Sostengo ormai da molti anni che, ad ogni convegno cui si partecipa, non si può sempre ripartire dall'anno zero.
Si dovranno comunque considerare gli argomenti delineati o trattati in precedenza e valutare quanto e che cosa è stato fatto nell'intervallo di tempo trascorso e stabilire anche uno o più obiettivi per il futuro.

I nodi da sciogliere
Per prima cosa è bene considerare la complessità ambientale in cui di solito si trova collocato il verde territoriale così considerato come urbano, periurbano, alberate stradali, parchi cittadini, ecc. In queste generiche situazioni, nella loro notevole diversità, diventa difficile ricercare condizioni di equilibrio in cui si possa trovare un metodo di comportamento codificato e di facile applicazione, come le moderne esigenze tendono ad acquisire. Purtroppo per coloro che si adagiano con piacere sul guanciale delle facili soluzioni, devo dire che gli aspetti da considerare per svolgere una valida protezione del verde territoriale sono molti e tutti egualmente importanti. Soltanto da una loro effettiva considerazione e da una loro costante applicazione, potranno derivare i vantaggi che da molti anni si attendono, soprattutto oggigiorno in cui appare impellente perseguire risultati a costi contenuti e con effetti meno dannosi per l'ambiente. I principali punti da tenere in considerazione riguardano in sintesi gli argomenti di seguito elencati.

1) Maggiore conoscenza approssimazione non è più concepibile. La conoscenza quanti-qualitativa del verde esistente sul territorio deve essere precisa e non è più dilazionabile. Le fitopatie non possono più essere confuse tra di loro o con le fisiopatie e trattate tutte allo stesso modo. Solo le vere fonti di danno vanno ricercate, individuate e combattute. Si evitano così errori banali, perdite di tempo, consumo di mezzi, spreco di danaro, distribuzione dei veleni negli ambienti. Nel contempo, si favorisce la sicurezza operativa ed il rendimento del lavoro.
Al riguardo è interessato il personale tecnico, ma anche il personale esecutivo deve specializzarsi di più.

2) Collaborazione tra i vari settori. Non è più possibile lavorare a compartimenti isolati. La progettazione del verde e l'irnpianto devono procedere in sintonia con la rnanutenzione e la cura. Tutto il complesso dovrà essere affidato a tecnici agro-forestali, che manterranno la massima collaborazione con le altre professionalità. Appaiono sempre più necessarie le visite alle piante in vivaio prima degli acquisti ed anche sul posto all'atto dell'impianto, la scelta delle specie, le corrette distanze di piantagione, le tecniche d'impianto, la giusta profondità dei colletti, la formazione di drenaggi, la posa di impianti per l'irrigazione, ecc. Occorre prestare particolare attenzione ai progetti di ristrutturazione, oggi molto frequenti e quasi mai soddisfacenti. Con una fattiva collaborazione si favorisce anche il concetto di prevenzione e conseguentemente le necessità di interventi manutentivi e di cura saranno ridotte al minimo. A questa fase è particolarmente interessato il personale direttivo e tecnico.

3) Controlli continui sulla vegetazione. Sono indispensabili per la formulazione di diagnosi precoci e per scoprire tempestivamente nuove fitopatie. Si attuano con osservazione diretta o mediante mezzi di monitoraggio, soprattutto per Cancro colorato del platano, Cancro del cipresso, Ifantria americana, Metcalfa pruinosa, Cocciniglie, Processionaria del pino, Limantria dispar, Carie del legno, Rodilegno rosso ed altri xilofagi, Cancri rameali, Marciumi radicali, ecc. In caso di piante morte, la diagnosi precisa, che purtroppo non viene di norma eseguita, diventa indispensabile al fine di prevenire malattie di elevata pericolosità. In questa fase si dovranno identificare le piante danneggiate per valutare quelle a rischio, al fine di riportarle in situazione di sicurezza o di provvedere alla loro immediata eliminazione. Ovviamente, per diversi casi, sarà necessario il ricorso allo specialista fitopatologo.
Tutto il personale, sia tecnico che operativo, deve essere interessato e responsabill-zato su tutto il territorio, per riuscire in ogni momento ad avere un completo controllo della situazione.

4) Prevenzione e cura. Il principale successo della cura degli impianti è da ricercare nel rispetto e nell'esecuzione corretta di tutte le operazioni di carattere preventivo. Queste sono strettamente legate al buon esito di quanto citato ai precedenti punti. Si ribadisce qui la necessità di accurate e ben studiate progettazioni, di diagnosi precise e precoci, di controlli frequenti e di evitare al massimo la produzione di ferite e l'esecuzione di tagli, soprattutto se non indispensabili. La difesa attiva è strettamente legata e dipendente da tutte le attività di tipo preventivo e si ottiene con l'impiego complementare ed integrato dei vari mezzi tecnici ad oggi disponibili.
I principali mezzi di difesa sono di natura:
genetica, rivolti ai fattori di resistenza, attualmente in fase di attiva ricerca e comunque molto legati a concetti di ordine preventivo. In questo contesto, deve essere sempre più valutata l'opportunità della costituzione di impianti polispecifici;
agronomica e fisico-meccanica, ancora oggi sono tra i sistemi più validi di lotta (e prevenzione), pur legati ai vecchi interventi di difesa (lavorazioni, irrigazioni, drenaggi, concimazioni, tagli di diradamento, risanamento, rimonda, raccolta e distruzione di fogliame e ramaglia ammalata, di nidi, di ovature, ecc.);
– biologica, basati sulle applicazioni del Bacillus thuringiensis, delle trappole di cattura (a feromoni, cromatiche, ecc.) o sulla salvaguardia degli antagonisti utili, in alcuni casi già presenti ed attivi;
chimica, considerati da sempre come i sistemi più efficaci e risolutori, in realtà anche questo concetto deve essere definitivamente abbandonato. I prodotti chimici devono essere usati sempre meno, in modo mirato e corretto, con principi attivi e mezzi meno inquinanti e dannosi. Questo tipo di intervento è previsto, per la cura degli impianti vegetali presenti nel verde territoriale, solo nei casi di necessità ben valutati e merita un discorso particolare, sia per le difficoltà applicative che per la sua delicatezza e pericolosità, legata all'uso di prodotti classificati come presidi sanitari e regolamentati prima con Dpr 3/8/1968 n. 1255 e successivamente con Dpr 24/5/88 n. 223 (che recepisce in Italia le direttive Cee) e D.m. 2/8/90 n. 258 (che ne regolamento gli aspetti operativi). Per quanto considerato, l'applicazione di natura chimica si basa in particolare sulla corretta realizzazione dei seguenti punti:

diagnosi corretta del parassita da combattere, di natura vegetale od animale o della fisiopatia eventualmente riscontrata. La diagnosi deve essere eseguita da persona specializzata in materia fitosanitaria e quindi con la professionalità di fitopatologo, che dovrà anche essere il responsabile diretto dell'intervento;

valutazione dell'entità del danno riscontrabile o prevedibile, considerando l'opportunità di sottostimare al massimo soprattutto i dani meno gravi verificabili sul fogliame; spesso si è in presenza di parassiti innoqui o portatori di danni del tutto trascurabili;
momento idoneo per l'intervento, al fine di ottenere la massima efficacia, agendo nel periodo di maggiore vulnerabilità del patogeno; in modo particolare, dovranno essere considerati i cicli biologici per gli insetti, le condizioni climatiche e gli stadi vegetativi delle piante per le crittogame;

prodotto da impiegare e relativa dose, cercando di utilizzare i prodotti specifici, selettivi, a bassa tossicità, evitando dosi diverse da quelle prescritte sulle etichette delle confezioni ed evitando le strane miscele tuttora in uso, con il rischio di risultati falsati e della comparsa di sintomi di fitotossicità. Al riguardo, si consigliano sempre saggi preliminari, al fine di evitare indesiderate sorprese. I prodotti impiegati dovranno essere registrati come presidi sanitari, con la specificazione in etichetta della loro applicabilità sulle piante per le quali se ne programma l'impiego;

responsabile dell'intervento, ed in grado di effettuare una corretta valutazione riguardo anche ai precedenti punti, dovrà essere un tecnico con professionalità attinente (possibilmente un fitopatologo od altro tecnico da esso assistito) e comunque legalmente autorizzato allo scopo, come l'operatore che manualmente dovrà eseguire l'operazione. Il tutto è opportuno che sia effettuato in accordo con la Usl competente o con l'Osservatorio regionale per le malattie delle piante o con l'Ufficio fitosanitario locale;

verifica del risultato e registrazione, inteso come esito finale di ogni intervento. Questo aspetto, che avrebbe dovuto essere particolarmente curato da sempre, dovrà prevedere per il futuro che ogni risultato sia tassativamente valutato e registrato. La mia prima proposta, di tenere aggiornate le schede fitosanitarie, su cui registrare tutte le varie operazioni fitosanitarie eseguite ed i relativi risultati, data ormai da almeno 20 anni. Poche sono le amministrazioni pubbliche che hanno ottemperato a questa iniziativa. Detta registrazione diventerà comunque obbligatoria ed è viva la mia speranza che ciò avvenga nel rispetto di norme precise, tanta è la certezza della utilità complessiva.

Obiettivi da proporre
Numerosi sono gli aspetti considerati e gravoso appare il lavoro da compiere anche su argomenti vecchi, di cui si parla da tanto tempo e che già dovrebbero essere risolti. Sembra giunto il momento di prendere le cose con assoluta serietà per giungere ad interpretare correttamente tante sgradevoli e costose situazioni. Si deve considerare e con forza sottolineare che non sempre le soluzioni presentano la necessità di consistenti interventi di natura economica. Anzi si tratta di programmare con accortezza gli interventi tecnici e di omettere alcune operazioni che spesso comportano aggravi di spesa senza risolvere alcun problema.
Al riguardo, mi sembra di poter identificare almeno due obiettivi primari da recepire con serietà e da affrontare, senza continuare il gioco del rinvio, dello scarico continuo delle responsabilità, delle fumose quanto superficiali trasmissioni radio-televisive ed, infine, delle interpretazioni fantasiose.

Questi obiettivi, in forma sintetica, sono i seguenti:

a) messa in sicurezza di tutte le piante valutate a rischio di stabilità ai lati delle strade e nei luoghi di frequenza abituale del pubblico. Eliminazione immediata di tutti gli esemplari già secchi o di quelli la cui sicurezza è da considerare comunque precaria e che rappresentano sempre un rischio anche se opportunamente curate, ridimensionate ed alleggerite nelle chiome. Contemporaneo divieto di esecuzione di nuovi tagli, eseguiti con dimensioni superiori agli 8-10 cm di diametro, ad esclusione di quelli necessari per cure particolari o per le riduzioni e gli alleggerimenti delle chiome, al fine di raggiungere la condizione di sicurezza appena ricordata;

b) evitare in modo deciso, e salvo casi particolari da valutare opportunamente, qualsiasi sostituzione di piante morte lungo le alberature urbane ed extraurbane, in quanto la densità degli impianti su tutto il territorio nazionale è da considerare eccessiva (si dice da sempre ed ora lo confermo, che sia quasi doppia od anche tripla di quella consigliabile); pertanto ogni aumento di spazio sul filare è da considerare un vantaggio notevole per le piante che restano, purtroppo, ancora confinate in spazi ristretti.
Inoltre, i nuovi e piccoli esemplari che vengono introdotti forzatamente in posizione comunque dominata, quasi sempre sottochioma ed in condizioni di spazio e di terreno per loro inadatte ed insufficienti, non presentano di certo alcuna possibilità di riuscita, dando soltanto corpo ad inutili spese, ad inopportune perdite di tempo e ad altri problemi proiettati nel futuro.