Veduta panoramica di Villa Sorra

Il parco pubblico di Villa Sorra è posto nella pianura compresa fra le province di Modena e Bologna, a 5 km a Nord-Ovest di Castelfranco Emilia e si estende su una superficie di 46 ettari di cui 17 costituiscono il parco storico vero e proprio. Quest’ultimo rappresenta un esempio di giardino ormai raro, di realizzazione ottocentesca in stile romantico o all’inglese, senz’altro uno dei più importanti della Pianura Padana.
In conseguenza del forte degrado che subì nei decenni passati, si ebbe uno sviluppo non controllato di tutta la vegetazione di sottobosco, arbustiva e arborea che compromise non solo le condizioni di sicurezza e di staticità delle piante stesse, ma anche di quegli arredi architettonici presenti nella parte romantica del giardino.
Gli amministratori locali, incaricarono, quindi, il prof. Alessandro Chiusoli titolare della Cattedra di Paesaggistica, Parchi e Giardini dell’università di Bologna, di verificare tale situazione e seguire gli interventi necessari.
Questi studi, basati su diversi metodi di ricerca, applicati a paesaggi, parchi e giardini storici, hanno riguardato due aspetti fondamentali e fra loro strettamente collegati: l’analisi storica e l’analisi vegetazionale. Tali analisi sono state contemporanee agli interventi di manutenzione straordinaria, che hanno permesso di recuperare parzialmente il disegno del parco storico, altrimenti irrimediabilmente perduto.

Analisi storica
L’accurata analisi storica ha interessato anche la consultazione di archivi all’estero; si è così ottenuta una organica visione della storia del parco che ha avuto come fulcro la trasformazione del giardino della Villa dallo stile “alla francese” (impianto settecentesco) in quello “all’inglese” (impianto ottocentesco), evidenziata con una metodologia ancora nuova per la realtà italiana, basata sulla sovrapposizione delle mappe storiche che permette di ricavare importantissime informazioni.
Dalla metà del XVII secolo, ma soprattutto nel XVIII, nelle campagne modenesi iniziò la costruzione di diverse ville ad opera della nobiltà dell’epoca, soprattutto in seguito all’impulso aristocratico che la corte Estense volle dare alla capitale, Modena, ed a tutto il suo Ducato.
Una delle ville fu proprio Villa Sorra realizzata per volontà del conte Antonio Sorra nei primi decenni del Settecento. La Villa, costruita secondo i canoni del barocco, presentava un parco le cui dimensioni erano senz’altro fra le più notevoli presenti nel Ducato di Modena.
Proprio nel Settecento, l’arte dei giardini aveva arricchito i modelli rinascimentali – barocchi, presenti fino ad allora, di un linguaggio europeo dominato dal gusto francese.
Infatti queste comici alle residenze di campagna, oltre a mantenere caratteristiche di matrice seicentesca, introdotte dagli architetti italiani, risentirono indubbiamente del grande impulso che lo stile del francese André Le Nótre diede nell’arte dei giardini. Nella biblioteca dei Sorra, tra i diversi libri inventariati figurano opere riguardanti la tradizione francese nell’arte dei giardini.
La ricostruzione dell’impianto “alla francese” è stata possibile grazie al recupero di descrizioni ed iconografie del Settecento, abbinate ad una mappa catastale dell’epoca (Catasto Preunitario).
Il giardino “costrutto in qual torno alla maniera francese” (Malmusi 1851) si presentava simmetrico rispetto all’asse longitudinale che lo divideva da Est ad Ovest in due parti simili specularmente; stessa sorte spettava anche alle “larghe e profonde fosse” (ibidem) perimetrali, alle “consuete spalliere di verde, e con simmetrici partimenti del terreno a fiorite aiuole, inghirlandate da siepi, or di timo e or di bosso e sormontate ad ogni capo da vasi d’aranci, e di limoni” (ibidem).
I canali d’acqua che rimarcavano la simmetria, formavano anche un canale centrale posto sull’asse del giardino per dirigersi poi verso la peschiera centrale “con una Tetide graziosa sorgente dalle acque e al fondo del giardino medesimo creavasi con regolare elevazione, e con uniforme deposizione di vialetti, la Montagnola, e sovr’essa il consueto boschetto d’olmo, d’acero e di citiso insiem cotesti a foggia di pagoda, o di chiosco, sottovi una statua di Diana divina abitatrice dè boschi” (ibidem).
C’era, quindi, una prima zona ad orto con pergolette di viti divisa in quattro parti delimitate da spalliere di siepi, una zona a giardino e tre isole, sulla più lontana delle quali c’era la statua di Diana.
Tutto intorno alla Villa c’era un prato ed un “lunghissimo stradone a doppio filare di olmi piramidali; che dalla via pubblica prospetta al palazzo” (ibidem).
Il tutto era geometrico, (canali, sentieri, ripartizioni del suolo) tipico dei giardini “alla francese” ed “all’italiana” come estremo ideale di prosecuzione degli ambienti signorili o di corte.
L’impianto rimarrà invariato fino a quando nel 1827 la marchesa Ippolita Livizzani, vedova del conte Cristoforo Sorra Munarini, fece trasformare l’ampio giardino “all’inglese” con laghetti e false rovine, con la consulenza del professore di botanica e agraria Giovanni De Brignoli di Brunnhof dell’università di Modena.
Durante il Romanticismo fu generalizzato l’uso di trasformare, aggiungere o inglobare ai giardini geometrici, appendici a carattere più “naturale” come in quest’ultimo caso è accaduto per Villa Sorra.
Il gusto del giardino “all’inglese” si sviluppò in Italia nei primissimi anni dell’Ottocento, ma nel Nord Europa era già diffuso nel secolo precedente soprattutto in Inghilterra, da dove questo nuovo gusto trae le sue origini. Su tale paternità però il Pindemonte prima, il De Brignoli poi ed altri ancora esprimeranno le loro perplessità attribuendo all’Italia il merito di tale innovazione.
L’impulso al nuovo gusto che si ebbe in Italia agli inizi dei XIX secolo è dato da una serie di motivazioni sociali, letterarie ed artistiche, ma anche, e non secondariamente, scientifiche che agitavano il fervido panorama culturale dell’Europa illuministica.
E’ orinai sufficientemente provato, ad esempio, che una spinta notevole al conformarsi del giardino “all’inglese” venne dal rinnovato studio della botanica e dall’interesse per le piante esotiche. -…Botanica a quaderni, dunque si diffondono di pari passo- (Venturi G. 1976).
In questo modo si osserveranno accostamenti di una pluralità di piante non solo autoctone, ma anche alloctone e rare provenienti dalle diverse parti del mondo.
Anche Villa Sorra risentì di questo nuovo impulso, ma delle piante citate nel documento del 1851 del Malmusi non rimane traccia. Sono scomparsi pini, abeti e cipressi, e le esotiche custodite nella serra.
Nella trasformazione dei giardini “all’inglese” si assisterà a due tipi di interventi diversi a seconda che il giardino si trovi in città oppure in campagna; infatti nel primo caso la trasformazione sarà generalizzata e rigorosamente “all’inglese”, mentre nel secondo l’intervento sarà più tenue in quanto verrà modificata una parte soltanto, mantenendone così una legata alla tradizione italiana o francese.
La trasformazione del giardino di Villa Sorra rientra nel secondo caso ed iniziò, come già accennato, nel 1827. I lavori per la realizzazione del parco secondo la moda “all’inglese” dureranno parecchi anni. Solo nel 1851 si ha la certezza della conclusione degli interventi in quanto è stata trovata una dettagliatissima descrizione del giardino; infatti ancora nel 1844 i lavori erano in corso. La lunga durata probabilmente è da attribuire a diverse cause quali problemi di carattere politico, di carattere ereditario ed anche economico, in quanto le spese non furono certamente esigue.

Le finite rovine di castello

Dalla descrizione del Malmusi C. del 1851 in cui viene riportata dettagliatamente la composizione del giardino, la struttura base dei parco è giunta a noi senza grosse variazioni e molto simile può essere considerata la zona all’interno del perimetro delimitato dai canali e dal lago esterno. Dalla sovrapposizione dei due impianti riprodotti in planimetrie di uguale scala si è potuto osservare che si tratta di adattamenti del giardino “alla francese” in quello “all’inglese”. La zona che riveste maggior interesse è quella posta più ad Est della Villa costituita dalle tre Isole, zona che ha avuto i maggiori cambiamenti.
Nel Settecento c’erano tre isole unite da ponti di legno e attraversate da sentieri rettilinei; le prime due probabilmente ospitavano piante da frutta, mentre sull’ultima, sopra una montagnola, si ergeva la statua di Diana. Il tutto era circondato da rettilinei e squadrati canali.
Nell’Ottocento quella regolarità si perse in quanto i canali, che con l’acqua sono l’elemento dinamico del paesaggio perdono la regolarità e diventano sinuosi, i sentieri tortuosi e svanisce ogni forma di linearità e simmetria.
Il canale centrale viene modificato per dar posto ad un lago interno, ed un altro lago si originerà asportando terra da una zona vicina ad un canale, il quale inondandola formerà un tutt’uno con il restante sistema idraulico. Parte della terra di questo asporto verrà portata sulle isole, che avranno perso l’andamento rettilineo dei loro argini e presenteranno una superficie a dossi. Sulle tre isole verrà impiantato un fitto bosco nel quale troveranno sede capanne, finte rovine, grotte, piccole isolette, statue e panchine che invitano alla sosta ed alla contemplazione, cioè tutti quegli arredi architettonici tipici del giardino romantico, paesistico.
Bisogna ricordare che questa zona, rispetto al Settecento, è stata ampliata di circa 3 ettari. Inoltre piccole variazioni si verificheranno nella zona a Nord del lago esterno che risulterà diminuito a vantaggio del bosco.

Impianto settecentesco o “alla francese” Impianto romantico o “all’inglese”
La “romantica” descrizione del Malmusi
Riportiamo alcuni fra i brani più significativi della descrizione del giardino di Villa Sorra scritta nel 1851 dal Malmusi, poco tempo dopo la trasformazione romantica del giardino: “… in sinuosi giri concentrandosi sotto terra, va poi a risolversi nei simulati avanzi delle terme, giacenti alla riva del lago, là dov’esso mostrasi più largo, ed ove pur si finse l’orma di un abbandonato scalo. […] tu scorgi una rozza capanna di giuochi, su cui si abbarbica l’edera […] Entri, ed ove credesti trovare la povera stanza di un romito […] ti si mostra invece la splendida sala dell’opulento […] Un nembo di sottilissimi spruzzi ti assale all’improvviso da cento parti […]. Un avanzo smerlato di castello, e di merlate muraglie […]. Ma ciò che ti sorprende si è la colossale edificazione di due torri che […] si vollero elevare a diversa altezza e con isvariataforma l’una prossima all’altra […]. Dalla quale se a pochi passi di distanza per interni arditi e per angusti recessi penetri nella grotta che a sassi e macigni e tufi, intramezzati da belle pietre […]. Superba sorse nel 1842 l’aranciera […]. Oltre alle piante centenarie di limoni e di cedri, si educano […] molt’altre speciose qualità di fiori ed arbusti a noi mandati dal ridente Nepual, o dal Giappone, o dagli orti dell’Olanda. Gli altri viali e i boschetti fra i quali ti aggiri nel ridurti di nuovo al palazzo, ti appaiono disposti con facili svolte e belle gradazioni di macchie e di colorito, e ben combinati incontri di visuali e di prospettive”.

Analisi vegetazionale
L’analisi vegetazionale è stata condotta con due metodologie differenti, una con finalità di studio sugli impianti vegetazionali che si sono avuti nel parco nel parco e l’altra con finalità più operative e relativamente alle condizioni fitosanitarie delle piante quindi sugli interventi da effettuare.
Il metodo usato per la prima indagine è dato dalla combinazione di alcune tecniche forestali (dendrocronologia struttura della vegetazione, fotografie aeree) con le conoscenze di tecniche specifiche ai parchi ed ai giardini e con ripetuti sopralluoghi e verifiche sul posto. Per un inquadramento generale, il parco è posto nella zona ascrivibile alla sottozona calda del Castaneum come del resto tutta la Pianura Padana, ed è posta nella fascia planiziaria compresa fra i 0 e 90 metri sul livello del mare.
Avendo a disposizione il censimento della vegetazione arborea del giardino diviso per zone, sono state elaborate diversi tipi di tabelle al fine di avere maggiori informazioni relative all’età e alla struttura della vegetazione del giardino.
Per meglio stabilire l’origine dell’impianto delle zone si sono campionate diverse piante allo scopo di determinarne l’età. Unendo le informazioni ricavate da questi dati, alle notizie storiche e, alla visione delle fotografie aeree, nonché ai ripetuti sopralluoghi, si è arrivati ad identificare tre fasi di impianto.

Un particolare della zona a giardino

Il primo è quello ottocentesco relativo al periodo 1827-1850, anni della trasformazione del giardino, di cui rimangono soltanto alcuni esemplari di Quercus robur, mentre non vi sono tracce delle conifere citate nel documento del Malmusi C. del 1851. Probabilmente il giardino era costituito da piante tipiche del bosco planiziario con una maggior presenza di Quercus robur e, secondo il gusto dell’epoca, da piante di origine esotica e da conifere.
Un secondo impianto sovrapposto al primo risale alla fine dell’Ottocento, inizi del Novecento evidenziato dalla analisi dendrocronologica arbustiva ed arborea; infatti la distribuzione di Buxus sempervirens e di Taxus baccata corrispondono a disegni ben precisi databili a tale periodo.
Ad un terzo impianto, probabilmente databile agli anni venti, risalgono Corylus avellana e Cercis siliquastrum. Questo periodo, che vide l’ultimo proprietario “privato” del parco stesso, è importante perché segna la fine di una possibile manutenzione specifica del parco. Non ci sono notizie documentate di questo periodo; l’ipotesi di questa terza fase d’impianto, è pertanto basata sull’analisi integrata della vegetazione esistente. Seguì, infatti, per testamento, un Ente morale che gestì non solo il parco, ma tutta la tenuta fino al 1972 quando venne acquistato dal Consorzio (costituito dalla Provincia di Modena e dai Comuni di Castelfranco Emilia, Modena, Nonantola e S. Cesario sul Panaro) attuale proprietario. Nel periodo che va dal 1926 al 1989 le operazioni di manutenzione furono limitate, sia probabilmente a causa dei minor interesse, ma anche perché fu un periodo storico che vide la II Guerra Mondiale ed il relativo dopoguerra. Fu inoltre in questi anni indicativamente a partire dal 1943 fino agli anni cinquanta che la gente ricorda forti abbattimenti degli alberi dovuti all’esercito tedesco ed alle necessità di legname da parte della popolazione.
Da questa evoluzione cronologica si è passati da impianti originari artificiali ad un impianto in cui la natura, seppur indirettamente stimolata dall’uomo, lasciata libera di esprimersi, ha originato un “bosco” che nasconde sensibilmente l’azione antropica. Infatti le specie che si sono maggiormente disseminate sono quelle tipiche del bosco mesofilo definito querco-carpineto. naturale della vegetazione sta a dimostrare come, Tale evoluzione nonostante la forte antropizzazione, questo rivestimento boschivo così conformato, ha tuttora valore di ricoprimento naturale in armonia con il clima e con l’ambiente, cioè di climax. Gli interventi di manutenzione che sono stati effettuati dal 1989 hanno permesso di riportare la vegetazione ad un equilibrio tipico dei giardini, che era scomparso e di recuperare, tramite i diradamenti, il disegno del parco storico, patrimonio che se non viene costantemente mantenuto e controllato è destinato a logorarsi e perdersi irrimediabilmente nel tempo. Un altro studio sulla vegetazione fu svolto partendo da un censimento delle piante che oltre alla identificazione delle specie, metteva in evidenza, per ciascuna parte censita, lo stato fitosanitario, la necessità degli interventi di potatura, di dendrochirurgica e le condizioni di stabilità. Questi dati sono poi stati riportati su una scheda tipo computerizzata. Il censimento è stato il punto di partenza per gli interventi sulla vegetazione effettuati dalla ditta Valentini sotto il diretto controllo del Prof Alessandro Chiusoli e dai suoi collaboratori.

Uno scorcio suggestivo del parco

Gli interventi di manutenzione
Tutti questi studi si sono concretizzati nel recupero del parco di Villa Sorra che si esplica attraverso operazioni di manutenzione e di interventi diretti sulla vegetazione, dal momento che, i giardini storici veri e propri monumenti all’aperto e vivi, sono soggetti sia alle offese ambientali e climatiche, sia all’incuria dell’uomo.
La mancanza di costanti ed appropriati interventi ha fatto sì che la vegetazione, all’interno del giardino formasse delle fitte cortine di verde cresciuta per rinascita spontanea provocando concorrenza e soffocamento delle specie arboree di maggior pregio e rendendo impraticabile la zona. Si è così proceduto con diradamenti di piante invadenti, abbattimenti di alcune piante irreversibilmente danneggiate da attacchi fungini, di altre di piccole dimensioni che a causa della loro localizzazione sull’argine erano compromesse notevolmente nella loro stabilità.
Altre erano in condizioni di dominanza e chiuse da piante più alte e quindi impossibilitate a svilupparsi diventando così di scarsa vigoria e favorendo così gli attacchi parassitari.
Molte Robinie pseudoacacia e Ailantus glandulosa sono state eliminate perché infestanti a causa della loro facilità di diffusione nei boschi e nei giardini della pianura padana a scapito delle piante autoctone.
Per quanto riguarda gli interventi di potatura sono stati anch’essi molteplici: da quelli di rinnovamento a quelli di riforma, di contenimento e di risanamento. Sono stati effettuati, inoltre, interventi di dendrochirurgia su Quercus robur e Platanus orientalis.

Veduta invernale del lago in terno ed esterno

Descrizione del parco
Il parco storico di Villa Sorra si estende su una superficie di 17 ettari e può essere distinto in due parti: la zona romantica o a bosco e la zona a giardino. Quest’ultima gravita intorno alla villa che fu realizzata dal Torri, secondo i canoni del barocco riconducibili all’ambiente culturale bolognese, all’inizio del XVIII secolo.
All’intemo della villa si trova, centralmente, un grande salone a doppio volume, sovrastato da una cupola a pianta ellittica; attorno ad esso, simmetricamente, sono collocati ambienti e vani accessori. Nella stessa parte del parco si trovano la scuderia e la ghiacciaio di origine settecentesca e la portineria di origine ottocentesca.
Nella zona romantica, realizzata su progetto del Prof Giovanni De Brignoli nella prima metà dell’Ottocento, sono riconoscibili tutti quegli elementi tipologici tipici dei giardini “all’inglese”, inseriti nel bosco e nelle vicinanze dei laghi e dei canali presenti. Fra questi arredi architettonici spiccano le finte rovine di castello, le due torri, le terme, l’imbarcadero e le capanne. Ai margini di questa zona c’è una serra ad undici arcate a sesto acuto sullo stile gotico tedesco realizzata nel 1842 dall’ing. Cesare Perdisa. Intorno al parco storico vero e proprio vi sono 27 ettari di prato, che nel loro insieme formano il complesso del parco pubblico di Villa Sorra.

Particolare delle mura del castello

La necessità di conservare
La cultura italiana ha dato largo spazio all’ideazione dei parchi storici che si sono diffusi in tutto il territorio nazionale e molti paesi stranieri hanno attinto da questo nostro patrimonio artistico.
Purtroppo la seconda metà del Novecento ha visto una crescente incuria ed un susseguente degrado del verde storico determinato da motivazioni diverse e molteplici.
E’ diventato quindi di vitale importanza conservare in modo razionale questo patrimonio che rappresenta una testimonianza irrinunciabile della nostra cultura; così come si tutelano opere di interesse storico ed estetico nei vari campi dell’arte, così andrebbero salvaguardati i parchi storici, veri e propri monumenti all’aperto. li parco di Villa Sorra può essere citato ad esempio per quanto detto dinanzi: infatti, privato di cure colturali assidue ed attente, ha subito un degrado accelerato. L’intervento di cui è stato oggetto, ha consentito, al parco stesso, di arginare il processo di degrado. Le condizioni precarie in cui si è venuto a trovare il giardino di Villa Sorra, sono purtroppo le stesse in cui tuttora si trovano molti parchi storici italiani che meriterebbero, al contrario un recupero appropriato ed urgente.

Il presente lavoro condensa la Tesi di laurea “Un metodo di censimento e restauro del Parco di Villa Sorra a Castelfranco Emilia” in Paesaggistica Parchi e Giardini dell’Università di Bologna con Titolare il prof Alessandro Chiusoli. L’Autore rivolge un sentito ringraziamento al prof. Alessandro Chiusoli e a tutti i suoi collaboratori, in particolare al dott. Riccardo Adversi, alla dott.ssa Elisabetta Bufferli ed alla dott.ssa Ada Segre.

BIBLIOGRAFIA
Arinandi M., Capelli A., Landi E., Lenzi D. (1983) – Villa Sorra, edizioni Panini, Modena.
Boriani M., Scazzosi L. (1987) – Natura e architettura, CLUP, Milano.
Chiusoli A. (1985) – Elementi di paesaggistica, CLUEB, Bologna.
Malmusi C. (1 85 1) – La Villa Sorra – Frosini in Gaggio, in “L’indicatore Modenese”, 1, nn. I I – I 3.
Venturi G. (a cura di) (1976) – Dell’Arte dei giardini inglesi, Longanesi e C., Milano.