; scutello giallo e ali con pattern caratteristico. La specie è presente in Messico e in diverse regioni nordamericane.

Rhagoletis ribicola Doane
E'una mosca che vive a spese del ribes, caratterizzata da un colore prevalentemente nero e con torace marcato da quattro strisce caratteristiche. E' diffusa in Canada e nell'ovest degli Stati Uniti.

Rhagoletis suavis (Loew)
E' una specie prontamente separabile dalle altre per il colore chiaro e il tipico pattern alare, caratterizzato da una marcata bandeggiatura. Vive prevalentemente a spese di diverse specie di noce. E' diffusa in Nord America, nell'est degli Stati Uniti.

(Fig.6) Distribuzione geografica delle specie di temuta introduzione
dei generi Rhagoletis, Euphranta e Trirhithromyia.

Genere Trirhithromyia (Fig. 6)
Trirhithromyia cyanescens Bezzi
Elencata nella lista del D.M. come Pardalaspis cyanescens, è una specie di interesse minore, paragonata con il potenziale biotico delle altre menzionate e considerando la sua limitata distribuzione geografica. La mosca vive a spese di pomodoro e di altre Solanacee coltivate e spontanee.

Conclusioni
Durante i controlli e le ispezioni sulla frutta e sugli ortaggi esotici occorre procedere a dei rilievi sul materiale vegetale e nell'ambiente che possono andare dalla semplice perlustrazione visiva, fino all'esame dettagliato delle partite, rilevando adulti in attività anche mediante catture con trappole ad hoc o aprendo ad esempio i frutti se questi presentano delle sintomatologie tipiche dell'attacco da parte di queste mosche. Spesse volte infatti si possono ancora osservare i segni di una avvenuta ovideposizione (tipiche decolorazioni più o meno vistose, zone di necrosi tissutale, essudati di sostanze zuccherine) o di un foro prodotto dalla larva prima dell'impupamento. Se si reperiranno all'intemo dei frutti pupari e/o larve mature è possibile fare un tentativo per ottenere gli adulti, trasferendo il materiale reperito in piastre Petri, mantenute a 25° C e umidificate periodicamente con un po' di cotone bagnato. Questo allo scopo di favorire lo sviluppo pupale o l'impupamento stesso delle larve. Ottenuti gli adulti, è necessario mantenerli in vita per 3-4 giorni affinché assumano le colorazioni definitive, di fondamentale importanza ai fini della classificazione. Come già sottolineato, ai fini di una corretta determinazione, è altresì importante sapere l'esatto tipo di frutto dal quale si è ottenuto il materiale biologico e la provenienza stessa della partita. Sempre nell'ottica del monitoraggio di queste mosche, sarebbe poi necessario seguire l'esempio di quanto fatto in altre nazioni come ad es. in Nuova Zelanda, dove esiste, in prossimità dei porti, degli aeroporti e in tutte le aree coinvolte con l'ingresso delle derrate, una fitta rete di trappole innescate o con feromoni o con analoghi attrattivi. Non appena sulle trappole vengono catturati Tefritidi anche in numero esiguo, l'organismo deputato alla quarantena, procede a tutta una serie di misure necessarie per l'eradicazione della specie. In questo modo, soprattutto in questi ultimi anni, è stato scongiurato ripetutamente il pericolo di invasioni di Bactrocera dorsalis e B. tryoni.
Per quanto concerne il rischio fitosanitario, occorre fare alcune precisazioni sui vari generi. Le specie appartenenti al genere Anastrepha sono prevalentemente originarie delle foreste tropicali caratterizzate da temperature elevate e abbondante piovosità. In Italia è quindi pressoché inesistente il rischio di una possibile acclimatazione di queste mosche. Solo certe aree circummediterranee potrebbero soddisfare le esigenze termiche di queste specie, ma non certamente le notevoli esigenze di umidità relativa.
Per quanto concerne i Bactrocera asiatici e australiani e i Dacus africani, il rischio fitosanitario è maggiore, contrariamente a quanto detto per le specie del genere Anastrepha, basti pensare alla B. dorsalis presente in diversi areali asiatici caratterizzati da medie termiche simili alle mediterranee. Lo stesso dicasi per B. tsuneonis, la mosca degli agrumi del Giappone, e B. tryoni, la famosa "Queensland Fruit Fly", presente in un areale simile, per caratteristiche climatiche, al nostro e forse la più pericolosa, data l'esterma polifagia. Il rischio fitosanitario diventa elevato se invece si considerano tutte le specie appartenenti al genere Rhagoletis, abitatrici delle regioni temperate e nordiche degli Stati Uniti. In effetti, l'oramai avvenuta acclimatazione della mosca delle noci, Rhagoletis completa, in diverse aree dell'Italia del Nord e del Centro, la presenza di R. indifferens in alcune località della Svizzera (Merz, 1991), sono un chiaro segnale della possibilità, da parte dei rappresentanti di questo genere, di potersi acclimatare in breve tempo anche nella nostra penisola. La mosca più temibile sotto questo aspetto è senza dubbio la R. pomonella, insetto-chiave dei meleti americani e canadesi, caratterizzata da una forte potenzialità biologica che la rende una specie tendente a colonizzare sempre più nuovi areali e a svilupparsi anche a spese di frutti alternativi come pesco e susino (White e Helson-Harris, 1992). Ad ogni modo nelle liste di quarantena precedenti figurava nell'elenco dei Tefritidi anche un'altra mosca, la Myiopardalis pardalina (Baluchistan Melon Fly) vivente a spese di Cucurbitacee come cocomero, melone, ecc. Questa mosca, presente in diversi stati del Medio Oriente, in India, Pakistan, in Afghanistan e nell'area caucasica, può costituire un serio pericolo per le nostre colture, molto più delle Anastrepha considerate; resta da capire come mai sia stata tolta dall'elenco originario. Anche altre mosche, diffuse nelle aree nordamericane e viventi a spese del girasole coltivato, potrebbero acclimatarsi nelle nostre zone a vocazione elianticola e divenire un pericolo per questa coltura: i Tefritidi Neartici Neotephritis finalis e Strauzia longipennis.

SUMMARY
Quarantine Fruit Flies for Italy.
Twenty-three species of Fruit Flics listed in a recent regulation concerning pests and discases of quarantine interest for Italy were examined. Genera of economic importance such as Anastrepha, Bactrocera, Ceratitis, Dacus and Rhagoletis have been considered and keyed by using a simplified key published by White and Helson-Harris (1992). Chances of an eventual establishment in this country are also discussed.

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Ringrazio vivamente il prof. Alfio Raspi del Dipartimento di Coltivazione e Difesa delle Specie Legnose dell'Università di Pisa per la revisione critica del manoscritto e il sig. Luigi Buonuomo, tecnico dell'Istituto di Patologia e Zoologia forestale e agraria dell'Università di Firenze, per l'esecuzione al computer dei disegni e delle tavole fatta eccezione delle figure I e 2 in basso).