Non è facile riscontrare piante di rosa che non vengano prima o poi infestate da colonie più o meno numerose di “afidi o pidocchi”. Questi insetti, appartenenti all’ordine dei Rincoti ed alla famiglia degli Afididi, posseggono un apparato boccale pungente-succhiatore, in grado di produrre, a causa di emissione di saliva e di elevata suzione di linfa, deperimenti notevoli alle piante che si presentano in diversi casi prive di turgore e con fioritura ridotta e deprezzata.
Questi insetti, la cui identificazione è abbastanza facile, si presentano frequentemente in quantità tale, da destare serie preoccupazioni soprattutto nelle coltivazioni intensive di rose, per la dannosità che possono arrecare.

Bocciolo di rosa con una colonia dell’afide (Macrosiphum rosae) sviluppatasi alla sua base ed in parte protetta dalla vegetazione che limita alquanto le possibilità di lotta

La loro prolificità, la rapidità di sviluppo, il numero elevato di generazioni annue che possiedono, favoriscono la formazione di colonie a volte molto dense, fino al raggiungimento di popolazioni con numero altissimo di individui, atti a produrre anche situazioni difficilmente controllabili. Fra gli afidi conosciuti, quelli che maggiormente si ritrovano a livello di dannosità sulle rose, appartengono prevalentemente alla specie Macrosiphum rosae e ad altre in minor misura, quali il Myzus persicae.
Questi afidi, compaiono di solito abbastanza presto in primavera e quando le condizioni ambientali si presentano favorevoli al loro sviluppo, si riproducono rapidamente e danno successivamente origine a diverse generazioni, soprattutto nel periodo primaverile-estivo. La presente trattazione è rivolta alla specie prevalente sulle rose (Macrosiphum rosae) e vuole evidenziarne la sua attività, la effettiva dannosità sulle piante, i più frequenti ed elementari interventi che chiunque possieda piante di rosa può mettere in atto per contenerne lo sviluppo, ricordando sempre gli effetti collaterali che ogni tipo di intervento può provocare nell’ambiente in cui si va ad operare.

Boccioli di rosa, invasi ancora superficialmente, dalle forme giovanili dell’afide. In questi casi può riuscire facilmente anche la loro eliminzione manuale Giovanissimo germoglio con iniziale attacco da parte di una femmina adulta attera che ha già originato diverse forme giovanili per partenogenesi

Sviluppo dell’insetto e dannosità
La principale forma di superamento delle avversità climatiche invernali è rappresentata per questi tipi di insetti, dall’uovo durevole che viene deposto nel tardo autunno, solitamente nel piccioli fogliari.
Già dall’inizio della primavera si hanno le fondatrici partenogenetiche (generano senza essere fecondate dai maschi) che originano altre femmine partenogenetiche, di forma sia attera che alata.
Durante la primavera e la successiva estate, si susseguono un numero indefinito di generazioni, a volte anche molto elevato e rappresentato da femmine dello stesso tipo. Esse sono responsabili dello sviluppo e della diffusione a volte notevole delle popolazioni che possono infestare i vari organi vegetativi, ma in prevalenza i germogli, le giovani e tenere foglioline apicali ed i boccioli fiorali.
Su questi organi, gli insetti si trovano anche in forma piuttosto sparsa, ma spesso si presentano avvolgenti a guisa di un manicotto completamente ricoprente le parti infestate. Quando gli afidi si presentano in quantità ridotta ed in forma molto sparsa, la loro dannosità rimane limitata e comunque circoscritta a qualche organo, al contrario del verificarsi di attacchi consistenti i cui danni agli organi, soprattutto fiorali ed ai giovani germogli si possono rilevare di notevole intensità.
Nel compiere questi danni, rappresentati da deperimenti più o meno consistenti della vegetazione oppure da ritardi o riduzione fino alla perdita della fioritura, questi insetti effettuano notevoli asportazioni di linfa, mentre contemporaneamente iniettano saliva nei tessuti e producono una certa quantità di melata, come residuo della loro attività alimentare. L’iniezione di saliva può essere accompagnata dalla trasmissione di malattie di natura virotica, mentre la produzione di melata peraltro raramente consistente, può contribuire alla formazione di strati di sporco, su cui possono anche insediarsi le crittogame responsabili della produzione di fumaggini. Durante l’estate, le forme alate presenti sulle rose contemporaneamente a quelle attere, tendono a migrare su varie specie di piante erbacee, costituenti i loro ospiti secondari, su cui formano una nuova discendenza.
Nei mesi autunnali, compaiono sulle rose le forme sessupare, il cui compito è di originare i maschi e le femmine (anfigonici o forme sessuate) che dopo l’accoppiamento daranno origine alle uova destinate a svernare. Nelle zone a clima più mite e quindi meno avverso alla sopravvivenza di questi insetti, lo svernamento può essere effettuato anche da un numero limitato di femmine partenogenetiche che rimangono come tali a svernare sulle piante di rose. Da queste ultime più raramente o dalle uova ibernanti quasi sempre, si originano all’inizio della successiva primavera, le nuove fondatrici delle colonie dell’afide.

Operazioni di difesa
Le intestazioni afidiche sulle piante di rosa, sono frequentissime ed a volte talmente intense, da destare viva preoccupazione per coloro che seguono con interesse lo sviluppo delle loro piante ed amano vederle sempre in salute ed accompagnate da abbondanti e belle fioriture.
Pertanto, senza lasciarsi prendere dal panico, sempre inutile in simili circostanze, occorre valutare costantemente le varie situazioni e prendere le misure più semplici e più adeguate, cominciando dalla conoscenza esatta della situazione e delle più elementari norme di prevenzione, per proseguire con attenti e costanti controlli, cui devono seguire gli interventi più semplici, anche se apparentemente non risolutori, senza tralasciare interventi anche più consistenti, come quelli di natura chimica, qualora l’importanza del caso o la non efficacia delle precedenti misure, lo abbia ad imporre.

Bocciolo di rosa già sviluppato con intenso attacco dell’afide che ostacola la regolare apertura del fiore. Si noti nella parte alta una forma alata pronta per la migrazione Iniziale attacco afidico, su foglie di rosa già sviluppate e su foglioline più piccole. In questi casi la difesa risulta ancora attuabile con successo

Per prima cosa occorre considerare la presenza dell’insetto almeno nell’anno precedente, valutandone la intensità soprattutto nella fase finale di stagione, al fine di avere un orientamento sulle probabili infestazioni successive. Per la stessa ragione sarebbe utile conoscere anche la situazione esistente nelle zone limitrofe, in quanto è molto facile la diffusione delle intestazioni per zone adiacenti. Nel caso di elevata presenza di adulti autunnali, con conseguente forte deposizione di uova durevoli è presumibile una maggior presenza iniziale di colonie dell’insetto, per cui occorre prestare una maggiore attenzione già dai primi periodi vegetativi.

Pianta di rosa fortemente infestata su foglie, germogli e boccioli. I danni sono già troppo evidenti e la lotta darà risultati parziali e comunque scarsi

Nel far questo è necessario valutare anche l’andamento delle condizioni climatiche, quali la temperatura e l’umidità (piogge frequenti, piogge battenti) che oltre ad influire sulla vitalità e sullo sviluppo dell’insetto, esercitano una notevole azione anche sulla apertura più o meno precoce delle gemme e sullo stato vegetazionale delle piante di rosa presenti.
Per queste ragioni, anche le eventuali irrigazioni, le concimazioni, le lavorazioni frequenti al terreno, i tagli più o meno spinti, sono tutte operazioni che favoriscono il lussureggiamento della vegetazione e quindi una maggiore predisposizione agli attacchi parassitari.
Di contro, dobbiamo considerare anche gli elementi equilibratori nei riguardi dei fitofagi di questo tipo, come in particolare gli entomofagi utili, ritrovabili nelle larve ed adulti di coleotteri coccinellidi (Adalla bipunctata), larve di neurotteri crisopidi (Crisopa spp.), larve di ditteri sirfidi ed altri ancora non sempre di minore importanza (imenotteri ecc.). Questi insetti, fortemente equilibratori delle principali intestazioni, devono essere il più possibile salvaguardati, evitando in loro presenza interventi di natura chimica od orientandoli opportunamente nei momenti di loro minore densità o di presenza nelle fasi di loro minore mortalità (es.: in fase di uova).
Anche i prodotti eventualmente utilizzabili, vanno scelti tra quelli meno tossici e fra quelli più specifici come di seguito verrà indicato.
L’azione di questi insetti ausiliari risulta spesso, anche perché limitata nel tempo e variamente disturbata dagli interventi dell’uomo, poco efficace nel mantenere le popolazioni afidiche entro binari di tollerabilità, per cui in vari casi occorre intervenire direttamente contro gli adulti e/o le neanidi degli afidi in azione di alimentazione sulle piante. Prima di eseguire interventi diretti con prodotti di natura chimica, è consigliabile adottare altri accorgimenti, anche se apparentemente più blandi e meno risolutori. Tra questi, specialmente nei giardini e su poche piante, la eliminazione di germogli particolarmente infestati o la possibilità di poter effettuare irrigazioni alla chioma con getti sufficientemente violenti, sono pratiche di natura meccanica particolarmente utili specialmente nei primi periodi di colonizzazione.
Anche le ripuliture manuali del germogli o bocci fiorali, rappresentano una pratica interessante e non trascurabile specialmente nei momenti di minore intensità degli attacchi. Ciò è possibile anche aiutandosi con batuffoli imbevuti di sostanze insetticide a bassa tossicità, quali ad esempio olio bianco, piretrine naturali o sintetiche, oppure prodotti di origine naturale quali estratto di ortica e di tabacco. Con questi ultimi prodotti di origine naturale, opportunamente preparati in forma artigianale (macerazione di ortiche in acqua, con aggiunta di poco tabacco per 10-15 gg e successiva filtrazione), si possono ottenere risultati soddisfacenti effettuando irrorazioni contro gli afidi, specialmente se le intestazioni non sono molto sviluppate. Il ricorso alla lotta chimica può infine essere effettuato mediante l’applicazione di pennellature ai fusti od interventi alle chiome. In quest’ultimo caso, il loro numero deve essere più limitato possibile ed eseguito con prodotti afidici il più possibile specifici e i tossicità contenuta. tra questi si possono ricordare il Pirimicarb, il Piretro ed i Piretroidi di sintesi (Deltametrina, Piretrina, Alfametrina ecc.).