E' piuttosto raro trovare piante di evonimo, in qualsiasi zona situata, facenti parte di un parco, di un giardino, di una siepe o bordura, o rappresentata da esemplari isolati, anche se sistemati in vaso, che non si presentino affette da una tipica manifestazione crostiforme, più o meno marcata, sui rami e rametti, provocata dalla presenza di una comune cocciniglia.
Questa massa crostiforme rappresentata in prevalenza da individui femminili, è frequentemente accompagnata, anche sulle foglie, dalla presenza di forme certamente meno abbondanti, su cui, al contrario di rami e rametti, prevalgono i maschi (bianchi ed allungati) rispetto alle femmine (mitiliformi, un po' tozze e di colore brunoscuro).
Gli insetti, la cui presenza risulta facilmente diagnosticabile, vengono chiamati "cocciniglie bianche dell'evonimo" ed appartengono all'ordine dei Rincoti Omotteri, famiglia dei Diaspini, genere Chionaspis.
Il loro nome corrisponde alle specie Chionaspis evonymi, perché vivono soltanto a spese delle piante di evonimo, siano esse di evonimo europeo che di evonimo giapponese, nelle varie cultivar presenti.

Sembra comunque che l'evonimo giapponese (Evonymus japonicus) sia quello maggiormente appetito, pertanto si rinvengono su di esso le manifestazioni più frequenti e consistenti. I danni, verificabili su tutti gli evonimi da noi presenti, possono presentarsi di notevole gravità, in quanto questi insetti riescono ad aggredire tutti gli organi della pianta e particolarmente rami, rametti, germogli e foglie. Su questi organi, il fitofago esercita una continua e consistente sottrazione di linfa, per cui le piante possono risultare in poco tempo di aspetto deperito, presentare i rametti molto intristiti e perdere rapidamente, soprattutto a livello fogliare, la condizione di turgore, di buon sviluppo vegetazionale e la relativa consistenza.
I danni derivanti dalle intestazioni, spesso elevate ed esplodenti, sono soprattutto di tipo debilitante e possono condurre a forti deperimenti generali, ad evidenti ingiallimenti ed a perdite notevoli di fogliame che in casi estremi possono determinare anche la morte delle piante.

Descrizione
Le cocciniglie citate sono Diaspini, pertanto si presentano sempre ricoperte da scudetti protettivi che si evidenziano per il colore brunastro, confondibile con la corteccia nel caso delle forme femminili e di colore bianco, tricarnato per le forme maschili che sono comunque molto più piccole.
I maschi si rinvengono in modo particolare su entrambe le pagine fogliari, formando ammassi di regola lungo le nervature, ma anche sugli altri organi della pianta, mentre le femmine è molto più facile riscontarle strettamente ancorate su rami e rametti, tanto addensate da costituire vere e proprie incrostazioni, mentre si rinvengono in quantità sempre più ridotta negli organi fogliari.
Le femmine mature sono destinate allo svernamento ed in primavera, depongono parecchie decine di uova, sotto il proprio follicolo che serve da protezione anche per esse.
Le uova sono di colore giallo-arancio e danno origine durante il mese di maggio, alle neanidi di prima generazione che uscendo dal follicolo materno, si dirigono verso altre zone della pianta, sparpagliandosi su di essa.
Di regola non compiono grandi percorsi, in quanto il periodo di mobilità è abbastanza breve (da qualche ora fino ad alcune decine) e quindi si fissano ai tessuti per rimanervi tutta la vita.
Nella posizione raggiunta, una volta fissati con gli stiletti boccali, gli insetti iniziano la loro fase di alimentazione, sottraendo alle piante notevole quantità di linfa vitale. Di regola le femmine preferiscono fissarsi sulle cortecce dei fusticini e dei rametti, mentre raramente raggiungono le foglie.

Su questi organi, formano in breve tempo gli scudetti protettivi che ne ricoprono il corpo riparandolo dalle più comuni avversità e proteggendolo anche dagli interventi insetticidi effettuati dall'uomo, per la cui penetrazione rappresentano una vera e propria barriera difensiva.
Queste cocciniglie si riproducono molto intensamente, se consideriamo che ogni femmina può deporre fino ad un centinaio di uova e che durante l'anno riescono a completarsi ben tre generazioni, praticamente tutte nel periodo estivo, in quanto le femmine svernanti sembrano raggiungere la loro maturità verso la fine dell'estate. La riproduzione avviene in prevalenza sulla stessa pianta, fino a renderla completamente invasa, ma può facilmente passare alle piante vicine in quanto le neanidi giovani sono in vario modo trasportabili e quindi l'attacco si può facilmente diffondere. Pertanto, gli esemplari di piante contigue, presentano una maggiore possibilità d'infestazione, rispetto a quelli situati in posizione isolate od a piccoli gruppi.
Ciò dimostra il perché si notino in prevalenza gli attacchi maggiori da parte di questi insetti, sugli evonimi allevati per costituire complessi tipo siepi e bordure, in cui purtroppo molte piante possono raggiungere grossi deperimenti ed anche la morte in brevi periodi.

Interventi di difesa
Innanzi tutto è importante rilevare la differenza negli attacchi da parte della cocciniglia, che si nota solitamente tra evonimo europeo ed evonimo giapponese.
Essendo quest'ultimo molto più colpito e danneggiato è ovvia la tendenza che dovrà essere rivolta ad un suo minore utilizzo, anche se a scapito dell'aspetto ornamentale maggiore che molti gli attribuiscono.
Si dovrà comunque tendere, a livello di studiosi in campo genetico e di impianti vivaistici, alla ricerca di cultivar meno recettive di quelle attuali. Inoltre, potrà essere già un possibile deterrente alle elevate diffusione dell'insetto, il non favorire notevoli addensamenti di questi esemplari, evitando la formazione di lunghe siepi e bordure, ma utilizzando sempre più gli esemplari a piccoli gruppi o piante singole, su cui è molto più facile un controllo ed una difesa verso il parassita. Un altro aspetto da considerare, anche se il loro affetto non sembra dare risultati pratici consistenti, almeno per il momento, è la costante presenza di insetti antagonisti che maggiormente equilibrati rispetto alle forti presenze del fitofago, potrebbero un giorno contenerne maggiormente gli sviluppi.
Si tratta per ora di almeno alcune forme accertate, tra cui l'imenottero calcidide, Aspidiotiphagus citrinus ed il coleottero coccinellide predatore, Chilocorus similis.
Non essendo per ora in grado di proporre una loro introduzione per cercare di favorirne la competitività, appare oltremodo necessario che essi vengano tenuti nel massimo rispetto, al fine di favorirne un loro naturale riequilibrio, evitando soprattutto le notevoli distruzioni che solitamente vengono compiute effettuando interventi antiparassitari a caso od oltre misura.
Altri accorgimenti da seguire, per favorire un contenimento di questi insetti, con quelli basati sugli interventi di natura agronomico-meccanica che tendano a riequilibrare la vegetazione, favorendo la robustezza delle piante, a scapito dell'eccessivo lussureggiamento.

Ciò si ottiene non abbondando troppo in concimazioni ed irrigazioni, non effettuando tagli troppo frequenti e devastanti, favorendo le pratiche tendenti a migliorare le condizioni pedologiche delle zone in cui le piante devono sviluppare le radici.
Quest'ultimo aspetto si migliora notevolmente con frequenti e razionali lavorazioni al terreno, soprattutto con le zappature, quindi favorendo lo sgrondo delle acque con adeguati drenaggi ed affossature.
Inoltre si dovranno prevedere le piante sistemate non troppo fitte, considerando al massimo i 50-70 cm per piante e filari ed opportuni diradamenti dei rami eccessivi sulle singole piante in modo da renderle meno affogate, più arieggiate, più luminose, maggiormente ispezionate e più facilmente curabili, in modo da tenerle libere da ogni tipo di parassita.
Tutte le norme da seguire e le precauzioni fin qui elencate, fanno parte certamente di un discorso molto vasto di ordine preventivo a cui dobbiamo tutti tendere in ogni forma di difesa rivolta a qualsiasi tipo di vegetale. E' certo che qualora i parassiti si presentino egualmente, come a volte inevitabilmente appare, bisognerà comunque effettuare altre scelte ed al limite prevedere anche interventi di natura antiparassitaria.
Premettendo che per favorire ogni forma possibile di equilibrio è necessario ridurre la minimo e possibilmente annullare gli interventi di natura chimica, appare necessario ricorrere ad altre operazioni che oltre a queste citate contribuiscono a rendere possibile la sopravvivenza degli esemplari.
Una tecnica piuttosto dispendiosa, ma estremamente utile è quella basata sulla ripulitura manuale delle prime forme di infestazioni rilevabili su fusti e rametti.
Purtroppo, nei molti casi che si presentano oggi, sarebbe necessaria una raschiatura, tanto è già avanzata l'infestazione e quindi la presenza di ammassi di forme adulte.
Da ciò si deduce che con una attenta e precoce osservazione si potrebbero mantenere pulite le piante anche in questo modo, senza dover lamentare grossi inconvenienti e perdite esagerate di tempo. Ciò sarà tanto più facile, quanto più le piante saranno rade, con rami razionalmente disposti, arieggiati e luminosi, facilmente ispezionabili e ripulibili al primo cenno di presenza degli insetti.
Per favorire questo aspetto di ripulitura meccanica, può risultare molto utile anche l'asportazione di rami e germogli particolarmente infestati od anche di piante intere, con la loro immediata distruzione.
L'eventuale difesa con prodotti chimici, potrebbe apparire a questo punto anche superflua, ma risultando quasi sempre non attuate le precauzioni e gli interventi sopradescritti, si raccomanda nel caso, di eseguirla con attenzione, con tutti i riguardi e con tempestività.
Gli interventi antiparassitari, possono dare risultati validi anche durante la fase finale dell'inverno, con l'uso di olio bianco semplice o attivato, specialmente se preceduti da una rapida disincrostazione come sopra descritto. Per quanto concerne la lotta estiva che va eseguita al momento di massima vulnerabilità contro le giovani neanidi, nel periodo in cui esse escono da sotto il follicolo materno, si potranno effettuare un paio di interventi distanziati tra loro circa due settimane, generalmente rivolti alle neanidi di prima generazione, cercando soprattutto di colpire i rami, i fusti e la vegetazione interna.
I principi attivi consigliabili per gli interventi contro le giovani neanidi sono da ricercarsi tra i vari piretroidi di sintesi (alfametrina, deltametrina, permetrina ecc.), il Malation, il Diazinone, ecc. Per le generazioni estive (seconda e terza), se le varie operazioni di prevenzione sono state seguite da vicino, se è stata effettuata una valida pulitura degli organi vegetali infestati e se al limite sono stati eseguiti anche gli interventi antiparassitari citati contro le neanidi giovani di prima generazione, non dovrebbe essere più necessario Eseguire altri tipi di intervento.
E necessario comunque, prima di ogni esecuzione di lotta, osservare che le forme adulte presenti siano veramente vitali o le neanidi giovani siano realmente presenti, per evitare di andare a combattere contro forme morte (ciò si è verificato già in troppe occasioni) o di eseguire interventi fuori tempo e quindi praticamente inutili, anzi notevolmente dannosi agli effetti complessivi di un riequilibrio ambientale.