Sydney Parkinson dopo aver "schizzato" questa pianta in NuovaZelanda per conto del ricco e giovane Joseph Banks non fece in tempo a renderla in tutto il suo splendore.

La tavola botanica indicata con la sigla NZI/40 si trova al Britis hMuseum, sezione di Storia Naturale, di Londra e mostra, in ottimo disegno, Clianthus puniceus.
La stessa tavola è riprodotta nell'Atlante Botanico di Norman e EveRobson edito da Orsa Maggiore di Torriana, che offre una selezione di stampe e disegni da The British Museum (Storia Naturale) e da The Royal Horticuitural Society (Biblioteca Lindley).
Per incontrare questa pianta bisogna risalire alla prima circumnavigazione del globo della Endeavour, al comando del leggendario capitan James Cook, che aveva a bordo il giovane e ricco naturalista Joseph Banks, accompagnato dallo studioso di storia naturale Daniel Carlsson Solander, svedese, e dallo scozzese Sydney Parkison artista e naturalista. Quest'ultimo aveva il compito di disegnare le piante più interessanti e valide per un compendio di storia naturale al quale intendeva dedicarsi Banks appena rientrato in Inghilterra.
Fra le piante «schizzate» da Parkinson in Nuova Zelanda, si trova appunto, Clianthus puniceus che l'artista non poté completare allorché, ancora giovanissimo, venne a mancare ai suoi amici durante il viaggio, appena doppiato capo Giava.
Possiamo catalogarlo ancor oggi fra le piante poco note e quantomeno fra quelle raramente coltivate, nonostante la sua relativa rusticità e la straordinaria bellezza che caratterizza l'intero ciclo vegetativo.

 

Due specie
Il suo genere comprende solo due specie di piante sarmentose delle quali primeggia C. formosus (dampieri) di origine australiana, con i suoi vistosi fiori scarlatti dalla forma che richiama stranamente un battello sottomarino con grandi e gonfi oblò centrali. Ben diverso C. puniceus che, come abbiamo visto, è originario della Nuova Zelanda.
Definito "rampicante ramificato da coltivare su sostegni" ne ho individuata una pianta sul lungomare di Sapri a portamento arbustivo. 12-24 foglioline compongono le foglie pennate di colore verde intenso, opposte nella inserzione sul caule.
I fiori, che sbocciano in maggio-giugno, lunghi circa 10 cm sono riuniti in racemi ascellari e sono di colore scarlatto-cremisi. ella loro forma sono i classici fiori papilionacei, con la corona formata a un vessillo, rappresentato dal petalo superiore appuntito rivolto verso l’alto della corona; da due ali (petali laterali) e da una carena, formata da due petali appuntiti che richiamano la chiglia di una nave.
I frutti sono costituiti da bellissimi baccelli marroni, con tre "vele" laterali disposte simmetricamente per tutta la lunghezza, e conferiscono alla pianta un aspetto ornamentale di grande effetto.

 

La coltivazione
Raccolti i semi a Sapri e conservati fino ai primi di marzo, li ho prima tenuti per dodici ore in acqua per poi interrarli in una terrina contenente una composta formata da quattro parti di sabbia grossolana di fiume, due parti di torba e una parte di terriccio da giardino, il tutto bene amalgamato. Ho tenuto la composta leggermente umida finché ai primi di agosto sono spuntate le prime piantine che ho ripicchettato ognuna in un vaso di 8 cm ai primi di settembre. Solo alla fine di ottobre ho rinvasato le piante in contenitori di 13 cm, dotati di un ottimo drenaggio e contenentiuna composta di coltivazione formata da quattro parti di sabbia, tre parti di torba e tre parti di terriccio da giardino, avendo cura di collocare le piante in un ambiente molto luminoso con una temperatura oscillante fra i 13 ed i 16° C. Sospesa ogni annaffiatura all'inizio dell'inverno ho ricoverato i vasi in un ambiente fresco, con temperatura fra i 6 e gli 8° C. perché una temperatura più alta fa fiorire la pianta precocemente. In primavera ho collocato i vasi all'aperto, in pieno sole, ma in posizione molto riparata.Due le avvertenze: la pianta fiorisce dopo 2 o 3 anni dalla semina; in estate occorrono abbondanti annaffiature mentre le foglie vanno spruzzate spesso dimostrandosi la pianta molto sensibile allo stress idrico.
La bellezza di questa pianta e, ancor oggi, la sua scarsa diffusione meritano tante attenzioni e l'attesa.