L'allevamento della cocciniglia del carminio su ficodindia, che rappresenta una delle attività agricole tradizionali di molte popolazioni sudamericane, fornisce un colorante "biologico" impiegato con crescente interesse nelle industrie alimentari, cosmetiche e farmaceutiche. In tale contesto in ambito comunitario è stata promossa la realizzazione di un progetto dimostrativo per valutare le possibilità di allevamento intensivo dell'insetto anche in areali mediterranei.

Introduzione
Le cocciniglie sono comunemente note come insetti nocivi in relazione alla gravità dei danni, sia diretti che indiretti, che arrecano a numerose essenze vegetali di interesse agrario e forestale in vaste aree del globo. In realtà, alcune delle oltre 6.000 specie già conosciute (Kosztarab, 1987) vengono utilizzate dall'uomo, sin dall'antichità, a proprio beneficio, talora anche a scopo alimentare. Basti ricordare, ad esempio, che la manna, citata nella Bibbia come unica fonte di sostentamento del popolo ebraico durante l'esodo attraverso il deserto, era presumibilmente composta dagli escrementi zuccherini prodotti dagli Pseudococcidi Trabutina mannipara (Ehrenburg) e Naiacoccus serpentinus Green infeudati alle tamerici nel deserto del Sinai (Brown, 1975), o che il Cerococcide Cerococcus querqus Comstock veniva ampiamente utilizzato dagli Indiani d'America come precursore del chewing-gum (Kosztarab, 1987).
Altre entità sono ancora oggi impiegate in procedimenti industriali per la produzione di lacca [Kerria lacca (Kerr)] (Kosztarab, 1987), cera per candele [Ericeus pela (Chavannes)] (Ben-Dov, 1993) e coloranti; delle numerose specie di cocciniglie da cui questi ultimi prodotti possono essere ricavati, Dactylopius coccus (Costa) è, probabilmente, quella che riveste maggiore interesse economico vista l'importanza del suo estratto, il carminio.
Il fitomizo appartiene, assieme a altre 8 specie, tutte riunite in un unico genere, alla famiglia Dactylopiidae (De Lotto, 1974) caratterizzata, tra l'altro, dalla presenza di tipiche setole troncate gruppi di pori con margine sclerificato, nonché da un anello anale privo di pori e setole (Wllliams & Watson, 1990). Le entità di tale taxon sono tutte strettamente infeudate alle Cactacee e originarie del Nuovo Mondo similmente alle loro piante ospiti.
Da un punto di vista evolutivo i Dactylopiidi dovrebbero essersi differenziati durante il periodo Giurassico (Borchsenius, 1958) sebbene una esatta collocazione filogenetica, in relazione alle altre famiglie di cocciniglie, risulti ancora oggi difficile (Boratinsky & Davies, 1971; Borchsenius, 1958; Danzig, 1986; Ferris 1957; Koteja, 1974). Comunque, nell'ambito del genere Dactylopius, D.coccus viene considerata la specie più primitiva (Perez Guerra & Kosztarab, 1992).
Tutti i Dactylopiidi contengono all'interno del loro corpo acido carminico (costituente di base del colorante) e D. coccus è quello da cui si estraggono i quantitativi maggiori, probabilmente in relazione alle dimensioni corporee più che doppie rispetto a quelle delle altre specie.

Cenni storici
Secondo Donkin (1977), l'allevamento della cocciniglia veniva già effettuato in alcune aree occidentali e meridionali del Messico sin dall'epoca precolombiana. Al loro arrivo nelle Nuove Indie gli spagnoli trovarono presso le popolazioni indigene un fiorente commercio del prezioso colorante, impiegato per tingere tessuti e come cosmetico dalle donne, che era ottenuto "dal corpo essiccato di un insetto allevato su piante dall'aspetto assolutamente insolito per gli spagnoli ('mostruose per il tronco formato da foglie', come le descrivono nelle loro cronache)" (Barbera & Inglese, 1993).
Data l'importanza economica di tale materiale i conquistatori attuarono rigide misure di controllo (inclusa la pena di morte) per impedire la diffusione dell'insetto al di fuori dei loro possedimenti nel Nuovo Mondo e instaurare, quindi, un regime economico di monopolio (Blanchard, 1883).
Alla caduta della dominazione spagnola e allo scopo di produrre il colorante, varie Cactacee e la cocciniglia vennero propagate in altri continenti; tuttavia, mentre le piante riuscivano ad acclimatarsi con successo, il fitomizo non sempre trovava condizioni ideali per la sua sopravvivenza. Tra le diverse specie propagate, il ficodindia (Opuntia ficus-indica) si diffuse in ampi territori, tra cui il bacino del Mediterraneo, dove viene apprezzato per le qualità organolettiche dei suoi frutti. In Sudafrica vennero introdotte dalle Americhe oltre 50 specie di Cactacee, 13 delle quali divennero infestanti (Zimmermann et al., 1956) e richiesero l'adozione di misure di controllo fra le quali la lotta biologica, realizzata con l'introduzione di numerose specie di fitofagi tra cui Dactylopius opuntiae (Cockerell) (Zimmerman & Moran, 1991).
Anche in Italia vennero effettuati, ma senza successo, reiterati tentativi di allevamento di D. coccus introducendone ceppi in aree a clima particolarmente mite, quali la Sardegna (Blanchard, 1833) e la Sicilia (Inzenga, 1861).
A livello mondiale, la produzione del carminio ha subito un notevole regresso con la scoperta dei coloranti sintetici (di cui l'E-120 rappresenta l'omologo), cosicché, sebbene la cocciniglia sia presente in quasi tutti i continenti, il suo allevamento a scopi commerciali viene effettuato solo in America Centrale (Messico) e Meridionale (Perù, Bolivia, Cile) (Fig. 1) e nelle Isole Canarie.

Fig. 1 – Impianto tradizionale per la produzione di carminio in Bolivia

Il carminio "biologico" trova, in gran parte, collocazione sui mercati europei, statunitensi e Giapponesi nelle industrie alimentari, cosmetiche e farmaceutiche (Tekelenburg & Flores-Flores, 1995). Un nuovo impulso a tale attività produttiva potrebbe venire dall'adozione, nell'ambito della Unione Europea, di norme che riducano l'impiego in tali industrie dei coloranti di sintesi, a causa degli effetti nocivi accertati per alcuni di essi, favorendo l'uso di quelli di origine naturale. In tale contesto è stata promossa in ambito comunitario la realizzazione di "progetti dimostrativi" per valutare la possibilità di allevamento della cocciniglia in areali mediterranei.

Caratteristiche morfologiche
Macroscopicamente la femmina adulta di D. coccus presenta il corpo globoso, sovente delle dimensioni di un piccolo cece, ricoperto da una fine secrezione cerosa (Fig. 2).
A livello microscopico presenta, rispetto alle altre specie del medesimo genere, setole troncate di dimensioni minori e in numero ridotto e, in genere, assenza di dotti semplici associati ai gruppi di pori con il margine sclerificato.
Descrizioni morfologiche accurate sono fornite da De Lotto (1974) e Perez Guerra & Kosztarab (1995). Il maschio è del tutto differente dalla femmine, alato e con l'esile corpo ricoperto da un leggero strato di cera polverulenta.

Fig.2 – Femmina adulta di Dactylopius coccus

Biologia
Il Dactylopiide colonizza principalmente cladodi di 1-2 anni di età di Cactacee dei generi Opuntia e Nopalea, con una maggiore preferenza per le specie o varietà con cladodi ricchi di spine e/o di glochidi (Marin & Cisneros, 1983; Tekelenburg & Flores-Flores, 1995).

Fig. 3 – Neanide di prima età di Dactylopius coccus

In pieno campo, il ciclo biologico della cocciniglia del carminio, che nella linea femminile si svolge attraverso due stadi neanidali (Fig. 3) e uno di adulto, si compie in un intervallo di tempo compreso mediamente tra 72 e 100 giorni (Tekelenburg & Flores-Flores, 1995). In condizioni di laboratorio, con temperatura e umidità costanti, questi tempi possono ulteriormente ridursi.
Lo sviluppo della cocciniglia risulta legato a numerosi fattori ambientali tra cui particolare importanza rivestono le temperature, le precipitazioni e l'umidità relativa. Le condizioni climatiche ottimali per D. coccus prevedono temperature comprese tra i 24 e i 28 °C, assenza di piogge e umidità relativa non molto elevata (Perez Guerra & Kosztarab, 1992), mentre particolarmente perniciosa può risultare l'azione delle piogge concomitante a quella di basse temperature. In Sud America, all'approssimarsi della stagione delle piogge, i campesinos raccolgono cladodi infestati dalla cocciniglia e li conservano all'asciutto per reinfestare le piante al ricrearsi di condizioni climatiche favorevoli.
I numerosi tentativi falliti di introduzione della cocciniglia nei nostri areali andrebbero, quindi, attribuiti all'assenza in pieno campo di condizioni climatiche favorevoli al suo sviluppo. Maggiori possibilità potrebbero provenire dalla realizzazione di allevamenti in ambiente protetto.
A tal fine, prove di allevamento in condizioni controllate sono state condotte in celle climatiche e in ambiente protetto (serre) (Fig. 4) presso i l'Istituto di Entomologia agraria dell'Università di Catania nell'ambito del progetto dimostrativo della Jansun Ltd., che si ringrazia per la collaborazione.

Fig. 4 – Dactylopius coccus su cladodi tenuti in fitocella in serra.

Nelle celle climatiche il fattore limitante si è rivelato l'umidità, capace di indurre elevate mortalità delle neanidi per valori di U.R. superiori a 85% e inferiori a 60%. In serra, le basse temperature sono state ben tollerate anche dalle neanidi di prima età che sono gli stadi preimmaginali più suscettibili.
Infatti, crawlers inoculate su cladodi recisi nel gennaio 1995 sono sopravvissute ai rigori invernali (temperature minime di poco superiori a 0 °C) rallentando il loro sviluppo, probabilmente grazie all'innescarsi di fenomeni di quiescenza, come già noto per le aree di origine, in cui D. coccus sopravvive ad alta quota in ambienti caratterizzati da escursioni termiche giornaliere particolarmente ampie.

Nemici naturali
Sono note in letteratura numerose specie di antagonisti di D.coccus. In Sud America (Tekelenburg & Flores-Flores, 1995; Piña-Luján, 1977) è diffuso un Dittero Sirfide del genere Allograpta (Fig. 5). Anche nelle Canarie sono presenti numerose specie di predatori (Perez Guerra & Kosztarab, 1992) tra cui il Coleottero Coccinellide Exochomus flavipes ab. nigripennis Erichson che preda, sia da adulto che da larva, gli stadi preimmaginali della Cocciniglia (Fig. 6).

Fig. 5 – Adulto del dittero sirfide
Allograpta sp

Fig. 6 – Adulto di Exochomus flavipes

Utilizzazione
Le femmine ovigere vengono raccolte mediante vari accorgimenti (Fig. 8) che permettono di staccare gli insetti dai cladodi senza distruggerli, evitando la fuoriuscita dei liquidi interni. Gli esemplari vengono quindi uccisi, essiccati e ridotti in polvere per permettere l'estrazione dell'acido carminico. La quantità di colorante ricavata, che varia in funzione di diversi fattori (stadio di sviluppo della cocciniglia, sistema di allevamento, ecc.), è in genere compresa tra il 19 e il 24% del peso secco.
Il carminio viene quindi utilizzato in varie miscelazioni al fine di ottenere diversi toni di colore nei tessuti trattati. In Bolivia, a livello familiare, viene ad esempio disciolto in acqua e succo di limone, o cremor tartaro, o cremor tartaro e solfato di rame (Fig. 7), a seconda della tinta desiderata.

Fig. 7 – Lana colorata con miscela di acqua, cremor tartaro e solfato di rame

Fig. 8 – Raccolta di Dactylopius coccus (Bolivia Cochabamba)

Sistemi di allevamento
In alternativa al sistemi tradizionali di allevamento, effettuati su piante presenti allo stato spontaneo in aree marginali e non sottoposte ad alcun tipo di cura colturale, sono stati recentemente realizzati sia in America meridionale che in Sud Africa, allevamenti intensivi in ambiente protetto con impianti di ficodindia ad alta densità o addirittura su cladodi recisi con un notevole aumento del prodotto lordo vendibile.
Tali tecniche, originariamente proposte per aumentare le rese unitarie nelle aree di tradizionale produzione, potrebbero permettere la realizzazione di allevamenti anche ove non sussistano in pieno campo le condizioni climatiche per la sopravvivenza della cocciniglia (aree mediterranee, ad esempio) a condizione che ciò trovi una reale convenienza economica.


SUMMARY
The carminic acid, obtained from Dactylopius coccus Costa (Homoptera, Dactylopiidae), represents a typical production of several cactus pear cultivations in South America. In this work brief data on biology, natural enemies, and rearing methods of the scale insects together with these on the colourant use are reported.

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