La malattia assume dimensioni preoccupanti specie quando interessa superfici vaste quali i fairways golfistici.

In presenza di condizioni favorevoli riferibili ad un tenore elevato di umidità nell'aria, alla presenza di precipitazioni o comunque di ristagni idrici sul tappeto erboso e con temperature da medie a calde (15-30°C), la malattia diviene spesso esiziale per le essenze microterme comunemente impiegate nei nostri prati. La sintomatologia è alquanto aspecifica ed estremamente mutevole secondo le situazioni. Generalmente si assiste alla comparsa di piccole macchie distinte aventi un diametro compreso tra i 10 ed i 15 centimetri.

I sintomi
Alcune peculiarità sintomatiche vanno ricondotte all'imbrunimento dei tessuti erbacei ed al loro contemporaneo stato d'imbibizione. Non sempre evidenziabile è il cosiddetto "collasso degli steli" o, più semplicemente "coricamento degli steli", fenomeno di importante valore diagnostico. Solitamente legata al periodo notturno o alle prime ore del giorno, la comparsa di muffa grigiastra virante al rossiccio è un ulteriore carattere sintomatico ai fini di una definizione iniziale della malattia.
Nel caso permangano le suddette condizioni favorevoli al decorso infettivo, singole macchie possono confluire dando luogo ad uno stato di degrado generalizzato dell'erba. Ad un osservatore più attento sarà possibile rilevare un certo decadimento a livello radicale, soprattutto in piante giovani e già affrancate. Nei semenzai il fenomeno è molto spesso preludio naturale alla morte delle plantule. Per contro, in impianti già insediati, si assiste spesso al recupero dell'erba dovuto all'emissione di radici ausiliarie o di sostituzione in grado di sopportare sufficientemente l'assorbimento idrico e nutrizionale. Il decorso infettivo è quasi sempre estremamente rapido, comunque strettamente connesso con l'andamento climatico e meteorologico.

Le cause
Agenti causali di malattia sono alcune crittogame ascrivibili al genere Pythium, organismi patogeni polifagi in grado di determinare la marcescenza dei tessuti erbacei. Sensibilmente influenzati dalla presenza di acqua specie per quanto concerne la loro diffusione nell'ambiente, i funghi appartenenti a questo genere sfruttano i residui vegetali indecomposti per prolungare la loro permanenza nell'ambiente. In tal senso, la presenza di feltro soprattutto in tappeti di agrostide stolonifera, di poa pratense o di festuca rossa rizomatosa, costituisce un presupposto favorevole per l'insediamento durevole del patogeno.
E' stato più volte assodato come esista una precisa correlazione tra gli apporti di elementi nutritivi e l'attività infettiva di queste crittogame. L'azoto, in particolare, diviene fondamentale nel determinare o, al contrario, nel contenere fenomeni infettivi riconducibili al genere Pythium. Apporti anche contenuti di azoto, in concomitanza con le già ricordate condizioni climatiche, divengono estremamente favorevoli per lo sviluppo del fungo.

Un decorso climatico favorevole può condurre in breve tempo al degrado completo del tappeto erboso.

Ciò si spiega considerando come l'elemento contribuisca a determinare uno stato di succulenza dei tessuti erbacei predisponendoli all'infezione e a un successivo decorso acuto della malattia. Quantitativi variabili di potassio contribuiscono invece a rafforzare i tessuti rendendoli meno vulnerabili.
Queste considerazioni propongono quanto sia importante l'equilibrio degli elementi nutritivi all'interno della conciliazione e quanto sia altrettanto fondamentale posizionare gli interventi in periodi quando meno climaticamente sfavorevoli alla malattia.
Venendo alle pratiche di prevenzione e terapia della patologia si può affermare che le prime non sempre sortiscono gli effetti desiderati. Questo sia per il grande potenziale di sopravvivenza del fungo nell'ambiente, sia per la sua aggressività in determinate condizioni.Pratiche agronomiche volte alla prevenzione possono essere ritenute tutte le operazioni di scarifica, di carotatura e, soprattutto, di verticatura quando, con quest'ultima, si vada ad asportare in modo significativo l'accumulo di feltro a livello superficiale.

La concimazione
Si è già accennato all'importanza di equilibrare i nutritivi all'interno della concimazione ed ancor più di posizionare quest'ultima in momenti meno propizi all'infezione. Ciò significa in pratica effettuare le concimazioni ad una certa distanza dalle piogge, impiegare fertilizzanti con rapporto N-P-K 4-1-3 o similari cercando di concentrare il loro apporto in un'unica applicazione magari all'inizio della primavera.
Cade in questo caso la strategia di concimazione basata su apporti medi di fertilizzante dilazionati in almeno due applicazioni da fine inverno a inizio estate, che rimane comunque sempre la più valida in situazioni ambientali di per sé poco favorevoli al decorso della malattia (presenza ridotta del fungo nell'ambiente).

Il drenaggio
Altre pratiche agronomiche importanti riguardano l'esecuzione di drenaggi allo scopo di evitare pericolosi ristagni idrici a livello del caotico. Per quanto riguarda la selezione varietale, non esistono in teoria cultivar resistenti o comunque poco suscettibili alle infezioni da Pythium. In pratica una certa resistenza è stata notata per quanto riguarda la Poa pratensis cv. Baron.

Anche i greens in agrostide non sono esenti dagli attacchi di Pythium. il recupero diviene talvolta problematico.

La terapia chimica rimane in ogni caso purtroppo necessaria. Si impieghino prodotti a base di Benalaxyl (granulari) secondo il dosaggio di g 200 per 100 mq o a base di Furalaxyi (polvere bagnabile) con dose di g 20 sempre per 100 mq in 10 litri di acqua. In quest'ultimo caso si eviti di bagnare e tagliare il tappeto erboso per almeno due giorni dal trattamento. Spesso si rendono necessari più di due trattamenti per avere ragione del patogeno. Una volta notata la stasi del fenomeno si apporti un sufficiente quantitativo di acqua per favorire il naturale recupero dell'erba.