L'Iperico (Hypericum calycinum) è una pianta strisciante o semi prostrata in grado di formare densi tappeti dell'altezza di 30-40 cm ed è considerata una specie perenne spesso utilizzata come tappezzante per ricoprire il suolo, o per rassodare il terreno con le sue radici striscianti, specialmente in corrispondenza di scarpate o di superfici assimilabili.
E' una pianta da mezz'ombra e vive bene anche ai piedi di alberature, pertanto può essere utilizzata per decorare aiuole o per costruire bordure.
Possiede una bellissima fioritura estiva con fiori gialli, terminali e di buona dimensione (3-8 cm di diametro).

Al contrario di questa specie, ne esistono altre adatte alla formazione di cespugli, quindi non striscianti e producenti ugualmente bellissime fioriture per tutta l'estate con fiori abbastanza simili anche alla specie già citata.
Tra queste si ricordano l'Hypericum moseranum e l'Hypericum patulum che sembrano dotate di una maggiore resistenza alle malattie che solitamente interessano questo Genere di piante.
L'iperico è comunque in generale una pianta abbastanza resistente alle malattie, tanto che si segnalano su di esso pochissime presenze di insetti soprattutto afidi ed altrettanto scarse presenze di crittogame, tra cui alcune forme di oidio, alcuni agenti di maculature sul fogliame ed infine la malattia segnalata con frequenza maggiore in questi ultimi tempi che è appunto rappresentata dalla ruggine.

Descrizione della malattia
Tra gli agenti produttori di ruggine sull'Iperico, ricordo in particolare Uredo hyperici-humifusi, oltre a Melampsora hypericorum.

Bordura di Iperico, in piena fioritura durante il mese di luglio, ín cui si nota già la presenza di foglie disseccate causa di un attacco consistente di ruggine ed una forma iniziale di aborto fiorale

Piante di Iperico (Hypericum calycinum) con attacco elevato di ruggine che ha già prodotto disseccamenti fogliari e relativa defogliazione

Le varie segnalazioni giunte in questi ultimi anni, hanno portato al risultato di scoprire che la forma più comune di ruggine presente sull'Iperico coltivato come pianta tappezzante, è rappresentata dalla prima di quelle citate.
La malattia si può presentare abbastanza presto sul fogliame, quindi già dai mesi di maggio-giugno e si può facilmente riconoscere per la comparsa, sopratutto in corrispondenza delle pagine inferiori fogliari, di piccole chiazze spesso anche molto fitte, su cui dopo poco tempo, si nota la formazione di pustole polverulenti, di colore giallo-aranciato, rappresentate dagli uredosori, contenenti al loro interno uredospore rotondeggianti, talora appendicolate e misuranti in media 20 x 14 microm.
In questo periodo estivo, le piante manifestano disseccamenti fogliari anche molto estesi e successivamente al posto delle chiazze iniziali, restano sulle foglie delle piccole tacche crostacee e crateriformi che spiccano in modo evidente sempre sulle pagine inferiori delle foglie che in forma ridotta possono comunque rimanere attaccate alle piante. Contemporaneamente ai disseccamenti si notano in corrispondenza della pagina superiore aree decolorate, a cui può seguire una diffusa cascola fogliare ed una elevata riduzione della fioritura, in quanto diversi boccioli fiorali appaiono abortiti.
La malattia è stata segnalata in Emilia-Romagna, sopratutto in provincia di Modena con una certa intensità già da alcuni anni ed è stata poi seguita, studiata e poco dopo descritta (A. Zechini D'Aulerio G. Badiali E. Dalla Valle: Flortecnica 1993).
Superata la fase estiva, in cui la malattia si evidenzia con la massima intensità, le piante sembrano manifestare buone capacità di ripresa spontanea, qualora l'infezione sia risultata abbastanza contenuta.
In questi casi, trattandosi di una specie vegetale capace di diffondersi spontaneamente in misura elevata, si può notare dopo qualche tempo, l'emissione di nuovi ricacci, con produzione di foglioline sane, a cui segue di frequente anche una buona formazione di fiori tardivi.
Durante il periodo autunno-inverno, le foglie tendono ad assumere naturalmente una colorazione bronzea che si nota in forma evidente anche a distanza e che non deve assolutamente essere attribuita all'effetto della citata malattia. Per quanto concerne l'influenza sullo sviluppo della manifestazione da parte degli agenti atmosferici, occorre sottolineare che le stagioni particolarmente piovose e le temperature miti, tendono a favorire l'insediamento e la diffusione dei patogeni che la determinano.
A questo riguardo è bene considerare anche la possibile influenza negativa che potrebbero avere le troppo frequenti irrigazioni, soprattutto se eseguite col sistema a pioggia che provoca una troppo frequente bagnatura del fogliame.

Particolare di foglioline di Iperico con fitta presenza di chiazze brunastre, sulle quali si stanno formando gli uredosori di colore giallo-aranciato

Pianta infetta da ruggine dell'Iperico (Uredo pericihumifusi) in fine estate, gíà in fase di superamento dell'infezione, peraltro registrata in forma abbastanza contenuta

Difesa
Per quanto concerne le operazioni di difesa, è necessario premettere che le piante di Iperico sono capaci di una notevole reattività spontanea, di fronte alle infezioni che si verificano in forma leggera durante il periodo estivo. Infatti, le piante hanno la caratteristica di sviluppare in modo notevole (per questo sono usate come buone tappezzanti) e di produrre quindi abbondanti ricacci che nel periodo caldo di fine estate e nell'autunno, rimangono solitamente indenni dalla malattia.
Quando gli attacchi del patogeno, risultino comunque di elevata intensità anche a fine stagione, è buona tecnica effettuare, sempre prima del risveglio vegetativo (tempo massimo = inizio primavera), il taglio raso della vegetazione con distruzione del materiale di risulta.
Iniziando proprio da questa stagione, quindi sempre per tempo (ribadisco primavera) e nel caso se ne ravveda necessità anche in funzione dell'andamento della malattia nell'anno precedente, occorre procedere all'esecuzione di alcuni interventi fitosanitari, con principi attivi in grado sia di prevenire che di combattere le infezioni più precoci del patogeno. Per questi trattamenti, si potrà fare corso ad uno dei seguenti principi attivi considerati oggi di buona validità nei confronti della malattia: bitertanolo, propiconazolo, ossicloruro di rame ed alcuni ditiocarbammati.
Gli interventi, da eseguirsi in numero a 2 a 4 vanno tra loro distanziati dai 0 ai 15 giorni, considerando il numero maggiore e le distanze più ravvicinate nel caso che la stagione decorra particolarmente piovosa e la temperatura del periodo si presenti abbastanza mite.
AI riguardo, occorre considerare anche l'influenza negativa che potrebbero produrre nei confronti dello sviluppo del patogeno, le troppo frequenti bagnature al fogliame, prodotte dal ricorso ad irrigazioni per aspersione, soprattutto se sotto forma di nebulizzazione.
E' ovvio che queste condizioni di particolare favore allo sviluppo della malattia, devono essere per quanto possibile evitate, soprattutto per una maggiore azione di prevenzione che unitamente alle pratiche agronomiche in precedenza citate, riducono al massimo la necessità di ricorso agli interventi di lotta chimica direttamente sulla vegetazione, necessari qualora essa si presenti già infetta dal patogeno in misura determinante.