L'altopiano del Tassili N'Ajjer. Bastionata rocciosa;
pinnacoli e vallecole formano dei veri labirinti nel deserto

Il Tassili N'Ajjer è formato da un lungo bastione roccioso che si erge dal deserto sabbioso, generando una linea interrotta da torri, pinnacoli e vallecole dove sono ancora evidenti i letti di antichi corsi d'acqua (oued) che si riversavano nelle pianure sottostanti, erodendo l'altipiano e trascinando a sé i detriti. I letti asciutti dei fiumi, i profondi canyon, le formazioni di arenaria e calcare, che solo l'acqua può aver plasmato, ci ricordano che un tempo il Sahara era ben diverso dal deserto attuale. I segni di grandi mutamenti climatici sono rimasti impressi non solo nel paesaggio, ma anche nei fossili di animali e piante, nei disegni delle grotte preistoriche, negli utensili in selce levigata che si rinvengono facilmente sulla sabbia. Sono proprio i graffiti e le pitture rupestri comunissime nel Tassili, che ci rivelano una vita animale e vegetale straordinariamente eterogenea.

Pitture rupestri del 4000 a. C raffiguranti scene pastorali. Si notano gruppi di bovini e un cane

Dipinto rupestre raffigurante un grasso bovino, attestante ubertosi pascoli

Un immenso tappeto erboso
6-7 mila anni fa il Sahara era abitato da gazzelle, giraffe, leoni, elefanti, ippopotami, poi nel 4000 a.C. comparvero i popoli pastori di origine negroide con tutti i loro armenti: bovini dalle lunghe corna, cavalli, pecore, capre, cani, come risulta dai nitidi dipinti con tonalità ocra impressi sulla roccia e arrivati a noi inalterati ed animati con scene di vita bucolica. Ovviamente per questo 'sviluppo zootecnico' erano necessari pascoli, prati e acqua in abbondanza ed il Sahara era appunto un immenso tappeto erboso, verdeggiante solcato da innumerevoli fiumi, punteggiato da laghi ed acquitrini. Nel corso di qualche millennio grandi mutamenti climatici sconvolsero il Sahara, riducendolo ad un immenso deserto sabbioso e pietroso, facendo scomparire animali, piante e relegando le popolazioni ai suoi margini. Solo le specie altamente duttili, attuando singolari strategie biologiche, si adattarono alle estreme condizioni ambientali del deserto.

Gli ultimi cipressi del Tassili

Pianta di oleandro in un antico corso d'acqua

Residui di vegetazione mediterranea
Visitando il Tassili N'Ajjer si possono ancora scoprire i segni delle mutazioni climatiche in alcune piante relitte che ora risultano 'fuori posto' in un deserto . Sono gli oleandri (Nerium oleander), gli ulivi che vivono stentatamente nelle zone ombreggiate tra le rocce in prossimità di 'guelte' (piccoli bacini che raccolgono le acque meteoriche). Questi ulivi non fruttificano più ormai vetusti, si limitano a vegetare in estreme condizioni ecologiche. Sull'altipiano del Tassili sopravvivono dei Cipressi (Cupressus dupreziana) ad oltre 1.500 km dalla costa del Mediterraneo!
Sono circa 70 esemplari, tutti vecchissimi, plurisecolari, alcuni con diametro basale di oltre 2 metri, i tronchi si elevano contorti, deformi, fino a 15-20 metri dal suolo, presentano molti rami troncati dai vento e dai Tuareg di passaggio che li utilizzano come combustibile.

Secolare esemplare di Cupressus dupreziana alto 20 metri

Particolare del tronco. Purtroppo per la mancanza del rinnovo vegetativo, tali piante sono destinate all'estinzione

Crescono solitari, unici rappresentanti del regno vegetale, lungo una valle chiamata appunto 'dei cipressi' chiusa da alte bastionate rocciose che ne mitigano il clima e attenuano l'azione dei venti gelidi della notte e torridi del giorno. Continuano a vivere grazie alle gigantesche radici che si infiltrano in profondità fra le rocce alla ricerca dell'umidità e dell'acqua da falda. Purtroppo non esistono esemplari giovani, non c'è rinnovo vegetativo, i semi non riescono a germogliare in così ardue condizioni e questo nucleo di vegetali anche se tenacemente attaccato alla vita, è condannato all'estinzione, ultimo testimone di trascorsi climatici mediterranei in pieno deserto sahariano!