Nomi comuni: Tamaro, Uva tamina, Vite nera, Cerasiola, Viticella. Tamus è il nome comune con il quale i latini designavano questa pianta. Appartiene alle Discoracee famiglia prettamente tropicale di cui il tamaro è unica specie presente in Italia.
E pianta erbacea spontanea, perenne che si rinnova annualmente con lunghi fusti sottili emessi dalla grossa radice e che si arrampicano in volute sinistrorse fino all'altezza di 3-4 m. La radice è carnosa, nerastra esteriormente e bianca all'interno, molto fragile nonostante la sua mole. A differenza delle altre Discoracee, che vivono nei climi tropicali e dal cormo edule, il tamaro lo ha velenoso, anche se pare, ma non è sicuramente accertato, che la cottura ne distrugga la tossicità.

Le caratteristiche
Le foglie di questa piccola liana, alterne, larghe, cuoriformi e lungamente appuntite sono di colore verde scuro con 5-7 robuste nervature ed un lungo picciolo. Essendo pianta dioica si presenta con fiori differenziati; i maschili di colore bianco-verdastro si propongono in lunghi racemi, mentre quelli femminili sono disposti in brevi grappoli lassi. La fioritura avviene tra aprile e giugno.
I frutti sono bacche di colore rosso brillante del diametro di 12 millimetri e contenenti alcuni piccoli semi. Queste bacche, molto appettite dagli uccelli, risultano invece tossiche per gli animali da pascolo e soprattutto per l'uomo. Per fortuna a dissuadere il pericolo di una incauta ingestione provvede il loro sapore aspro e sgradevole. Frequenta, localmente, siepi, cespuglie margini di bosco dove dalla tarda estate all'autunno ne ravviva l'ambiente con i suoi frutti colorati. Predilige terreni acidi, sciolti, freschi ed un poco umidi ed il suo areale di espansione comprende il bacino del Mediterraneo, dal piano alla zona collinare sub-montana.

Principi tossici
I principi tossici, molto attivi, concentrati nella radice e nelle bacche, ne fanno un'erba particolarmente velenosa, ciò nonostante il tamaro è una pianta preziosa per le sue molteplici qualità medicamentose. Il veleno, delle cui proprietà si conosce ben poco, ha effetti simili alla brionina, e che si rivelano con bruciori e vesciche della cavità orale seguiti da acuti dolori gastrointestinali, forti diarree e spesso da collasso e morte. Per un primo pronto soccorso ò risultare utile la somministrane di molto latte, ma poi è indispensabile un sollecito ricovero in istituto specializzato.

Altre proprietà
Un tempo la radice veniva triturata ed usata come purgante e come diuretico, inoltre era ritenuta molto efficace nella cura delle forme reumatiche e della gotta. Seccata e triturata impiegata come revulsivo dei picchi, mentre è provato che gli impiastri hanno benefici effetti nella a delle contusioni ed ecchimosi. Questo proposito è curioso notare in alcune zone della Francia del olino è chiamata "l'herbe aux femes battues" (erba delle donne bastonate) con chiaro ed evidente riferimento a queste sue proprietà.
Le bacche mature conservate sotto spirito, ed opportunamente usate in impacchi ed impiastri erano ritenute efficaci contro i geloni.
Curiosamente i germogli primaverili questa pianta velenosa sono eduli e possono mangiare proprio come quelli dell'asparago selvatico, (Asparagus acutifolius).
Oggi l'utilizzazione di questa pianta medicinale è del tutto abbandonata, e del resto succede per tante altre, se si eccettua qualche raro empirico caso, da parte di medicastri o "guaritori" in zone particolarmente arretrate od isolate.