1. LA CASA ECOLOGICA: PRINCIPI FONDAMENTALI

“..sull’erba non si posa polvere.”
Henry Thoreau

Negli ultimi anni è cresciuta l’attezione nei confronti dell’ambiente in cui ci troviamo a vivere e in particolare ad abitare: le case, gli uffici, gli interni in genere. E’ in questi luoghi che noi occidentali passiamo oltre l’ottanta per cento del nostro tempo. Questo fatto, dato come ovvio, è il problema principale a cui cerca di porre rimedio quella che viene chiamata architettura bioecologica.

Fino a metà Ottocento, fino alla rivoluzione industriale in sostanza, la nostra vita si svolgeva meno all’interno e più all’esterno, per lo meno nei nostri climi temperati. Poi è successo qualcosa: in nome dell’igiene le nostre città sono state sventrate e ricostruite con criteri nei quali la dimensione ‘uomo’ era solo una parte, un particolare quasi scomodo di cui dover tenere conto, insieme ai veri nuovi protagonisti della città: le industrie, le automobili, le necessità di controllo. Nasce proprio a metà ottocento l’ecologia, termine coniato nel 1866 da un naturalista tedesco, Hernst Haeckel, per indicare “la scienza che studia l’insieme delle relazioni dell’organismo con l’ambiente circostante”. Alcuni attribuiscono l’invenzione della parola all’americano Henry Thoreau, che in quegli anni scrive ” Walden o Vita nei boschi “, considerato uno dei libri culto della cultura ecologica. Il protagonista rifiutando la nascente organizzazione industriale, si ritira in un bosco e vive in maniera autosufficiente e felice, lontano dal nuovo corso che sta inesorabilmente prendendo il resto del mondo.

Oggi, la parola “ecologia” è diventata un contenitore, una scusa per aumentare i prezzi, uno spauracchio che ci fa sentire in colpa se gettiamo una carta per terra, alcuni di noi la sentono lontana quanto ” il buco nell’ozono “, altri la usano inconsciamente per aumentare il proprio senso di potenza perché dà la grande possibilità di ” salvare il mondo ” con poche piccole azioni quotidiane.
Sull’onda della presa di coscienza per la propria salute, iniziata molti anni fa con l’attenzione all’alimentazione, si è arrivati all’interesse per i propri ambienti, le case in particolare. E’ successo allora un fatto particolare: la gente ha cominciato ad andare dagli architetti chiedendo loro una casa più “sana “, con materiali che non danneggiassero l’organismo, con impianti che tenessero conto delle influenze elettromagnetiche, con tutta una serie di richieste alle quali la maggior parte dei tecnici non sapeva proprio cosa rispondere. L’architetto medio italiano allora si è rivolto all’estero, alle esperienze che almeno dagli anni ’70 si facevano in Germania, scoprendo un diverso modo di intendere le case, una riscoperta dei materiali naturali, una serie di studi che individuavano negli interni contemporanei degli elementi negativi per la salute fisica e psicologica di chi li abita. Nasce così anche in Italia una corrente di pensiero e di azione che si richama a quella che chiamamo qui architettura bioecologica. Esistono tante altre definizioni, ognuna indica una zona precisa di interesse, quello che importa è che è nato anche da noi un altro modo di pensare il costruito e l’abitare, un modo che vuole partire dal benessere e dal piacere dell’individuo.

Possiamo agire in almeno due modi verso l’ambiente che ci circonda:
1. Agire dall’esterno.     Cambiamo lo spazio, cerchiamo i materiali giusti, non nocivi, naturali; stiamo attenti a tutte le regole, cerchiamo di controllare l’ambiente con il maggior numero di mezzi possibili, con l’obbiettivo di renderlo ‘sano’, è una via che spesso procede aggiungendo norme e divieti.
2. Agire dall’interno.     Modifichiamo il nostro comportamento verso l’intorno, inseriamo abitudini che possano farci stabilire col mondo esterno dei rapporti di equilibrio positivo e di piacere. L’ipotesi su cui lavora questa soluzione è che spesso sia più efficace agire sul proprio comportamento piuttosto che rifare le case. E’ una strada di semplificazione e di leggerezza.
Rispetto alla valutazione di un ambiente, i parametri indicati dalla magioranza degli operatori sono:
1 – qualità dell’aria
2 – qualità della luce e dei colori
3 – condizione elettromagnetica e geobiologica
4 – temperatura e umidità
5 – qualità dei materiali da costruzione, delle finiture e degli isolanti
6 – qualità dei materiali dell’arredamento
7 – qualità acustica, suoni e rumori
8 – qualità olfattiva, odori e profumi
9 – qualità simbolica, psicologica e culturale.
Questi sono parte degli elementi che valuteremo insieme nel corso del testo, qui voglio indicare alcune proprietà che possono aumentare il piacere di abitare.
Autosufficienza        totale: è caratteristica ricercata spesso nella zona naturale, dai pannelli solari ai sistemi di autoguarigione, alla musica.
Variabilità            costante: in natura tutto si muove, costantemente e secondo ritmi diversi, l’ambiente costruito è spesso fisso, ha luci ferme, rumori costanti, è pericolosamente fermo.
Leggerezza            assoluta: la variabilità porta alla leggerezza, da preferire anche in quello che ci circonda, mobili e accessori leggeri, manovrabili, simpatici.
Simpatia            vibrante: ciò che ci circonda, meglio se simpatico, che vibri alle stesse note, in accordo; analogo a noi e quindi organico, vivo.