Kyoto club, l’associazione che raggruppa 90 tra imprese ed enti locali che si distinguono per la spiccata “propensione ambientale” ha previsto che attuare lo “scenario Kyoto” tra il 2005 e il 2015 potrebbe generare un fatturato aggiuntivo per i diversi settori imprenditoriali pari a 49 miliardi di euro, con un incremento del 60% rispetto all’evoluzione delle entrate di uno scenario tendenziale.
Oltre a questo bacino potenziale di business, è già stato effettuato uno stanziamento reale di 25 milioni di euro per individuare e finanziare programmi pilota finalizzati alla riduzione delle emissioni e all’impiego di piantagioni forestali per l’assorbimento dei gas serra a favore dell’Italian Carbon Fund, istituito nel 2003 a Washington dal nostro Ministero dell’ambiente, presso la Banca mondiale. Infine, secondo altre valutazioni, l’entrata in vigore delle disposizioni sull’efficienza energetica determinerà investimenti per 1 miliardo di euro, distribuiti sui prossimi cinque anni, e coinvolgerà diversi attori: dai distributori elettrici e del gas alle Regioni, dalle Energy Service Companies (Esco) ai produttori di tecnologie ad alto rendimento. Sono alcune delle ricadute economiche dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, vincolante dal 10 marzo scorso, secondo il quale l’Italia deve rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra del 6,5% rispetto ai valori del 1990.
Il Kyoto Club ha presentato lo scorso anno l’indagine Riflessi sulle imprese di una politica di protezione del clima che prende in analisi tre comparti del settore energetico, divisi in dieci aree:
o     gli usi finali dell’energia, con un’analisi dettagliata di aree specifiche come illuminazione, frigoriferi, isolamento termico e superfici vetrate dell’edilizia residenziale;
o     le fonti rinnovabili e, in particolare, eolico, biomasse, solare termico e solare fotovoltaico;
o     infine, il comparto legato alla conversione di energia ad alta efficienza con impianti di mini-cogenerazione e caldaie termiche.
Lo studio ipotizza lo sviluppo della filiera energetica in due differenti scenari, scenario “tendenziale” e scenario “Kyoto” in un arco temporale esteso al 2015. Ebbene, in uno “scenario Kyoto” l’adozione di tecnologie efficienti consentirebbe di risparmiare 11 miliardi di kWh l’anno, mentre l’impiego di tecnologie rinnovabili potrebbe consentire la produzione di 15 miliardi di kWh/anno di elettricità a basso impatto ambientale e la mini-cogenerazione altri 13 miliardi di kWh/anno. In termini di potenza, nello studio è stato valutato un possibile incremento al 2015 di 5.500 MW per le fonti rinnovabili considerate e di 2.900 MW per la mini-cogenerazione.
Applicando i calcoli in chiave ambientale, quindi in termini di riduzione delle emissioni di gas effetto serra, in uno scenario “tendenziale” al 2015 si potrebbe avere una riduzione delle emissioni di 11 milioni di tonnellate (Mt) di anidride carbonica (CO2); nell’ipotesi di uno scenario “Kyoto” le riduzioni potrebbero essere 2,7 volte maggiori, pari a 25 milioni di tonnellate di CO2 evitate all’anno.
Ma oltre a quello che possiamo fare a casa nostra, sono molte le possibilità di fare business ambientale all’estero, grazie ai meccanismi di Joint implementation e Clean Development Mechanism (CDM) previsti dal protocollo di Kyoto, volti a favorire l’esportazione di tecnologie a basso impatto ambientale per la produzione di energia in Paesi in via di sviluppo o dell’ex blocco dell’Est Europa. Dello sviluppo di questi progetti si occupa l’Italian Carbon Fund (ICF), che ha partecipazione pubblico/privata ed è dotato di un capitale iniziale di 15 milioni di dollari messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente perché l’Italia acquisisca crediti di carbonio e crediti di emissione e sostenga al tempo stesso gli investimenti delle imprese italiane all’estero nello sviluppo delle tecnologie ed energie pulite. Dal primo gennaio 2004 l’ICF è aperto alla partecipazione di aziende private ed agenzie pubbliche italiane, che possono partecipare versando un contributo minimo di 1 milione di dollari.
Lorenza Gallotti / e-gazette / www.enel.it