Rhynchophorus ferrugineus, è questo il nome dell’insetto (coleottero curculionide originario dell’Asia e della Melanesia) che sta uccidendo migliaia di palme in tutta Italia. A rischio è un patrimonio ineguagliabile. Sono le palme di ville pubbliche e private, giardini storici, piazze e viali alberati di inestimabile valore per il significato storico, paesaggistico, estetico-compositivo e culturale. Dalla Liguria alla Sicilia è, ormai da svariati mesi, emergenza “Punteruolo rosso”.  La frenetica e massiccia importazione di piante esotiche e tropicali è certamente la causa della diffusione di questo insetto. Sindaci e governatori delle varie regioni hanno organizzato tavoli tecnici, messo su squadre di intervento; continuo è il lavoro di monitoraggio, ma finora i sistemi di contenimento non hanno avuto successo. L'allarme è già scattato da un pezzo, lanciato dall'Organizzazione per la Protezione delle piante mediterranee ed europee (Eppo) che ha emesso il massimo livello di attenzione caratterizzato dal codice "Alert" ed il Decreto Ministeriale di lotta obbligatoria è stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio 2008. Il provvedimento vieta l’introduzione, la diffusione e la detenzione dell’organismo nocivo e precisa le procedure per la produzione e la circolazione delle palme con il passaporto delle piante CE per garantire la piena tracciabilità degli spostamenti.
Notevoli i danni quasi esclusivamente a carico di piante adulte, preferibilmente di grosse dimensioni, di Phoenix canariensis (Palma delle Canarie), la specie più rappresentativa per il patrimonio del verde ornamentale nel nostro territorio, ma lungo è l’elenco delle palme che potrebbero essere attaccate da questo “insaziabile” insetto. Quale sarà quindi il destino delle Palme delle Canarie in Italia? Esistono cure efficaci per arrestare l’azione devastante del fitofago? Botanici, agronomi e giardinieri sono in affanno. Non si trova il rimedio. Ma che un coleottero d’importazione rischi di rovinare patrimonio arboreo, relazioni e tradizioni è assolutamente inaccettabile.

 

L’insetto – in spagnolo “picudo rojo de las palmeras”, coleottero che ai tropici si mangia alla piastra (sa di pancetta affumicata), ma alle nostre latitudini è lui a mangiare, vive all’interno della palma, dove compie interamente il suo ciclo vitale. Ne succhia la linfa cominciando dalla parte più buona, il midollino, e prosegue con le foglie e i fiori e i frutti. Nel frattempo si rinserra nel tronco, dove né un topo né un picchio possono snidarlo, e si concentra sulla perpetuazione della specie. Il maschio del punteruolo scava nello stipite e attira con i feromoni le femmine. Trecento uova a botta. Le uova si trasformano, in 2 o 5 giorni, in piccole larve. Ogni larva, dotata di potenti mandibole, ha novanta giorni di tempo per irrobustirsi, senza rischiare neppure un raffreddore perché masticando produce alcol e quindi si riscalda. Da masticare ce n’è. Le larve si muovono verso l’interno della palma scavando tunnel e larghe cavità alla base delle foglie e nello stipite. Dopo 20-30 giorni nascono gli adulti. Il punteruolo rosso ha una scarsa capacità di movimento e quindi i contagi avvengono quasi esclusivamente fra piante limitrofe. In genere non si sposta in una nuova palma finché non ha completamente “spolpato” e distrutto quella su cui vive.
Difficoltà obiettive esistono nel controllo di questo insetto poiché, quando i sintomi dell'infestazione si cominciano a manifestare – cima della palma disseccata e appiattita, chioma con le foglie ripiegate verso il basso (ad ombrello aperto), – è troppo tardi per poter intervenire con misure curative; le piante risultano irrimediabilmente compromesse e destinate a morte certa in 4-8 mesi, a seconda dell’età e dell’entità dell’infestazione.           
Di fronte a una palma malata, l’unica cosa da fare è abbatterla e biotriturare ogni sua parte in maniera da evitare i rischi di contagio.
In considerazione del fatto che, come detto, il ciclo vitale dell’insetto si svolge per la maggior parte all’interno della palma, l’impiego dei comuni antiparassitari non è risolutivo. E’ invece fondamentale prevenire gli attacchi delle larve, attraverso periodiche ispezioni e garantendo le migliori condizioni vegetative per la pianta, evitando la presenza di tagli, ferite e quant’altro. Se non c’è una cura alla malattia, esiste comunque la prevenzione, effettuando alcuni trattamenti con insetticidi, somministrati nelle palme con cadenze regolari nei periodi di massima proliferazione del coleottero, che hanno già dimostrato di avere una certa efficacia nel prevenire la malattia. Certo, l’impiego dei prodotti chimici comporta una grande accortezza perché si tratta di sostanze altamente nocive per l’ambiente circostante e per l’uomo. Purtroppo, in natura, non è stato trovato ancora un antagonista del punteruolo rosso, né un agente microbiologico fra batteri, virus e funghi e alcuni metodi di endoterapia e di aspersione esterna sono ancora nella fase di accertamento. Metodi di diagnosi basati su strumenti bioacustici, che permettono di individuare i rumori emessi dalle larve durante la loro attività trofica, o sull’uso di termocamere, capaci di rilevare variazioni di temperatura, hanno dato finora risultati non sempre attendibili…
Una diagnosi precoce dell’infestazione è di fondamentale importanza per arginare la «peste» del punteruolo, Quasi certamente nel giro di qualche anno la densità delle popolazioni del rincoforo subirà una forte riduzione a causa della rarefazione delle piante ospiti maggiormente adatte al suo sviluppo.  La scomparsa della palma delle Canarie nei nostri ambienti quindi è da ritenersi alquanto improbabile. Allo stato attuale però, non rimane altro che rassegnarsi alla perdita delle belle palme centenarie e sostituirle con piante giovani, magari di specie diverse e meno suscettibili al fitofago.

 
Alessia Giglio

Catania, 22.4.2008